Proposizione duodecima. [car. 200 _recto_]

Se sarà collocato sopra la gran calamita un corpo calamitico del primo

ordine, e lasciatovelo stare per qualche tempo di tre o quattro e più

mesi, finalmente acquisterà la virtù della calamita con le medesime

condizioni come se avesse toccata la calamita in modo che quella

parte del corpo calamitico, che riguarderà la parte del settentrione,

della gran calamita, acquisterà virtù meridionale, e l'altra, l'altra

settentrionale. E se dopo, il medesimo corpo calamitico sarà rivoltato

di sito, e lasciato stare, perderà la prima virtù, ed acquisterà

nuova condizione, mutando la virtù settentrionale in meridionale, e la

meridionale in settentrionale.

[Illustrazione: fig. VIII.]

Sia collocato sopra la gran calamita _SBMR_ il corpo calamitico

in primo significato _TA_ con la parte _A_ rivolta verso la banda

settentrionale della gran calamita. Dico che acquisterà la virtù

calamitica con le leggi e condizioni di sopra spiegate nella

proposizione, imperocchè essendo l'emisfero _BSR_ parte settentrionale

è necessario per le cose dimostrate che i corpuscoli di calamita sparsi

in _TA_ si rivoltino verso il globo con le loro bande meridionali, ed

in conseguenza le settentrionali saranno rivoltate alla parte opposta.

Ma se il medesimo corpo sarà rivoltato in contraria posizione con la

parte _T_ verso il globo, allora i corpuscoli di calamita sparsi per

_AT_ muteranno situazione, e però il corpo _AT_ [car. 200 _verso_.]

muterà la virtù, e quella parte, che prima aveva la virtù meridionale,

si farà di virtù settentrionale, la qual cosa si doveva dimostrare.

Avvertimento.

Notisi che tutte le cose da noi sin qui dimostrate e considerate

si verificano quando s'intenda che la calamita sia nella sua vera,

genuina e legittima natura, ma se accaderà che qualche parte di essa

fusse depravata e cariosa in modo che le particelle di detta parte non

conservassero precisamente la loro legittima ed ordinata disposizione,

in tal caso seguirebbe qualche alterazione nelli effetti da noi

dimostrati.

Ora, per poter più facilmente e speditamente trattare di questa

materia, non sarà fuor di proposito se noi intenderemo nella nostra

gran Calamita la medesima distinzione di parti, e con i medesimi

nomi come fanno i Cosmografi, e Geografi. Però chiameremo le due

parti principali Poli, e polo settentrionale si dirà quello che sta

perpetuamente rivoltato verso settentrione, e si chiamerà ancora

Polo Artico, e Polo Antartico si dirà quello che gli è opposto. Quel

circolo massimo, che avrà le sue parti egualmente distanti dai Poli, si

chiamerà equinoziale, e così s'intenderanno descritti e nominati tutti

gli altri circoli a questo paralleli.

E questo è quanto per ora intendo di rappresentare a V.S. Ill.ma

in questa materia, con speranza di potere in altro tempo spiegare

moltissime altre considerazioni, le quali sin ora non ho abbastanza

maturate. Intanto Ella veda con quanto poco o nessun guadagno mi sono

avanzato e per la mia debolezza, e per la grandissima difficoltà di

questa materia.

