Rose gialle.
Il giorno di Natale fu preceduto da una larga nevicata. I monti tutti
bianchi stringevano coi loro fianchi coperti d'ermellino il lago scuro
che aveva l'immobilità del piombo.
Rigida era l'aria sotto il cielo opaco e carico.
Amedeo e Regina erano stati invitati a passar la festa in casa del
babbo, alla fattoria, e vi si trovarono a mettere i piedi sotto la
tavola oltre a Maria Giulia, la madre di Amedeo, e alla zia Maddalena,
qualche vecchio parente abbandonato e don Malachia della Madonna del
Soccorso, che in quella sua solitudine a mezza montagna non aveva
nessuno con cui rompere un augurio.
Gli sposi, che avevano verso il signor Cresti qualche dovere di
riconoscenza, insistettero tanto finchè promise di lasciarsi vedere
anche lui a prendere il caffè e ad assaggiare una fetta di torta in
compagnia. Che cosa voleva fare lassù in quella fredda solitudine del
Pioppino?
Era la prima volta che il Cresti passava le feste di Natale solo
soletto. Gli altri anni aveva sempre accettato volentieri l'invito di
questo o di quello. L'ultima volta s'era lasciato tirare volentieri al
Castelletto da quelle signore.... Ma questa volta cento mila malanni
l'avevano persuaso a non uscire dal suo nido di piccione selvatico.
Oltre a un languore inesplicabile e a una grande debolezza di gambe si
era sviluppata un'affezione di fegato, che dava al suo volto il colore
della tristezza. Non mangiava quasi più, quantunque le due ragazze
facessero di tutto per stuzzicargli l'appetito con cosuccie tenere e
saporite. Però l'umore dell'uomo non era cattivo.--Anzi è fin troppo
buono--dicevano le due donne--ci fa quasi paura.
Il pensiero di dare dispiacere ai giovani sposi l'aveva indotto ad
accettare l'invito e a scendere alla villa sul far della notte, quando
gl'invitati eran già arrivati all'arrosto. Fu accolto con molti segni
di gioia. Don Malachia, che stava bagnando il becco in un eccellente
barolo gli andò incontro col bicchiere in mano; ma Regina volle aver
l'onore di farlo sedere tra lei e Amedeo, mentre il vecchio Bortolo
metteva un altro ceppo di castagno sul camino dell'ampia cucina, che
si riscaldò e si ravvivò tutta d'una nuova fiamma scoppiettante.
Regina non era mai stata forse così bella come quella sera, quantunque
soffrisse un poco, dolcemente, per l'affanno d'una prima maternità: ma
i colori un poco stanchi e attenuati conferivano al suo volto di
barcaiola una gentilezza e una mollezza quasi signorile. Gli occhi
brillavano d'un'interna felicità, che non sapeva sempre nascondersi e
sfuggiva dalle mani dell'istintivo pudore come un uccellino che batte
le ali nelle mani d'un fanciullo.
Amedeo s'era messa indosso la blusa turchina delle Regate colle
filettature bianche e in vita la fascia a rete con cui Regina aveva
avviluppato il suo cuore.
L'amore di questi due figliuoli continuava a essere la cosa più
semplice del mondo: e beati loro che non avevano ancora imparata
l'arte inutile di complicarlo. Essi avrebbero potuto dimostrare che
vero e unico creatore di bene è l'affetto, l'affetto naturale che
scorre quieto, ma inesauribile, a portare i freschi ruscelli della
vita, mentre la passione o è fiamma che dissecca o è un torrentaccio
rovinoso che assorda, strascina, devasta; ma per dimostrar questa
verità avrebbero dovuto studiar tutte quelle cose inutili che guastano
quell'unica necessaria. Essi eran felici appunto perchè non sapevano
di che cosa era fatta la loro felicità.
Alla torta si aggiunsero le castagne fumanti che Maria Giulia scodellò
nella tafferia di legno. Al vecchio barolo si mescolò un nebbiolo
dolce spumante; al ceppo fu aggiunta una manata di sterpi secchi e
resinosi che fecero scoppiettare il camino come una fortezza.
