XIX.

Dolce è la tua presenza, o giovanetta,

E salutare più che un mite e puro

Cielo, e ch'ogni virtù d'acque sorgive.

Mrs. BARBAULD.

Coloro che posseggono una villa a poche miglia da una grande città,

non vi godono propriamente la vita campestre. Hanno spaziosi giardini,

spesso anche vasti orti dove coltivano le frutta e i legumi per loro

uso; quasi tutti tengono cavalli e fanno amene gite nei dintorni.

C'è perfino chi ha la sua piccola fattoria, e può vantare il grasso

bestiame e i polli di Shanghai che alleva. Ma queste villeggiature

suburbane non offrono le attrattive della vera campagna. Non ci sono

folti boschi, nè ruscelli mormoranti tra l'erba, nè campi di spighe

ondeggianti al vento, nè ampie distese di prati. Da ogni altura si

vede la metropoli, tanto vicina che par di sentirne il rumorio; ad

ogni ora, omnibus e treni portano al gran mercato degli affari o di là

riconducono i villeggianti e i loro ospiti.

Eppure le persone che desiderano un quieto ritiro per viverci appartate

nell'intimità della famiglia, sono più sicure di trovarlo in quelle

dimore tra campestri e cittadine, che non altrove. Perciò una estate

dopo l'altra ritornano al medesimo angolo tranquillo, e non disturbate

da visite nè da pettegolezzi conservano un'indipendenza che sarebbe

impossibile sia nelle affollate vie della città dove passano sempre

conoscenti che vi fermano o salgono da voi, sia nei villaggi dove i

forestieri sono oggetto di curiosità e di ciarle, e tutti vogliono

conoscerli da presso.

La villa del signor Graham era comoda, però non sontuosa, e non

attirava affatto l'attenzione. Il giardino certo era bellissimo, ricco

di lussureggianti macchiette d'arbusti, di chioschi, di grandi pergole

coperte di viti; ma un'alta palizzata lo nascondeva agli sguardi dei

passanti; e la casa, discosta dalla strada, aveva un'apparenza modesta

e punto moderna.

Il signor Graham s'occupava con passione d'orticoltura; tuttavia le sue

abitudini e i suoi interessi lo tenevano attaccato a Boston. Emilia,

non essendo in istato di far vita mondana, non riceveva che i vicini,

nelle occasioni di prammatica, e pochi intimi, come il pastore Arnold,

il quale faceva spesso verso sera una giterella per vederla e mangiare

un po' di frutta.

L'estate trascorreva in una quiete felice. Gertrude trovava nella

compagnia della sua benefica amica e nella coscienza d'esserle utile

in molte maniere, una viva sorgente di sodisfazione e di gioia, quando

d'improvviso ogni suo piacere fu troncato.

Emilia venne còlta da una febbre assai forte, e la prima volta che

la fanciulla si presentò alla sua porta desiderosa d'assisterla, la

signora Ellis, che intendeva d'esser l'unica infermiera, la respinse

rudemente. Alle sue calde istanze replicò che quella febbre era

contagiosa, e che la signorina non aveva bisogno di lei, e d'altronde

quando stava male non voleva dattorno altri che la sua fida governante.

Da tre o quattro giorni Gertrude errava per la casa, inconsolabile.

La mattina del quinto, dopo il suo bando dalla camera della malata,

vide la cuoca salire al primo piano con una minestrina: e, mettendole

in mano alcuni bellissimi bocciuoli di rose, còlti allora, la pregò di

darli ad Emilia e di domandarle se non le poteva permettere d'entrare e

vederla un momento.

Aspettò ansiosamente, in cucina, il ritorno della signora Prime nella

speranza che le recasse almeno qualche affettuosa parola. Ma la buona

donna ridiscese coi fiori, che gettò sulla tavola, sfogando così i suoi

sentimenti:

— Cospetto! Si dice che le brave cuoche e le brave infermiere sono

garbate come orsi! Non tocca a me dire se sia vero rispetto alle

cuoche, ma rispetto alle infermiere, non c'è dubbio! S'io fossi voi,

signorina Gertrude, non m'arrischierei d'andarci.... Ho gran paura,

sapete, che vi morda!

— E la signorina Emilia non ha accettato le rose? — domandò la

giovanetta, profondamente accorata.

