La morte di Emma Flores era stata vivamente compianta anche da coloro
che conoscevano soltanto di vista la giovane signora, sposa appena da
diciotto mesi a colui che le aveva dato il suo nome, le sue ricchezze,
il suo cuore, preferendola tra tante con gran dispetto delle rivali.
Tutti avevano ricordato in questa luttuosa occasione l'apparizione quasi
luminosa di lei, uscendo dalla chiesa dove era stato celebrato il
matrimonio religioso, tanta ineffabile gioia le vibrava dagli occhi,
tanta lietezza di sorriso le infiorava la bella bocca, così profondo
senso di felicità animava l'agile, slanciata persona che si appoggiava
al braccio dell'elegantissimo sposo con soave gesto di abbandono e di
possesso.
Al loro ritorno dal viaggio di nozze a traverso mezza Europa, parecchi —
specialmente i più intimi — poterono notare qualcosa che pareva
stendesse una lieve nebbia di tristezza attorno alla giovane coppia.
I maliziosi non si perdettero in vaghe supposizioni. — Si sono
imprudentemente stancati. Hanno avuto troppa fretta. Basta guardarla in
viso; i sintomi sono evidentissimi. Avremo tra poco l'annuncio del così
detto felice evento...
Sembrava un po' preoccupato anche lui, quasi la prossima paternità
l'obbligasse ad assumere un'aria alquanto severa, per mostrare che ormai
la frivolezza della sua vita di scapolo aveva dovuto cedere il posto a
cure e intendimenti più elevati e più seri.
Per un pezzo parve che la gente non trovasse altro di meglio da fare che
occuparsi dei fatti dei giovani sposi, quantunque essi evitassero di
dare in pascolo alla curiosità degli sfaccendati l'intimità della loro
vita.
A poco a poco, infatti, i Flores si erano ritirati dal prender parte a
feste, a ricevimenti, a spettacoli; viaggiavano da città in città, o
passavano lunghi mesi in una loro villa sempre soli.
— Sono giovani, sono innamorati; lasciamoli fare. Si annoieranno
finalmente!
— La delusione della maternità forse entra per qualche cosa in questo
loro contegno...
— Eh, via! hanno tanto tempo davanti a loro!
— Un po' di posa, per rendersi più interessanti!
— Non ne hanno bisogno, confessiamolo!
— Ed io posso dirvi che la sposina è gravemente malata!
A queste parole del dottore Tarozzi, in casa della contessa Starani, le
signore gli si erano affollate intorno.
— Di che male, dottore?
— Non tradisco un segreto di professione.
— E quand'anche? Non si tratta di peccati....
— D'un male strano, inesplicabile, che sfida tutte le indagini della
scienza.
— Hanno fatto dei consulti?
— Parecchi. Ripeto: io non tradisco un segreto di professione. Me ne han
parlato i colleghi come di un caso nuovo. Un rapido deperimento....
— Tisi, dunque!
— No. La malata non avverte nessun sintomo, all'infuori di una
depressione di forze che, talvolta — e qui consiste la stranezza! —
sembra le produca un senso di sodisfazione, quasi di gioia. — Egli n'è
desolato, e intanto deve fingere di esser tranquillo, conducendo
attorno, in rapide corse, da una provincia all'altra, quella che può, in
un momento, spirargli improvvisamente tra le braccia.
— Spirargli?... E lei non si accorge del suo stato?
— Almeno non lo dimostra.
— Che tormento dev'essere per tutti e due!
Lisa Bretti, che era stata compagna di collegio con Emma, cercò di
vederla appena seppe che i Flores erano tornati in città, ma non fu
ricevuta. E poche mattine dopo si sparse fulminea la notizia: La Flores
è morta! All'improvviso!
— Erano troppo felici! Non poteva durare a lungo!
Tutta la compassione si riversò sul superstite. Signore e signorine
parvero prese da un grande impeto di carità per confortare il giovane
vedovo, che sembrava l'immagine del dolore più concentrato e più
profondo anche dopo un anno e più di strettissimo lutto.
Intimi amici avevan dovuto fargli forza per strapparlo dalla solitudine
in cui si era chiuso.
— Caro mio — gli aveva detto Beraldi — bisogna darsi una ragione di
tutto. Se a ogni perdita di persona cara la gente dovesse seguire il tuo
esempio, in pochissimo tempo il mondo si ridurrebbe peggio dell'antica
Tebaide.
— Ah! tu non puoi intendere....