Voglio però avanti di passar più oltre significarle qualmente [car. 201

_recto_.] facendo reflessione a questo mio discorso, ero precipitato

in qualche mestizia; poichè, a dire il vero schiettamente, con questi

progressi di sopra spiegati non trovavo d'aver fatto altro, che dopo

avermi accomodate alcune cosuccie, e supposizioni per vere, ero poi

trapassato avanti, ma mostrando sempre le medesime cose, solamente

per modo di dire sotto diversa veduta, le quali poi in realtà sono

le medesime che quelle prime debolezze, come facilmente si può

comprendere. Ma mi sono poi consolato nella mia miseria, poichè ritrovo

di aver compagni, e grandissimi uomini gli Euclidi, gli Archimedi,

i Tolommei, gli Appollonij ed altri e per esemplificare in Euclide

chiaramente il tutto: che altro ha fatto questo grand'uomo nella

proposizione 47 del primo libro col dimostrarmi che il quadrato del

lato opposto all'angolo retto nel triangolo rettangolo, è eguale ai

quadrati degli altri lati, se non che mi ha ricordato, che quelle

cose che si adattano bene insieme sono eguali fra di loro? Ma

rappresentandomi egli questa tenuissima cognizione rivoltata con

diversa faccia, mi ha fatto nascere avanti quella poi con ragione

stimata tanto maravigliosa della egualità di quei quadrati nel

triangolo rettangolo. Ma comunque si sia, ho però conosciuto al vivo

che il nostro sapere è molto poco e tenuissimo, e che la vera gloria

della scienza è solamente di Dio sapientissimo, il quale veramente

pertingit a fine usque ad finem, e la sua somma sapienza in altissimis

habitat, et cum illo fuit semper, et erit ante aevum, et effudit illam

supra omnia opera sua ipsi Gloria in saecula. Pertanto mi dichiaro che

non pretendo di sapere cosa nessuna; e nel particolar nostro [car. 201

_verso_.] non ho fatto altro che dimostrare alcune poche proprietà

dell'Universo e del Globo Terrestre e delle sue parti, non già di

quelle che sono veramente in rerum natura; ma di quell'Universo e parti

sue da me supposto e diffinito nel principio di questo discorso.

È ben vero che quando noi incontrassimo con diligentissime ed

accuratissime esperienze che tutto quello che si osserva e si dimostra

della nostra supposta gran calamita e delle sue parti, e degli altri

corpi calamitici, si verificasse ancora nel Globo Terrestre della

Natura e nelle sue parti, avremmo gran probabilità di dire che la

nostra Gran Calamita fosse la Terra, e le sue parti fossero parti vere

e genuine della Terra naturale; imitando Tolomeo nel principio del

suo Almagesto, il quale diffinita e supposta una tal costruzione del

corpo dell'Universo e delle sue parti, e dopo avendo con artifizio

veramente maraviglioso investigate moltissime cose intorno alle

grandezze, lontananze e movimenti loro, ed intorno a quelle apparenze

che dovrebbero seguire da tali supposizioni, le quali ritrovò che

incontravano molto bene con quelle che erano state e da esso Tolomeo

e da altri Filosofi osservate ne' Pianeti ed altri corpi della natura,

da questo potè egli ragionevolmente concludere che le sue diffinizioni

e supposizioni erano state bene assegnate e supposte. E però noi,

per terminare in qualche modo il nostro discorso, anderemo facendo

reflessione [car. 202 _recto_.] a quello che si osserva nella natura

ed incontrandolo similissimo a quanto con le nostre supposizioni e

diffinizioni abbiamo stabilito, concluderemo di avere probabilmente

filosofato.

Prima dunque dico che quello, che noi abbiamo spiegato della nostra

calamita, si verifica ancora tutto nel Globo Terrestre della Natura,

e prima è manifesto che il Globo Terrestre della Natura ha due parti

principali opposte fra di loro, le quali si mantengono perpetuamente

rivoltate verso determinate parti dell'Universo, cioè una verso la

costellazione dell'orsa minore e l'altra verso le opposte parti del

Cielo. Il medesimo deve fare ancora la nostra gran calamita, come si è

dimostrato.

Secondariamente, noi abbiamo in natura quel corpo e quella pietra,

che comunemente vien chiamata calamita, la quale parimente ha in sè le

medesime parti, le quali, essendo libera, si rivolta verso determinate

parti della terra, conspirando a una ordinata costituzione del Globo

Terrestre. E tutte queste condizioni convengono precisamente alla

calamita nostra, conforme a quello che si è dimostrato.

Terzo, le parti di Calamita naturale non si possono mai unire

congiungendo le parti settentrionali con le meridionali, nè le

meridionali con le meridionali fra di loro, ma sibbene le meridionali

con le settentrionali, la qual proprietà è stata dimostrata ancora

dalla nostra calamita; e pertanto le nostre diffinizioni e supposizioni

convengono con quello che si osserva nella natura. E qui è da [car.

