SCENA VII.

Detti, meno CIMOTO.

ALCIB. (_sorridente_) Ecco un eroe!

EUFR. Ora Alcibiade, devi compiere il rito. Su, su, la canzone del

convito![287]

BACCH. La canzone di Bacco! la canzon delle etére!

TIMAND. No! quella di Armodio! la canzon degli eroi!

ALCIB. A me il ramo di mirto![288] (_tiene il ramo di mirto nell’una

mano, mentre declama l’Armodio_)

Portar voglio il brando di mirto abbellito

Siccome già Armodio quel giorno il portò,

Ch’ei spense il tiranno, di Palla nel rito,

E libera Atene dal giogo tornò!

No, Armodio, tu morto non sei! Diomede

Ti accolse ed Achille dal celere piè:

Con lor dei beati nell’Isole hai sede,

E sempre la terra favella di te![289]

(_nel proferir l’ultimo verso, Alcibiade, come improvvisamente

rattristato, si interrompe, getta via il ramo di mirto, e si volge

melanconico a Timandra_) Timandra, non ti pare che la terra abbia già

favellato abbastanza di Armodio? Questo Armodio mi annoja...

TIMAND. A te, figlio di Clinia, il farle cambiare argomento. La Sicilia

ti aspetta...

ALCIB. Oh Timandra! per compir quanto basti a vivere eterno ne’ carmi,

a me manca ciò che Armodio avea... (_sospirando_) Fortunato Armodio!...

Più fortunato che eroe!

TIMAND. Perchè?

ALCIB. Perchè ebbe una donna che lo amò tanto da sacrificarsi per

lui.[290] Oh! quando si può essere amati così, non costa nulla l’essere

grandi!

TIMAND. E amato non lo sei... tu?

ALCIB. (_serio_) No.

TIMAND. Vuol dire che non hai amato mai.

ALCIB. Timandra!... ti hanno parlato ben male di me.

TIMAND. Oh, me l’hanno detto, che, mentre amasti Teódota, in prova

d’amore, vincesti per lei tre corone — poi la abbandonasti: era

vanagloria, non amore; che mentre amasti Glicera, ed ella fu inferma,

tu vegliasti un mese al suo letto — poi l’abbandonasti; era rimorso di

coscienza, non amore...

ALCIB. E che cosa è egli dunque, per gli Dei?

TIMAND. Io... non lo so; ma tu vai in Sicilia, e là visse ad Iméra un

poeta[291] che deve averlo saputo. Sempre, quando son mesta, una sua

pagina antica mi ritorna nel core.

Amor non è raggio di vampa fallace

Che scherza e si muta coll’Iri nel ciel:

Amor non è il perfido fanciullo procace,

Sleal, se combatte, — se vince, crudel.

Magnanimo è Amore: non conta con boria

Le povere vittime ch’ei seppe tradir:

È forte, e disprezza la facil vittoria;

È altero, e per vincere, disdegna mentir.

Non calcola l’ore, nè i passi misura,

Non veglia agli agguati composto a virtù:

Non guarda, non medita, non ciarla, non giura,

Va innanzi alla cieca — non cerca di più.

Non narra le penne tarpate dell’ali...

_Le trova_ e si libra nell’etere e va:

Non piange i sognati contesi ideali...

Ai sogni li strappa — viventi li fa.

E anela alla gloria, bellissima stella,

Ma pura, ma scevra d’ogn’empio baglior:

E cerca la fronda di quercia più bella

Per farne più sante le gioie del cor.

È audace, ed un nulla gli mette spavento:

È timido, timido, ma tutto sa osar:

Mai nulla domanda, di un nulla è contento:

Mai nulla promette — ma tutto sa dar.

(_Timandra dice questi ultimi versi con espressione di voce lenta,

affettuosa, guardando Alcibiade che è venuto avidamente seguendola_)

ALCIB. (_avvicinatosi a Timandra le parla quasi all’orecchio, con

espansione viva ed inflessione lenta, soavissima di voce_) E questo è

il Dio Amore che tu adori? dev’essere ben dolce l’adorarlo con te! —

(_Squillo di tromba_)

ANT. Alcibiade, il secondo squillo!... Alla rassegna! alla rassegna!

ALCIB. Maledizione! vengo...

BACCH. Alcibiade, io ho una piccola agnella tutta nera: vo’

sacrificarla alle due Dee, perchè l’anno prossimo celebriam teco il tuo

ritorno e la tua vittoria...

EUFR. Ed io alla cipria Venere immolerò due candide colombe...

ALCIB. (_esitante a Timandra_) E tu... Timandra...?

TIMAND. Io...? Io ti seguo...

ALCIB. Dove?

TIMAND. In Sicilia.

ALCIB. Tu!

TIMAND. Per veder co’ miei occhi se sai fare qualcosa di meglio che

battere i deboli...

ALCIB. (_con voce di rimprovero affettuoso_) Timandra!... per questo?...

TIMAND. E per recarmi ad Imera a depor teco una corona sulla tomba del

mio poeta...

ALCIB. (_con iscoppio repentino di voce e di gioja interrompendola

e stendendole le braccia_) Oh! per i Numi! Timandra vieni! e non ti

scostar più dal mio fianco!...

ANT. (_a Tim_.) Tu sarai il genio della vittoria!

ALCIB. Che parli di vittoria?! Laggiù gli allori!... qui... non sono

che un vinto!

(_In proferir queste parole accoglie nelle braccia aperte Timandra, e

la stringe amorosamente al seno_.)

Alcibiade · 第 125 / 286 题