Soltanto quando la sua opera d'amore fu così terminata, Gertrude
s'avvide che le continue fatiche, sostenute notte e giorno, avevano
fatto soffrire il suo organismo ed esaurito le sue forze. Durante la
prima settimana seguita alla morte della signora Sullivan il dottor
Jeremy temette per lei una grave malattia. Ma dopo aver lottato
parecchi giorni contro sintomi assai minacciosi, ella si rimise,
e sebbene ancor pallida e patita potè riassumere il suo ufficio di
maestra e occuparsi della ricerca d'una nuova casa.
Già più d'una famiglia amica le aveva offerto ospitalità,
sollecitandola ad accettare l'invito con un calore così cordiale che
rendeva difficile il ricusarlo; ma per quanto commossa profondamente
dalla benevolenza manifestatale nel suo dolore e nella sua solitudine,
ella volle piuttosto tenersi alla risoluzione presa di trovare
addirittura una dozzina fissa. E quando le ragioni su cui la fondava
furono intese dagli amici cortesi, essi non poterono che approvare la
sua condotta e cessando d'importunarla le prestarono invece con gran
premura, il loro aiuto per attuare il suo proposito.
La signora Jeremy sulle prime era rimasta male e si sentiva quasi
offesa dal rifiuto della giovanetta di stabilirsi subito in casa sua e
rimanerci finchè volesse, magari sempre; e anche il dottore insisteva
con un così perentorio «Su, Gertrude, vieni da noi immediatamente e
zitta!» ch'ella aveva paura, date le sue condizioni di salute, d'essere
portata via senza _poter protestare_. Ma dopo aver di propria autorità
ordinato a Giannina d'impaccare la roba della signorina Flint, chiudere
la casa, e ritornarsene dai suoi genitori, egli acconsentì a sentir
che cosa Gertrude sapesse dire a giustificazione della sua ritrosia. I
ragionamenti su principî generali con cui ella spiegò perchè credesse
di non dover accettare la generosa profferta, non valsero per altro a
persuadere quell'ottima coppia.
— Voleva, per la sua dignità, uno stato indipendente? Scusa che non si
reggeva ritta! O non sarebbe indipendente lo stesso, stando con loro?
La sua compagnia era tanto gradita a tutt'e due, ch'ella poteva esser
sicura di fare anzichè ricevere un favore, sicchè le obbligazioni non
le avrebbe lei, ma viceversa. —
Allora si trovò costretta ad usare l'argomento che veramente aveva
avuto il maggior peso sull'animo suo, e che, ella non ne dubitava,
doveva parere decisivo anche al dottor Jeremy.
— Dottore, — ella disse — voi, spero, non condannerete in me un
sentimento che, lo confesso, ha molto corroborata la mia risoluzione.
Io vi menzionerei malvolentieri questo motivo che più d'ogni altro mi
ha indotta a prenderla, se già non conosceste lo stato delle cose tra
me e il signor Graham, abbastanza a fondo da potermi comprendere e,
almeno fino a un certo punto, approvare. Sapete ch'egli era contrario
alla mia determinazione di non accompagnarli nel loro viaggio,
quest'inverno, e di stabilirmi a Boston; quindi sospetterete che lui
ed io non ci siamo lasciati in buona armonia. Egli mi disse che io
non sarei certo capace di guadagnarmi la vita e mi troverei ridotta a
dipendere da estranei. Ora, giacchè lo stipendio che ricevo dal signor
W. è sufficiente a tutti i miei bisogni, sono ardentemente desiderosa
di collocarmi in modo da mostrargli al suo ritorno che affermando, o,
se si vuole, vantandomi d'essere in grado di bastare a me stessa, non
presumevo troppo delle mie forze!
— Dunque, Graham supponeva che senza il suo potente appoggio voi
sareste ridotta alla mendicità? — fece il dottore. — Col vostro ingegno
e la vostra cultura? L'è da par suo!
— Oh, no, no, non volevo dir questo! — esclamò la fanciulla. — Mi
considerava semplicemente come una bambina, e non comprendeva che
facendomi educare ed istruire, aveva provveduto al mio sostentamento in
anticipazione. Era naturalissimo che non avesse troppa fede nella mia
capacità di lavorare: non m'ha veduta mai alla prova.
— Capisco, capisco. Pensava che dovreste un giorno chiamarvi ben
contenta di ritornare in casa Graham.... Da par suo, sì, da par suo!
— Via, non credo poi che arrivasse a cotesto segno! — osservò
la signora Jeremy. — Era adirato e non badava a quel che diceva.
Scommetterei dieci contro uno che non se ne rammenta più nemmeno, e
a me pare una specie d'orgoglio da parte di Gertrude il darvi tanta
importanza.
