Aveva fatto un sogno. _Amen!_

* * * * *

A villa Serena non rimase che la Bernarda a custodire la casa. A poco

a poco i balconi e i terrazzi si spogliarono dei loro vasi, le barche

vennero chiuse nella darsena, le palme rivestite di paglia e gli

ultimi scarsi soli d'autunno morirono silenziosi sopra i muri tristi e

desolati.

Nè più liete scesero le giornate al Castelletto dove la signora

Matilde rimase sola senz'altra distrazione che qualche visita poco

allegra del vecchio amico del Pioppino, che dopo aver implorato e

concesso un congedo a Flora, si faceva un dovere di venire con qualche

giornale in mano a leggere qualche fatterello di cronaca o sedeva ad

attizzare i primi focherelli nel caminetto per combattere i brividi

crescenti dell'aria.

Quando arrivava qualche lettera dalla Riviera, la signora Matilde che

aveva già mille ragioni d'essere malcontenta:--Ecco--diceva

amaramente--tutta la sua famiglia è là. Avrei creduto che Flora avesse

più cuore per la sua mamma e per gli amici.

--Il cuore c'è, poverina... provava a risponder il vecchio misantropo,

accatastando fuscellini su fuscellini nella cenere--ma il cuore non ha

l'obbligo di ragionare.

--Ha l'obbligo d'esser giusto. Che posto è il suo in quella casa? di

dama di compagnia? di suora di carità? d'infermiera? di serva? e

intanto non pensa che a casa c'è la mamma mezza malata. Io non avrei

dato questo permesso, caro Cresti: lei oggi ha diritto di comandare e

di volere.

--Ci vuol pazienza...--seguitava a ripeter lui con aria rassegnata: ma

tutti coloro che erano abituati a vederlo passare prima, svelto come

una saetta, si meravigliavano che in poco tempo si fosse fatto così

secco ed appassito, fin trasandato nei vestiti, lui sempre così pulito

ed elegante.

--Sento che morirò di questo dispiacere--diceva qualche altra volta

colla sua querula cantilena la malaticcia signora, che cominciava a

veder buio nell'avvenire. Cresti, in faccia a lei, si mostrava

paziente e disposto a rimandare il matrimonio a gennaio, o anche a

primavera: ma non ci voleva una straordinaria penetrazione per vedere

che la pazienza di Cresti avrebbe avuto un limite e che al tornar

dell'inverno si sarebbe ricaduti in una tremenda tristezza. Flora era

una testa romantica, di quelle che non si arrestano davanti a nessuna

poesia e a nessuna stravaganza: ed era anche naturale che Ezio nel suo

egoismo, rincrudito ora dal castigo, trovasse comodo e bello d'aver

vicino un aiuto in una così cara infermiera. Suo padre aveva anche lui

trovato comodo e bello sacrificare una ragazza ancor giovine a' suoi

umori bisbetici, calpestando i diritti d'un fratello. Fin che ci

saranno uomini ci saranno egoisti: ma Flora aveva altri doveri: nè

poteva ora dimenticarli: nè avrebbe potuto sposare un cieco: nè poteva

rimanere a lungo in questa posizione assurda. L'unica sua

giustificazione erano i suoi capelli che dicevano una testa esaltata,

com'era stato suo padre, com'era stata la nonna Celina, tutta gente

che si sarebbe fatta ammazzare per una idea fissa.

--Peggio per noi che ne abbiamo troppe di idee....!--soggiungeva

malinconicamente il vecchio amico.

Questi tristi discorsi non facevano che lasciar indietro tristezze

sempre più oscure, che andavano crescendo coll'accorciarsi delle

giornate, coll'allungarsi dei crepuscoli, coi freddi preludi

dell'inverno, che sul lago si fa annunciare non di rado prima del dì

dei Morti con piccole burrasche di pioggia e di neve.

Il Ravellino era stato bruscamente chiuso, i lavori interrotti, gli

operai mandati via, la roba lasciata là accatastata sopra i mobili

fuori di posto: ed era bene che le nebbie scendessero folte tra l'una

e l'altra riva del lago a togliere fin la vista di quella casa in cui

troppe illusioni morivano di freddo.

Dopo che Flora era perduta, Cresti non vedeva che ci fosse una ragione

perchè il sole splendesse nel cielo. Quella ragazza aveva riempita

dell'immagine sua tutti i contorni de' suoi pensieri. Far senza di lei

era come togliere la luce a un quadro. Ecco perchè le cose perdevano

intorno a lui ogni colore e i desideri cadevano fracidi come le foglie

del suo giardino sotto le pioggie d'autunno. Il domani non prometteva

nulla a un disgraziato che non aveva nulla da ricordare della sua

vita... di questa povera vita, che dondola tra una memoria e una

speranza.

Mentre negli altri anni, al venir meno dei giorni caldi il solerte

giardiniere prendeva cura de' suoi vasi delicati, o riordinava le

serre, copriva i palmizi, riponeva le uve mangiereccie, riempiva la

legnaia e dava mano alle molte faccende che porta con sè il primo

soffio freddo, questa volta lasciò che le cose andassero come volevano

andare, non toccò nulla, non mutò nulla, non provvide a nulla.

Le sue giornate le passava seduto nel vano d'una finestra, colle mani

strette intorno a un ginocchio, cogli occhi immobili sui vetri al di

là dei quali non vedeva che una nebbia confusa, vuota di cose e di

pensieri, come se cominciasse anche per lui una fatale cecità. Non

riceveva più nessuno, non apriva la bocca nemmeno colle vecchie

ragazze di casa che credevano di conoscere il motivo di quel

mutamento, che inutilmente si sforzavano di distrarlo, di farlo

mangiare, di provocarne le care impazienze, che per le donne

rappresentavano un necessario tormento nella loro vita senza casi e

senza varietà.

A implorare una grazia, le due zitelle facevano accendere tutte le

sere la lampada alla cappelletta dell'Immacolata.

Col fuoco non si scherza · 第 36 / 51 题