Pare che i quattro transatlantici partiranno subito non appena
riempiti: seguirà una nave da guerra inglese, anch'essa carica dello
stesso carico. E le varie centinaia di ritardatari, rastrellati dai
monti, dalle paludi giù verso Valona e il mare, verranno imbarcati
sulla mia nave per essere trasportati in Sardegna, al lazzaretto
dell'Asinara...
Ah! Per Bacco! meglio affrontar di nuovo i siluri dei sommergibili e
il bombardamento di un'intera squadriglia di aeroplani, come stamane a
Durazzo, quando, dal basso e dall'alto, frusciava e rombava la morte.
Ma... sta bene; vedremo da vicino come «lavori» anche il colèra... Una
volta stabilito che l'uomo debba finalmente sparir dalla terra, è bene
che tutti i mezzi concorrano insieme a distruggerlo...
È notte; la cupa notte di guerra, dove tutto si occulta e tace. Navi,
monti, case, accampamenti e la catasta dei morti, son svaniti nel caos
nero del mare e del cielo. I «chi va là!» delle sentinelle suscitati
dal passaggio del motoscafo, c'inseguono rabbiosamente nel buio,
come voci di fantasmi acquattati a mezz'aria e disturbati da noi.
Dal subitaneo intensificarsi del tanfo dei prigionieri comprendo che
uno dei transatlantici in partenza ci dev'essere vicino. Ma è molto
lunga questa nave: lo deduco dal tempo nel quale son costretto a non
respirare più.
Da dietro ai monti di Kanina sorge come il diffuso bagliore di un
incendio lontanissimo e il castello del paesetto, annidato sulla
cresta, vi s'incide sopra con un nero, per contrasto, più denso di
tutto il nero d'intorno.
Ah! la luna!
Il che vuol dire, tra poco aereoplani: e cioè rimbombi, vampe,
costellazioni di shrapnel e... chi lo sa?
Qualcuno già segnato dal destino intanto pranza e forse ride.