— Non saprei, signora Jerry, — obiettò suo marito. — Se è orgoglio, è
però un orgoglio onorevole ch'io lodo, e non giuro che se mi trovassi
ne' panni di lei, i miei sentimenti non sarebbero identici. Perciò io
non insisto più per distorla dal suo proposito. Può stare a dozzina,
e tuttavia passar una buona parte del suo tempo con noi, sia ore,
sia giornate; e non occorre dirle che caso mai s'ammalasse o fosse
altrimenti disturbata, la nostra porta è sempre aperta.
— Ma sicuro! — disse la signora. — Se proprio sei risoluta, cara
Gertrude, fa' dunque come credi meglio; soltanto in una cosa tu devi
assolutamente compiacermi. Lascia questa casa vuota e triste; vieni
via con me, oggi stesso, e rimani da noi finchè tu abbia trovato una
dozzina conveniente. —
Per un breve soggiorno, Gertrude accettò la cordiale ospitalità ben
volentieri; quindi seguì i suoi amici, senz'indugio. E fu soprattutto
grazie alle assidue cure del valentissimo medico, e all'assistenza
della signora Jeremy, la quale vegliò su lei con materna sollecitudine,
ch'ella potè sfuggire alla malattia che seriamente la minacciava.
Il signor W. e sua moglie conoscevano le dure prove sostenute dalla
fanciulla quell'inverno, ed erano per lei pieni di benevolenza e di
simpatia. Essi pure le offersero la loro casa fino al ritorno del
signor Graham e d'Emilia, facendole vive istanze perchè accettasse; ma
quando ella ebbe spiegato che non sapeva quanto durerebbe l'assenza
loro, e che del resto probabilmente non avrebbe più vissuto coi
signori Graham in avvenire, convennero ch'ella si regolava con saviezza
provvedendo a stabilirsi addirittura da sè.
Così i coniugi Arnold, i quali avevano costantemente usato affettuose
attenzioni alla signora Sullivan e a Gertrude, ed erano stati le sole
persone ammesse oltre il dottore nella camera dell'inferma, volevano
ad ogni costo che la giovanetta, due volte orfana, su cui credevano
d'avere quasi un diritto di tutela, stesse con loro, sotto la loro
protezione, fino ch'Emilia non fosse ritornata dal suo viaggio: perchè
come i W. limitavano a questo termine il loro invito. Ma la famiglia
del pastore essendo numerosa, e la sua casa relativamente piccola,
come la sua paga, l'offerta era mossa da un puro sentimento benevolo:
pertanto egli, e la prudente ed economa sua consorte, udito da Gertrude
ch'ella guadagnava abbastanza da potersi mantenere con decoro, e
aveva risolto di conservare la propria indipendenza, l'approvarono
entrambi vivamente; anzi la signora la consigliò e l'aiutò nel modo più
efficace.
Ella aveva una sorella vedova che suppliva alla deficienza della sua
rendituccia tenendo a dozzina alcune signorine venute a Boston per
compiere i loro studi. Gertrude non la conosceva, ma ne aveva spesso
inteso parlare con molti elogi; e la sua speranza di trovare da lei
una dimora gradevole e non troppo costosa, non fu delusa. La signora
Warren, avendo appunto libera una bella camera sul davanti, grande
e chiara, acconsentì di buon grado a darla alla giovane maestra
che la sorella caldamente le raccomandava. Le condizioni erano
convenientissime, e Gertrude poteva prendere subito possesso della sua
nuova abitazione.
La signora Sullivan le aveva lasciato tutti i suoi mobili, parecchi
dei quali comperati di recente, e scelti, secondo il desiderio
di Guglielmo, tra i migliori per qualità e fattura. A fine di
risparmiarle le fatiche dello sgombero, dopo i tanti strapazzi a cui
s'era sottoposta, la signora Arnold e le sue due figliuole maggiori
insistettero amorevolmente perchè ella non s'occupasse che della scuola
e affidasse a loro l'incarico di far trasportare e disporre nella sua
stanza i mobili che desiderava collocarvi, ed invigilare l'imballaggio
del resto: giacchè la fanciulla non voleva che alcun oggetto fosse
venduto. Fu per lei un gran sollievo l'essere dispensata dall'assistere
al doloroso spettacolo dello spogliamento e dell'abbandono di quella
casa ch'era stata il piacere e l'orgoglio della cara amica perduta. E
quando entrò nella camera cedutale dalla signora Warren, sebbene le si
stringesse il cuore alla vista di quei mobili a lei tanto familiari,
ella, ammirando la cura e il buon gusto con cui ogni cosa era disposta
per riceverla, pensò che avrebbe commesso un peccato desolandosi e
chiamandosi sola al mondo, mentre v'erano anime così buone e mani così
operose, pronte a venirle amorosamente in aiuto.
