Gli estremi si toccano, dice un antico adagio; talchè come dalla
licenza è generata la tirannide, così il despotismo estremo conduce a
libertà.
Così fu di Milano nel 1848:--oppressa da un governo che voleva
ritenerla schiava:--stretta a ferreo giogo:--bavagliata onde
non parlasse:--soffocata onde non facesse udir neppure i suoi
gemiti,--Milano sofferse, ma non cadde;--ebbe soffocata nella strozza
la voce della libertà, ma ella seppe mantener vivo il sentimento
liberale ne' più reconditi recessi del cuore....
Sorvegliato ogni suo atto, non poteva spezzar le catene che la
cingevano;--ma essa non diffidò di quella superiore Provvidenza che
veglia sui diritti dell'uomo ed a suo tempo ne rivendica l'oltraggiata
esistenza:--sofferse molto,--ma perseverò,--e perseverando maturò i
tempi e le occasioni ad una rivoluzione grandiosa, eroica, nella quale
un pugno di uomini del popolo, inermi, disuniti, seppe annodarsi e,
nuovi Spartani alle Termopili, seppe combattere un'armata numerosa, ben
armata, bene organizzata de' suoi oppressori.
Il marzo 1848 doveva incarnare le aspirazioni de' Milanesi:--doveva
dare alla storia un soggetto eroico da registrare ... La rivoluzione
di Sicilia, quella di Francia, quella pure di Vienna ingagliardiva gli
sforzi de' Milanesi ad una riscossa:--Milano era stata abbandonata
dalle principali autorità, e sol vi rimanevano Radetzky e Torresani;
capo l'uno del militare, direttore l'altro della polizia; entrambi
fermamente determinati a soffocare nel sangue cittadino ogni tentativo
di rivolta.
I tempi che faceansi grossi, grossi; gli avvenimenti che si incalzavano
con prodigosa rapidità, forzarono la mano al tedesco imperatore a
promettere concessioni, e nel mattino del 18 marzo pubblicavasi il
seguente: