I coniugi Hospenthal.

Dopo la brutta scena sulla strada di Cadenabbia, Ersilia aveva dovuto

fare di necessita virtù, raccogliere in fretta le sue robe più

necessario e farsi portare in una barchetta di nascosto al vicino

Tremezzo per prendere il battello di mezzodì senza dar conti a

nessuno. Suo padre che l'accompagnava non cessava di ripetere:--_Te

l'avea dito, benedeta!_--

Gli ordini del barone erano stati precisi, perentori. Non cercassero

di commoverlo, badassero a non comparigli davanti, perchè sentiva una

gran voglia di schiaffeggiarli tutti e due: andassero a Milano in

attesa di ordini ulteriori. Egli avrebbe fatto in modo che non

avessero a morir di fame, ma non calcolassero più oltre sulla sua

dabbenaggine e sulla sua misericordia. Ogni pazienza ha un fine.

Convenne obbedire nella speranza che la tempesta passasse a poco a

poco anche questa volta, come erano passata molte altre.

Il barone non era stoffa da tiranno, ma vedendosi così

oltraggiosamente tradito, il suo primo movimento fu quello d'un uomo

semplice e primitivo, quasi direi d'un animale offeso che risponde

coll'impeto naturale dell'istinto e della gelosia. Sotto la prima

eccitazione egli s'era lasciato trascinare a una provocazione, a un

gesto, che forse oltrepassarono le sue intenzioni; e ciò rese più

gravi le circostanze e portò alle armi. Ma ultimo e languido

discendente d'una antica stirpe di banchieri e di uomini d'affari, che

avevano sempre coltivate le sedentarie arti della speculazione pratica

e positiva, Samuele Hospenthal non era uomo nato per far l'Orlando

furioso. Troppo forte parlava in lui il senso logico delle cose, che

tra mille ragioni sa sciegliere la più solida, cioè quella che

contiene tutte le altre: e troppo bene vedeva quel che sia la commedia

umana per desiderare l'onore di ammazzare e molto meno quello più

discutibile di farsi ammazzare in un mondo in cui la vita è tutto e la

morte un cattivo affare. Ma una volta in ballo, ben doveva ballare; un

duello non rimedia, ma placa; non giustifica, ma soddisfa: non

restituisce l'onore, ma rinforza l'orgoglio: non fa un eroe, ma

impedisce che un uomo si avvilisca del tutto.

Anche Ersilia sulle prime non aveva creduto che le cose dovessero

andare fino alle estreme conseguenze: e se alle prime ingiunzioni

obbedì prontamente e si ritirò sottomessa, non era tanto una paura che

avesse di lui e de' suoi furori, quanto un'astuzia per disarmarlo più

presto, facendogli sentire l'incomodo della sua solitudine.

Venne a Milano, dove non rimase che il tempo di riempire il baule e

dopo aver scritto quattro righe supplichevoli, andò a nascondere la

sua umiliazione in una casa di campagna presso Vigevano, dove il

barone aveva dei fondi umidi. Il vecchio Baracchi, che in queste

circostanze era il Talleyrand della situazione diplomatica, rimase a

Milano più stordito che impaurito di questo brusco avvenimento, che

sperava potesse finire in un lieto _embrassons nous_... Ma quando

arrivò la notizia che il barone si doveva battere e battersi alla

pistola, il sor Paoleto cominciò a capire che questa volta il caso era

più serio.