La sera, passò nel salotto da pranzo, dove s'aspettava di trovare alla
tavola del tè soltanto persone sconosciute; ma con sua grata maraviglia
vide tra le commensali Fanny Bruce, la quale, lasciata a Boston dalla
madre e dal fratello che viaggiavano per diporto, era già da parecchie
settimane nel numero delle dozzinanti della signora Warren. Fanny, ora
una scolaretta dai dodici ai tredici anni, aveva spesso avuto occasione
d'incontrarsi con Gertrude durante la villeggiatura estiva, ed ammirava
fervidamente la sua vicina da cui sempre otteneva doni di fiori,
prestiti di libri, aiuto in lavoretti di fantasia. La notizia della
sua venuta data dalla padrona di casa, le aveva fatto concepire la
speranza di stringere con lei più intima amicizia, e quando nei grandi
occhi neri e nel sorriso della giovanetta scòrse la gioia che anch'essa
provava rivedendola, si sentì incoraggiata, a segno che facendosi
innanzi salutò la cara signorina Flint con una vigorosa stretta di
mano, e pregò d'esserle messa accanto a tavola.
La piccola Bruce era una ragazzina di buone disposizioni e cuore
affettuoso, ma negletta dalla madre che riponeva tutto il suo orgoglio
nel figliuolo, il famoso Ben, egli pure ammiratore di Gertrude. Più
volte quella mamma troppo amante dei divertimenti e quell'indolente
fratello l'avevano così piantata in qualche dozzina mentre essi
facevano un viaggio di piacere; nè sempre era capitata bene come dalla
signora Warren.
La povera creatura, non incorata da alcuna simpatia negli sforzi della
sua buona volontà, sentiva che i suoi progressi, il suo benessere
morale, non importavano a nessuno, neppure a' suoi, e questo senso
d'abbandono era per lei una sorgente d'infelicità profonda.
Gertrude presto s'accòrse che Fanny viveva molto appartata. Ella era
d'alcuni anni minore delle sue compagne, tre signorine eleganti, che
non accondiscendevano ad ammettere quella bambina nella loro intimità;
e la signora Warren, tutta presa dai suoi doveri di padrona di casa,
non s'occupava di lei in particolare. La sua solitudine doveva destar
la compassione d'una in cui era sempre vivo il dolore per la morte o
la lontananza delle persone più dilette. Questo sentimento induceva
Gertrude a invitarla frequentemente nella sua camera, quantunque nulla
le fosse gradito a quel tempo, come la quiete ed il silenzio. Anzi
giungeva a dimenticare la propria afflizione fino a cercar di divertire
un po' la sua piccola ospite, la quale invece si stimava già abbastanza
fortunata di poterle tenere compagnia nel suo ritiro, leggere i suoi
libri, vedersi sicura della sua amicizia. Durante il mese di marzo,
che fu insolitamente burrascoso, Fanny passò quasi tutte le serate con
Gertrude; e questa, che dapprima sentiva di fare un sacrifizio col
dar continuo accesso ad un'estranea in camera sua, privandosi così
della sua libertà intima, a poco a poco riconobbe quanto vera fosse
la profezia dello zio True ch'ella sforzandosi di fare felici gli
altri avrebbe fatto la felicità propria. La conversazione animata e
spesso piacevole della ragazzina la distraeva, le impediva di troppo
concentrarsi nel suo cordoglio: e l'affezione reciproca che l'avvinceva
a lei la salvava dallo scoramento della coscienza d'esser sola al
mondo.
Venne l'aprile. E nessuna notizia d'Emilia dopo quella lettera della
signora Ellis. Il cuore di Gertrude si struggeva nell'angoscioso
desiderio di poter versare come una volta le sue pene nel seno
dell'amica tanto cara, di dirle quante volte in quel triste inverno
ella avesse sospirato il dolce tocco della mano leggera che soleva
posarsi amorosamente sul suo capo, il suono della voce soave che la
confortava al solo udirla, e qual bisogno provasse del buon consiglio,
dell'incoraggiamento, della consolazione che sempre trovava in lei.
Per qualche tempo la fanciulla aveva scritto regolarmente; ma poi, non
sapendo ella più dove dirigere le lettere, l'ultima delle quali spedita
innanzi la morte della signora Sullivan, ogni sua comunicazione coi
viaggiatori era troncata.
Una sera Gertrude sedeva alla sua finestra, pensando agli amici ch'ella
aveva amati con amore di figliuola e di sorella e da cui la morte o
le vicende della vita l'avevano divisa, quando fu pregata di scendere
al pianterreno per ricevere il pastore Arnold e la signorina Anna, sua
figlia, venuti a farle visita.
