CAPITOLO XLV

Avvertimenti a' prencipi dell'onore ed utile, che tanto a loro come ai

loro popoli ne seguirá, s'essequir faranno le presenti cose.

Fra l'altre degne ed onorate azioni dalli prencipi nelli loro maneggi

fatte, si è procurato, come si sa, con ogni studio di fare che nelli

loro Stati e regni siano fatte belle e buone monete e d'oro e

d'argento, accioché fossero e per memorie de' nomi loro, ed anco

perché fossero spese ed accettate per i debiti valori tanto nei domíni

loro come in altri luoghi. Nondimeno, perché nel farle gli ordini sono

stati e sono diversamente osservati da una provincia all'altra ed anco

da una cittá all'altra, essi non hanno mai potuto effettuare questo

loro cosí giusto desiderio. Or, accioché una volta si dia fine a cosí

gran travaglio, ho pensato col mezo di queste mie deboli fatiche

avvertirli che, se vorranno che sia essequita questa loro buona

volontá, non dovranno permettere che per l'avenire siano fatte le

monete se non con gli ordini universali, cioè sotto una regola sola,

la qual nel _Discorso_ vien proposta; onde ne avenirá ch'esse monete

resteranno per sempre nelli loro reali dati valori, e ciascuno nelli

pagamenti riceverá il fatto suo con oro ed argento coniato con giusta

e regolata proporzione, cosí delli pesi come delli valori. Oltreché,

si conoscerá il fino ed il brutto, uniti ed anco separatamente, di

qualunque sorte di monete, cioè se saranno a finezza o lega di once

11-1/2, 11, 10, 8, 6, 4, 2, o d'altre: cosa che non si può giá cosí

facilmente fare per altri ordini ch'io sappia, e massimamente per

quelli che di presente in molte cittá e province si usano.

Ed affinché si dia principio a questo cosí degno fatto, essorto essi

prencipi e signori a cominciar di voler e fare che le loro reddite o

entrade siano ricevute in monete d'oro e d'argento, solamente in

ragion di puro e di fino; ed anco a fare una nuova correzione sopra

l'essazione dei loro dazi per conto dei pagamenti, cosí di quelli di

gran somma, come di quelli di poca importanza, la qual essazione sia e

s'intenda regolata per sempre a ragion di moneta imperiale: il che non

potrá giamai tornar danno e preiudicio ad essi prencipi ed ai loro

popoli in modo alcuno. Oltreché, tutto ciò facendo, li dazi cosí

regolati saranno e resteranno per l'avenire chiari ed intelligibili a

qualunque persona, e terriera e forestiera, senza disputa alcuna.

Oltre di ciò dico che, se, dopo che sará stato posto l'ordine

universale nelle zeche, prencipe alcuno ricercato fosse di concedere

che nello Stato suo fossero fatte le monete sotto un altro peso o

campione, che fosse piú leggiero del detto della libra di Bologna, e

quasi sino alla quantitá d'un grano (se ben l'oro e l'argento si

apprezzassero sotto i valori di lire 72 e di lire 6 l'oncia, e che le

once dipendessero dal partimento di una libra cosí scarsa); tal

prencipe non mai dovrebbe ciò in alcun modo tolerare per diverse

cagioni, ed in particolare perché non riuscirebbe il giusto peso nelle

monete: quali, essendo poi reviste dalli contisti in altri paesi,

riuscirebbono anch'esse scarse, e non vi si troverebbe dentro il

giusto peso del fino per cagion di tal leggerezza; e perciò non vi si

potrebbono portare se non con perdita, e la spesa fatta nel farle

coniare vana sarebbe, percioché venirebbono di subito tassate, e non

vi si spenderebbono se non per la rata del fino che in esse ed in

ciascuna di loro esser si trovasse. Egli è ben vero che, se l'oro e

l'argento non coniato, over in monete ridotto, fosse particolare a

cittá per cittá ed a luoghi per luoghi, come sono le misure e pesi,

che, se ben sono differenti da una cittá all'altra, ciò poco importa,

si potrebbe cosí anco fare di essi argento ed oro, cioè far loro

quelli pesi e prezzi che piacessero a chi le governasse. Ma, perché i

danari sono maneggio in generale e sono trasportati da un paese ad un

altro per far diversi contratti, però fa di bisogno fermarli in uno

essere, cioè nella forma e sotto gli ordini fondati e terminati sopra

l'unitá dei sette capi principali nell'antecedente capitolo descritti.

