Anche qui son larghe chiazze uniformi di color _kaki_ frammiste ai
colori fiammeggianti del Carnevale. Anche qui noto lo strano aspetto di
alcuni individui rivestiti a nuovo ed alla meglio, con vestiti _kaki_
quasi militari: e il loro sguardo mi riproduce, come poco fa nelle
strade, un'espressione di recente spavento che m'è incomprensibile.
La mia compagna m'ha condotto a sedere sulla ringhiera vellutata d'un
palco del «parterre» che è molto basso: il suo, forse; e vi son dentro
tre domino, domino di età, fissati dalla noia nella loro posizione
silenziosa e grave. La ridda musicata ci sfiora con la sua cerchia
estrema: ed è così densa che la misura del tempo n'è tutta scomposta,
come per un ribollimento interno della massa.
— _Hasna krasna!_ — esclama una graziosa pierrètte maltese, senza
maschera, ritraendosi dal ballo al braccio d'un pierrot dal volto
di cadavere ben dipinto. E siccome vede me, traduce immediatamente
il suo orribile dialetto in puro italiano: Troppa gente! Uno sguardo
di riconoscenza, un sorriso, la sparizione nella folla, e il piccolo
episodio di gentilezza è finito. No: ve n'è un altro. C'è qualcuno
qui vicino che esclama: «_Vive l'Italie!..._» con tono di discorso
però, più che di grido: si direbbe una composta esclamazione offerta
da uomo a uomo in un salotto. E intorno a noi si forma un gruppo di
quegl'individui dallo sguardo triste, vestiti a nuovo con abiti color
_kaki_ di foggia quasi militare. L'evviva è ripetuto qua e là tra
loro, ma sempre con voce semispenta di convalescenti, sempre con grande
cortesia. — _Vous venez d'arriver ce matin, n'est-ce-pas, monsieur?_ —
mi dice uno di loro inchinandosi.
L'osservo: il ruvido vestito, troppo grande per lui, l'ingoffa, sì,
ma non riesce a spegnere in lui l'innata signorilità dell'espressione
e dei gesti. Nessun sorriso può nascere dalla sua vista e alla sua
domanda non si può far altro che annuire con rispetto.
— _Permettez, monsieur, je suis le capitaine A... de V...y du «....»
régiment de Cavalerie Française. Il faut se préciser à cause de cet
habillement plutôt grotesque_ — aggiunge con un riflesso di sorriso,
subito spento. Poi con un breve gesto mi indica i quattro compagni che
son con lui.
— Ed ecco tutto ciò che resta degli ufficiali del mio reggimento... V'è
pure un avanzo di qualche centinaio di soldati, qui...
Perchè? per quale catéistrofe? Me lo spiega con una sola parola:
La «Provence»... L'episodio tragico (che ha avuto in seguito larga
diffusione nella stampa) non risale che a quattro giorni da questa
sera... E l'ufficiale continua: Era un magnifico piroscafo, la
«Provence», e nei giorni di pace, tra Francia e Stati Uniti d'America,
portava attraverso l'Atlantico flotti di vita attiva e grumi d'ozio
in un medesimo quadro di ricchezza. Poi ricoperto di grigio, la tinta
contagiosa dell'attuale morbo mondiale, si riempì di soldati grigi e
ne trasportò migliaia sui campi d'Oriente. Ma la settimana scorsa —
prosegue l'ufficiale con quel suo tono di voce che pare il resto di
un'altra voce posseduta «prima» — partita dalla Francia, era giunta
al Capo Matapan, in Grecia, con un mare d'olio, nel sorriso di un
sole benigno: le rupi giallastre della terra greca si distaccavano
precise su di un cielo senza macchie, in cui stormi di bianchi
gabbiani s'inseguivano in festa, quando nel mare un puntino brillò:
una pupilla di morte: la cosa che appena vista uccide; un periscopio
di sommergibile... E subito dopo, dita maledette e invisibili
tracciarono presto presto sull'acqua due linee opache, avide, subdole,
irrefrenabili, dirette alla nave. Da principio, a bordo, una folata
di silenzio agghiacciante: poi un urlo di nave che vede la sua morte:
una cosa indimenticabile per chi l'ha udita e che non ha niente di
umano: le bocche sono elementi, ma è la nave che urla: ed il suo
lamento è così alto, così compatto e fuso che nessun suono della terra
l'uguaglia.
La «Provence» urlò la sua angoscia: tentò col timone la manovra di
sottrarre i fianchi all'urto: si divincolò, diede un balzo con le
macchine, ma fu raggiunta: e due spaventevoli esplosioni le mozzarono
l'alito e le squarciarono il corpo. E si fermò, rantolando vapore,
ergendo a poco a poco la poppa con scatti convulsi mentre s'inclinava
di fianco per morire. I suoi ponti scodellarono in mare centinaia,
migliaia di corpi e il suo urlo si scompose, s'affievolì: ebbe delle
riprese e delle soste. Ultimo moto suo prima dell'abisso, quello delle
eliche emerse e turbinanti disperatamente in aria in una raggiera di
membra stroncate... Poi l'acqua ricoprì tutto: un'acqua rossa e nera...
— Ma lascino libero il posto! — esclama in italiano, un arlecchino,
irritato perchè s'è dovuto fermare con la sua brianzola avanti al
gruppo degli ufficiali francesi. — Non si può più passare...
E le sue parole continuate in maltese divengono incomprensibili e si
perdono...: e il tango continua...