— Lei, poverina, non c'entra per nulla. Capirete, non le ha mica

vedute.... La signora Ellis le ha scaraventate fuori dell'uscio

protestando che tanto valeva portare un veleno a una malata con la

febbre, che quei fiori. Ho tentato di parlare io alla signorina, ma

quella cara signora m'ha interrotta con un tale «ss-ss-st» da farmi

pensare che la fosse per pigliar sonno, sicchè non ho più osato e me

ne sono andata pian piano.... Uf! Diventa mai ringhiosa quando per

disgrazia c'è qualcuno di malato in casa?... —

Gertrude uscì in giardino e andò vagando come un'anima in pena. Temeva

che Emilia fosse molto aggravata, nè poteva pensare ad altro. I suoi

libri, il suo lavoro, erano nella camera di questa, dove li teneva

usualmente; la biblioteca, che le avrebbe offerto qualche distrazione,

era chiusa. Non le rimaneva dunque che quel rifugio, e là passò

il resto della mattinata. Così fu non quella mattina soltanto, ma

parecchie delle seguenti, perchè Emilia continuava a peggiorare. In

capo a due settimane Gertrude non aveva ancora ottenuto di vederla,

e non sapeva della sua salute se non quanto ne sentiva dire dalla

governante al signor Graham. Questi però parlava ogni giorno col

medico, e faceva frequenti visite alla figliuola, sicchè non richiedeva

da lei quelle minuziose informazioni che la fanciulla avrebbe tanto

desiderato. Una volta ella ardì interrogare direttamente la signora

Ellis, ma l'arcigna matrona le rispose:

— Non mi seccate con le vostre domande. Che potete intendere voi di

malattie? —

Un pomeriggio, seduta in un grande chiosco in fondo al giardino, presso

le aiuole ch'ella coltivava ed erano allora tutte fiorite di reseda e

di verbene, Gertrude stava legando e segnando gl'involtini dei semi

che aveva raccolti da varie piante. Ella era tutta assorta nel suo

lavoro, quando il suono d'un passo vicinissimo la fece sobbalzare. Alzò

gli occhi e vide il dottor Jeremy, medico della famiglia, entrare nel

chiosco.

— Che fate di bello? — egli domandò, nella rapida e brusca maniera che

gli era abituale. — Un assortimento di semi, eh?

— Sì, signore, — rispose ella arrossendo nel vedere i penetranti occhi

neri del dottore scrutarla in faccia.

— O dove fu che c'imbattemmo la prima volta? — disse egli con lo stesso

fare.

— In casa del signor Flint.

— True Flint! Già.... mi rammento. Voi siete la sua ragazzina. Una

brava figliuola. E il povero True, è morto. Peccato, è una perdita

per tutti. Questa è dunque la piccola infermiera che vedevo là.... Dio

buono, come crescono in furia i bambini!

— Dottor Jeremy, — chiese Gertrude con accento supplichevole — ditemi,

ve ne prego, come sta la signorina Emilia?

— Emilia? Non troppo bene in questo momento.

— Oh! Temete forse che abbia a morire?

— Ma no, ma no! Perchè dovrebbe morire? Io non la lascerò morire se voi

mi aiutate a tenerla in vita. Come mai non siete in casa ad assisterla?

— Ah, se potessi! — ella esclamò balzando in piedi. — Se potessi!

— E chi ve lo impedisce?

— La signora Ellis. Non mi lascia neanche entrare, dottore; dice che la

signorina non vuole altri che lei.

— La signora Ellis non ha voce in capitolo, ed Emilia neppure: quest'è

affar mio, ed io voglio voi. Affiderei più volentieri i miei pazienti a

voi che a tutte le signore Ellis del mondo. Quella lì non se n'intende

d'assistere malati; rimandatela alle sue conserve di coccole rosse, e

a' suoi pasticci di zucca. Dunque, è fissato; domani prendete il vostro

posto.

— Grazie, dottore, grazie!

— Non mi ringraziate ancora; aspettate di esservici provata. È opera

faticosa prestar le cure necessarie agl'infermi. Di chi è l'orto

attiguo?

— Della signora Bruce.

— E cotesto pero è suo?

— Sì, signore.

— Per san Giorgio, signora Bruce, farò onore alle vostre pere! —

Così dicendo il dottor Jeremy, uomo sui sessantacinque, ma robusto

ed agile, scavalcò il muretto di pietra che divideva il giardino

dall'orto, lanciandosi con tale impeto, da arrivare d'un balzo appiè

dell'albero.

Gertrude, la quale, esilarata, osservava le sue gesta, lo vide

inciampare in un ostacolo e salvarsi dal cader bocconi stendendo le

mani e reggendosi al grosso tronco del vecchio e bellissimo pero. In

quella una testa ornata d'uno zucchettino di velluto si levò lentamente

di tra le alte erbe, e apparvero la faccia e il busto d'un giovanetto

di sedici in diciassett'anni che, appoggiato a un gomito, mirava con

stupore l'intruso.

Ma questi, punto intimidito, prese immediatamente l'offensiva contro il

primo occupante, gridando:

— Rizzati, poltrone! A che stai costì sdraiato facendo gambetta alle

persone per bene?

— Chi chiamate voi persone per bene? — domandò il giovane senza

risentirsi nè dell'epiteto nè dell'interrogazione.