202 _verso_.] notare una cosa che a prima vista pare stravagantissima,

ma considerata bene è la medesima che già è stata dichiarata. Se sarà

presa una parte di calamita, e pestandola sarà ridotta in arena, quale

appunto è la maggior parte di quella arena nera che si usa qui in

Roma, ed in molte parti d'Italia per spargere sulle lettere scritte di

fresco, e rasciugar l'inchiostro, posta che sia questa polvere sopra

la carta, sottoponendo noi un pezzo di calamita, il quale tocchi la

carta, o almeno le sia assai vicino, subito quei granellini di arena

si ordinano disponendosi a guisa di filamenti, e voltando un Polo

della calamita verso la carta si erigono quei filamenti a perpendicolo

sopra la carta; ma inclinando noi la calamita, in modo che con le sue

parti di mezzo fra la settentrionale e meridionale tocchi la carta,

allora quei filamenti aggregati di arena si vanno inclinando, talchè

si riducono a star distesi sopra la carta, il che segue quando la

parte della calamita che tocca la carta è egualmente distante dall'uno

e dall'altro Polo, e continuando a rivoltare la sottoposta calamita,

quei filamenti cominciano ad elevarsi più e più; erigendosi finalmente

perpendicolari di nuovo sopra la carta, ma però capivoltati in modo

che quella parte che prima stava impiantata sulla carta si rivolta

all'insù, e l'altra s'impianta sulla carta. Il quale effetto deve

ancora seguire puntualmente nella nostra supposta calamita, e nelle

sue particelle. Imperocchè questo non dipende da [car. 203 _recto_.]

altro, solo perchè toccando la calamita sottoposta alla carta col

suo settentrione la carta, è necessario che con la carta sia unita

la banda meridionale del primo granellino d'arena, del quale rimarrà

rivolto all'insù il settentrione, al quale settentrione si unirà la

parte meridionale del secondo granellino, rimanendo pure all'insù

la settentrionale, e così di mano in mano, talchè essendo quel

filamento un composto di ordinate particelle di calamita, ed avendo in

conseguenza le sue parti settentrionale e meridionale, è necessario che

col rivolgimento che si fa sotto la carta della calamita, esso ancora

si rivolti, cosa che pure vien a confermare le nostre supposizioni.

Quarto, con grandissima probabilità crederei che la sostanza del

ferro e dell'acciaro, e forse di qualche altro corpo, fosse di quella

sorte di corpi che noi abbiamo chiamato corpi calamitici in primo

significato, ovvero di primo ordine; e quando ciò fosse vero, dico

resolutamente che seguirebbe che essendo per la sostanza del ferro

disseminati e sparsi minutissimi corpicelli di calamita, questi

col toccamento della calamita, si verrebbero ad ordinare e disporre

conforme a quanto si è dichiarato nella quinta proposizione, e però

il ferro rimarrebbe calamitato in modo che avrebbe forza ancora di

calamitare altri ferri; anzi passando più avanti direi che se per la

sostanza del ferro fossero disseminati corpuscoli di calamita, non solo

come si è spiegato nella suddetta quinta, ma ve ne fossero moltissimi

altri con le condizioni di [car. 203 _verso_.] quelli che sono diffusi

e sparsi per i corpi calamitici in seconda significazione proposti

nella decima, avremmo forse pronta la cagione per la quale la calamita

armata di ferro eserciti molto maggior forza che disarmata: a segno

che io ho visto un pezzo di calamita del peso di sei once solamente,

armata di ferro con esquisita diligenza dal sig. Galileo, e donata al

Serenissimo Gran Duca Ferdinando, la quale tien sospese quindici Libbre

di ferro lavorato in forma di un sepolcro, e la ragione di questo si

potrebbe dir che fosse, perchè ordinando la calamita tutti i corpuscoli

del ferro, con il quale ell'è armata, cioè di quelli che sono sparsi

per il ferro conforme ai corpi calamitici del primo ordine, e conforme

a quelli ancora del secondo ordine, tutti cospirassero a quella unione,

la quale inoltre tanto più si deve far vigorosa quanto che il polimento

esquisito del ferro viene a far contatto maggiore e più esatto,

come dimostra il Sig. Galileo, trattando di questo particolare della

Calamita.

