SOCR. Bene! per gli Dei! Soccorrere gli amici ed alleati, è un bel
principio per la gloria. E il disinteresse è virtù cara ai Numi.
Andare, vincere, ritornare — e dire ai cittadini: Abbiam lasciato
laggiù 200 talenti[89] e 1000 morti: ma abbiam vinto e soccorso gli
amici. Ciò è grande![90]
ALCIB. Oh, ma adagio! Quei di Egesta ci faran le spese della guerra. E
poi, non andiamo già per ritornare...
SOCR. (_con fare ingenuo, fingendo sorpresa_) Che? vuoi restarci?
ALCIB. Sicuro!... e conquistar la Sicilia!
SOCR. Allora, non parliamo di servigio di amicizia. Perchè questa
parola gli Dei non vogliono che si profani. Ma anche illustrare ed
aumentare lo Stato colle conquiste è una gloria non meno grande. Tu
avrai già pensato che ci vorrà un’armata ben grossa, perchè la Sicilia
è grande, e le sue città sono molte e potenti...
ALCIB. Certo. Più forte è il nemico, maggiore la gloria. È una guerra
più grossa di quella del Peloponneso...
SOCR. (_facendo sempre l’ingenuo_) Oh, che buona notizia mi conti!
Stiam già facendo la pace con Isparta?
ALCIB. Non ancora. (_con baldanza_) Ma la faremo là, in Siracusa.
SOCR. Ah!... ma non ti pare — scusa sai, di queste cose io non
m’intendo — non ti par egli imprudente affrontare un nemico più grosso
e lontano, se ancora non abbiam potuto vincere questo che abbiam qui
alle porte?[91]
ALCIB. Ma da un pezzo lo avremmo vinto, se i capitani avessero saputo
condur bene la guerra. Se ci fossi stato io!
SOCR. Perciò parmi peccato che tu ti allontani. In ogni modo, meglio
così, se no, senza di te, anche in Sicilia, le cose andrebbero come nel
Peloponneso...
ALCIB. Senza dubbio...
SOCR. E pregherò quindi, per la salvezza dell’esercito e di Atene, gli
Dei scacciamali, che tengan quieti gli Spartani fino al tuo ritorno, e
là in Sicilia proteggano i tuoi dì...
ALCIB. (_distratto_) Grazie.
SOCR. (_con fare indifferente_) Anzi, siccome degli Dei bisogna fidarsi
sino a certo punto, sarà bene tu ti tenga a qualche distanza dal campo
di battaglia...
ALCIB. (_con impeto_) Che! ad esser vile mi consigli? Non è Socrate che
parla.
SOCR. Perdona... ma poichè senza di te tutto laggiù andrebbe a
fascio!... E tu convieni che se, dopo conquistata l’isola, non
potessimo conservarla, e vi perdessimo tutte le nostre schiere, questo
sarebbe per Atene peggior danno dell’esservi andati...
ALCIB. Oh questo sì... ma...
SOCR. E che Atene allora maledirebbe il primo che ebbe l’idea
dell’impresa...
ALCIB. Socrate!
SOCR. (_senza dargli tempo a parlare, uscendo dalla pacatezza serbata
fin qui e prorompendo con vivacità ed impeto repentini_) Oh, Alcibiade,
prega dunque gli Dei che ti facciano immortale! Se no, che gloria ti
par questa che giuoca la tua vita contro le sventure della tua città?!
E ti parrà gloria, se, teco assente il fiore dei nostri, lo Spartano
che spia le occasioni prendesse d’assalto le nostre mura? E ti sarà
glorioso, essere laggiù, vincendo, capitano di una città serva?
ALCIB. (_fatto pensieroso, impressionato dalla parole di Socrate, si
riscuote_) Ma qui che faccio? E se questa occasione mi fugge, quando la
gloria mi sorriderà?
SOCR. (_con forza_) Non hai altri nemici a vincere, quando Sparta non
fosse? Guardati intorno per Atene e per la Grecia, se nulla qui siavi
da fare, prima di guardar più lontano! Guarda la repubblica cadente, da
che le virtù della repubblica se ne andarono! Guarda le discordie dei
cittadini, le leggi conculcate, da che Pericle governò: l’ingordigia
de’ salarj[92], i rotti e molli costumi che generano l’ignavia nelle
tende e sulle navi: le industrie rovinate dalle ciance del foro e
della Elièa[93], dai mercenarj[94] e dalle feste[95]: le campagne
desolate dall’asta spartana. Tu che agogni essere eroe, comincia ad
essere cittadino! Tu che vuoi vincere il mondo, comincia a vincere te
stesso![96] (_Alcibiade ha gli occhi a terra, fatto mesto, vergognoso
e cogitabondo delle parole di Socrate. Col dorso della mano asciuga una
lagrima involontaria. In questo punto un servo entra_)
SERVO. Alcibiade! questa lettera per te.
ALCIB. (_prende macchinalmente, senza dir parola, il papiro che il
servo gli presenta, lo svolge e scorre: scosso improvviso dal suo
abbattimento e dalla sua mestizia, dà in esclamazione di gioia_) Ah!...
Glicera!... (_legge concitato_)
«Sì, credo alla voce dell’alma segreta,
«Che a scerner mi insegni tra i cantici e i fior;
«Al core che amando diventa poeta,
«Al forte che prega — chiedendomi amor!»
(_smettendo di leggere, con esclamazione vivissima_) Oh, ma ora io non
prego più! (_si rivolge, tornato allegro, a Socrate_) E ci vorrà del
tempo, o Socrate, per riportar questa vittoria che tu dici?
SOCR. Certo...
ALCIB. In attesa, io ne conosco una, che ne esige assai meno!... O
Socrate!... (_con voce vibrata, mostrandogli lo scritto_) Glicera mi
chiama!... (_fa una pausa, indi sorridente soggiunge a voce piana, e
con accento significantissimo_) Una vittoria alla volta!...
SOCR. (_fa un passo come per trattenere Alcibiade che gli fugge via;
lo segue dello sguardo, e quand’egli è uscito, incrocia le braccia e
scrolla mestamente il capo_) Povera Grecia!...