«Battersi?--pensava--un uomo come Sam battersi, e alla pistola? a che

scopo? valeva la pena di far colpi in aria per una quistione ch'era

meglio mettere a dormire? e non avrebbe potuto l'adirato genero

provvedere al suo onore, se proprio ci teneva tanto, con qualche altro

ripiego meno drammatico e alla sua età, via, anche meno ridicolo? Un

uomo di quarantacinque anni, mezzo invalido, che scende in campo

contro un giovinotto di ventiquattro per una quistione di donna, aveva

tutta l'aria allampanata di un barone di Monchausen in pantofole, a

cui tutti dovessero augurare la mala fortuna, mentre si sarebbe

provveduto così bene, se si fosse partiti tutti insieme per un bel

viaggetto, per luoghi ignoti, dove non potessero arrivare le ciarle

dei quattro gatti, a cui si attribuisce l'onore di rappresentare il

mondo. Si era tanto parlato di un viaggio in Svezia, Norvegia e capo

Nord che al sor Paoleto pareva un errore imperdonabile, da parte del

barone suo genero, di non aver saputo cogliere il momento per

sottrarre la povera Ersilia alle tentazioni. Un duello invece, se nove

volte su dieci riesce bene, capita la volta che le paga tutte: e se il

povero Sam, miope come una formica, si pigliava una palla nello

stomaco chi ci guadagnava _Dio benedeto?_ Lui no, perchè non c'è

nulla di più stupido come barattare una rendita di cento mila lire con

un funerale di prima classe. Non ci guadagnava la povera Ersilia, che

restava compromessa per tutta la vita: e molto meno ci guadagnava

l'altro bel giovinetto, che probabilmente aveva creduto di scherzare.

E poi prima di morire bisognerebbe almeno fare un piccolo testamento:

e c'era a temere che il barone in un momento di esaltazione mentale

avesse piuttosto distrutte le buone intenzioni del suo cuore per

lasciar parlare unicamente i risentimenti dell'uomo oltraggiato».

Queste apprensioni, questi sospetti non potevano lasciar quieto un

uomo così tenero della sua prole come il sor Paoleto. Violando la

consegna, fece una corsa sul lago per vedere d'impedire una

catastrofe: ma il barone era già partito e non si sapeva per dove. Il

pensiero della figliuola rimasta a Vigevano, in aria cattiva con tutto

il caldo d'agosto, lo richiamò indietro e s'incontrò con lei alla

stazione di Milano. Ersilia, coll'aiuto segreto del Bersi, era stata

avvertita da un telegramma che si dovevano battere: sperava che suo

padre avesse a portare qualche migliore notizia.

--Si devono battere, lo so, ma non so dove... Forse si son già

battuti...

--Si ammazzeranno?

Perchè si devono ammazzare, _benedeta?_ i duelli non si fanno

mica per ammazzarsi, cara mia. Non è mai morto nessuno di questa

malattia. Pim, pum, un po' di polvere negli occhi della gente, l'onore

è salvo, e _embrasson nous_...--

Belle parole, degne di quell'amoroso padre, ma Ersilia ne fu

atterrita.

--Si batteranno alla pistola?--L'idea che questi due uomini fossero

per uccidersi per colpa sua, la sgomentò siffattamente, che per poco

non cadeva in deliquio sui gradini della stazione. Il Bersi nel

telegramma aveva taciuto la gravità e le condizioni dello scontro, che

suo padre aveva creduto di attenuare con quel suo pim pum...

--O Dio, o Madonna, io muoio...--

Il babbo fu appena in tempo a sostenerla e a ricoverarla in una

piccola sala del buffet, dove fece portare subito un'acqua di tutto

cedro ben calda e un bicchierino di cognac. Ci volle tutto un

fazzoletto di bucato per asciugare le lagrime di un'infelice creatura

che si stemperava in un dolore disperato. Ersilia si accusava, si

condannava, si accasciava, si scomponeva i capelli colle mani al

pensiero che forse uno di quei poveretti fosse già morto per lei. A

suo marito essa voleva bene sinceramente, riconosceva volentieri il

gran bene che aveva ricevuto da lui: avrebbe voluto dimostrargli che

un capriccio d'un'ora non guasta la fedeltà del cuore: avrebbe voluto

correre, precipitarsi fra i due combattenti, ricevere essa i due colpi

come la moglie del Padrone delle Ferriere...

--Tu mi devi condurre là--proruppe, quando potè porre un freno a' suoi

singhiozzi.

--Là, dove? hanno detto che andavano in Svizzera, ma la Svizzera è

grande, angiolo mio. E se andassimo a casa dove a quest'ora possono

essere arrivate delle notizie? Sam ci deve pur scrivere...--E fatta

accostare una vettura di piazza, ordinò al cocchiere di tornare in via

del Gesù.

Sulla porta trovarono il fattorino del telegrafo. Ersilia strappò di

mano al ragazzo il foglietto giallo, l'aperse con furia nervosa e

lesse a voce alta:--Sano e salvo. Bagliani alquanto ferito. Arrivo

alle tre.--Il telegramma era diretto al suo segretario, che sentì

subito sotto le quattro parole una buona disposizione da parte

dell'adirato genero.

