Riposiamoci un po’ e ceniamo. —

Si spinsero verso la riva sinistra la quale era coperta da enormi palme

maurizie, piante preziosissime perchè, prima che mettano i fiori, dai

loro tronchi si può estrarre una certa sostanza farinosa che disseccata

ed impastata può benissimo surrogare le gallette di mandioca, e col

succo fermentato, che cola abbondante incidendo la corteccia, si può

ottenere una specie di vino dolce ed inebbriante che è assai gustato

anche dagl’indiani.

Rospo Enfiato battè la riva per cinque o seicento metri onde

assicurarsi che non vi fosse nei dintorni alcuna abitazione, poi accese

il fuoco e preparò rapidamente la cena, mettendo sui carboni una bella

_traira_ e nella pentola un paio di uccelli acquatici e due tuberi

lunghi quasi un piede, grossi come il polpaccio d’un uomo e dolcissimi,

che aveva raccolti durante la sua breve esplorazione.

Quando tutto fu pronto, si trasse in disparte, non usando gl’indiani

brasiliani mangiare l’un presso l’altro, nemmeno in famiglia e vuotò

destramente la sua pentola colma di brodo, servendosi non già del

cucchiaio, bensì del dito indice e medio e con tale rapidità da

terminare prima dei due europei.

Anche la _traira_ fu divorata senza che perdesse tempo a pulirla delle

spine e delle scaglie. Di boccone in boccone separava le une e le altre

servendosi della lingua al pari delle scimmie, cacciandole in un angolo

della bocca, per rigettarle poi tutte insieme a pasto finito.

Durante i loro pasti gl’indiani non usavano nè parlare, nè bere. Dopo

però amavano chiacchierare come pappagalli per delle ore intere e bere

in abbondanza, specialmente _casciri_ e altri liquori forti fino a

ubbriacarsi.

Mancando però dell’uno e degli altri, Rospo Enfiato dovette

accontentarsi dell’acqua del fiume e d’una presa di _paricà_ che aspirò

attraverso un doppio tubetto formato con due ossa alari d’avoltoio e

che lo mise subito di buon umore, essendo quella polvere inebbriante.

Quella fermata, necessaria per dare un po’ di riposo alle loro membra,

si prolungò fino alla mezzanotte, poi tornarono ad imbarcarsi volendo

approfittare delle tenebre per guadagnare via, senza correre il

pericolo di venire notati e disturbati dagli abitanti delle rive.

Da una parte e dall’altra del fiume, dei superbi palmizî proiettavano

un’ombra così fitta da rendere la _canoa_ quasi invisibile.

Erano palme da cera, le più belle e le più eleganti della numerosa

famiglia delle _palmares_, dal tronco altissimo, esile, bianchissimo e

coronato sulla cima da un elegantissimo ciuffo di foglie lunghe cinque

o sei metri.

Di quando in quando, in mezzo ai folti cespugli che avvolgevano i

tronchi di quelle palme si vedevano vagare delle ombre e luccicare

dei punti giallo-verdastri e si udivano dei miagolii soffocati e delle

urla rauche che si ripercuotevano lungamente sotto le infinite vôlte di

verzura.

Erano giaguari e coguari, lupi rossi e gattoni pardini che vagavano sui

margini della foresta cercando la cena.

Rospo Enfiato, appena s’accorse della loro presenza, s’affrettò a

spingere la _canoa_ in mezzo al fiume. Conosceva per prova lo slancio e

l’audacia dei giaguari e dei puma per non prendere le sue precauzioni.

— Che abbondanza di belve! — disse Alvaro, vedendo due grosse ombre

spingersi rapidamente verso una lingua di terra che si prolungava fino

quasi in mezzo al fiume.

— Tutte le rive dei corsi d’acqua sono così popolate di carnivori,

— rispose Diaz. — La grande foresta è poco frequentata dai tapiri,

dalle scimmie, dai pecari e dai _caspybara_, le vittime ordinarie dei

giaguari e dei coguari, essendo scarsa di stagni e di ruscelli.

— Silenzio gran _pyaie_, — disse in quel momento Rospo Enfiato,

ritirando le pagaie.

— Che cosa c’è? — chiese il marinaio.

— _Aldèe!_....

— Dove?

— Lassù, verso quella punta.

— Dei Tupy?

— Certo, — rispose l’indiano.

— Potremo passarvi dinanzi senza destare l’attenzione degli abitanti? A

quest’ora devono dormire come i _sucuriù_ durante la stagione secca.

— Se gli Eimuri non sono stati completamente scacciati dal territorio,

nell’_aldèe_ si veglierà.

— Già, è vero. Che cosa ci consigli di fare?

— Lasciare la canoa e gettarci nella foresta. Marcieremo con maggior

sicurezza e potremo avvicinarci, senza venire facilmente scoperti, alla

grande _aldèe_ dei Tupy.

Tuo figlio deve trovarsi colà, ne sono sicuro.

— Mi spiace abbandonare la _canoa_.

— L’affonderemo, così potremo ritrovarla nel ritorno e rifugiarci

ancora nella savana sommersa.

— Che cos’ha dunque l’indiano? — chiese Alvaro che s’impazientiva.

— Vi è un _aldèe_ dinanzi a noi, ossia un villaggio di Tupy, — rispose

Diaz. — Rospo Enfiato non osa passarvi dinanzi e ci consiglia di

gettarci nella grande foresta.

— Possiamo fidarci di lui?

— Interamente.

— Allora andiamo alla riva. —

Attraversarono il fiume approdando sulla riva destra e sbarcarono.

L’indiano legò la _canoa_ al tronco d’un albero, servendosi d’una liana

molto lunga, mise a terra le sue provviste, la sua amaca ed un paio di

pentole, poi riempì d’acqua la scialuppa, facendola affondare in mezzo

ad un gruppo di enormi foglie di _victoria regia_ onde nessuno potesse

scorgerla.

Stavano per salire la riva e coricarsi sotto i palmizi, quando

l’indiano tese un braccio verso l’alto corso del fiume, dicendo al

marinaio.

— Vede il gran _pyaie?_ —

Una forma allungata e nera si era staccata dalla penisoletta sulla

quale sorgeva il villaggio e scendeva rapidamente il fiume.

— Una canoa, — disse Diaz.

— Vegliavano nei _carbet_, — rispose l’indiano. — Vengono ad

assicurarsi se noi siamo sbarcati.

— Sì, ci avevano già scoperti.

L'Uomo di Fuoco · 第 74 / 100 题