— Intendo benissimo, anzi. Il tuo è un caso eccezionale, lo so. Ma,
infine, tutti i casi sono eccezionali per chi n'è colpito. E sai che
cosa diceva poco fa una signora amica della cara estinta e tua, parlando
della tua sparizione? Diceva: Vuol dire che non è sicuro di sè. Ha paura
di mostrarsi consolato troppo presto, o di consolarsi davvero con un
nuovo matrimonio.
— Questo è impossibile. Ormai, mi sopravvivo!
— E va bene; ma fare il morto anticipatamente, scusa, mi sembra un
eccesso.
*
* *
La rientrata d'Icilio Flores nella vita sociale fu uno dei più notevoli
avvenimenti della cronaca mondana.
Era rimasto il bell'uomo impeccabilmente elegante di una volta, con
qualcosa di più che proveniva dalla bionda barba lasciata crescere dopo
la disgrazia, quantunque tagliata su l'ultimo modello e accuratamente
pettinata; dal lieve pallore della pelle del viso e da un'aria di
concentrata tristezza nello sguardo che sembrava rivelasse la profonda,
irrimediabile desolazione del cuore.
Nessuno osava di accennare alla povera morta; ma lui la ricordava a ogni
po', in questa o quella occasione:
— Emma diceva... Emma faceva... Emma pensava....
Sempre qualcosa di caro, di gentile, di pietoso: e nella voce gli
tremava una commozione così viva, quasi non fossero ormai passati due
anni dal giorno della disgrazia; e le palpebre si agitavano, come ad
impedire che le lacrime sgorgassero per quel dolore che sembrava appena
di ieri e assumeva, nel ricordo, il valore di ineffabile consolazione.
Quando la gente si accorse che il vedovo cominciava a sentire il fascino
della grazia e dello spirito della signora Lizarri, stette ad osservare
con vivo interesse tutte le fasi di questo avvenimento che si svolgeva
nei ricevimenti della baronessa Starani, in casa dei Rossi, in casa
Bretti, dove, su per giù, si incontravano sempre le stesse persone, e
dove la Lizarri era lietamente accolta per la vivacità dei suoi modi,
nonostante certe spregiudicatezze che la sua sincerità le faceva
perdonare fin dalle invidiose; parecchie.
— Sì, — ella gli disse una sera in casa Rossi, sul punto di andar via —
sì, io ho una piccola corte di amiche e di amici, di amici sopratutto.
Bisogna intrattenersela attorno, per non accorgersi d'invecchiare.
— Invecchiare? Coi vostri venticinque...?
— Trent'anni; non mi addossi un'ipocrisia che abborro. Ma so anche
allontanare i miei cortigiani e rimaner sola per godermi la
conversazione di un amico che mi par degno di essere distinto così.
Domani l'altro, per esempio, io sarei tutta per voi, se non vi
dispiacesse di essere per qualche ora tutto per me. Capisco; chiedo
troppo. Ma se vi affermassi che lo chiedo più per voi che per me,
dovreste credermi.
Soltanto Lisa Bretti, la compagna di Emma Flores, disse a un'amica che
la signora Lizarri era invadente.
— E' vero, — rispose maliziosamente l'amica. Tanto il marito lei lo ha,
quantunque sia quasi come se non lo avesse.
— E' vero — rispose non meno maliziosamente l'altra.
Lisa aveva avuto la malaccortezza di far scorgere che avrebbe volentieri
occupato il posto dell'estinta nella vita del vedovo, e perchè
l'ingegnere Lizarri, pei suoi affari, viveva così lontano dalla moglie,
da essersene cercata — si sapeva da tutti — una provvisoria, come la
moglie pensava a rifarsi — dicevano le male lingue — delle lunghe
assenze di lui.
Icilio Flores, entrando nel salotto della signora Lizarri, si accorse
che tutto era abilmente preparato per impressionarlo. Una soave penombra
invadeva la stanza; l'aria era greve di preziosi profumi, e non emananti
soltanto dai molti fiori freschi, profusi nei vasi e sparsi anche per
terra.
Una nuova ondata di sottile profumo parve spandersi attorno appena la
signora Lizarri si mostrò tra le tende di un uscio, facendo una graziosa
mossa di maraviglia.
— Siete venuto davvero? Ero così incredula, che mi son lasciata
sorprendere in una toeletta quasi indecente.... Non ho voluto farvi
attendere per farmi bella, alla meglio, in fretta.... Vi ringrazio.
Flores le baciò, inchinandosi, la mano.