E, ciò non facendo, sempre nasceranno di tempo in tempo disordini

grandi sopra il fatto di esse monete, e in particolare e in

universale.

E, per esser dunque i detti preciosi metalli coniati per uso generale,

com'è detto, è cosa molto necessaria e di grandissima importanza che

per essi vi sia un sol peso ed un sol prezzo generalmente, come se il

mondo fosse una sola cittá o monarchia, e fare quell'istesso di detti

peso e prezzi in universale come si fa e osservasi delli pesi e misure

nelle cittadi in particolare, e non altrimenti di quello che si faccia

dei numeri, quali sotto una regola sola servono per tutto il mondo:

cosa che non fanno i pesi e le misure particolari delle cittadi, che

in generale non servono. Ed ancora fare che li campioni, che per ciò

saranno necessari (destruendo ed anichilando affatto qualunque sorte

di pesi per l'oro e l'argento finora usati), tutti siano regolati e

ridotti sotto il peso del detto campione della libra di Bologna, e con

i partimenti di essa nel capitolo VIII giá descritti, e che siano in

tutti i luoghi osservati per sempre, cosí nel far la tassa di tutte le

monete, come nel ridurre in monete i detti preciosi metalli. E tutto

ciò dovrassi fare ed osservare, accioché li contisti ed altri possano

per sempre fare i conti loro confronti con un sol ordine e una regola

sola per il fatto delle monete, come se ciò fosse stato loro da un sol

monarca commesso. Or qui, s'alcun dicesse che fosse cosa impossibile

di poter fare ed osservare tutto quello che nel precedente e nel

seguente capitolo vien proposto, veramente di gran longa in ciò

s'ingannerebbe, per le molte e vere ragioni nel _Discorso_ allegate:

e, quando i prencipi possederanno ben questo fatto, conosceranno che

ciò non apporterá loro danno alcuno, ma sí ben utile onesto ed onor

perpetuo, e tanto per l'interesse particolare quanto per l'universale.

Oltreché, i nomi di quelli, che nelle loro cittá e zeche osservare

faranno questi ordini, eternamente con gran lode si manteneranno non

solo negli Stati e regni loro, ma ancora in tutte quelle parti del

mondo ove le loro monete saranno trasportate e spese: imperoché esse

saranno in effetto da ogniuno mantenute e conservate per sempre nel

loro essere e, tenute in gran considerazione e venerazione; il che

veramente sará a perpetua gloria di essi prencipi, che cosí le

averanno fatte fare.

Laonde la Santitá del sommo pontefice, la Maestá cesarea ed altri re e

prencipi a chi spetta tal impresa, abbracciando questo fatto,

potrebbono per legge publica ordinare che tutto ciò osservato fosse. E

senza alcun dubbio non sará persona o publica o privata (come cosí

tengo per fermo), che non accetti volontieri questi nuovi, veri,

reali, facili e cosí utili ordini; conoscendosi che le cose delle

monete sono per andar di male in peggio, ed anco perché ciascuno

desidera conseguire con effetto nelle monete e d'oro e d'argento la

giusta quantitá in peso del puro e del fino, che sia l'integro e real

pagamento del suo credito, e non altrimenti. E cosí anco è sempre

stata ed è mente delli re, prencipi e signori che da ciascuno sia

ricevuto nelli pagamenti tutto quello che di ragione e veramente aver

si debbe.

Economisti del cinque e seicento · 第 62 / 180 题