Tra zio e nipote.
Le giornate di Ezio non avevano più regola. A casa non lo si vedeva
quasi più o vi passava appena il tempo di togliersi un vestito e di
mettersene un altro, di cambiare un paio di scarpe, di far volare in
aria qualche cosa con grande spavento della povera Bernarda, che non
arrivava a tempo a contentarlo. Poi scompariva di nuovo, per
ricomparire dopo tre o quattro giorni come un luminello riflesso da
uno specchiotto lontano.
Lo specchietto era a Cadenabbia.
Col pretesto di frequenti gite, di scampagnate e di colazioni in
comitiva egli era sempre con lei o accanto a lei; e siccome la
prudenza non era la virtù principale della bella baronessa, e amore è
cieco anche perchè non abbia a vedere i pericoli, ne venne fuori un
lieto pettegolezzo, per non dire uno scandalo, che finì
coll'impensierire gli amici. Il Bersi ne parlò al Cresti che ne
discorse con Massimo, perchè vedesse d'intervenire colla sua autorità
di zio e di uomo saggio. Questi provò a scrivergli, e in tre righe
serie, da uomo serio che sa di compiere un dovere, gli chiese un
abboccamento per cose, gli diceva: «che riguardano il tuo onore e la
tua pace».
Ezio capì il latino: e dopo aver nicchiato alquanto, non osò rifiutare
al caro zio, tornato fresco dall'America, la consolazione di recitare
la sua parte di padre nobile: e per aver un terreno neutro, su cui
ciascuno fosse padrone delle sue idee, fissò egli stesso un
bell'incontro all'albergo Bazzoni a Tremezzo con una letterina
umoristica, che finiva così: «Gravi o non gravi che siano le cose che
hai a dirmi, è inteso che la colazione la paghi tu».
Zio e nipote furono precisi all'abboccamento: e poichè la giornata era
bella e tiepida, piuttosto che rinchiudersi in una sala, preferirono
sedersi a una tavola sulla terrazza che prospetta il lago all'ombra
fitta d'un pergolato, che faceva il luogo segregato e fresco.
Massimo, che sentiva tutta la delicatezza della sua missione
diplomatica e che temeva di rompere prima di toccare, fece di tutto
per essere fin dal principio tenero, affettuoso, espansivo; prese il
ragazzo sotto il braccio, si fece ragazzo con lui e rimproverandolo
amorevolmente, gli disse:--Che ti abbiamo fatto noi poveri vecchi che
non ti si vede più?
Ezio, che senza mai essere stato nè in Bolivia nè in Venezuela,
credeva di conoscere anche lui la sua diplomazia, stringendo tra le
due mani il panciotto bianco del suo caro zio ambasciatore,
rispose:--Non si è mai meno padroni di sè stessi come quando non si ha
nulla a fare. Ma vedo che tu hai indossato il _gilet_ delle
grandi circostanze. Che c'è di nuovo? è vero che Cresti prende moglie?
Non si parla d'altro sul lago: e si dice anche che quell'altro animale
poco ragionevole, che risponde al nome di Bersi, gli abbia venduto il
Ravellino: una bella trappola. Conta, conta.
Si misero a tavola e mentre una bella ragazza si affrettava a stendere
la tovaglia, il giovane che temeva di perdere la parola, continuò
sempre con un'intonazione tra il tenero e il burlesco:--Però avete
ragione di lamentarvi di me e bisognerà che io faccia qualche cosa per
contentarvi. Intanto, se permetti, facciam dire a questa bella ragazza
quel che si potrebbe mangiare, perchè mi sento vuoto come la canna
d'un fucile sparato. Bevi vin toscano, zio Massimo? qui è eccellente.
--Ordina quel che vuoi...
In poche parole s'intesero. Quando il piatto del salame fu portato in
tavola e che il vino fu trovato buono, lo zio sentì ch'era arrivato il
momento d'intonare l'antifona:--Raccontami un po' il gran nulla a fare
che porta via tutto il tuo tempo. Che diavolo fai a Cadenabbia?
--Si fa di tutto per non annoiarci, zio.
--Alla tua età non si dovrebbe aver paura della noia.
--La noia è come il veleno della vipera: guai se ci lasciamo cogliere
dal sonno!
--E per fuggire al fumo tu vai ad abbrustolire nelle braci--arrischiò
il buon zio, che aveva sempre una delicata paura di offendere la
irritabile suscettibilità del giovane.
--Mi sono assicurato contro i danni delle scottature--riprese con
gaiezza il nipote che, quando si trattava di fuggire, possedeva
l'agilità del gatto.
--Se tu ti diverti, non so che cosa dire: sei nel tuo diritto. Ma ho
paura che tu prenda troppo sul serio il tuo piacere...--Un altro passo
era fatto, per quanto il cortese diplomatico andasse col piede di
piombo.