Era tutt'altro che indecente lo splendido kimono che dava alla bella
persona il fascino artistico dell'esoticità.
— Siete venuto davvero? — ripetè con lieve punta d'ironia nella voce. —
Giacchè ora voi sembrate assente anche quando siete presente col corpo.
In questo momento ci sono forse io davanti ai vostri occhi? Mi guardate,
ma non mi vedete; devo dire così, se l'intimità con cui ho avuto la
cattiva idea di ricevervi vi fa rimanere muto, quasi rannicchiato su
quell'angolo di divano, in atteggiamento di difesa.... Oh! non dubitate;
nessuno vuole assalirvi: io meno di tutte, che non sono vostra amica
recente. Non ho dimenticato — mi supponete un'ingrata? — che nei bei
tempi della nostra libertà mi faceste l'onore di un tantino di corte: di
un tantino, devo dire, perchè voi siete stato sempre un po' prezioso; vi
è parso di accordare troppo, quando accordavate appena appena qualcosa.
Esagero?
— Il mio gran difetto è la timidezza.
— Si dice che parecchie donne vi abbiano trovato tutt'altro che timido.
Avete avuto un'amante ufficiale per la quale facevate delle pazzie....
Non vi biasimo.
— Non mi fate ricordare, vi prego, cose che mi fanno arrossire!
— Volete esser compianto? Vi comprendo; certi casi della vita turbano da
cima a fondo un'esistenza; ma la giovinezza non c'è per niente. Si fa un
po' di sosta e si ricomincia, più insistentemente, più trionfalmente.
Voi siete in questo caso. Non dovrei dirvelo io; posso sembrare
interessata....
— Ah! — rispose Flores — Voi dovreste capire quel che è mancato tutt'a
un tratto al mio cuore.
— E' inutile rimpiangere il perduto. Non si può riavere. Si può però, si
deve sostituire, con qualcosa che appunto avrà il grande pregio di esser
diverso, e talvolta — può darsi — anche meglio.
— Se pensassi questo, mi parrebbe di compiere un atto di vigliacca
profanazione.
— Eh, via, caro Flores!
— Non lo nego: posso dimenticare per qualche momento; specialmente
quando odo parole e veggo sguardi di viva pietà che sembra mi ridestino
alla vita, come le parole e gli sguardi di cui vorrei saper ringraziarvi
quanto meritate....
— Non mentite. Le mie parole, i miei sguardi vi lasciano abbastanza
freddo; ed è bene. Ora voi siete più pericoloso di una volta. Sono stata
imprudente, invitandovi a venire a trovarmi, promettendovi di essere
tutta per voi.... No, no; non aggiungete finzioni a finzioni.... No;
lasciate stare queste povere mani. Che volete farmi credere...? Tutt'a
un tratto?... Oh! Dovevo prevederlo.... Come siamo sciocche noi donne!
Lo vide rizzar da sedere, balbettando:
— Scusate!... Perdonate!... Ho abusato della vostra cortesia....
Addio.... No; a rivederci!
— Sbagliate uscio.... Di lì si va nella mia camera da letto. A
rivederci!
La signora Lizarri non si mosse, e diè in una risata dietro a Flores,
che pareva avesse fretta di scappare, risata di sdegnosa ironia e di
mortificante delusione.
Come mai, intanto, nei ritrovi, egli affettava di nuovo le arroganti
maniere del conquistatore, tanto da far credere che volesse sùbito
rifarsi del po' di tempo perduto? Tanto da sembrare che ora intendesse
anche di smettere quella squisita apparenza di riserbo col cui fascino
aveva soggiogato il cuore della poverina morta di eccessi di amore per
lui, come tutti tenevano per certissimo?
Erano simulati o sinceri queste interruzioni, quei pentimenti che
sembravano di sorprenderlo di tratto in tratto, quando più appariva sul
punto di ricordarsi che la giovinezza reclamava i suoi diritti e che al
culto di un affetto indimenticabile e di un immenso dolore non era
ragionevole nè giusto sacrificare il presente e l'avvenire, più quello
che questo?
Ciò turbava profondamente Lisa Bretti, che in certi giorni credeva di
aver raggiunto il colmo delle sue speranze, e che le vedeva
all'improvviso abbattute, quasi il fantasma della morta insorgesse per
riprendere possesso dell'anima e del corpo del marito con gelosa
violenza.
Allora Icilio Flores sembrava ritornare ai giorni più desolati del suo
lutto, e abbandonarsi alla sopraffazione di esso con una specie di
rabbiosa voluttà.
