Se sarà collocato sopra la gran calamita un corpo calamitico del primo
ordine, e lasciatovelo stare per qualche tempo di tre o quattro e più
mesi, finalmente acquisterà la virtù della calamita con le medesime
condizioni come se avesse toccata la calamita in modo che quella
parte del corpo calamitico, che riguarderà la parte del settentrione,
della gran calamita, acquisterà virtù meridionale, e l'altra, l'altra
settentrionale. E se dopo, il medesimo corpo calamitico sarà rivoltato
di sito, e lasciato stare, perderà la prima virtù, ed acquisterà
nuova condizione, mutando la virtù settentrionale in meridionale, e la
meridionale in settentrionale.
[Illustrazione: fig. VIII.]
Sia collocato sopra la gran calamita _SBMR_ il corpo calamitico
in primo significato _TA_ con la parte _A_ rivolta verso la banda
settentrionale della gran calamita. Dico che acquisterà la virtù
calamitica con le leggi e condizioni di sopra spiegate nella
proposizione, imperocchè essendo l'emisfero _BSR_ parte settentrionale
è necessario per le cose dimostrate che i corpuscoli di calamita sparsi
in _TA_ si rivoltino verso il globo con le loro bande meridionali, ed
in conseguenza le settentrionali saranno rivoltate alla parte opposta.
Ma se il medesimo corpo sarà rivoltato in contraria posizione con la
parte _T_ verso il globo, allora i corpuscoli di calamita sparsi per
_AT_ muteranno situazione, e però il corpo _AT_ [car. 200 _verso_.]
muterà la virtù, e quella parte, che prima aveva la virtù meridionale,
si farà di virtù settentrionale, la qual cosa si doveva dimostrare.
Avvertimento.
Notisi che tutte le cose da noi sin qui dimostrate e considerate
si verificano quando s'intenda che la calamita sia nella sua vera,
genuina e legittima natura, ma se accaderà che qualche parte di essa
fusse depravata e cariosa in modo che le particelle di detta parte non
conservassero precisamente la loro legittima ed ordinata disposizione,
in tal caso seguirebbe qualche alterazione nelli effetti da noi
dimostrati.
Ora, per poter più facilmente e speditamente trattare di questa
materia, non sarà fuor di proposito se noi intenderemo nella nostra
gran Calamita la medesima distinzione di parti, e con i medesimi
nomi come fanno i Cosmografi, e Geografi. Però chiameremo le due
parti principali Poli, e polo settentrionale si dirà quello che sta
perpetuamente rivoltato verso settentrione, e si chiamerà ancora
Polo Artico, e Polo Antartico si dirà quello che gli è opposto. Quel
circolo massimo, che avrà le sue parti egualmente distanti dai Poli, si
chiamerà equinoziale, e così s'intenderanno descritti e nominati tutti
gli altri circoli a questo paralleli.
E questo è quanto per ora intendo di rappresentare a V.S. Ill.ma
in questa materia, con speranza di potere in altro tempo spiegare
moltissime altre considerazioni, le quali sin ora non ho abbastanza
maturate. Intanto Ella veda con quanto poco o nessun guadagno mi sono
avanzato e per la mia debolezza, e per la grandissima difficoltà di
questa materia.