Il nostro Cresti accettò e assaggiò qualche cosa, prese parte al
brindisi che si fece in onore del futuro erede, applaudì a certi versi
in dialetto rustico che don Malachia recitò sul tema: _Che cosa è
Amore._
Eran versi scritti da un antico compagno di scuola del prete, morto
all'ospedale dopo una vita agitata di congiure, di combattimenti e di
studi che gli avevano procurata qualche celebrità sui giornali di un
tempo. Amore in quei versi di schietta vena vernacola era definito un
angelo, un demonio, una furia, una carezza, un sospiro, una croce, una
delizia, un fiato di Dio. La rima semplice e naturale che risonava con
un accento di ironica malinconia sulle labbra del vecchio prete fece
ridere la brigata: ma strinse un poco il cuore malato del nostro
amico. Quella stessa mattina aveva ricevuta una lettera della signora
Matilde da Torino in cui gli faceva gli auguri per le feste e gli dava
qualche notizia dei parenti. Massimo era ancora a Parigi; Ezio in
viaggio per l'America; Flora aveva cominciato le sue lezioni; tutti
speravano che si sarebbe lasciato vedere anche lui qualche volta o a
Torino o in Riviera.
Ma egli si sentiva malato, molto malato.... Mai il suo spirito era
stato così pesante, così vuoto di volontà, così ottuso in tutti i suoi
sensi.
L'idea che un nuovo anno stava per cominciare e che avrebbe dovuto
stendere la sua povera vita sul tempo come sopra una croce gli faceva
parer bella l'idea di chiudere gli occhi per sempre e di sottrarsi per
sempre alle sensazioni. Della morte non poteva avere un concetto molto
chiaro nemmen lui come nessun filosofo osa dire di averlo: ma credeva
che i morti riposano senza desideri e questo era già per lui un soave
invito. La bufera aveva schiantata la vecchia pianta, che dopo aver
perduto a poco a poco le sue foglie, stava per irrigidirsi del tutto
ai venti gelidi dell'inverno.
Questo freddo sentiva spesso scorrere come un'acquolina gelata nella
midolla delle ossa, e lo sentì in un modo straordinario quella sera di
Natale quando, uscito dalla casa riscaldata di Bortolo, si trovò sulla
via esposto ai colpi della brezza notturna coi piedi nella neve. Era
nevicato durante il giorno, ma ora il cielo ripulito da un vento
asciutto del nord lasciava vedere le stelle, che parevano
rimpicciolite e anch'esse tremanti di freddo.
Costeggiò il giardino delle ville silenziose, passò sotto i portici
del paese tutto deserto, quantunque dalle finestre e dagli archi delle
botteghe uscissero i bagliori o i rumori delle cene. Passò oltre,
fuori delle case, rimbacuccato in un vecchio tabarro, toccò la chiesa
parrocchiale e cominciò lentamente la salita che mena al Pioppino.
Sonarono in quell'istante le undici al campanile della chiesa.
Prese a salire per la strada e per la scalinata che biancheggiavano in
mezzo ai muretti, soffermandosi ogni qual tratto per raccogliere
insieme alle fonte i pensieri dispersi. Avrebbe detto che il nebbiolo
spumante del vecchio Bortolo gli fosse andato alla testa, tanta era la
confusione di idee e l'oscurità mentale da cui si sentiva quasi
coperto.
Quel prete l'aveva fatto ridere colla sua frottola d'Amore, di cui ora
ritornava a sonargli nell'orecchio il ritornello:
Amor d'Amor l'è pader,
Amor l'è el cap di lader...
Chi si fida, guai! esso vi porta sempre via qualche cosa, o la
ragione, o il cuore, o la pace, o il sonno, quando non vi porta via
tutta la vita.
Aveva un bell'aiutarsi colle ragioni positive del buon senso e con
quelle ineluttabili della necessità; ma da quel dì che Flora era stata
perduta, la vita s'era smontata come una chitarra dalle corde rotte.
