I Tupy per non esporsi al fuoco degli assedianti, fuoco che temevano
così immensamente, durante la notte avevano circondata la piazza con
grossi tronchi d’albero, perfettamente rotondi e privi di rami e che si
potevano, anche senza troppo fatica, far rotolare e spingere verso il
_carbet_.
Dietro a quelle barricate mobili si erano già nascosti numerosi
guerrieri armati di archi e di _gravatane_, pronti a saettare gli
assedianti.
— È un assedio in piena regola, — disse Alvaro, che si era ritirato
precipitosamente verso il buco che serviva da finestra alla capanna,
onde evitare quelle pericolose frecce. — Mio caro Garcia saremo
costretti a sloggiare se quei tronchi d’alberi verranno spinti
attraverso la piazza.
Non credevo che questi selvaggi fossero così astuti.
— Che finiscano per prenderci, signore? — chiese il mozzo con qualche
apprensione.
— Potremo opporre una lunga resistenza dentro il _carbet_. Se sarà
necessario apriremo delle feritoie e non faremo risparmio di munizioni.
Ne siamo già ben provvisti.
Cala i viveri intanto.
— Oh! Il bel tacchino, signore!
— Se non sarà precisamente un tacchino, non avendone io mai veduti
in queste foreste, l’uccello è ben grosso e ne avremo per un paio di
giorni.
— Sgombrate anche voi?
— No, anzi faremo prima alcune scariche per far capire agli assediati
che abbiamo ora due archibugi invece d’uno.