Taci! —

Il silenzio era stato improvvisamente rotto da urla formidabili che

aumentavano rapidamente d’intensità, accompagnate da suoni stridenti

che pareva uscissero da quella specie di flauti formati con tibie umane

e che usavano in quell’epoca quei terribili antropofagi.

Quelle urla echeggiavano in due diverse direzioni.

— Che due tribù siano alle prese? — chiese Alvaro.

— Signore, vi ricordate dei Caheti comparsi sulle rive della savana? —

chiese Garcia.

— Andiamo a vedere, — disse Alvaro. — Se succede un combattimento

nessuno avrà il tempo di occuparsi di noi. —

Uscirono dalla macchia e s’avanzarono verso il luogo dove le urla

risuonavano sempre, tenendosi però prudentemente nascosti fra le piante

più folte e scivolando di preferenza fra i cespugli.

Non avevano percorsi duecento metri, quando si trovarono sul margine

d’una immensa radura, in mezzo alla quale non crescevano che pochissimi

gruppetti di palme.

Alvaro non si era ingannato: due tribù, entrambe numerose, stavano per

venire alle mani.

— Gli Eimuri alle prese con una tribù nemica! — esclamò il portoghese,

gettandosi in mezzo ad un cespuglio.

Sei o settecento indiani, spaventosamente dipinti in nero, in azzurro

ed in rosso, coi volti adorni di penne di pappagallo disposte in modo

da figurare baffi, barbe e corna e divisi in due colonne, marciavano

lentamente agitando furiosamente le mazze, le cerbottane, le lancie e

le scuri di conchiglia.

La battaglia che doveva diventare ben presto sanguinosissima, essendo

tutti i selvaggi brasiliani valorosissimi, non era ancora cominciata.

Prima di assalirsi, i brasiliani usavano provocarsi da lontano per

eccitarsi.

S’avanzavano gli uni contro gli altri a passo cadenzato, fermandosi di

quando in quando per ascoltare le arringhe infuocate dei capi che li

mettevano in un incredibile furore.

Davan fiato poi ai pifferi ed ai flauti, stendevano le braccia

mostrando gli archi e le mazze o le gravatane, provocandosi con urla

spaventevoli e alzando sulle picche dalla punta di selce o di spine di

pesce, le ossa dei prigionieri che avevano divorati.

Gli Eimuri erano assai più superiori di numero, ma i loro avversari

parevano meglio armati e poi più alti e più sviluppati dei primi.

— Se si distruggessero almeno reciprocamente, — disse Alvaro che si

teneva ben celato a fianco di Garcia. — Questi sono demoni piuttosto

che esseri umani.

— Chi vincerà? — chiese Garcia.

— Lo sapremo presto, — rispose Alvaro. — Simili battaglie con attacchi

a corpo a corpo non devono durare molto.

Le due tribù che procedevano senza ordine alcuno ma in ranghi serrati,

giunte a cento metri l’una dall’altra, posero mano agli archi e alle

gravatane saettandosi reciprocamente.

Era uno spettacolo bellissimo il vedere tutte quelle freccie che

terminavano in penne variopinte e che percosse dal sole riflettevano

tutte le varietà delle loro tinte, volare in tutte le direzioni.

I guerrieri che ne venivano colpiti, se le strappavano dalle carni

rabbiosamente, le mordevano e le spezzavano, senza dare indietro un

passo nè volgere le spalle e rispondevano fino a che il _vulrali_, quel

veleno che non perdona, produceva il suo mortale effetto.

Esaurite le freccie le due tribù si slanciarono l’una contro l’altra

con un clamore assordante e le mazze alzate.

L'Uomo di Fuoco · 第 69 / 100 题