V.

Anche qui son larghe chiazze uniformi di color _kaki_ frammiste ai

colori fiammeggianti del Carnevale. Anche qui noto lo strano aspetto di

alcuni individui rivestiti a nuovo ed alla meglio, con vestiti _kaki_

quasi militari: e il loro sguardo mi riproduce, come poco fa nelle

strade, un'espressione di recente spavento che m'è incomprensibile.

La mia compagna m'ha condotto a sedere sulla ringhiera vellutata d'un

palco del «parterre» che è molto basso: il suo, forse; e vi son dentro

tre domino, domino di età, fissati dalla noia nella loro posizione

silenziosa e grave. La ridda musicata ci sfiora con la sua cerchia

estrema: ed è così densa che la misura del tempo n'è tutta scomposta,

come per un ribollimento interno della massa.

— _Hasna krasna!_ — esclama una graziosa pierrètte maltese, senza

maschera, ritraendosi dal ballo al braccio d'un pierrot dal volto

di cadavere ben dipinto. E siccome vede me, traduce immediatamente

il suo orribile dialetto in puro italiano: Troppa gente! Uno sguardo

di riconoscenza, un sorriso, la sparizione nella folla, e il piccolo

episodio di gentilezza è finito. No: ve n'è un altro. C'è qualcuno

qui vicino che esclama: «_Vive l'Italie!..._» con tono di discorso

però, più che di grido: si direbbe una composta esclamazione offerta

da uomo a uomo in un salotto. E intorno a noi si forma un gruppo di

quegl'individui dallo sguardo triste, vestiti a nuovo con abiti color

_kaki_ di foggia quasi militare. L'evviva è ripetuto qua e là tra

loro, ma sempre con voce semispenta di convalescenti, sempre con grande

cortesia. — _Vous venez d'arriver ce matin, n'est-ce-pas, monsieur?_ —

mi dice uno di loro inchinandosi.

L'osservo: il ruvido vestito, troppo grande per lui, l'ingoffa, sì,

ma non riesce a spegnere in lui l'innata signorilità dell'espressione

e dei gesti. Nessun sorriso può nascere dalla sua vista e alla sua

domanda non si può far altro che annuire con rispetto.

— _Permettez, monsieur, je suis le capitaine A... de V...y du «....»

régiment de Cavalerie Française. Il faut se préciser à cause de cet

habillement plutôt grotesque_ — aggiunge con un riflesso di sorriso,

subito spento. Poi con un breve gesto mi indica i quattro compagni che

son con lui.

— Ed ecco tutto ciò che resta degli ufficiali del mio reggimento... V'è

pure un avanzo di qualche centinaio di soldati, qui...

Perchè? per quale catéistrofe? Me lo spiega con una sola parola:

La «Provence»... L'episodio tragico (che ha avuto in seguito larga

diffusione nella stampa) non risale che a quattro giorni da questa

sera... E l'ufficiale continua: Era un magnifico piroscafo, la

«Provence», e nei giorni di pace, tra Francia e Stati Uniti d'America,

portava attraverso l'Atlantico flotti di vita attiva e grumi d'ozio

in un medesimo quadro di ricchezza. Poi ricoperto di grigio, la tinta

contagiosa dell'attuale morbo mondiale, si riempì di soldati grigi e

ne trasportò migliaia sui campi d'Oriente. Ma la settimana scorsa —

prosegue l'ufficiale con quel suo tono di voce che pare il resto di

un'altra voce posseduta «prima» — partita dalla Francia, era giunta

al Capo Matapan, in Grecia, con un mare d'olio, nel sorriso di un

sole benigno: le rupi giallastre della terra greca si distaccavano

precise su di un cielo senza macchie, in cui stormi di bianchi

gabbiani s'inseguivano in festa, quando nel mare un puntino brillò:

una pupilla di morte: la cosa che appena vista uccide; un periscopio

di sommergibile... E subito dopo, dita maledette e invisibili

tracciarono presto presto sull'acqua due linee opache, avide, subdole,

irrefrenabili, dirette alla nave. Da principio, a bordo, una folata

di silenzio agghiacciante: poi un urlo di nave che vede la sua morte:

una cosa indimenticabile per chi l'ha udita e che non ha niente di

umano: le bocche sono elementi, ma è la nave che urla: ed il suo

lamento è così alto, così compatto e fuso che nessun suono della terra

l'uguaglia.

La «Provence» urlò la sua angoscia: tentò col timone la manovra di

sottrarre i fianchi all'urto: si divincolò, diede un balzo con le

macchine, ma fu raggiunta: e due spaventevoli esplosioni le mozzarono

l'alito e le squarciarono il corpo. E si fermò, rantolando vapore,

ergendo a poco a poco la poppa con scatti convulsi mentre s'inclinava

di fianco per morire. I suoi ponti scodellarono in mare centinaia,

migliaia di corpi e il suo urlo si scompose, s'affievolì: ebbe delle

riprese e delle soste. Ultimo moto suo prima dell'abisso, quello delle

eliche emerse e turbinanti disperatamente in aria in una raggiera di

membra stroncate... Poi l'acqua ricoprì tutto: un'acqua rossa e nera...

— Ma lascino libero il posto! — esclama in italiano, un arlecchino,

irritato perchè s'è dovuto fermare con la sua brianzola avanti al

gruppo degli ufficiali francesi. — Non si può più passare...

E le sue parole continuate in maltese divengono incomprensibili e si

perdono...: e il tango continua...

Mar sanguigno (Offerta al nostro buon vecchio Dio) · 第 51 / 72 题