--Ho detto io che tutto andava a finire in niente? Pim, pum, un po' di

polvere in aria e poi: «Sano e salvo, l'altro alquanto ferito.» Ma

sarà cosa da nulla, una scalfittura.--

Ersilia stette un istante col telegramma in mano in un'attonita

sospensione, in cui non mancava un senso di contentezza. Poichè il

duello doveva avere un esito doloroso per qualcuno, meglio

così...--pareva che le dicesse il cuore.

--Dio, Dio, non sapevo che si potesse soffrir tanto a questo mondo!--

Mai forse era stata così sincera come in questa esclamazione.

Oscillando sempre incerta nella sua debolezza morale, tra la

inconsapevolezza del suo fallo e una tenerezza esaltata per i due

poveretti ch'essa aveva scagliato l'un contro l'altro, si martirizzava

in un supplizio di accuse e di giustificazioni: si pentiva con un

sgomento più di paura che di persuasione: piangeva senza capire essa

stessa che significato avessero le sue lagrime. Soffriva insomma

davanti a questa dura contrarietà della sua vita come una bambina che

dopo essere stata distratta tutto il tempo della scuola si vede

costretta dalla mamma severa a ripetere un quesito astruso

d'aritmetica, che è sicura di non capire anche se glielo danno

risolto. Le idee di bene e di male erano così liquefatte nel suo

spirito di bambina maleavvezza che era un pretendere troppo il volere

che ella separasse l'un dall'altro o scoprisse qualche verità nel

dolore che la faceva soffrire.

Questo solo le risultava, che mai le era parso di voler bene a suo

marito come in questo momento. Guai se non le avesse perdonato! non

avrebbe potuto resistere nella sua disperazione.

--Egli non immagina che tu sia qui, e sarà bene che per il primo

momento ti faccia desiderare, _povareta!_ Se dice che arriva, è

perchè ha delle buone intenzioni; e in verità adesso, che è tutto

finito bene, sarebbe assurdo mantenere dei rancori, e amareggiare

questi pochi anni che abbiamo da stare al mondo. Anche lui non o senza

torti, lo sa bene. Quando ti ha sposata, sapeva bene che tu non eri

una mammalucca e che potevi essere sua figliuola. La colpa è anche sua

se ti lascia esposta. Non puoi sempre vivere di acqua di Wichy,

_povareta_, come vive lui: e poichè tutto è finito con un

«alquanto ferito» stiamo allegri e ringraziamo la Provvidenza che non

sia avvenuto di peggio. E non pensare a quell'altro, che tra due o tre

giorni starà benone. Alla sua età si è come gli scarabei. Puoi tenerli

infilzati un mese su uno spillo che non muoiono mica ve'...... Sicuro

che non lo devi più vedere: oh sì, sarebbe troppo sfacciato, se osasse

comparirti davanti. Tu devi ora tutti i riguardi al povero Sam: gli

devi mostrare che gli vuoi bene, che sei pentita sinceramente, fargli

qualche carezza, povero figliuolo: e vedrai che ti regalerà qualche

cosa. Non gli dico che sei a Milano: tienti nascosta e non uscire se

non quando te lo dico io.

Mezz'ora dopo il sor Paoleto riceveva nelle sue braccia l'amato

genero, che arrivava da Como, fresco e quasi ringiovanito, come se

uscisse allora da una cura ricostituente. Parlava ne' suoi occhi un

nuovo piacere, quasi un nuovo coraggio, che se non si sentiva padron

di casa, aveva la soddisfazione di chi gode un bell'appartamento, di

cui ha pagata regolarmente la pigione. Per la prima volta da che era

andato vicino a un pericolo mortale sentiva il piacere della vita,

come se avesse ereditato inaspettatamente il diritto e il piacere di

vivere. Gli spasimi di tre giorni d'agonia, le scosse date al freddo

tronco della sua vita intirizzita, avevano mosso in lui una nuova

linfa, che prometteva una fioritura di affetti più naturali e più

disinteressati.

Si lasciò abbracciare dal vecchio suocero, si lasciò condurre da lui

fino alla vettura, lasciò ch'egli parlasse e si congratulasse: non

ritirò la mano ch'egli volle baciare e quando gli parve di aver vinta

la grande emozione del primo incontro, domandò con voce, in cui

tremava una timida emozione:--Dov'è lei?