Voglio però avanti di passar più oltre significarle qualmente [car. 201
_recto_.] facendo reflessione a questo mio discorso, ero precipitato
in qualche mestizia; poichè, a dire il vero schiettamente, con questi
progressi di sopra spiegati non trovavo d'aver fatto altro, che dopo
avermi accomodate alcune cosuccie, e supposizioni per vere, ero poi
trapassato avanti, ma mostrando sempre le medesime cose, solamente
per modo di dire sotto diversa veduta, le quali poi in realtà sono
le medesime che quelle prime debolezze, come facilmente si può
comprendere. Ma mi sono poi consolato nella mia miseria, poichè ritrovo
di aver compagni, e grandissimi uomini gli Euclidi, gli Archimedi,
i Tolommei, gli Appollonij ed altri e per esemplificare in Euclide
chiaramente il tutto: che altro ha fatto questo grand'uomo nella
proposizione 47 del primo libro col dimostrarmi che il quadrato del
lato opposto all'angolo retto nel triangolo rettangolo, è eguale ai
quadrati degli altri lati, se non che mi ha ricordato, che quelle
cose che si adattano bene insieme sono eguali fra di loro? Ma
rappresentandomi egli questa tenuissima cognizione rivoltata con
diversa faccia, mi ha fatto nascere avanti quella poi con ragione
stimata tanto maravigliosa della egualità di quei quadrati nel
triangolo rettangolo. Ma comunque si sia, ho però conosciuto al vivo
che il nostro sapere è molto poco e tenuissimo, e che la vera gloria
della scienza è solamente di Dio sapientissimo, il quale veramente
pertingit a fine usque ad finem, e la sua somma sapienza in altissimis
habitat, et cum illo fuit semper, et erit ante aevum, et effudit illam
supra omnia opera sua ipsi Gloria in saecula. Pertanto mi dichiaro che
non pretendo di sapere cosa nessuna; e nel particolar nostro [car. 201
_verso_.] non ho fatto altro che dimostrare alcune poche proprietà
dell'Universo e del Globo Terrestre e delle sue parti, non già di
quelle che sono veramente in rerum natura; ma di quell'Universo e parti
sue da me supposto e diffinito nel principio di questo discorso.
È ben vero che quando noi incontrassimo con diligentissime ed
accuratissime esperienze che tutto quello che si osserva e si dimostra
della nostra supposta gran calamita e delle sue parti, e degli altri
corpi calamitici, si verificasse ancora nel Globo Terrestre della
Natura e nelle sue parti, avremmo gran probabilità di dire che la
nostra Gran Calamita fosse la Terra, e le sue parti fossero parti vere
e genuine della Terra naturale; imitando Tolomeo nel principio del
suo Almagesto, il quale diffinita e supposta una tal costruzione del
corpo dell'Universo e delle sue parti, e dopo avendo con artifizio
veramente maraviglioso investigate moltissime cose intorno alle
grandezze, lontananze e movimenti loro, ed intorno a quelle apparenze
che dovrebbero seguire da tali supposizioni, le quali ritrovò che
incontravano molto bene con quelle che erano state e da esso Tolomeo
e da altri Filosofi osservate ne' Pianeti ed altri corpi della natura,
da questo potè egli ragionevolmente concludere che le sue diffinizioni
e supposizioni erano state bene assegnate e supposte. E però noi,
per terminare in qualche modo il nostro discorso, anderemo facendo
reflessione [car. 202 _recto_.] a quello che si osserva nella natura
ed incontrandolo similissimo a quanto con le nostre supposizioni e
diffinizioni abbiamo stabilito, concluderemo di avere probabilmente
filosofato.
Prima dunque dico che quello, che noi abbiamo spiegato della nostra
calamita, si verifica ancora tutto nel Globo Terrestre della Natura,
e prima è manifesto che il Globo Terrestre della Natura ha due parti
principali opposte fra di loro, le quali si mantengono perpetuamente
rivoltate verso determinate parti dell'Universo, cioè una verso la
costellazione dell'orsa minore e l'altra verso le opposte parti del
Cielo. Il medesimo deve fare ancora la nostra gran calamita, come si è
dimostrato.
Secondariamente, noi abbiamo in natura quel corpo e quella pietra,
che comunemente vien chiamata calamita, la quale parimente ha in sè le
medesime parti, le quali, essendo libera, si rivolta verso determinate
parti della terra, conspirando a una ordinata costituzione del Globo
Terrestre. E tutte queste condizioni convengono precisamente alla
calamita nostra, conforme a quello che si è dimostrato.
Terzo, le parti di Calamita naturale non si possono mai unire
congiungendo le parti settentrionali con le meridionali, nè le
meridionali con le meridionali fra di loro, ma sibbene le meridionali
con le settentrionali, la qual proprietà è stata dimostrata ancora
dalla nostra calamita; e pertanto le nostre diffinizioni e supposizioni
convengono con quello che si osserva nella natura. E qui è da [car.