Dopo i complimenti d'uso, Anna le disse:
— Avrete, sicuro, saputo la notizia, Gertrude?
— No, non ho inteso nulla di speciale, — rispose ella.
— Come! — esclamò il signor Arnold. — Ignorate il matrimonio del signor
Graham? —
Gertrude sussultò, sbalordita.
— Dite sul serio? Il signor Graham s'è ammogliato! Quando? Con chi?
— Con la vedova Holbrook, una cognata del signor Clinton. Si sono
conosciuti all'Avana dove la signora soggiornava anch'essa, in
compagnia d'altri Americani settentrionali.
— Ma è strano che voi ne siate rimasta così all'oscuro! — osservò Anna.
— Eppure c'era l'annunzio in tutti i giornali: «Maritati alla Nuova
Orléans J. H. Graham Esq.[3] di Boston e la signora N. N. Holbrook.»
— Non vedo giornali da due o tre giorni, — disse Gertrude.
— La cecità della signorina Emilia le impedisce di scrivervi,
naturalmente, — riprese l'altra. — Il signor Graham, però, avrebbe
dovuto mandarvi la partecipazione delle sue nozze. — E poichè Gertrude
taceva, soggiunse ridendo: — Forse la sposina ha accaparrato tutta la
sua attenzione.
— Sapete qualche cosa, voi, di cotesta signora Holbrook? — domandò
quella.
— Non molto, — rispose il signor Arnold. — La vidi poche volte, in casa
Clinton. È una bella donna, molto appariscente, che ama il lusso e i
ritrovi mondani, a quanto pare.
— Oh, io ebbi occasione di vederla spesso! — fece Anna. — E vi so dire
ch'è grossolana, chiassosa, impetuosa.!... Proprio un genere di persona
da ridurre la signorina Emilia alla disperazione! —
Una viva angoscia apparve nel viso di Gertrude. Il pastore guardò sua
figlia con aria di rimprovero.
— Anna, — egli disse — sei ben sicura di non parlare inconsideratamente?
— La mia autorità è Isabella Clinton, babbo. Il mio giudizio si
fonda su ciò che l'udivo dire a scuola circa sua zia _Bella_, come la
chiamava sempre.
— E Isabella dipingeva sua zia in modo così sfavorevole?
— Non mica con cattiva intenzione; al contrario, credeva di lodarla; ma
a me quelle lodi non davano una gran buona idea della signora.
— Non dobbiamo condannarla prima d'averla conosciuta meglio, — replicò
benignamente il signor Arnold. — Potrebbe darsi che sia invece tutto
l'opposto di quello che tu ti figuri.
— E di Emilia non potete dirmi nulla? — chiese Gertrude. — Ritorneranno
presto?
— Non so altro che la notizia letta nei giornali, — rispose egli. —
Voi, quando aveste lettere? —
Ella disse la data dell'unica missiva della signora Ellis, e riferendo
ciò che questa le aveva raccontato di un'allegra compagnia di Americani
degli Stati settentrionali incontrata all'Avana, espresse l'opinione
che la nuova signora Graham fosse appunto quella tal vedova che le
descriveva.
— Senza dubbio, — affermò il signor Arnold.
Sapendo tanto poco dei fatti, non avevano materia da continuare il
discorso su questo soggetto, e parlarono d'altro. Ma Gertrude non
poteva pensare se non ad Emilia: quel matrimonio aveva conseguenze di
così vitale importanza per la sua diletta amica, che la sua mente vi
ritornava sempre, ed ella durava fatica a seguire il senso delle parole
che fluivano rapidamente dalla bocca della giovane Anna Arnold.
Per fortuna la necessità di rispondere a una domanda che non aveva
inteso affatto, venne rimossa dall'improvvisa comparsa dei Jeremy. Il
dottore teneva nella destra una lettera suggellata diretta a Gertrude
Flint: la scrittura del recapito era quella del signor Graham.
Egli la porse subito alla destinataria, poi disse guardando Anna e
stropicciandosi le mani:
— Ora, signorina Arnold, saremo informati su queste famose nozze. —
La viva curiosità dei presenti dispensava Gertrude dalle cerimonie.
Ella ruppe il suggello e scorse rapidamente il contenuto della busta.
Questo consisteva in una lettera di due o tre pagine fittamente coperte
dei caratteri della signora Ellis, e d'un biglietto, non tanto breve,
del signor Graham stesso. Per quanto maravigliata di ricevere una
missiva da parte d'un signore che aveva dichiarato con tanta collera
di non voler sapere più nulla di lei, ella era soprattutto ansiosa
d'aver notizie d'Emilia, e però dette la precedenza al documento della
governante in cui era più probabile trovarle. Diceva così:
Nuova York, 31 marzo 1852.
