21 marzo.

Milano entro la cerchia del naviglio era quasi tutta liberata; pochi

luoghi rimanevano a guadagnarsi.

Il Tribunale criminale era stato con grave pericolo dell'ordine

pubblico abbandonato dalla truppa sin dal giorno precedente: avean

potuto le guardie carcerarie contenere i detenuti all'obbedienza

nascondendo loro la partenza della truppa; ma, occupato il Tribunale

dal popolo, nel suo entusiasmo ritenne dover essere suo primo atto

quello di aprir le prigioni dei detenuti politici e di rimetterli in

libertà; come ne li pose bentosto. Essi erano: Filippo Villani, Luigi

Ancona, Gallardi, Enrico Rivolta, Zanelli Francesco, Acerbi Giovanni,

Filippo Fornara, Manfredo Camperio, Andrea Ponzio, Giovanni Grassi,

Alessandro Borgazzi, Ercole Salvioni, Sac. Giuseppe Brambilla, Carlo

Scanziani, Achille Volpi, Carlo Seldati, Pietro Cova, Giovanni Barbieri

e Angelo Maroni.

Occorreva però di provvedere acciò nel parapiglia non fuggissero gli

altri detenuti per delitti, poichè essi eransi già accinti a procurarsi

la libertà. Accorsovi però l'avv. Pier Ambrogio Curti, membro del

Comitato di Pubblica Sicurezza, impugnando una sciabola nella destra

e una pistola nella manca, come ebbimo in eguale atteggiamento già a

vederlo nella contrada di S. Damiano, si affacciò arditamente alla

porta d'uscita, minacciò d'esploder l'arme da fuoco sul primo che

s'avanzasse, cercando con altre parole poi di persuadere i detenuti

che si avrebbe tenuto grande calcolo della loro sottomissione; che

egli impegnava la sua parola d'onore che l'instruttoria sarebbe stata

accelerata, rimessi in libertà gli assoluti, ritenuta pei condannata

una circostanza molto attenuante quella di aver ottemperato in quel

momento all'ingiunzione di rientrare in carcere. E tanto disse e tanto

fece, che quegli uomini, che pur sentivano amor di patria, deposero le

armi che già stringevano e rientrarono nella prigione. A questo fatto

vi concorse poi anche la presenza di coraggiosi cittadini che accorsero

ad assecondare l'opera e gli sforzi del Curti.

Il Genio militare era uno dei pochi luoghi ancora occupati dalla

truppa, ove vi si distinsero fra i molti il Sottocorno, l'ingegnere

Suzzara ed Augusto Anfossi, di cui abbiam già parlato a pagina 76.

Francesco Pagnoni, che erasi adoperato fino del primo giorno (18)

come lettore di tutti i proclami che circolavano per la città e

nel persuadere le mogli e le madri a lasciare che i loro mariti e

figli prendessero parte all'insurrezione, con coraggio e con gravi

sacrifizii prestossi nei combattimenti di contrada di Brera e del

Monte di Pietà a tenere indietro i soldati austriaci che tentavano

di oltrepassare le barricate per portarsi al Genio onde salvare il

presidio che in quel palazzo stava rinchiuso. Ma per quanto impetuosi

fossero gli assalti dei soldati pure ogni lor tentativo veniva

paralizzato e reso frustaneo da una pioggia di tegole e di sassi che

cadevano da ogni punto del tetto della casa Passalacqua. I Tedeschi

vedendo tornar vani i loro sforzi, ripiegarono al Comando Generale

e saliti sul tetto di quel palazzo diressero quantità di colpi di

spingarda sugl'insorti, senza che alcun di loro però ne rimanesse

ferito. Mezz'ora dopo ritornarono all'assalto delle barricate: ma i

difensori di esse, riparati sui fienili, con una ben nudrita pioggia di

tegole, e di ogni sorta di macerie di cui erano ben provvisti, di nuovo

li fecero retrocedere. Il combattimento durò dalle 11 ant. alle 4 pom.,

dopo di che si recarono al Genio.

Alla presa del Genio, il Pagnoni fu tra quelli che vi penetrarono, e

vi ebbe campo di salvare una cameriera addetta alla famiglia del conte

Neuperg e la condusse salva a' di lei parenti.

La presa del Genio venne ben tosto notificata al popolo col seguente

avviso:

Storia delle cinque gloriose giornate di Milano nel 1848 · 第 32 / 50 题