Egli aveva creduto in principio che il sacrificio potesse avere in
fondo qualche dolcezza e che un amore potesse trasformarsi in un altro
come si muta il vino, mutandolo di botte: ma il miracolo della
trasformazione tardava troppo a compiersi e c'era a temere che il suo
vecchio vin buono s'alterasse in un corrosivo e velenoso aceto.
Si fermò ancora una volta per ascoltare una voce vicina a lui che
ripeteva:
Amor l'è el cap di lader...
Chi aveva parlato così forte? non c'era nessuno sulla strada che
saliva sempre più incassata nei muri. Forse quel benedetto nebbiolo...
Allo svolto del muro spuntò la cappelletta dell'Immacolata, innanzi
alla quale ardeva la lampada che le due vecchie ragazze facevano
accendere quando avevano una grazia speciale da domandare alla
Madonna. Da qualche tempo l'olio era consacrato a invocare la salute
del povero padrone malandato nelle gambe: e Cresti sapeva anche
questo.
Al comparire di quel bagliore rossiccio che, battendo sul muro, veniva
a cadere e a morire sulla strada bianca di neve, il vecchio cuore
accartocciato si dilatò come sotto il soffio d'una tenera commozione.
Quelle vecchie povere ragazze, a cui l'Amore non aveva mai detto
nulla, amavano lui come si ama un figliuolo. In quella lampada ardeva
lo spirito di una tenerezza femminile, quasi materna: e si sarebbe
detto che anche la pallida Madonna, meschinamente dipinta sul muro, si
commovesse in un raggio di bellezza al tremare della fiamma.
Cresti era stato in sua vita un tranquillo miscredente, pel quale la
vita non aveva valore se non in quanto è fenomeno di consumazione.
Tollerante e rispettoso delle illusioni altrui, egli si era tenuto
pago a questa discreta persuasione che c'è vita fin che c'è olio nella
lucerna; ma dacchè Flora gli aveva stracciato il cuore, al cospetto
del suo dolore, andava dubitando che nella fiamma possa entrare
qualche cosa di più sottile e di sensibile che non si compera alla
bottega e che crepita e vibra nel fuoco stesso che alimenta.
Non soltanto olio ardeva nella lampada che le due ragazze avevan fatto
accendere per lui... ma la luce veniva dalla fede di due cuori
addolorati come il suo, una fede che penetra il mondo e
alimenta--forse--tutto ciò che splende negli occhi degli uomini e
sugli altari di Dio.
La scintilla che si sprigiona dalle pietre battute è ancora questo
spirito che pare assiderato nel sasso, ma che, evocato, va dalla selce
a riscaldare la povera cenere dei freddi pensieri...
Qualcuno andava ripetendo accanto a lui queste sue riflessioni con
voce così netta, che a un tratto si fermò per guardarsi intorno e per
cercare chi veniva dietro di lui. Per un momento pensò che fosse don
Malachia che tornasse anche lui per la medesima strada al Santuario.
Ma non c'era nessuno. Non cessò per questo la sua meraviglia, anzi
crebbe quando scorse ai piedi della cappelletta, dove diluivasi sulla
neve ammucchiata la luce rossigna della lampada, un bel mazzo di rose
gialle fiorite, di quelle belle rose _rêve d'or_ che egli aveva
regalate il Flora il primo giorno della sua convalescenza.
Come potessero fiorire delle rose in quel mucchio di neve era un
miracolo inesplicabile. Che la Madonnina le avesse fatte sbocciare al
calore della lampada? che le due donne le avessero segretamente
coltivate e messo lì per invocare un divino soccorso?
Era un miracolo inesplicabile...
Provò a toccar colla mano il meraviglioso cespuglio e vide ch'eran
rose vive e vere spuntate lì nel mucchio della neve come un pensiero
di fede che esca da un'anima intirizzita...
La mattina chi passò per primo presso la cappelletta trovò il povero
signor Beniamino Cresti morto sulla strada colle mani distese al
mucchio di neve. La lampada sul finire mandava gli ultimi guizzi,
lottando cogli splendori d'una nitida alba d'inverno.