Della difficoltá o possibiltá delli espedienti predetti.
Le cause, che non permettono che vengano denari in Regno, ancorché
ogn'anno se ne estraa robba da circa milioni sei, sono l'entrate che
tengono forastieri in Regno, che, come dice il detto De Santis, non vi
è remasto piú né vita né robba per obligarvi, l'industrie che vi fanno
con le robbe che vengono da fuora per il bisogno del Regno; le quali
cose tutte ascendeno a molto piú che possa importare la robba che si
estrae, ancorché fusse di somma maggiore, le quali non permetteno che
vengano denari per le robbe predette. E tutte quasi pareno impossibili
a levarsi, o difficilissime, o con ruina e danno del Regno tutto o
d'infiniti particulari, che forsi, tentando questi remedi, saria un
causare maggior male. E, per far meglio intender questo, se si vuol
parlare di levare la causa dell'entrate che tengono forastieri, questo
non si potria fare se non col ritornar loro li denari; e questo, oltre
d'essere impossibile al Regno, quando fusse, non li saria espediente,
ché saria privarlo afatto nel stato che si ritrova, e non farlo
abbondare di denari. Se si dice che si deveno sospendere per alcun
tempo, non dico li sei mesi detti dal detto De Santis, ché nulla
giovaria, ma molto maggiore, né l'uno né l'altro permette la legge; e
cosí si diria impossibile per legge. E se mi si dicesse che non si
deve dire impossibile per legge, poiché l'utile publico si deve
preferire al privato, e, importando salvare un regno, la legge non
tiene conto della ruina de' privati per la ragione predetta, e non
solo permetterlo ma commandarlo: rispondo tutto esser vero; ma prima
bisogna esser certo che di nissun altro modo si possa riparare alla
ruina universale e danno publico che con la ruina e danno de'
particolari; secondo, che il detto danno e roina de' particolari non
causi e importi altro danno publico e universale, ché in nissuno de li
doi modi dalla legge si permette il danno privato; e nel caso nostro
non vi è né l'una né l'altra certezza, ma pericolo grande del secondo.
E il simile si dice dell'altra parte della causa, cioè dell'industrie
che fanno forastieri in Regno: ché, volendo levar questa causa, oltre
del danno de' privati, saria privare il Regno del commercio; e, per la
robba che viene da fuora per il bisogno del Regno, pare impossibile
semplicemente, ché, non pagandosi, non si avranno. Sí che voler
remediare con levar la causa, che pare il remedio piú sicuro e certo,
in alcuna parte è impossibile, in alcuna pericoloso e forse causa
d'altro maggior danno: perciò difficilissimo si dirá il remedio, e
tanto piú difficile quanto altro che levar la causa pare impossibile,
e, se altro remedio apparente si ritrovasse, meno potria far
l'effetto, mentre è verissima la proposizione che durante la causa
dell'infermitá durerá sempre l'infermitá.
Circa la seconda causa della penuria delle monete, che è il defetto
degli accidenti communi, quale per levare, bisognaria introdurli; e,
se questo remedio non si ha da dire impossibile per essere accidenti
communi, quali si è detto possere accadere a ogni regno, sará
difficilissimo, sí per esser di sua natura difficile, bisognandovi non
una cosa sola, ma molte e molte per introdursi che produca l'effetto.
La difficoltá l'accresce la contraria inclinazione della gente del
paese, come si è detto nella prima parte; e il tutto ha da dependere
dall'ultimo accidente commune, che ha da movere, disponere e
conservare gli altri accidenti, quale similmente si è detto
difficilissimo essere da essercitarsi al proposito, oltre d'altre
difficoltá minori e particolari. Per lo che, da questo e altro che si
può considerare, si conclude gli espedienti predetti essere
difficilissimi semplicimente intesi: si avrá dunque da vedere se vi è
modo di facilitarli.