«Cara Gertrude,
«Posto che allo sposalizio assistevano molte persone di Boston, credo
che oramai vi sarà giunta all'orecchio la gran nuova. Il signor Graham
s'è riammogliato. E la sposa è la vedova Holbrook: la medesima vedova
di cui vi scrissi. L'ha voluto e l'ha avuto. Non esito a dire che non è
lui quello dei due che ha fatto un buon affare. Ama la vita tranquilla
e, pover'uomo, può farne il pianto, perchè alla signora invece
piacciono i divertimenti e l'allegra compagnia. Bisognava vedere come
essa gli dava la caccia, all'Avana; scommetterei però che egli in fondo
non intendeva di lasciarsi pigliare. Ma lo raggiunse anche alla Nuova
Orléans, e insomma la conclusione è che l'ha spuntata ed oggi è sua
moglie.
«Emilia s'è contenuta ammirabilmente; mai non ha detto una parola
contro questo matrimonio, nè avrebbe potuto trattare la vedova in modo
più benevolo e grazioso: ma, ohimè, come si troverà, poverina, in
mezzo alla gioventù spensierata che invade ora la casa e la riempie
di chiasso e di confusione? Io non ci sono avvezza, e mi garba
poco; figuratevi poi la nostra Emilia! La nuova signora del resto
è abbastanza gentile con me, adesso ch'è maritata. Considera che lo
richiedono le convenienze, essendo io da tanto tempo nella famiglia di
cui è venuta a far parte.
«M'immagino, cara Gertrude, che sarete stata desiderosa di sapere che
ne fosse di noi, e apprenderete con maraviglia che siamo già a Nuova
York, sulla via del ritorno: ossia, per essere esatta, sulla via del
ritorno sono io sola. Avrei voluto scrivervi dalla Nuova Orléans, ma
c'era un da fare, un andirivieni tali, che non riuscivo mai a cogliere
il momento opportuno; e dopo quell'orrida traversata in piroscafo
da Charleston a qui, mi sentivo disfatta; per una settimana non sono
stata proprio buona a nulla. Non posso però più differire perchè Emilia
è oltremodo ansiosa di darvi sue notizie e avere le vostre. Povera
Emilia! Non istà punto bene.... mi spiego, non voglio dire che sia
malata; è piuttosto in uno stato d'abbattimento morale, d'irritazione
nervosa. Si stanca presto, per ogni minima cagione si scuote, si
sconturba, contro l'usato. Io credo che ne siano causa la nuova signora
Graham, e lo sciame delle nipoti e compagnia bella, e altre cose
sgradevoli. Non si lagna mai, si direbbe anzi che sia lieta delle terze
nozze di suo padre; ma a me è sembrata sempre tutt'altro che felice
durante questo inverno, e ora ha qualche volta un aspetto così triste
che m'impensierisce. Parla molto di voi ed è un grande rammarico per
lei non avere più vostre lettere.
«Basta, veniamo ora al punto principale. Sappiate che hanno stabilito
d'andare tutti insieme in Europa, Emilia compresa. Secondo me l'idea
è della sposa; comunque sia, il viaggio è deciso. Il signor Graham
intendeva ch'io li accompagnassi: ma vorrei essere impiccata anzichè
avventurarmi un'altra volta per mare, e glielo dissi chiaro e tondo.
Perciò egli vi scrive chiedendovi d'accompagnare Emilia. Se il mal
di mare non fa paura anche a voi, spero che non ricuserete l'invito,
perchè sarebbe una cosa terribile per lei doversi mettere nelle mani
d'una estranea; e purtroppo, cieca com'è, non può far senza di qualcuno
che l'assista. Io sono certa ch'essa non ha la minima voglia di prender
parte a questo viaggio; ma non osa pregare suo padre di lasciarla a
casa, per tema ch'egli la creda avversa alla sua nuova moglie.
«Tosto che s'imbarcheranno, cioè alla fine d'aprile, io ritornerò alla
villa per badarvi durante la loro assenza.
«Ora Emilia mi detterà un poscritto a questa lettera: di mio non
v'aggiungo altro, salvo che siamo impazientissime di sentire la vostra
risposta, e che, lo ripeto, mi confido che voi non vi negherete di
partire con lei.
«Vostra sinceramente
«SARA H. ELLIS.»
Il poscritto era il seguente:
«Non ho bisogno di dire alla mia amata Gertrude quanto ho sentito la
privazione della sua compagnia, quanto vivamente ho desiderato d'averla
di nuovo accanto a me; nè che ho pensato a lei giorno e notte e pregato
il Signore di sostenerla nelle prove dolorose e nelle fatiche in cui
doveva cimentare la sua forza e il suo coraggio.
