Ma son creature diverse dagli altri uomini, non c'è dubbio. Parlano a
voce bassa scandendo le sillabe e senza sorridere mai: per nutrirsi
riscaldano poco cibo su fornelli elettrici e non bevono che acqua
quasi sempre tiepida. Respirano un composto formato da gas deleteri e
da miasmi compressi dove entra tutto, dall'odore della traspirazione
a quello della nafta e della cucina, e che essi chiamano «aria» perchè
lassù ciò che si respira si chiama così.
Qualche volta dormono; e allora il loro sonno è fatto di trepidazioni
e sobbalzi, di aspirazioni acri e di temperature da forno. Se sognano,
il loro sogno costante è lo scoppio di uno dei loro siluri contro
una grande nave austriaca sorpresa dal periscopio... Prodigiosamente
sonoro, lo scafo dov'essi vivono, per la perfetta trasmissione
acustica dell'acqua, raccoglie ogni minimo rumore dentro un vastissimo
raggio e può ripetere i palpiti di eliche lontanissime, riprodurre
l'esplosione di torpedini e siluri avvenuti chi sa dove...: ed essi
hanno uno speciale udito per distinguere le varie voci del mare
assorbite dal ferro dentro cui vivono, e non s'ingannano mai: — Passa
un cacciatorpediniere... Un motoscafo c'è vicino... Viene, lassù, una
grande nave... To!! Un battello a remi!...
La loro vista è fatta per i quadranti indicatori, per il bianco lucido
della vernice e per la luce elettrica: essa s'è come inaridita: qualche
cosa le manca: qualche cosa che essa cerca continuamente. Ecco perchè
il loro sguardo è dilatato come quello dei minatori che sogna il verde
dei prati e quello di alcuni santi dell'arte italiana quattrocentesca
che cerca l'azzurro paradisiaco d'un più alto cielo.
Ma il fatto che più li fa differire dagli altri uomini, è questo: essi
non hanno nervi. L'abitudine ai più spaventosi pericoli ha portato le
loro sensazioni a un livello uniforme e inalterabile: tutto può essere
morte per loro: ogni incidente può tradursi in suprema catastrofe: si
urti in una cima, o in uno scoglio, si sconnetta appena una chiodatura
o per svista del timoniere si tocchi il fondo, si impigli comunque
un'elica o si dia in una rete, tutto, intaccatura, avaria di un organo,
bomba, colpo di cannone, torpedine, è la fine, inesorabile fine sulla
quale l'immaginazione non osa soffermarsi perchè troppo altamente
atroce.
No: se non fossero diversi, essi dovrebbero già non altro essere che
poveri pazzi...