— Me e la mia piccola amica qui presente, — replicò il dottor Jeremy

ammiccando verso Gertrude che affacciata al muretto rideva di cuore del

modo in cui egli era stato còlto sul fatto.

Gli occhi dell'altro seguirono la direzione de' suoi e si fissarono sul

viso della fanciulla che brillava tutto di gaiezza.

— Posso fare qualche cosa per servirvi, signore? — disse egli poi,

rivolgendosi a lui.

— Sicuro! — rispose il dottore. — Io sono venuto qui per cogliere di

coteste belle pere; ma voi siete più alto di me, a con l'aiuto della

vostra mazza che ha la gruccia ricurva, arriverete meglio al ramo più

carico.

— Onorevole ed onesto proposito, — mormorò il giovane. — Sarò lieto di

prestarmi per una così buona causa. —

Sollevò la mazza che giaceva accanto a lui, abbassò con essa un ramo

fino a portata del suo braccio, e lo scosse vigorosamente. Le frutta

mature si sparsero sull'erba. Il dottor Jeremy se ne empì le tasche e

le mani, e mosse verso il muro divisorio.

— Ne avete abbastanza? — gli domandò il giovane con voce lenta e

strascicata.

— A iosa, a iosa! — rispose egli.

— Tanto piacere! — fece l'altro, buttandosi di nuovo giù,

indolentemente, senza cessare di fissar Gertrude.

— Dovete esser molto stanco, — disse Jeremy tornando indietro di due

passi. — Io sono medico, e vi consiglierei un pisolino.

— Ah, siete medico? — riprese il pigrone nello stesso tono tra languido

ed ironico in cui aveva parlato fino allora. — Seguirò dunque il vostro

consiglio. —

E adagiatosi nell'erba, resupino, chiuse gli occhi.

Il dottore vuotò le tasche sulla panchetta del chiosco e invitò

Gertrude a pigliarsi la sua parte del bottino. Egli addentava le belle

pere sugose, ridendo così forte di quella sua allegra monellata, che

quasi i bocconi gli andavano di traverso. A un tratto gli venne in

mente di guardar l'orologio.

— Le quattro e mezzo! — esclamò. — Il treno parte tra dieci minuti. Chi

mi condurrà alla stazione?

— Non so, signore, — rispose la fanciulla pensando che la domanda fosse

diretta a lei.

— Dov'è Giorgio?

— E andato sul prato a prendere il fieno, ma ha lasciato Carlotto,

il cavallo bianco, nella corte, con i finimenti e tutto. Ho visto che

l'attaccava alla catena dopo avervi portato qui dalla ferrovia.

— Ah! Ebbene, allora, conducetemi voi.

— Impossibile, signor dottore, io non so guidare.

— Bisogna che impariate: v'insegnerò io. Non avete mica paura?

— Oh, no! Ma il signor Graham....

— Non v'occupate del signor Graham. Date retta a me. Rispondo io che

ritornerete a casa sana e salva. —

Gertrude era per sua natura coraggiosa. Non aveva mai guidato

un cavallo, ma essendocisi messa senza timori, vinse la prova a

maraviglia: e poichè il dottor Jeremy continuò a farsi condurre da

lei, ella acquistò presto molta perizia nell'uso delle redini. Non è

forse questa una bravura particolarmente desiderabile in una donna: a

Gertrude tuttavia fu assai utile.

Il medico mantenne la promessa di stabilirla al capezzale della malata.

La prima volta che dopo quel loro colloquio visitò Emilia, parlò a

questa della fanciulla in termini di grande encomio per la devozione al

vecchio True e le qualità di buona infermiera da lei mostrate; poi le

domandò per qual ragione fosse stata espulsa dalla sua camera.

— È tanto apprensiva, — ella rispose — teme che la febbre le s'attacchi.

— Non dovete crederlo. È troppo contrario al suo carattere.

— Vi pare? — fece vivamente la cieca. — Ma la signora Ellis....

— V'ha detto una bugia, — l'interruppe egli. — Gertrude invece si

strugge di venire ad assistervi. E n'è capace quanto la signora Ellis,

anzi meglio, perchè la cosa più necessaria per voi è la quiete, e

proprio questa non la potete avere con quel donnone loquace dattorno.

Pertanto, io, la signora Ellis la mando a Gerico, fin da oggi, e vi

porto qui la mia piccola Gertrude, che non è più rumorosa d'un topolino

e ha una buona testa sulle spalle. —

Certo, non era possibile che la fanciulla fosse in grado di provvedere

a tutti i bisogni d'Emilia meglio della governante, e neppure

altrettanto bene, ed Emilia che lo sapeva non permise che questa

venisse mandata a Gerico, perchè quantunque il dottor Jeremy non la

potesse soffrire, ella disimpegnava ottimamente le proprie mansioni

e sarebbe stato difficile privarsi de' suoi servigi; ma anche in caso

diverso non avrebbe voluto umiliarla.