Ne era maravigliata anche la signora Lizarri, che si spiegava con uno di
questi improvvisi assalti di malata sentimentalità la scena di quella
visita così stranamente interrotta. Si erano riveduti dopo più volte, e
Flores aveva avuto l'audacia o la sfrontatezza — ella non sapeva quale
delle due — di dirle che le sue parole confortevoli di quel giorno gli
tornavano a ogni po' alla memoria e gli facevano bene quasi sentisse
davvero ripeterle dalla gentile sua bocca.
— Peccato — aveva audacemente e sfrontatamente soggiunto — che io non
possa formarmi in casa mia l'illusione di un'immagine, di un profumo da
farmi credere alla apparizione, a un passaggio della vostra persona
colà!
Un'ammenda? Un invito? Anche la signora Lizarri aveva perduto con
quell'uomo la sicura padronanza del suo animo equilibrato.... E
sorridendo e con l'aria di chi accetta una sfida, rispose:
— Se non è che questo!
Egli non se l'attendeva. In quel fosco pomeriggio di aprile, con quella
pioggiolina che veniva giù fitta, uguale e metteva tanta tristezza,
Icilio Flores sussultò sentendo annunziare dal cameriere la visita di
una signora, e rimase interdetto vedendo la Lizarri, sfolgorante di
eleganza, in piedi, quasi fosse lei che riceveva nel suo salotto.
— Vi ho portato la mia immagine e il mio profumo — disse, stendendogli
la mano. — Non potrete dire che non sono generosa con voi, per quanto
tutto ciò valga poco.
La prese per tutte e due le mani, baciandogliele ripetutamente; e
invitandola a sedere, soggiunse:
— Ecco la Primavera da me!
— Lasciate stare la poesia, Flores! Una primavera che arriva con l'uggia
del cattivo tempo, senza un sorriso di azzurro, senza un raggio di
sole... e forse in un momento inopportuno....
— No, credetemi!
— Vi veggo star in orecchio, impacciato....
— Ho gente... di affari... nel mio studio; ma possono attendere.
— Io non ho fretta; a meno che la mia presenza non vi disturbi....
— Che dite mai?
— Sarò indiscreta intanto: ammirerò il vostro appartamento fin dove è
lecito... penetrare.
— Stimatevi in casa vostra... Oh! Non potevo prevedere; mi sbrigherò
presto....
Dapprima la signora immaginò di aver disturbato un'avventura; e, tra
lieta e indispettita, si inoltrò, sperando di sorprendere un indizio;
decisa a qualunque crudele vendetta.... Niente! In una stanzina un
armadietto a muro la tentò; esitò un momento, stese la mano alla chiave,
la ritirò; poi si risolse; la curiosità ne potè più di qualunque
sentimento di delicatezza....
Oh! Oh!... Un vero ripostiglio farmaceutico; boccette, boccettine, in
gran parte vuote; barattoli di ogni specie, programmi, fascicoli....
Credendo che si trattasse di articoli di toelette, sorrise della vanità
maschile, e volle scoprire i misteri cosmetici di Icilio Flores...
Spalancò gli occhi dallo stupore e buttò via con ribrezzo le due
boccette, i barattoli dei quali aveva voluto leggere l'etichetta.... Poi
un riso irrefrenabile la vinse, un riso che la faceva quasi contorcere,
e insieme col riso un senso di pietà che non poteva però sopraffare la
gaia impressione della scoperta.
Dimenticò di chiudere l'armadietto, e tornando in salotto non potè fare
a meno di fermarsi, fortemente commossa, davanti al ritratto di Emma
Flores.
— Povera creatura! Che atroce disinganno dev'essere stato! E n'è
morta!... N'è morta!....
— Andate via? — esclamò Flores, riapparendo.
— Questo ritratto mi fa capire che nessuna donna potrà mai
consolarvi.... Per certi tremendi dolori non ci sono.... farmaci di
sorta alcuna. Voi rimarreste sempre l'Inconsolabile! Dovete
rassegnarvi....
E c'era tanta velata perfida ironia nella voce di lei, e tale equivoco
sorriso su le labbra, che il disgraziato trovando, poco dopo, aperto lo
sportello di quell'armadietto, ne ebbe, per un momento, così profondo
senso di avvilimento da pensare al suicidio.
— Ma è possibile che la scienza.... finalmente?...
Questo filo di speranza, come tutte le vane speranze, resistette a ogni
delusione. E Icilio Flores morì, a sessant'anni, «Inconsolabile»,
qual'era vissuto.