Intanto, da più che cento chilometri di distanza il vecchio buon Dio
ride, ancora una volta ride del suo riso da Gambrinus, fatto di sangue
e d'orgia. — Seduto su una botte circondata da cadaveri, si riporta
di quando in quando sul ventre nudo i lembi di un suo giubbone di
stoffa che imita perfettamente la lana e si raggiusta gli occhiali
a spranghetta d'oro finto, che il riso gli fa traballare sul naso
camuso. — Laggiù verso ponente, in direzione di Parigi, lo spettacolo
è magnifico e nelle soste del riso egli vi fissa con compiacenza il
rotondetto occhio belluino. — Dopo una fuggevole, vasta prospettiva
di tronconi di alberi scheggiati, di rovine di case, di profonde buche
circolari nel terreno riarso, di corpi prostrati alla rinfusa in pozze
vermiglie, v'è infatti laggiù una bella corona di villaggi in fiamme
che cerchia l'orizzonte di nuvole nere: il più gradito panorama per
lui.
Non è forse questa la prova evidente che in una tranquilla,
verdeggiante, popolosa regione di Francia — va, uccidi, distruggi,
spargi ovunque il terrore del nome tedesco — è arrivato Lui?
E gongolando pensa che anche immobile può arrivare a distruggere
più in là, dove le case e le vite, ben difese dai milioni di petti
della fronte, sono ancora intatte. Gliene dà il mezzo un'invenzione
caduta nel vuoto e nell'incredulità nel paese d'origine e azzannata
subito da lui, sempiterno ladro delle idee degli altri, come lo fu
per l'aviazione, per i sommergibili, per tutto. Eccolo: è lì vicino a
lui, il mostruoso cannone per cui non esiste più distanza: cannone da
distruzione cieca a cui è impossibile assegnare un bersaglio che non
abbia chilometri di estensione in ogni senso: da metropoli, dunque.
Se il bersaglio è innocente, poco importa: lo si chiamerà «fortezza»
secondo la «_Glauben bei den Deutschen_» la fede dei tedeschi,
magnificata da Iohan Herder. Se oggi è Venerdì Santo e potrebbe esser
magnanimo mostrare un ultimo resto di cavalleria guerriera, rispettando
in un giorno sacro una popolazione d'inermi — che gioia tedesca, quale
eccellente occasione tedesca per sghignazzare su questo sentimento
civile! — Niente, niente! «_Zerstört in Keim die ungerborenen
Geschlechter_»: distruggete in germe la vita non ancora nata; tale è il
precetto fondamentale tedesco, assoluto, infallibile. E mentre ad una
distanza immensa di spazio e di sentimento, una moltitudine di donne
in gramaglie leva le braccia al Cielo nella fervente invocazione al Dio
della sua culla e della sua bara, chiedendogli misericordia — miserere,
nobis —, qui s'alza il selvaggio canto «_Du helle Eisenfreude_» di
Theodor Körner alla spada: Tu, chiara gioia di ferro...; una folla di
demoni s'agita intorno al gigante di ferro e il colpo infernale parte
traversando regioni...
Su, una coppa al vecchio buon Dio! Il riso lo soffoca. — Porgetegli
una delle tante bottiglie di champagne rubate da un principe tedesco.
Giù, giù... versate, versate fin che la coppa trabocchi ed egli possa
insozzarsi di spuma spalancando la bocca per bere e per intuonar tra
gl'ingurgiti, il suo inno
_....... Glas so hold_
_Trink' ich dich aus mit hohen Mute_
(O coppa a me sì cara, ti vuoto con saldo cuore).
Presto: il proiettile ha già varcato gl'indecisi limiti dell'atmosfera
al vertice della sua insorpassata parabola e tra poco tornerà giù verso
la terra... E preparate un'altra coppa, molte altre coppe: v'è laggiù
molto sangue innocente che tra poco sprizzerà dalle arterie rotte e
formerà laghi.