IX.

L'Hôtel attraversa come un cattivo periodo di stanchezza mentre luglio

s'inoltra. Esso non rigurgita più. Gli ibridi tipi girovaghi dei

due sessi che han racchiusa tutta la loro fortuna nel gramo bagaglio

e tutta la loro storia nello sguardo, son spariti. E giornalmente,

tedeschi, ungheresi ed austriaci riempiono gli autoscafi che compiono

il servizio con la stazione ferroviaria. Essi partono, chiusi in uno

strano silenzio, con qualche cosa nell'espressione che è impossibile

definire e che finora nella nostra vita non avevamo visto mai.

— È una stagione straordinaria questa! — mi ripete il direttore

dell'hôtel, dando alle parole «stagione straordinaria» un significato

di sconforto commerciale. — Non si riesce a comprendere che cosa

avvenga. Gli altri anni in questo periodo non si avevano — si può dire

— partenze, mentre invece quest'anno l'albergo si vuota e non vi sono

richieste. C'è poi un fenomeno singolare...

— Quale?

— Quello dei tedeschi... Si direbbe che si son passati una parola

d'ordine contro Venezia... Monsieur Marna è desolato!

— Ah! Poveretto! E chi è monsieur Marna?

— Il maître d'Hôtel. Dice che vuol tornarsene a Parigi perchè qui non

c'è più lavoro. Io non so che pensarne.

Nemmeno io. Le giornate si succedono monotone, calme, arroventate dal

sole e Venezia indora sempre più i suoi tramonti radiosi, nei quali i

campanili ergono la loro mole violetta su una tranquilla fantasmagoria

di sangue e sembrano giganteschi.

E il resto del mondo apparisce come separato da noi da queste cortine

magnifiche: sembra così lontano, così lontano... Il mare stesso pare

non aver mai conosciute tempeste ed ha perduto ogni sua voce in una

strana interminabile sonnolenza. Mare da bagnanti. Non ci dice nulla.

E si comprende allora la volgarità dell'arte di alcuni pittori di

marine che gettano qualche pennellata di ardente colore su spiaggie

monocrome, su monocromi sfondi d'azzurro, ricercando l'effetto in

poveri contrasti ed assegnando all'uomo la missione di chiazza, sparsa

a caso qua e là, fino all'estrema prospettiva...

* * *

Ah! la buona sabbia calda dove le membra seminude sembrano aspirare

vigore da innumerevoli pori! Che gioia prostrare il corpo sulla madre

terra in una intima comunione di piccolo essere mortale con la materia

immortale, scambiando scorie d'anima con correnti di pace prese in

anticipo sul gran conto finale. Là: fissiamo il cielo, su, nello

zenit profondo e vedremo apparire alla nostra immaginazione, mondi non

deturpati da niente, nemmeno da una definizione impossibile. Così: un

nirvana azzurro...

Che?

Che specie di parola risuona vicino a me? Chi la pronuncia? Peuh!

Due derivati del tipo uomo, appartenenti agli ultimi gradini: due

giovinastri dagli occhi sottolineati da una sfumatura violacea ed

estremamente ricercati nel loro abbigliamento. Essi mi passano vicino,

camminando a piccoli passi e sorreggendo entrambi un unico giornale

aperto, sul quale fissano lo sguardo avvizzito.

— Guerre! — han detto: — Mais alors c'est la guerre...

La loro vista politica dev'essere un poco annebbiata dalla falsa

luce che certo guida la loro opaca esistenza. Guerra a che? A qualche

lozione per capelli? A qualche malsana ricetta?

Ma no: levandomi in piedi, vedo che più in là lungo la spiaggia,

capannelli di corpi si seguono, dominati nel mezzo da altri giornali,

e sento che la parola si ripete, s'estende, vola, mugge come

un'improvvisa bufera, portata da uomini in corsa, da donne spaurite,

mentre, come se una minaccia immediata fosse già contenuta nella

parola stessa, qualcuno già raccoglie i suoi vestiti per abbandonare la

spiaggia.

Ma è pazzesco tutto ciò: dev'essere il sole a produrre un simile

fenomeno di follia collettiva...

— No signore, — mi risponde un americano circondato dalla sua famiglia.

— Voi avrete la guerra: legga qua.

Leggo. Resto immobile e non trovo una parola che possa esprimere lo

stupore che provo.

— Che vuole che risponda la povera Serbia? E con la Serbia vi sarà

la Russia, e con la Russia la Francia. L'Austria, si capisce, avrà la

Germania e voi...

Pare che questo discorso sia stato anche troppo lungo per la sua fretta

e quella della sua famiglia. Presto: verso l'hôtel, dove già tutti i

bagnanti si radunano: le scalee brulicano e tutta questa genia d'ozio,

ritrova di scatto un'animazione che cancella subito le varie patine

imposte alle proprie marionette nella commedia della vita antecedente.

L'orario, l'orario dei treni: la domanda è unica e par troncare

esistenze. I «tout de suite» imperativi delle donne, sormontano le

pavide obbiezioni degli uomini, mentre tutti i campanelli dell'hôtel si

mettono a squillare come percorsi da uno stesso brivido...

* * *

Passano monti di valige, bauli, culle di bimbi; i più disparati bagagli

s'incrociano, trascinati da domestici spauriti. E a poco a poco la

folla esotica s'avvia, vuotando questi ambienti che videro tutte le

stravaganze d'un'epoca, che accolsero senza inchieste ogni portafoglio,

e dove si bearono tanti che ritennero il vivervi, massima — ricompensa

— alla — vita.

* * *

Sembra che gli orpelli delle decorazioni, i colori degli affreschi

sieno pervasi dal pallore di una improvvisa agonia.

In pochi giorni il silenzio ha guadagnato file di stanze, gruppi di

appartamenti, interi piani: e le finestre chiuse un poco alla volta,

dànno l'idea di successive morti.

Le orifiamme di festa, fitte sulla sabbia spariscono; alcuni cancelli

son chiusi; le tende sulla spiaggia son ripiegate e rimosse.

E a sera nel contemplare l'enorme massa chiusa, buia, ostilmente eretta

nelle ultime luci del tramonto, si sente che s'è chiuso qualche cosa

di più che un edificio, che s'è spento ben altro che delle lampade

elettriche: è un'epoca che muore, ed il mondo ne prova come un primo

tremito.

Sul mare non un soffio di vento, non il minimo segno di moto: un

velario scuro si alza a mezzo cielo nascondendo una larga zona di

stelle e pare che dietro, verso Levante, là dove l'occhio non indaga

più, qualche cosa di malefico si crei che stringe il pensiero come lo

sfioramento della morte.

E mentre, rievocata non so da che cosa, mi sorge nel ricordo la visione

delle legioni dei fantasmi che i vecchi pescatori adriatici vedono

turbinare sul mare nelle notti di tempesta, una stella cadente riga il

cielo con un'abbagliante scìa rossastra.

È volgare credenza che una tal vista realizzi il pensiero concepito

nell'istesso istante.

Ahi! Adriatico, che vedrai tu?

Mar sanguigno (Offerta al nostro buon vecchio Dio) · 第 13 / 72 题