III.

Se egli, come certi pittori di _interni_ uggiosi e di paesucoli che

danno il malumore a vederli, ci rispondesse che l'ha tratta dal

vero, noi non metteremmo certo in dubbio la sua affermazione, ma

gli risponderemmo che egli doveva delle due una: o lasciar in pace

la sua Giacinta e quell'altro mostro, anche più incredibile e più

gratuitamente affermato nel romanzo, che è la signora Teresa Marulli

sua madre; oppure, se voleva trarre dall'ombra al sole tutte queste

miserie, egli in pari tempo doveva farne un'opera d'arte che, in

certo modo, ci ripagasse della bruttezza del soggetto, gettando

nell'animo dei lettori sentimenti delicati, elevati e profondi. —

Nelle poche linee di prefazione al romanzo l'autore protesta di non

avere scritto un libro immorale, e s'augura d'aver fatto una vera

opera d'arte. Orbene, noi affermiamo con pieno convincimento, che fra

quella protesta e quell'augurio il nesso ideale è assai più stretto

che il Capuana forse non pensi. Egli, pur troppo, ha scritto un libro

che può senza calunnia dirsi immorale appunto perchè ha fatto una

mediocre opera d'arte: e questo non proviene no da difetto di ingegno,

perchè (volontieri lo ripetiamo) il Capuana ha le qualità di un

forte scrittore, ma per avere sbagliato il procedimento. Il soggetto

domandava austere notomie michelangiolesche e nudità malinconiche

alla Rembrandt; invece il Capuana ci ha dato del Courbet e non sempre

di quello buono, congiunto, con poco fortunato innesto, a tenere

reminiscenze di Greuze e di Boucher.

Lo stesso Zola poteva essergli maestro migliore, poichè, se non sempre,

in parecchi luoghi e massime nell'_Assomoir_, Zola impronta ne' suoi

quadri audaci un così profondo sentimento della realtà nuda e dolorosa

che ogni altra impressione ne rimane rintuzzata o purificata. Quando

Gervasia, per non citare che un esempio, si toglie dal letto coniugale

per andare a giacere in quello del drudo domestico e di mezzo alla

triste scena notturna entra lo sguardo della bambina, quello sguardo

della figlia spettatrice della vergogna materna smorza in quella scena

ogni senso di lubricità e l'animo del lettore non rimane in ultimo

compreso che di tristezza e di commiserazione. — Invece gli imitatori

sdrucciolano quasi sempre, senza accorgersene, da Zola a Bélot, perchè

non li sorregge o la potenza del maestro o certo proposito elevato

e schiettamente morale che spesso traspare ne' suoi libri. Questo è

pure avvenuto al Capuana. Egli non ha saputo schermirsi dal fascino di

questa nota afrodisiaca che ora va più e più sempre montando di tono

nei romanzi contemporanei. Emilio Zola ha bandito l'amore dai suoi

romanzi par sostituirvi la voluttà; questo il suo lato più triste e

negativo. Gli imitatori, come sempre, tralasciando le sue qualità più

imitabili, s'attaccano a quest'una e la spingono agli ultimi eccessi,

con grandissimo detrimento dell'arte.

Di morale qui non parlo: e, a costo anche di parere uomo di manica

troppo larga, dichiaro che in pratica molto mi conformo a quella

massima di Plinio il giovane, il quale scriveva ad un amico: «per me

non scrissi nè scriverò mai versi lascivi, ma non uso gridar contro

a coloro che ne scrivono.» — Mi restringo dunque a lamentare solo

sotto l'aspetto dell'arte questo brutto vezzo d'introdurre nei nostri

romanzi in troppo larga dose l'elemento erotico, il quale fa effetto

somigliante ad un odore acuto e capitoso sparso dentro una stanza ove

sieno de' fiori di profumo dolce e sano. Chi può più gustare questo

profumo? Lo stesso è dei libri di cui parliamo. Ogni altra delicata

ricerca artistica, ogni nobile intendimento dell'autore, ogni altro

interesse del dramma restan languidi, smorti, avviliti e negletti; e

quando giunti in fondo noi lettori ricapitoliamo l'effetto del romanzo

letto dentro di noi, con nostra poca edificazione siamo costretti a

constatare (e perchè dissimularlo? A verismo di letteratura verismo di

critica) che esso si riassume in due o tre commozioni sensuali...

Questo, pur troppo, si avvera anche nel romanzo di Capuana, perchè,

lasciatosi andare alla imitazione di cattivi modelli, anch'egli non ha

saputo serbare misura e sobrietà nel descrivere, onde ciò che nel suo

intendimento era certo secondario diventa l'effetto principale.

Citiamo un esempio solo: l'indegno scempio fatto sul tenero corpo di

Giacinta dal servitore poteva esser argomento d'un quadro nella sua

arditezza bello, pietoso e atto a preparare degnamente l'animo dei

lettori a tutto ciò che segue a questa disgraziata donna. Ma non è

così: l'autore innamorato anch'esso del dettaglio lascivetto, vi gira

intorno studiosamente, lo accarezza, lo mette in buona luce, avendo

perfino cura di avvertire chi legge che Giacinta, quantunque bimba,

aveva già a quella età un corpicino rotondo e desiderabile. Ed ecco

in tal guisa sconcertato, anzi addirittura capovolto, l'effetto che

nella economia complessa del romanzo egli con questa scena voleva

conseguire....

E malgrado tutto questo io non dissuaderò mai il signor Capuana dallo

scrivere romanzi, chè anzi lo credo uno dei pochi in Italia che su

questo campo possa far buone prove e lasciare opere durevoli. Ma cangi

metodo e scelga modelli migliori; oppure (che sarebbe anche meglio)

cerchi più coraggiosamente entro di sè i toni ed i colori.

E poichè, con franchezza e schiettezza scevra d'ogni presunzione, ho

detto al Capuana tutto l'animo mio, talchè avrei potuto intestare

questo articolo col verso di Plauto: _dulcia atque amara apud te

sum eloqutus omnia_, mi consenta egli, gentile del pari che valente,

un'ultima considerazione. — Forse in lui alcuni difetti del romanziere

discendono per fil di logica dalle opinioni del critico. Egli, portando

arditamente nella letteratura e nelle arti una teoria che ora si

dibatte nel campo della scienza, mirerebbe a persuadere sè e gli altri

che le ultime forme artistiche trionfanti hanno sempre ragione. Devoto

a questa teorica il Capuana nel seicento avrebbe difeso e imitato il

Marini. Io invece che, per tutto quanto spetta il «regno umano» più

propriamente detto, ed in particolar modo la lotta perpetua del bello e

del brutto, credo all'impero della scelta libera e razionale, m'auguro

che il Capuana, ora che ha fatto in sè stesso autore l'esperimento

delle sue teorie di critico, esca presto dal circolo sofistico ove s'è

messo, e come autore e come critico: e son certo darà frutti sempre

più degni della molta e legittima aspettazione che il suo ingegno ha

destato in Italia.

Teste quadre · 第 34 / 41 题