Quinto, è facilissimo render la ragione di tutti gli altri accidenti

che si osservano nella calamita della natura, ed osservare che sono

similissimi a quelli dimostrati della nostra calamita, come sarebbe

quando si fa perdere al ferro la virtù della calamita col toccamento

artifizioso della contraria parte a quella che per prima aveva

calamitato il ferro; ovvero con muovere destramente il ferro sopra il

dorso della calamita in contrario [car. 204 _recto_.] di quel movimento

con il quale l'aveva acquistata assegnando la stessa ragione che è

stata assegnata della nostra calamita nelle proposizioni settima,

ottava e nona, e in somma tutte quelle proprietà ed accidenti che si

osservano e sono stati dimostrati della nostra gran calamita e delle

sue parti, e de' corpi calamitici, si verificano ancora nel Globo

Terrestre della Natura, e nella Calamita naturale e nei ferri.

E per intelligenza di quanto sono per aggiugnere metto in

considerazione quello che osserva il mio Maestro Sig. Galileo, che

è, che dovendo noi con una determinata forza, sia naturale ovvero

violenta, muovere un corpo circolarmente, mentre sarà maggiore la

circonferenza del circolo che dovrà fare quel corpo, sarà ancora

maggiore il tempo che si consumerà in fare la intera revoluzione: e

questa verità si osserva in tutti i corpi penduli da un filo, nei quali

quelli che pendono da fili più lunghi spendono più lungo tempo nel

fare le loro vibrazioni, e più breve quelli che pendono da fili più

corti. Parimente lo stesso si vede in quella macchinetta degli orologi

chiamata il tempo, con la quale si tempra il tempo detta sua andata

e ritornata, portando quei pesi che se le aggiungono verso li estremi

suoi, più o meno lontani dal centro della loro revoluzione, cioè più

lontani [car. 204 _verso_.] quando vogliamo allungare il tempo della

loro conversione, e più vicini al medesimo centro quando lo vogliamo

abbreviare. Parimenti si vede lo stesso farsi dalla natura nella gran

revoluzione ch'ella fa de' Pianeti, i quali consumano maggior tempo

di mano in mano quelli che descrivono circoli maggiori. Dal quale

accidente possiamo dire che molto breve tempo consumerebbe un corpo

rivolgendosi in sè stesso, quando piccolo fosse quanto un granello di

miglio, e finalmente se il corpo fosse minuto nell'altissimo grado

di minutezza, al sicuro farebbe la sua revoluzione in un momento,

ovvero quasi momentanea, e pertanto essendo i corpuscoli di calamita

sparsi nei corpi calamitici di secondo ordine minutissimi, e forse

nell'ultimo grado di picciolezza, dovendosi rivolgere in se medesimi,

si rivolgerebbero in un momento, ovvero quasi in un momento.