«La lettera scritta dopo la morte del signor Cooper fu l'ultima che mi
pervenne, e non so se la signora Sullivan sia ancora viva. Scrivimi
subito, figliuola mia, nel caso che tu non possa venire con noi. Il
babbo ti dirà i nostri disegni e ti chiederà d'accompagnarci in Europa;
sarà per me un gran sollievo e una gran gioia l'aver meco la mia cara
Gertrudina, a condizione però ch'ella non abbandoni alcun altro dovere.
Io m'affido al tuo cuore perchè tu risolva di fare ciò ch'è giusto.
«Come già sai, il babbo s'è riammogliato. Questo è per noi tutti un
grande cambiamento, ma non dubito che i risultati ne saranno felici. La
signora Graham ha con sè qui all'albergo due nipoti le quali saranno
anch'esse del viaggio in Europa. Due bellissime ragazze, mi dicono;
specie Bella Clinton che tu vedesti a Boston qualche anno fa.
«La signora Ellis è stanca di scrivere, e però chiudo assicurando la
mia Gertrude del devoto affetto di
«EMILIA GRAHAM.»
Non senza curiosità, la giovanetta aperse poi l'epistola del signor
Graham. Ella pensava che questi doveva essersi trovato impacciatissimo
nello scriverle: avrebbe egli mantenuto il suo tono severo e imperioso,
o si sarebbe degnato di spiegarsi e scusarsi? Se Gertrude l'avesse
conosciuto meglio non avrebbe fatto la seconda ipotesi: il signor
Graham non si scusava mai, posto che mai non credeva d'avere il torto.
Ecco la lettera:
«Signorina Gertrude Flint,
«Sono passato a terze nozze, e ho divisato di fare un viaggio in
Europa. C'imbarcheremo il 28 aprile. Mia figlia viene con noi, e
poichè la signora Ellis teme il mare, mi trovo indotto a proporvi di
raggiungerci a Nuova York, ed accompagnarci per assistere Emilia.
Certo, non ho dimenticato l'ingratitudine con cui già dispregiaste
un'altra simile mia offerta, e nulla avrebbe potuto spingermi a darvi
una nuova opportunità di manifestare sentimenti di tal natura, se non
il desiderio di rendere felice la mia figliuola, e insieme d'esser
utile a una giovane ch'è stata così a lungo nella mia famiglia,
provvedendola con sincera benevolenza d'un onorevole collocamento.
«Vi pongo dunque nella possibilità di cancellare dalla mia mente il
ricordo della vostra condotta verso di me, col compiacerci questa
volta; e se vi risolvete a ritornare da noi, vi darò modo di tenere nel
mondo il posto d'una signora.
«Dato che partiamo per l'Europa alla fine del mese venturo, sarà bene
che siate qui entro la quindicina. Scrivete e indicatemi il giorno del
vostro arrivo: verrò io stesso ad aspettarvi allo sbarco. La signora
Ellis ha gran premura di essere a Boston; spero dunque che vorrete
sollecitare la vostra venuta.
«Voi dovrete incontrare varie spese, e però v'includo una somma
sufficiente a coprirle. Se avete debiti, fatemi sapere a quanto montano
e sarà mia cura che tutte le pendenze vengano regolate prima della
vostra partenza.
«Confidandomi che abbiate oramai riacquistato il senso del vostro
dovere, sono disposto a chiamarmi l'amico vostro
«J. H. GRAHAM.»
Gertrude sedeva presso a un lume rischiarante in pieno la sua
faccia, la quale, nello scorrere lo scritto del superbo signore,
avvampava tutta di sdegno e d'orgoglio offeso. Il dottor Jeremy che
spiava le sue impressioni la vide farsi rossa e lanciò un'occhiata
diffidente verso la lettera; poi, non appena il signor Arnold e la sua
figliuola, trattenutisi ancora pochi minuti per udire le notizie, se
ne furono andati, pregò la fanciulla di comunicargliene il contenuto,
assicurandola che se si rifiutava avrebbe creduto le parole del signor
Graham assai più insultanti di quanto forse erano in realtà.
— Mi scrive per invitarmi ad accompagnarli in Europa, — rispose ella.
— Davvero! — fece il dottore con un fischio sommesso. — E s'immagina
che voi sarete tanto grulla da fare i bagagli e partire immediatamente,
al suo comando?
— Ma, Gertrudina, — disse la signora Jeremy — tu ci andrai di certo
volentieri!... Figurati, cara, che piacere, un viaggio in Europa!
— Non dite sciocchezze, signora Jerry! — esclamò il dottore. — Bel
piacere viaggiare con un vecchio tiranno, e la figlia cieca, e la
moglie volgare e prepotente, e le nipoti vanitose e smorfiose.... In
una bella condizione si troverebbe Gertrude, schiava dei capricci di
tutta la compagnia!...