202 _verso_.] notare una cosa che a prima vista pare stravagantissima,
ma considerata bene è la medesima che già è stata dichiarata. Se sarà
presa una parte di calamita, e pestandola sarà ridotta in arena, quale
appunto è la maggior parte di quella arena nera che si usa qui in
Roma, ed in molte parti d'Italia per spargere sulle lettere scritte di
fresco, e rasciugar l'inchiostro, posta che sia questa polvere sopra
la carta, sottoponendo noi un pezzo di calamita, il quale tocchi la
carta, o almeno le sia assai vicino, subito quei granellini di arena
si ordinano disponendosi a guisa di filamenti, e voltando un Polo
della calamita verso la carta si erigono quei filamenti a perpendicolo
sopra la carta; ma inclinando noi la calamita, in modo che con le sue
parti di mezzo fra la settentrionale e meridionale tocchi la carta,
allora quei filamenti aggregati di arena si vanno inclinando, talchè
si riducono a star distesi sopra la carta, il che segue quando la
parte della calamita che tocca la carta è egualmente distante dall'uno
e dall'altro Polo, e continuando a rivoltare la sottoposta calamita,
quei filamenti cominciano ad elevarsi più e più; erigendosi finalmente
perpendicolari di nuovo sopra la carta, ma però capivoltati in modo
che quella parte che prima stava impiantata sulla carta si rivolta
all'insù, e l'altra s'impianta sulla carta. Il quale effetto deve
ancora seguire puntualmente nella nostra supposta calamita, e nelle
sue particelle. Imperocchè questo non dipende da [car. 203 _recto_.]
altro, solo perchè toccando la calamita sottoposta alla carta col
suo settentrione la carta, è necessario che con la carta sia unita
la banda meridionale del primo granellino d'arena, del quale rimarrà
rivolto all'insù il settentrione, al quale settentrione si unirà la
parte meridionale del secondo granellino, rimanendo pure all'insù
la settentrionale, e così di mano in mano, talchè essendo quel
filamento un composto di ordinate particelle di calamita, ed avendo in
conseguenza le sue parti settentrionale e meridionale, è necessario che
col rivolgimento che si fa sotto la carta della calamita, esso ancora
si rivolti, cosa che pure vien a confermare le nostre supposizioni.
Quarto, con grandissima probabilità crederei che la sostanza del
ferro e dell'acciaro, e forse di qualche altro corpo, fosse di quella
sorte di corpi che noi abbiamo chiamato corpi calamitici in primo
significato, ovvero di primo ordine; e quando ciò fosse vero, dico
resolutamente che seguirebbe che essendo per la sostanza del ferro
disseminati e sparsi minutissimi corpicelli di calamita, questi
col toccamento della calamita, si verrebbero ad ordinare e disporre
conforme a quanto si è dichiarato nella quinta proposizione, e però
il ferro rimarrebbe calamitato in modo che avrebbe forza ancora di
calamitare altri ferri; anzi passando più avanti direi che se per la
sostanza del ferro fossero disseminati corpuscoli di calamita, non solo
come si è spiegato nella suddetta quinta, ma ve ne fossero moltissimi
altri con le condizioni di [car. 203 _verso_.] quelli che sono diffusi
e sparsi per i corpi calamitici in seconda significazione proposti
nella decima, avremmo forse pronta la cagione per la quale la calamita
armata di ferro eserciti molto maggior forza che disarmata: a segno
che io ho visto un pezzo di calamita del peso di sei once solamente,
armata di ferro con esquisita diligenza dal sig. Galileo, e donata al
Serenissimo Gran Duca Ferdinando, la quale tien sospese quindici Libbre
di ferro lavorato in forma di un sepolcro, e la ragione di questo si
potrebbe dir che fosse, perchè ordinando la calamita tutti i corpuscoli
del ferro, con il quale ell'è armata, cioè di quelli che sono sparsi
per il ferro conforme ai corpi calamitici del primo ordine, e conforme
a quelli ancora del secondo ordine, tutti cospirassero a quella unione,
la quale inoltre tanto più si deve far vigorosa quanto che il polimento
esquisito del ferro viene a far contatto maggiore e più esatto,
come dimostra il Sig. Galileo, trattando di questo particolare della
Calamita.