E però ritirandosi noi a più interna contemplazione di tutti i

corpi naturali che sono congiunti, adiacenti, o circunfusi a questo

globo terrestre, essendo eglino composti di terra, come di materia

principalissima e fondamentale, non ci parrà totalmente improbabile

di dire che per essi tutti siano sparsi e disseminati corpuscoli

di calamita, alcuni anzi moltissimi de' quali come sottilissimi e

minutissimi nell'altissimo [car. 205 _recto_.] grado di minutezza,

siano mobilissimi come si è detto di sopra, ed in quel modo che sono

descritti nella decima proposizione. La qual cosa supposta per vera si

apre spaziosa strada di render la ragione come pare che la virtù della

calamita penetri in certo modo quasi in istante ogni sorte di corpo, e

che faccia la sua operazione come in un momento con le altre calamite,

e con i ferri senza toccarli in distanza molto notabile; imperocchè

quando si vedrà verbigrazia che la calamita operi trapassando il

vetro, il legno, l'argento ecc. noi possiamo dire che i corpuscoli

del secondo ordine sparsi per la sostanza de' suddetti corpi, con la

presenza della calamita subito vengono ordinati calamiticamente, e

però essi senza introdurre altra penetrazione di virtù sono quelli

che operano con i loro ordinati toccamenti, e rimossa la calamita

ritornando nella lor primiera constituzione, mancano di quella

forza. E qui voglio aggiungere di più (giacchè forse ho scorso con

troppa temerità in questa materia) che questi corpuscoli calamitici

sparsi del secondo ordine, e per l'aria, e per l'acqua, ed insomma

per la sostanza di tutti questi corpi trattabili fra di noi, per

essere mobilissimi da ogni minima forza, è necessario che essi alla

presenza di diverse calamite di varie virtù obbediscano sempre alla

più vigorosa [car. 205 _verso_.] le quali calamite mancando tutte, ed

essendo rimosse, sono necessitate ad obbedire alla virtù universale

del gran Globo di calamita, o vogliami dire alla Terra. Ed in questo

modo cotali corpuscoli poi ordinati dalla virtù universale Terrestre

muovano ed ordinano i corpi calamitici del primo ordine disponendoli in

retta constituzione alla costruzione di tutto il Globo della Terra, o

vogliamo dire della gran Calamita. E così vediamo gli aghi calamitati

e altri ferri indirizzarsi verso i Poli della Terra. Non è da passare

in silenzio con questa occasione la nobile e sottile osservazione

fatta dal Gilberti, il quale è stato il primo che ha scoperto che

i ferri calamitati non solo hanno il moto di direzione verso i Poli

della Terra, ma ancora hanno un secondo moto, chiamato da lui moto

d'inclinazione, mediante il quale si vanno inchinando variatamente

sopra la superficie del Globo Terrestre, in modo che nelli suoi Poli

stanno eretti, ma nell'Equinoziale stanno distesi sopra di essa, e

nelle parti intermedie si vanno elevando con una lor parte più e più,

secondo che più e più son lontani dall'equinoziale, e tutto questo si

osserva ancora in ogni particolar globetto di calamita. Le quali cose

tutte si verificano e si possono facilissimamente dimostrare con [car.

206 _recto_.] i medesimi principii della nostra Gran Calamita e delle

sue parti.

Finalmente per un chiaro riscontro della verità del sopra accennato

pensiero, cioè che tutti i corpi circonfusi, adiacenti e congiunti al

Globo Terrestre siano corpi calamitici, almeno del secondo ordine,

se non del primo, mi pare che serva mirabilmente l'osservazione del

medesimo non mai abbastanza lodato Gilberti, il quale osserva che se

noi descriveremo intorno a un Globo di Calamita diversi altri Globi

concentrici al primo, siano di qualsivoglia materia o rame, o stagno, o

legno ecc., le disposizioni de' ferri sopra detti globi circoscritti,

vengono regolate ed ordinate non al globo della calamita, ma al Globo

circoscritto, come se tutto fosse un globo di calamita. Segno manifesto

che i corpuscoli sparsi nella sostanza di quel Globo con la presenza

della Calamita si sono ordinati e disposti alla costruzione di un corpo

solo calamitico.

E questo basti per ora di aver detto. Se con più lungo e maturo studio

mi succederà, come spero, investigare altri particolari, o questi

stessi dichiararli meglio, di tutti darò parte a V. S. Ill.ma. Intanto

la prego a scusarmi se in materia tanto alta la mia bassezza è arrivata

poco avanti. Sopra il tutto [car. 206 _verso_.] la supplico a non

pubblicare a tutti indifferentemente questo mio qualsisia discorso,

ed in particolare a quelli che solo si dilettano di contemplare la

Natura, e le grandi opere sue sopra i libri, e sopra mazzi di carte,

facendone di essi senza discernimento raccolta grande, empiendone con

gravissime spese le stanze intere, nè mai si degnano alzare gli occhi

alla contemplazione di questo gran libro dell'Universo, che pure è

scritto di mano di Dio: anzi reputano che simile studio sia fatica da

uomini vili e meccanici, e non da persone grandi e litterate. Serva

solamente a V.S. Ill. per eccitamento di applicare il suo lucidissimo

intelletto, a questa tanto nobile contemplazione; ed a me servirà per

mia particolare soddisfazione di averla obbedita con l'esercizio della

cognizione delle immense opere di Dio, per sollevarmi con l'aiuto

suo dalle visibili all'altissima contemplazione delle invisibili ed

all'Amore del Divino Maestro e Creatore, Cui Gloria in Saecula.

Discorso sopra la calamita · 第 16 / 19 题