Fra il fuoco e le freccie.
Sì, solo Japy, quel bravo ragazzo che aveva già date ai due _pyaie_
bianchi tante prove di amicizia quando si trovavano prigionieri degli
Eimuri, aveva potuto interessarsi della loro critica situazione.
Approfittando della confusione che regnava nell’_aldèe_ e
dell’oscurità, doveva prima aver rubato il fucile che custodiva lo
stregone della tribù e quindi far raccolta di viveri, poichè non doveva
ignorare che nel _carbet_ non poteva regnare certo l’abbondanza.
Quel soccorso inaspettato e preziosissimo, aveva ridato animo ai due
assediati i quali già cominciavano a disperare sull’esito finale di
quel blocco. Padroni ormai di due archibugi, ben forniti di munizioni e
di viveri, si sentivano capaci di tener testa a qualsiasi assalto, e di
attendere, senza troppo inquietarsi, la fine di quell’avventura.
Forse in quel momento i Tupinambi erano già in cammino e s’avanzavano
a marcie forzate verso l’_aldèe_ dei Tupy, i loro secolari nemici che
inquietavano incessantemente le loro tribù per provvedersi di carne
umana.
— Eccoci diventati invincibili, — disse Alvaro, dopo essersi assicurato
che l’archibugio di Garcia non era stato guastato. — Quando i Tupy ci
vedranno entrambi armati, mancherà loro il coraggio di ritentare un
nuovo attacco. —
Mio caro ragazzo, non credevo di avere tanta fortuna. Decisamente noi
siamo nati sotto una buona stella e comincio a credere che i brasiliani
non riusciranno mai a piantare i loro denti nelle nostre carni.
— Quale sorpresa per quei selvaggi quando s’accorgeranno che il fucile
è scomparso dalla capanna del loro stregone e che è volato nelle nostre
mani! — disse il mozzo.
— Acquisteremo fama di essere dei _pyaie_ insuperabili e non mi
sorprenderei se mangiassero il loro stregone.
— Povero diavolo!
— Ma che cosa fanno quei selvaggi? Mi sembra impossibile che non
approfittino di questa oscurità per tentare qualche cosa.
Questa calma non mi rassicura.
— Eppure, signore, non vedo alcuna ombra umana aggirarsi per la piazza
e non odo alcun rumore.
— Nondimeno non lasciamoci cogliere dal sonno; anzi raddoppiamo la
vigilanza.
To’! Non hai udito questo colpo sordo? Si direbbe che è caduto qualche
albero.
— Avranno chiusa la porta di qualche _carbet_ o della cinta.
— Uhm! Ti dico che i selvaggi non dormono.
— Abbiamo due archibugi, signore.
— E li faremo tuonare, Garcia, — disse Alvaro. — Tu veglia da quella
parte, mentre io sorveglio la piazza da questa.
Al primo allarme fa fuoco, senza attendere il mio comando.