L'accrescimento, che vanno facendo a poco a poco i popoli al valore
delle monete contro ogni divieto de' loro principi, è un'infermitá
politica de' Stati, che dal Bodino è chiamata, nel suo libro _Della
repubblica_, «_morbus nummaricus_». Io non saprei a quale fra le
malattie del corpo meglio rassomigliarla, che a quei mali cutanei,
che, con perpetuo incomodo della persona, non solo ci deformano la
pelle e ci tengono in continua agitazione, ma, penetrando qualche
volta piú addentro, c'infettano fin nelle viscere il sangue, con
pericolo della vita, rendendoci frattanto tardi ed impediti all'altre
funzioni. E veramente sono queste infermitá, non meno nel corpo umano
che nel politico, come dipendenti da cause occultissime ed oscurissime
da intendere, cosí difficilissime e pericolose da curare. Ma tanto
maggiormente in un corpo politico, perché quei pochi, che ne
comprendono le ragioni ed a' quali ricorrono quasi forzatamente i
principi per medicamenti, sono per lo piú quegli stessi, interesse
privato de' quali si è che il male pubblico si mantenga. E veramente,
se i principi e loro ministri e magistrati ben intendessero queste
materie, non tanto difficili per loro natura quanto per la scarsezza
d'autori che con ordine e chiarezza le abbiano spiegate, non avrebbero
bisogno di valersi alle loro consulte di persone interessate nel danno
del pubblico, che, mal consigliandoli, cagionassero quegli errori di
governo, da cui discendono gli umori peccanti piú contumaci di questa
infermitá, che pur troppo, con danno e lamento de' popoli, ha
infestato in questi ultimi tempi e va tuttora infestando non solo i
felicissimi Stati veneti, ma ancor quelli della Chiesa, Toscana,
Lombardia, regno di Napoli ed una gran parte dell'Allemagna: essendo
proprio di questo male che, quando, trascurando i pronti rimedi, si
lascia crescere e far radice, non può piú guarire, senza che non
rimangano ben grandi le cicatrici cosí nell'erario del principe come
nelle borse de' privati; ma, se si usano i buoni preservativi, rare
volte e quasi mai può molestare i corpi politici, e, se pure in loro
si risveglia, colla prontezza de' medicamenti ben intesi subito ancora
risanasi. E questi spero di manifestar io assai brevemente e non senza
chiarezza in questo trattato, che m'accingo, piacendo a Dio, a
scrivere, sperando di far perciò cosa che da' viventi e da' posteri
sará gradita per lo pubblico benefizio che potrá risultarne, che è
l'unico fine de' miei studi e delle mie applicazioni.
Conosco e confesso d'accingermi ad un'opera difficile e laboriosa, e
so bene che molti saranno di quelli in particolare, che, deputati ne'
maestrati o ne' Consigli a discutere questa materia per pubblico
servizio, diranno, come ho udito dire da piú d'uno, d'esser
impossibile il trovar regola che basti a frenar questa corrente de'
popoli; ma io non posso si facilmente disperarne il rimedio. Chi
osserverá che nello Stato del serenissimo granduca per lo corso di
sessanta e piú anni non ha patito alcun'alterazione la moneta, avendo
sempre valuto la dobla d'oro 20 lire fiorentine, lo scudo d'argento 7,
gli ongari 11 e un terzo, ed i zecchini veneti e i gigliati lire 12, e
che solo da poco tempo in qua s'è fatta qualche alterazione (non però
dal principe ancora approvata), che in certi miei scritti di questa
materia (che fino dal 1680 diedi in mano a molti amici) io predissi
dover seguire; e osserverá dipoi che nello Stato veneto il zecchino
dal 1605, ch'egli valeva dieci lire, fino ad ora a poco a poco ha
raddoppiato, valendone ora venti, ed ha sempre tirato seco di pari
passo la valuta delle altre monete; e che lo stesso disordine è
seguito, anzi maggiore, negli Stati ducali di Lombardia; e molto
maggiore seguí in Polonia a' tempi di Casimiro, quando in due o tre
anni soli passò l'ongaro dalla valuta di 6 a quella di 12 fiorini: non
potrá di meno di scorgere che questa malattia ha i suoi preservativi,
senza de' quali non sarebbe si conservata sana sí lungo tempo la
Toscana, che pure non è nell'Indie, ma nel mezzo d'Italia, e traffica
del continuo con altre province, pur troppo da cotal morbo infette;
anzi sarebb'ella tuttavia nella sua primiera constituzione, se,
mutando la dose a' suoi scudi, non avesse ella trascurato i veri
lattorari. Onde vedrá quanto poco fondamento abbiano i discorsi di
quelli, che, nell'oscuritá di queste materie non trovando ove mettere
un piè sicuro per mancanza di lume delle piú vere cognizioni,
disperando de' rimedi, saldamente pronunziano esser male incurabile, e
tanto piú in questa opinione si stabiliscono quanto che vedono ne'
loro paesi essere stato in ogni tempo medicato, ma invano, con
infiniti bandi e proclami, che a nulla giovarono. Che se faranno
riflessione come abbia potuto qualch'altro Stato sí lungo tempo
mantenersene esente, non avranno ragione di sí fattamente disperare.
Tanto basti, o lettore, averti detto sul tuo ingresso alla lettura di
questo libro, nel quale non devi pretendere quella pulitezza di stile
né quella facondia, ch'io non professo e non ti prometto. Le materie
dogmatiche sono come in architettura l'ordine toscano, che con gli
ornamenti troppo gentili si deturparebbe. Attenderò alla sodezza delle
massime ed alla distribuzione ordinata delle cose da dirsi, onde
risulta la chiarezza. Ti porrò bensí innanzi ne' primi capitoli alcune
cognizioni dell'antico valore de' metalli e delle monete, ed altre
notizie erudite, che, se avido sei d'intender subito i fondamenti
delle mie opinioni circa lo stato presente delle cose, ti sembreranno
forse un poco lontane dall'intento principale. Ma leggile pure, e
proseguisci con ordine, ché vedrai nascerne lume tale a poco a poco,
che, a guisa di coloro che, dimorati lungo tempo nelle tenebre, onde
non soffrirebbono di primo tratto una luce gagliarda, col trattenerti
qualche poco fra quest'ombra dell'antichitá, giugnerai finalmente a
veder chiaro anco in faccia al sole.
Tu nel restante supplisci con la tua bontá compatendomi; e vivi
felice.