Del remedio della proibizione dell'estrazione della moneta.
La ragione apparente, che è stata causa d'indurre a far questa
provisione di proibire l'estrazione della moneta, è stata che con
quella si conserva la moneta che vi è e che vi deve venire. Perciò,
venendone o molta o puoca, mentre non si può estraere, sempre va
crescendo, e cosí il Regno viene ad abbondare di moneta, poiché si è
presupposto venire di necessitá milioni cinque ogni anno, meno docati
doicentomilia per la robba che si estrae. E tanto piú questa ragione
move, quanto per alcuni pensieri si credesse che il guadagno fusse
causa di fare estraere la moneta per fuora o altra; e son state tanto
potenti queste ragioni, che l'han fatto proibire con pene gravissime.
Ma la veritá è in contrario, che semplicimente la proibizione
dell'estrazione de la moneta non è espediente alli Stati, né giova a
cosa alcuna di farli abbondare d'oro e argento, anzi è piú presto
dannosa; eccetto se per alcuno disordine il Stato fusse in termine
tale, che l'estrazione li potesse nocere. E, acciò si conosca esser
vera questa conclusione, si adduce che si ha da dare alcuno fine per
colui che vuole estraere, poiché senza fine nisciuno agente opera:
dico dunque che, estraendosi la moneta per qualsivoglia fine, bisogna
che ritorni con vantaggio nel Regno, donde si estrae. E, acciò piú
facilmente s'intenda, si metteno due cause, che son le piú communi e
generali per fare estraere la moneta, cioè o di voler comprare robba
per fuora, o per portar la moneta in altra parte che vaglia piú cara o
che vi sia utile a farla ritornare per cambio. Se me si dice che
l'estraerá per comprar robba da fuora, se questa robba bisogna per il
Stato dal quale si estrae, non li noce cosa alcuna, poiché per
necessitá bisogna pagare le robbe se si vogliono avere. Né mi si dica
che si pagariano per cambi o commutazione di robbe, che l'uno e
l'altro è il medesimo, come si è provato: poiché, se è per il cambio,
bisogna che o prima o dopo vi siano inviati li contanti; se è la
commutazione della robba, similmente la valuta, e li denari che se ne
aveano da quella, si compenza con li denari estratti, né in questo vi
è difficoltá. Se si dice che le robbe non bisognano per il Stato, ma
si portano altrove, domando:--Dove si portano? Che cosa si fará delle
predette robbe?--Senza dubbio se venderanno per maggior prezzo di quel
che le comprò; e cosí ritornará in piú quantitá il denaro che ne uscí,
e, se si comprasse di nuovo robba, tanto piú ritornará con vantaggio.
E, se si dicesse che tornará per cambio e non in contanti, a questo si
è risposto di sopra; se, perché la moneta del Stato in altra parte
vaglia piú del proprio, ha forza la medesima ragione che ritornará con
vantaggio, come si è detto, quando se ne compra robba, e a basso si
fará piú chiaro. Se si estrae, perché vi è utile in farla ritornare
per cambio (che è quella causa che si imaginò il detto De Santis che
facesse uscire la moneta dal Regno), si risponde come di sopra, che vi
ritorna con vantaggio, come si è detto; e cosí per l'altre cause per
le quali si estraesse: sí che non può redondare in danno mai del Stato
l'estrazione, ma d'utile. E, oltre il detto, la libertá
dell'estrazione è causa di maggior trafico, e la proibizione di
minore, poiché non sempre ritorna conto al mercante il cambiare, e piú
volte li rende utile il portar de contanti, e, essendovi la
proibizione, si ritiene, perché, bisognandoli dopo per altre parti, si
ritrova impedito e non può estraerli; e perciò si contentará piú
presto sentire altro danno, e lasciará di traficarvi: e questo è il
danno che può causare la proibizione, e utile nisciuno. Né bisogna
altra ragione per far conoscere questa veritá, senza addurre essempi
d'altri prencipi d'Italia, che quasi tutti permettono l'estrazione
della moneta propria.
E perché la signoria di Venezia, se bene permette l'estrazione de la
moneta propria, proibisce l'estrazione della forastiera, ho voluto
addurre la ragione perché li torni conto; ed è questa: che con simile
disposizione acquista utile d'ogni via; che con l'estrazione della
propria acquista l'utile che si è detto, e la proibizione de la
forastiera non lo può impedire, per abbondare quella cittá di moneta
propria, per qualsivoglia grandissima somma che se ne estraesse; e con
la proibizione della forastiera acquista l'utile della zecca,
convenendo (come si dirá di sotto) che le monete forastiere vadino in
zecca e non corrano per monete. Né questa proibizione può causare
minor trafico di non venirvene; ché, lasciando da parte molte ragioni,
come si è detto, quella cittá abbonda di moneta propria, che non vi è
difficultá che, portandovi la forastiera, non ritrovi subito la valuta
portandola in zecca, dandoli la propria, quale può estraere, come si è
detto. E tutto questo s'intenda semplicemente, non vi essendo
disordine nello Stato o causa tale, nata per quello, che facesse
l'estrazione dannosa come nel Regno nostro. Non quella, che adduce il
detto De Santis, che, ritrovandosi il Regno cosí essausto, saria in
potere d'uno privarlo affatto di moneta, con l'altre cause che tutte
risguardano la bassezza del cambio o la detta; perché per questa
considerazione la dovriano permettere, poiché, non vi essendo moneta e
volendovi traficare li mercanti per la libertá dell'estrazione, loro
bisognava portarne per posserne cavare, e, come si è detto, di
necessitá quella che si cava ritorna con vantaggio, parlando
semplicemente. Ma la causa, per la quale nel Regno nostro genera danno
l'estrazione, è il disordine, che si è lasciato crescere, di aver
tante entrate li forastieri, e tenere in mano tutte l'industrie del
Regno, per le quali cause essendovi permissione, li denari che si
estraeriano non bisognaria che ritornassero piú in Regno. E sono cause
tali, che a una parte sola non basteriano tutti li contanti di Regno
né il doppio, e per questo solo rispetto dico che stia bene in Regno
la proibizione dell'estrazione; e tanto piú quanto è vero quel che
dice, che, per avere occupato ogni cosa li forastieri, non possono
convertere le terze in capitale come prima, per non ci essere remasto
in Regno piú che vendere, di modo che per ogni via, e di necessitá, se
potessero, estraeriano li denari. E per tal rispetto solo a me pare
che stia bene la proibizione; ché, non vi essendo questo, la
proibizione non genera utile alcuno, ma danno. Sí che concludiamo che
questo remedio della proibizione non può mai fare abbondare il Regno
di moneta, ma serve solo per obviare al disordine in quanto può.