Quinto, è facilissimo render la ragione di tutti gli altri accidenti
che si osservano nella calamita della natura, ed osservare che sono
similissimi a quelli dimostrati della nostra calamita, come sarebbe
quando si fa perdere al ferro la virtù della calamita col toccamento
artifizioso della contraria parte a quella che per prima aveva
calamitato il ferro; ovvero con muovere destramente il ferro sopra il
dorso della calamita in contrario [car. 204 _recto_.] di quel movimento
con il quale l'aveva acquistata assegnando la stessa ragione che è
stata assegnata della nostra calamita nelle proposizioni settima,
ottava e nona, e in somma tutte quelle proprietà ed accidenti che si
osservano e sono stati dimostrati della nostra gran calamita e delle
sue parti, e de' corpi calamitici, si verificano ancora nel Globo
Terrestre della Natura, e nella Calamita naturale e nei ferri.
E per intelligenza di quanto sono per aggiugnere metto in
considerazione quello che osserva il mio Maestro Sig. Galileo, che
è, che dovendo noi con una determinata forza, sia naturale ovvero
violenta, muovere un corpo circolarmente, mentre sarà maggiore la
circonferenza del circolo che dovrà fare quel corpo, sarà ancora
maggiore il tempo che si consumerà in fare la intera revoluzione: e
questa verità si osserva in tutti i corpi penduli da un filo, nei quali
quelli che pendono da fili più lunghi spendono più lungo tempo nel
fare le loro vibrazioni, e più breve quelli che pendono da fili più
corti. Parimente lo stesso si vede in quella macchinetta degli orologi
chiamata il tempo, con la quale si tempra il tempo detta sua andata
e ritornata, portando quei pesi che se le aggiungono verso li estremi
suoi, più o meno lontani dal centro della loro revoluzione, cioè più
lontani [car. 204 _verso_.] quando vogliamo allungare il tempo della
loro conversione, e più vicini al medesimo centro quando lo vogliamo
abbreviare. Parimenti si vede lo stesso farsi dalla natura nella gran
revoluzione ch'ella fa de' Pianeti, i quali consumano maggior tempo
di mano in mano quelli che descrivono circoli maggiori. Dal quale
accidente possiamo dire che molto breve tempo consumerebbe un corpo
rivolgendosi in sè stesso, quando piccolo fosse quanto un granello di
miglio, e finalmente se il corpo fosse minuto nell'altissimo grado
di minutezza, al sicuro farebbe la sua revoluzione in un momento,
ovvero quasi momentanea, e pertanto essendo i corpuscoli di calamita
sparsi nei corpi calamitici di secondo ordine minutissimi, e forse
nell'ultimo grado di picciolezza, dovendosi rivolgere in se medesimi,
si rivolgerebbero in un momento, ovvero quasi in un momento.
E però ritirandosi noi a più interna contemplazione di tutti i
corpi naturali che sono congiunti, adiacenti, o circunfusi a questo
globo terrestre, essendo eglino composti di terra, come di materia
principalissima e fondamentale, non ci parrà totalmente improbabile
di dire che per essi tutti siano sparsi e disseminati corpuscoli
di calamita, alcuni anzi moltissimi de' quali come sottilissimi e
minutissimi nell'altissimo [car. 205 _recto_.] grado di minutezza,
siano mobilissimi come si è detto di sopra, ed in quel modo che sono
descritti nella decima proposizione. La qual cosa supposta per vera si
apre spaziosa strada di render la ragione come pare che la virtù della
calamita penetri in certo modo quasi in istante ogni sorte di corpo, e
che faccia la sua operazione come in un momento con le altre calamite,
e con i ferri senza toccarli in distanza molto notabile; imperocchè
quando si vedrà verbigrazia che la calamita operi trapassando il
vetro, il legno, l'argento ecc. noi possiamo dire che i corpuscoli
del secondo ordine sparsi per la sostanza de' suddetti corpi, con la
presenza della calamita subito vengono ordinati calamiticamente, e
però essi senza introdurre altra penetrazione di virtù sono quelli
che operano con i loro ordinati toccamenti, e rimossa la calamita
ritornando nella lor primiera constituzione, mancano di quella