Quindi, per quanto l'ammissione di Gertrude all'ufficio d'infermiera

seguisse con gran gioia sua, della paziente, e del medico, fu

risparmiata alla signora Ellis la vergogna di sapere che la slealtà

della sua condotta nell'averla tenuta lontana da Emilia dando una falsa

ragione di quell'assenza, era stata scoperta.

Gertrude assisteva la malata con la vigile e tenera cura che solo un

profondo affetto può insegnare.

Quando, la notte, la cieca si destava da un sonno agitato, una bevanda

refrigerante s'offriva alle sue labbra, e udendo la signora Ellis

russare sonoramente, ella sapeva che non le era porta da lei; durante

il giorno non una mosca la molestava ronzando intorno al suo capezzale;

il suo tormentoso mal di capo era lenito dalle applicazioni d'acqua

fredda sulla fronte ardente, ripetute con pazienza per ore; e i passi

dei piccoli piedi instancabili che andavano e venivano erano leggeri

e piani.... Notando tutte queste cose, ella comprendeva quale prezioso

rimedio le avesse portato il buon dottore.

In capo a due settimane era migliorata a segno da passare la giornata

intera fuori del letto, sebbene non potesse ancora lasciar la camera.

Quando fu in condizione d'uscire, il medico prescrisse aria e moto.

— Fate una trottatina in carrozza, due o tre volte il giorno, — egli

ordinò.

— Ma come sarebbe possibile? — rispose Emilia. — Giorgio è tanto

occupato, e chi lo sostituirebbe?

— Vi condurrà Gertrude, — insistette il dottor Jeremy. — È bravissima,

sapete. —

Emilia sorrise.

— Gertrude, — ella disse — vedo che il dottore fa gran capitale di te.

Crede che tu possa fare qualunque cosa. Ma guidato, tu non hai certo in

vita tua, di'?

— O se mi conduce lei tutti i giorni alla stazione, da sei settimane in

qua! — replicò egli.

— Dite davvero? — esclamò la signorina Graham alla quale riesciva

strana l'idea che un cavallo fosse governato da mano femminile.

E poichè il dottore le assicurava ch'era proprio così, e che non aveva

da temere alcun pericolo, Carlotto fu attaccato al legno, ed ella

fece la sua trottatina accompagnata dalla signora Ellis e condotta

da Gertrude. L'esperimento ebbe esito felicissimo. Queste giterelle,

spesso ripetute, giovarono molto alla convalescente, e furono

piacevolissime per tutte e tre.

Sul principio d'autunno la salute d'Emilia era rifiorita. Il vecchio

Carlotto veniva requisito ogni giorno: ed essendo di solito la

governante trattenuta dai suoi doveri di massaia, Emilia e Gertrude

andavano sole in un gran _buggy_ di forma antiquata. Così la perizia

acquistata dalla fanciulla nel guidare divenne per la cieca, come

questa diceva, la sorgente del maggior piacere ch'ella avesse gustato

da anni.

Gertrude rivide due o tre volte il pigro giovanottino in cui il dottor

Jeremy era andato ad inciampare saltando nell'orto della signora Bruce

per rubarvi pere.

Una mattina egli venne a sedersi sul muretto mentre ella era al lavoro

tra le sue aiuole, e dopo avere espresso la propria maraviglia per la

sua diligenza, e parlato un po' con lei di fiori, le rivolse alcune

domande intorno al dottor Jeremy, e finì col chiederle come ella si

chiamasse.

Gertrude arrossì. Era molto sensibile su questo punto. Benchè tutti

le dessero il cognome di Flint, ed ella solesse portarlo senza

pensarci, pure, quando veniva interrogata direttamente, non poteva non

rammentarsi che nè quello nè alcun altro le apparteneva.

Emilia aveva fatto cercare Annetta Grant per cavarne qualche cosa sulle

origini della bambina; ma costei non abitava più da anni nella sua casa

d'allora, e nessuno del vicinato sapeva dove si trovasse nè che fosse

avvenuto di lei.

Gertrude, dunque, arrossì alla domanda del giovanetto; nondimeno

rispose con dignità che se egli voleva conoscere il suo nome, doveva

prima dire il proprio.

— Non ve lo dirò punto! — replicò questi sfrontatamente. — E se non

volete dirmi il vostro non me ne importa. —

Ciò dichiarato, se ne andò spingendosi davanti a calci una mela che

giaceva sull'erba.

Ed ella rimase dell'opinione che non poteva esserci un ragazzaccio più

maleducato.

Il lampionaio · 第 38 / 100 题