II.

Intanto, da più che cento chilometri di distanza il vecchio buon Dio

ride, ancora una volta ride del suo riso da Gambrinus, fatto di sangue

e d'orgia. — Seduto su una botte circondata da cadaveri, si riporta

di quando in quando sul ventre nudo i lembi di un suo giubbone di

stoffa che imita perfettamente la lana e si raggiusta gli occhiali

a spranghetta d'oro finto, che il riso gli fa traballare sul naso

camuso. — Laggiù verso ponente, in direzione di Parigi, lo spettacolo

è magnifico e nelle soste del riso egli vi fissa con compiacenza il

rotondetto occhio belluino. — Dopo una fuggevole, vasta prospettiva

di tronconi di alberi scheggiati, di rovine di case, di profonde buche

circolari nel terreno riarso, di corpi prostrati alla rinfusa in pozze

vermiglie, v'è infatti laggiù una bella corona di villaggi in fiamme

che cerchia l'orizzonte di nuvole nere: il più gradito panorama per

lui.

Non è forse questa la prova evidente che in una tranquilla,

verdeggiante, popolosa regione di Francia — va, uccidi, distruggi,

spargi ovunque il terrore del nome tedesco — è arrivato Lui?

E gongolando pensa che anche immobile può arrivare a distruggere

più in là, dove le case e le vite, ben difese dai milioni di petti

della fronte, sono ancora intatte. Gliene dà il mezzo un'invenzione

caduta nel vuoto e nell'incredulità nel paese d'origine e azzannata

subito da lui, sempiterno ladro delle idee degli altri, come lo fu

per l'aviazione, per i sommergibili, per tutto. Eccolo: è lì vicino a

lui, il mostruoso cannone per cui non esiste più distanza: cannone da

distruzione cieca a cui è impossibile assegnare un bersaglio che non

abbia chilometri di estensione in ogni senso: da metropoli, dunque.

Se il bersaglio è innocente, poco importa: lo si chiamerà «fortezza»

secondo la «_Glauben bei den Deutschen_» la fede dei tedeschi,

magnificata da Iohan Herder. Se oggi è Venerdì Santo e potrebbe esser

magnanimo mostrare un ultimo resto di cavalleria guerriera, rispettando

in un giorno sacro una popolazione d'inermi — che gioia tedesca, quale

eccellente occasione tedesca per sghignazzare su questo sentimento

civile! — Niente, niente! «_Zerstört in Keim die ungerborenen

Geschlechter_»: distruggete in germe la vita non ancora nata; tale è il

precetto fondamentale tedesco, assoluto, infallibile. E mentre ad una

distanza immensa di spazio e di sentimento, una moltitudine di donne

in gramaglie leva le braccia al Cielo nella fervente invocazione al Dio

della sua culla e della sua bara, chiedendogli misericordia — miserere,

nobis —, qui s'alza il selvaggio canto «_Du helle Eisenfreude_» di

Theodor Körner alla spada: Tu, chiara gioia di ferro...; una folla di

demoni s'agita intorno al gigante di ferro e il colpo infernale parte

traversando regioni...

Su, una coppa al vecchio buon Dio! Il riso lo soffoca. — Porgetegli

una delle tante bottiglie di champagne rubate da un principe tedesco.

Giù, giù... versate, versate fin che la coppa trabocchi ed egli possa

insozzarsi di spuma spalancando la bocca per bere e per intuonar tra

gl'ingurgiti, il suo inno

_....... Glas so hold_

_Trink' ich dich aus mit hohen Mute_

(O coppa a me sì cara, ti vuoto con saldo cuore).

Presto: il proiettile ha già varcato gl'indecisi limiti dell'atmosfera

al vertice della sua insorpassata parabola e tra poco tornerà giù verso

la terra... E preparate un'altra coppa, molte altre coppe: v'è laggiù

molto sangue innocente che tra poco sprizzerà dalle arterie rotte e

formerà laghi.

Mar sanguigno (Offerta al nostro buon vecchio Dio) · 第 62 / 72 题