forza. E qui voglio aggiungere di più (giacchè forse ho scorso con
troppa temerità in questa materia) che questi corpuscoli calamitici
sparsi del secondo ordine, e per l'aria, e per l'acqua, ed insomma
per la sostanza di tutti questi corpi trattabili fra di noi, per
essere mobilissimi da ogni minima forza, è necessario che essi alla
presenza di diverse calamite di varie virtù obbediscano sempre alla
più vigorosa [car. 205 _verso_.] le quali calamite mancando tutte, ed
essendo rimosse, sono necessitate ad obbedire alla virtù universale
del gran Globo di calamita, o vogliami dire alla Terra. Ed in questo
modo cotali corpuscoli poi ordinati dalla virtù universale Terrestre
muovano ed ordinano i corpi calamitici del primo ordine disponendoli in
retta constituzione alla costruzione di tutto il Globo della Terra, o
vogliamo dire della gran Calamita. E così vediamo gli aghi calamitati
e altri ferri indirizzarsi verso i Poli della Terra. Non è da passare
in silenzio con questa occasione la nobile e sottile osservazione
fatta dal Gilberti, il quale è stato il primo che ha scoperto che
i ferri calamitati non solo hanno il moto di direzione verso i Poli
della Terra, ma ancora hanno un secondo moto, chiamato da lui moto
d'inclinazione, mediante il quale si vanno inchinando variatamente
sopra la superficie del Globo Terrestre, in modo che nelli suoi Poli
stanno eretti, ma nell'Equinoziale stanno distesi sopra di essa, e
nelle parti intermedie si vanno elevando con una lor parte più e più,
secondo che più e più son lontani dall'equinoziale, e tutto questo si
osserva ancora in ogni particolar globetto di calamita. Le quali cose
tutte si verificano e si possono facilissimamente dimostrare con [car.
206 _recto_.] i medesimi principii della nostra Gran Calamita e delle
sue parti.
Finalmente per un chiaro riscontro della verità del sopra accennato
pensiero, cioè che tutti i corpi circonfusi, adiacenti e congiunti al
Globo Terrestre siano corpi calamitici, almeno del secondo ordine,
se non del primo, mi pare che serva mirabilmente l'osservazione del
medesimo non mai abbastanza lodato Gilberti, il quale osserva che se
noi descriveremo intorno a un Globo di Calamita diversi altri Globi
concentrici al primo, siano di qualsivoglia materia o rame, o stagno, o
legno ecc., le disposizioni de' ferri sopra detti globi circoscritti,
vengono regolate ed ordinate non al globo della calamita, ma al Globo
circoscritto, come se tutto fosse un globo di calamita. Segno manifesto
che i corpuscoli sparsi nella sostanza di quel Globo con la presenza
della Calamita si sono ordinati e disposti alla costruzione di un corpo
solo calamitico.
E questo basti per ora di aver detto. Se con più lungo e maturo studio
mi succederà, come spero, investigare altri particolari, o questi
stessi dichiararli meglio, di tutti darò parte a V. S. Ill.ma. Intanto
la prego a scusarmi se in materia tanto alta la mia bassezza è arrivata
poco avanti. Sopra il tutto [car. 206 _verso_.] la supplico a non
pubblicare a tutti indifferentemente questo mio qualsisia discorso,
ed in particolare a quelli che solo si dilettano di contemplare la
Natura, e le grandi opere sue sopra i libri, e sopra mazzi di carte,
facendone di essi senza discernimento raccolta grande, empiendone con
gravissime spese le stanze intere, nè mai si degnano alzare gli occhi
alla contemplazione di questo gran libro dell'Universo, che pure è
scritto di mano di Dio: anzi reputano che simile studio sia fatica da
uomini vili e meccanici, e non da persone grandi e litterate. Serva
solamente a V.S. Ill. per eccitamento di applicare il suo lucidissimo
intelletto, a questa tanto nobile contemplazione; ed a me servirà per
mia particolare soddisfazione di averla obbedita con l'esercizio della
cognizione delle immense opere di Dio, per sollevarmi con l'aiuto
suo dalle visibili all'altissima contemplazione delle invisibili ed
all'Amore del Divino Maestro e Creatore, Cui Gloria in Saecula.