— Dottor Jerry, — l'interruppe la signora — dimenticate Emilia.
— Emilia.... sicuro, essa è un angelo, e non tratterebbe mai nessuno
senza riguardo, men che meno poi la sua favorita; ma ora anche lei
rappresenta una parte secondaria, e non credo di sbagliare dicendo che
stenterà a difendere i propri diritti, e mantenersi al posto che le si
compete, nell'allargata cerchia della famiglia di suo padre.
— È dunque necessario che qualcuno la sostenga, e vegli su lei per
salvarla da noie e dispiaceri, — disse Gertrude.
— Sicchè intendete di piantarvi sulla breccia? — domandò egli.
— Intendo d'accettare la proposta del signor Graham, e raggiungere
subito Emilia, — ella rispose. — Ma spero che la buona armonia
esistente a quanto pare tra lei e le sue nuove parenti, rimarrà
indisturbata, e che non avrò quindi da prendere le armi per conto suo;
quanto _a me stessa_ non ho ombra di paura.
— Allora, sei risoluta di partire? — disse la signora Jeremy.
— Sì. Nulla fuorchè il mio dovere verso la signora Sullivan e suo padre
avrebbe mai potuto indurmi a lasciarla. Questo dovere è compiuto,
e poichè io posso esserle utile e ch'ella mi desidera, non esito un
momento. Vedo assai chiaramente dalla lettera della signora Ellis che
Emilia non è felice; io non devo negligere nessuna cosa che mi sia dato
fare per consolarla. Pensate quale amica è stata per me!
— Oh, lo so! Io credo che, in fin dei fini, tu godrai il viaggio a
dispetto degli spauracchi che il dottore ti rizza contro; nondimeno è
un sacrificio da parte tua lasciare la tua bella camera e tutti i tuoi
comodi per l'incerto genere di vita che t'offre il viaggiare in così
numerosa compagnia. —
Il dottore interruppe:
— Se fa un sacrificio? La grazia! Non ne ho mai visto fare uno
maggiore, perchè si tratta non solo di perdere i trecentocinquanta
dollari l'anno che si guadagna, e la sua piacevole e tranquilla
abitazione di Boston, ma d'abbandonare quell'indipendenza per cui
ha tanto lottato e che le premeva a segno di non voler accettare
l'ospitalità in casa d'amici se non per un brevissimo soggiorno.
— No, dottor Jeremy! — esclamò la fanciulla con calore. — Nulla ch'io
faccia per amore d'Emilia può essere chiamato sacrificio. È una gran
gioia per me.
— Per te è sempre una gioia fare il bene, — osservò la signora.
— Oh, non oserei affermarlo! — disse Gertrude. — Spesso anzi i miei
desiderî tenderebbero a sviarmi. Ma in questo caso no. Il pensiero
che la nostra cara Emilia abbia a dipendere da un'estranea per quei
piccoli servigi che soltanto il suo affetto verso chi glieli presta può
renderle accettabili, mi torturerebbe. Durante anni abbiamo vissuto
l'una per l'altra, goduto e sofferto insieme: _devo_ andare con lei;
non posso neanche sognarmi di fare diversamente.
— Vorrei essere persuaso che il vostro sacrificio sarà, almeno fino a
un certo punto, apprezzato, — borbottò il dottore. — Ma scommetto che
invece Graham s'immaginerà di obbligarvi enormemente riprendendovi
seco. Forse vi parla come a una mendicante, in quella lettera: non
sarebbe la prima volta in vita sua che si comporta in cotesto modo.
Sicuro, niente al mondo avrebbe indotto il povero Filippo Amory a
ritornarci. — Poi a voce più alta soggiunse: — Vi fa qualche scusa per
la scortesia con cui vi trattò quando lo lasciaste?
— Pare che stimi di non avere alcun torto.
— Neppure scusarsi, dopo essersi condotto come non dovrebbe un
gentiluomo! Già me lo figuravo. Io protesto ch'è una pazzia esporvi
di nuovo a simili trattamenti. Ma ho sempre _udito dire_ che le donne
sono piene d'abnegazione nelle loro amicizie: ora ne veggo la prova.
Gertrude è un'eccellente amica. Signora Jerry, dobbiamo coltivare le
sue buone disposizioni; chi sa che una volta o l'altra non si dia il
caso anche per noi d'avere a chiederle qualche gran servigio.
