Delle cause per le quali li regni possano abbondare d'oro e argento.
Quanto importi, cosí a rispetto di popoli come a rispetto di prencipi,
un regno abbondare d'oro e argento, e quanto beneficio causi, e che
sia occasione potente di non fare commettere molti delitti, ancorché
alcuni con loro capricci vogliano il contrario, non mi è parso
discorrerlo al presente; e cosí ancora quanto danno apporti esserne
povero: parendomi che da ognuno, se non distintamente, almeno in
confuso s'intenda. Perciò, avendola per proposizione provata, e che
coloro che tengono la contraria opinione debbano essere inviati in
Anticira, si tratterá delle cause che ciò possano producere, le quali
se divideno in due spezie, cioè naturale e accidentale. La naturale è
di una sola maniera, cioè quando nelli regni vi sono miniere d'oro e
argento; e, dove è questa causa, bisogna al prencipe fare diversa
provisione nel suo regno da quella che faria si non vi fosse. Della
quale non intendo trattare, per non esservi detta causa nel nostro
Regno, né meno in tutta Italia, dove non si essercita altra miniera di
detti metalli, fuorché in Saravez dal granduca di Toscana. Si tratterá
dunque de le cause accidentali, per posser quelle applicare
principalmente nel nostro Regno e in tutta l'Italia, acciò, data
comparazione di cose simili e opposite, nelli medesimi accidenti si
vegga meglio la veritá.