FELICITÀ E DOLORE.

Gli uomini non ripongono mai la loro felicità in ciò che sono, ma in ciò

che sperano di divenire; e non so se sia per questa illusione che essi

non possono mai raggiungere la felicità, o se, appunto perchè sanno di

non poterla mai raggiungere, la ripongono volentieri in questa

illusione.

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Per quanto ci è dato argomentare dalla festività e dalla quiete

apparente di tutti gli animali, il dolore morale sembra retaggio

esclusivo dell'uomo. E suo retaggio esclusivo sono quindi il riso ed il

pianto; d'onde parci poter dedurre che il sorriso non sia meno delle

lacrime un'espressione del dolore.

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Vi è sempre nel fondo del cuore una segreta malinconia che ci sforza a

piangere. Se gioja v'è, o apparisce, è la socievolezza che la produce

come la scintilla l'attrito, ma è una gioja fugace com'essa:--ogni uomo

che è solo e triste. Non bisogna osservar l'uomo nella società, dove la

società stessa e l'orgoglio nostro impongono la dissimulazione, dove

dalla dimenticanza altrui si è tratti a dimenticare sè medesimi, ma è

duopo osservarlo quando egli è solo, quando pensa, opera, parla, medita,

cammina, e si agita come un essere che soffre, e che espia. Io non so se

la infermità della mia natura che mi ha tolto sì per tempo ogni gioja,

mi tragga ora in inganno, ma io non conobbi mai cosa più triste del

sorriso umano, e l'allegria degli uomini fu sempre tal vista che mi

strinse il cuore di pietà e m'indusse talora alle lagrime. Il dolore mi

parve sempre più vero, più naturale, e aggiungerei quasi, più sereno.

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Una prova che gli uomini ripongono l'importanza della loro felicità,

delle loro piccole soddisfazioni, e perfino le esigenze del loro

orgoglio e del loro amor proprio, in un grado più o meno favorevole di

comparazione colla felicità e colle esigenze dell'orgoglio degli altri,

è questa: che le calamità pubbliche non sono mai sì gravi a sopportarsi

come le calamità private, e che le offese collettive sono tenute in

nessun conto o lievissimo, le personali acerbamente vendicate o con

molta umiliazione sofferte.

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Gli uomini giocano colla loro felicità come i fanciulli, perduta la

rimpiangono come uomini.

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L'idea della felicità negli uomini non può esser derivata che dalla

memoria d'un bene trascorso o dal presentimento di un bene avvenire--in

una vita antecedente o in una vita futura--giacchè non vi è nulla

quaggiù d'onde essi abbiano potuto attingere questo concetto.

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Pochi e grandi dolori fanno l'uomo grande, piccoli e frequenti

l'impiccioliscono; un fiotto lava la pietra, una serie di goccie la

trapassa.

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Allora si ha incominciato realmente a soffrire, quando si ha imparato a

tacere il proprio dolore.

Racconti fantastici · 第 15 / 21 题