--Lei... lei, è a Vigevano. Piange, si dispera e fu lì per morire.

Avete esagerato, ecco: ma tutto è bene quel che finisce bene. Hai

pranzato, Sam?--

Il barone si accorse di aver fame. Dal momento che i padrini l'avevano

condotto via dal campo di battaglia con tutta la sua pelle intatta,

sentiva con piacere un'esigenza di nutrizione che da molti anni non

parlava più nel flaccido sacco del suo stomaco ipercloridato.

L'offerta del suocero lo toccò come un piccante aperitivo.

--Dove mi meni?

--Dobbiamo fermarci al Rebecchino? c'è una cucina sana.

--Mi metto nelle tue mani. Mentre dò una capatina in Borsa, puoi

scendere e ordinare una costoletta.

--Con un risottino bianco...--

Quando la carrozza ebbe passata la barriera daziaria, il padre che non

si era mai sentito tanto padre come in quel momento, cercò la mano

delicata del suo carissimo genero e lasciando cadere due lagrime, che

da un pezzo stagnavano nell'angolo degli occhi, provò a supplicare:--E

di', Sam, non la vuoi proprio vedere quella poverina? me la vuoi

proprio far morire? Se io ti dicessi che vuol bene a te più che a

tutti?

--S'è visto...,--brontolò il barone, diluendo l'amarezza della

risposta in un sorriso che non potè essere del tutto ironico.

--Anche i santi sentono le tentazioni e si starebbe freschi noi poveri

peccatori, se Dio non dimenticasse volentieri i nostri peccati.

--Sai che ti ho proibito di parlarmi di Dio e del tuo clarinetto....

Non son cose che si possono risolvere in una carrozza. Ora vado in

Borsa, poi torno al Rebecchino e ti dirò quello che avrai a fare; ma

non voglio essere seccato.

--Il vino lo preferisci bianco, Sam?--disse il vecchietto, mentre

scendeva alla porta dell'albergo.

Mentre la carrozza, continuando la sua corsa, portava il barone al

palazzo della Borsa, il sor Paoleto scriveva due righe nell'ufficio

dell'albergo e le faceva spedire in via del Gesù. Vedendo il

direttore, gli disse:--Il barone Hospenthal verrà qui a pranzo colla

sua signora. Vorrei un salottino solo per noi.--

Il nome del barone non era ignoto al Rebecchino e le cose furono

combinate in modo da accontentare lo stomaco più schifiltoso. Brodo

liscio in principio: costoletta ai ferri con risottino bianco poco

cotto: un quarto di dindo lessato e un fritto di pesce persico senza

maionnese. In quanto al vino, dopo una breve discussione il sor

Paoleto si fermò su un Monte Orobio secco, profumato, un vero tesoro

nazionale che se fosse francese, gl'inglesi pagherebbero venti lire la

bottiglia.

Ersilia arrivò cinque minuti prima che il barone tornasse dalla Borsa,

il tempo necessario perchè il padre diplomatico la mettesse a parte

delle cose.

--Gli ho detto che tu non eri a Milano. Se devo giudicare dall'umore,

direi che anche questa volta non è mal disposto. Ma vuole delle

promesse, è nel suo diritto e tu glie le devi fare solenni e

mantenerle poi. È buono, povero Sam; è peccato disgustarlo. Devi anche

riflettere che gli anni passano per tutti e due, senza contar me che

sono già un fico secco e che, quando tu me l'avessi disgustato per

l'ultima volta, si potrebbe andar a sonar la chitarra per le piazze.

Cinque minuti dopo i coniugi Hospenthal erano nelle braccia l'uno

dell'altro. Essa avviluppò così improvvisamente il suo Sam nelle sue

moine, lo intenerì così bene colle sue lacrime e co' suoi baci, che il

furore già non troppo armato del barone si lasciò disarmare del tutto.

Egli aveva bisogno di essere soggiogato. Se a quel tesoro di carezze e

di tenerezze non osava rinunciare senza patimento prima, quando si

sentiva più svogliato e malato, meno sentiva di potervi rinunciare ora

che provava il gusto di vivere come non aveva provato mai.

--Bene, bravi: ecco tutto finito....--conchiuse il sor Paoleto.--Non

lasciamo venir freddo il brodo.

Col fuoco non si scherza · 第 27 / 51 题