— E io sarò lieta se potrò rendervelo. Nessuno più di me è in debito
verso il consorzio umano. Sento che il mondo è tacciato d'egoismo,
di durezza, d'insensibilità: ma verso di me fu pietoso. Sarei ingrata
se non alimentassi nel mio cuore uno spirito d'amore universale: più
ingrata ancora se non fossi pronta a fare quanto sta nelle mie forze
per i cari amici che mi hanno prodigato tesori d'affetto quali mai
toccarono in sorte a un orfano!
— Gertrude, — disse la signora Jeremy — io credo veramente che tu
facesti bene lasciando Emilia quando te ne partisti da casa Graham,
e che fai bene adesso ritornando a lei. E se l'essere tu la buona
figliuola che sei è in qualche modo merito suo, certo ella ha sopra di
te un sacro diritto.
— Oh, sì, lo ha! Fu lei quella che per la prima m'insegnò a distinguere
il bene dal male.
— Ed ora coglie il frutto di questa conoscenza, in voi, — aggiunse
il dottore. — Sì, è una cosa molto bella! Ma se siete determinata
di farlo, cotesto giro in Europa, dovete occuparvi senz'indugio dei
vostri preparativi. E, prima di tutto, il signor W. acconsentirà egli a
sciogliervi dai vostri impegni?
— Lo spero. Mi dispiace assai d'essere costretta a chiederglielo,
perchè già l'inverno scorso dovetti mancare da scuola due settimane, e
fu tanto indulgente con me; ma posto che di qui a pochi mesi siamo alle
vacanze estive, forse non gli sarà difficile farmi supplire. Gliene
parlerò domani.... —
La signora Jeremy offerse a Gertrude una soffitta per riporvi i suoi
mobili, le cedette la sarta che aveva fissato appunto per sè, infine
stabilì con lei ogni cosa perchè ella in una settimana fosse pronta
alla partenza.
Il signor W., sebbene a malincuore, la lasciò libera, manifestandole
il suo vivo rammarico di perdere, com'egli disse, una così preziosa
assistente; e dopo alcuni giorni di grandi faccende per gli affrettati
preparativi, ella s'accomiatò da Fanny tutta in lacrime, dal premuroso
dottore e dall'ottima sua moglie, i quali l'avevano accompagnata
alla stazione. Gertrude promise di scrivere ai Jeremy, e questi
s'incaricarono di spedirle le lettere di Guglielmo.
Di lì a meno d'una quindicina la signora Ellis ritornò a Boston e portò
notizie della giovanetta, che era arrivata a Nuova York felicemente.
Una settimana appresso la signora Jeremy ricevette una lettera, in cui
Gertrude le diceva che si sarebbero imbarcati il 28. Grande quindi fu
la sua maraviglia quando gliene pervenne una seconda recante la data
del 29, giorno in cui ella credeva la famiglia del signor Graham in
viaggio per l'Europa. E lesse quanto segue:
Nuova York, 29 aprile.
«Mia cara signora Jeremy,
«Certo, sapendo che ieri era il giorno fissato per la nostra
partenza, sarete stupita di vedere che siamo sempre qui, e più ancora
d'apprendere che il nostro viaggio all'estero è differito a tempo
indeterminato.
«Ier l'altro il signor Graham venne còlto dall'antico suo male, la
gotta, e l'accesso fu tanto grave, da minacciare seriamente la sua
vita. Benchè oggi sia alquanto sollevato e il medico lo dichiari fuori
di pericolo, soffre tuttavia molto, e non è, nè sarà per mesi, in grado
d'avventurarsi ad attraversare l'oceano. Egli ha un ansioso desiderio
d'essere a casa sua, e non appena si troverà abbastanza ristabilito
da poter viaggiare, ritorneremo alla villa di D. Includo un biglietto
per la signora Ellis, contenente varie indicazioni che Emilia la prega
di seguire. Lo mando a voi perchè non sappiamo dove dirigerlo, fidando
nella vostra bontà per farglielo pervenire.
«La signora Graham e le sue nipoti che si ripromettevano un grande
piacere dal giro in Europa, sono dolenti d'aver dovuto così mutare
tutti i loro disegni per l'estate: specie la signorina Clinton, la
quale sperava d'incontrarsi a Parigi con suo padre, assente da più
d'un anno. Quanto ad Emilia ed a me, non possiamo davvero rimpiangere
un viaggio che ci faceva solo paura, e se la causa del differimento
non fosse la malattia del signor Graham, confesso che mai sapremmo
difenderci da un senso d'egoistica sodisfazione al pensiero di
ritornare alla cara vecchia villa, dove noi contiamo d'essere stabiliti
entro il corso del mese venturo.
«Dico _noi_ perchè nè Emilia nè suo padre vogliono sentir parlare di
separarsi novamente da me.
«Saluti cordiali a voi e all'ottimo mio amico, dottor Jeremy. Abbiatemi
sempre per la vostra devota
«GERTRUDE FLINT.»