--Troppo sul serio, no--ribattè Ezio canzonando--perchè di serio al
mondo non c'è che la morte; ma si procura di non lasciar scappare le
buone occasioni. Chi sa quante volte ti sei pentito anche tu, mio
amabile pedagogo, di aver lasciato scappare una lepre che ti passò
sotto il naso. Se l'Italia non avesse lasciato scappare le buone
occasioni....
--Lascia stare l'Italia che di cattive figure ne ha fatte fin
troppo--fu pronto a interrompere lo zio.--Tu parli di piaceri e
quando si hanno ventiquattro anni è assurdo che si abbia a discorrere
di teologia; ma non ci sono soltanto piaceri a questo mondo.
--Lo so: ma i dispiaceri vengono da sè senza bisogno che uno vada a
cercarli. Intanto procuro di sfruttare più che posso i vantaggi della
mia età.
--Volevo dire che ogni età accanto a' suoi piaceri ha i doveri suoi,
mio caro--disse lo zio con uno stile eguale e freddo come un
protocollo.
--Eccoti arrivato a parlare della mia laurea--fu lesto e furbo a
continuare il giovine vice-ammiraglio che sapeva con rara abilità
schivare i colpi di vento.--Non è vero che tu mi hai invitato a
colazione per questo? Ebbene, mio vecchio sentimentale, ti assicuro
che ci penso sempre a quella benedetta laurea come a una ragazza che
ho l'obbligo di sposare. E la sposerò se tu mi dai tempo. _Quod
differtur non aufertur_. Dillo alla mia matrigna che ti ha
incaricato di farmi questo discorso. Ci penso. Se non sarà questo
autunno, sarà a Pasqua: se non sarà a Torino andremo a pigliarla a
Genova o a Napoli dove la piglian tutti, ma sento che di quà devo
passare. È una promessa che ho fatto al povero babbo e la voglio
mantenere. Se quest'inverno vieni a stare un poco con noi, vedrai che
Aristotile d'un nipote! e tu mi devi aiutare anche a pubblicare quelle
care memorie che devono onorare il nome di mio padre: e questo te lo
dico sul serio, vè, da uomo d'onore.
Il giovine parlava con tanta e così sincera convinzione che lo zio
Massimo, stendendogli la mano al di sopra della tavola, credette
giunto il momento propizio di conquistarlo:--Bravo!--gli disse--e
allora fa anche il resto.
--Che cosa devo fare ancora?
--Lasciar quella donna che ti perde.
Ezio ritirò la mano che stava per offrire e abbandonandosi sulla
sedia, disse con ironico sorriso:--Tu non mi avrai invitato a
colazione per farmi mangiare un piatto indigesto, Se questo è il
motivo del nostro abboccamento, fa conto che sia finito.
--Ezio--disse lo zio Massimo, asciugandosi i baffi col tovagliolo--non
si è viaggiato mezzo mondo senza fare qualche esperienza.
--Ma è anche una bella cosa che ognuno faccia la sua esperienza da sè.
--Non c'è nulla di più noioso che di far delle prediche. Se insisto su
questo argomento, è perchè ti vogliamo bene, Ezio.
--E se mi volete bene che gusto avete di annoiarmi? Guarda, tu mi fai
scappare l'appetito.
--È in giuoco il tuo avvenire, Ezio.
--So difendermi da me.
--Si vede--soggiunse lo zio, sorridendo amaramente--Questa donna ti ha
accecato.
--Ebbene, che giova dissimulare? prese a dire colla testa alta il
giovine e in tono imperioso di spavalderia.--L'amo e mi ama: è la cosa
più semplice del mondo.
--È la più indegna di te--fu pronto a soggiungere lo zio con una
intonazione austera che Ezio non si aspettava di sentire da quell'uomo
blando, vestito di cerimonie. Massimo Bagliani era di quegli uomini
timidi, che nel fitto d'una mischia si fanno avanti per i primi.
--Ora hai detta una brutta parola, amico mio--disse lentamente Ezio,
impallidendo un poco.
--Ebbene la ripeto:--la più indegna di te.
--Sei stato giovine, tu?--
--Io?--e il dabben uomo non seppe nascondere un'emozione che
gl'imporporò la testa.--Credo di essere stato giovine in un tempo,
quando l'essere giovani voleva dire qualche cosa di più che il far
correre una barca. E sarei anche morto volentieri ai miei
ventiquattr'anni, se mi fosse toccata una palla nello stomaco. Tu
faresti lo stesso, son certo, se i tempi avessero bisogno del tuo
sangue: è dunque inutile che tu mi tiri il discorso su queste
sciocchezze.
Ezio arrossì lui questa volta.
Seguì un momento in silenzio penoso per tutt'e due le parti. Il
giovine Bagliani pareva irrigidito in un senso di cupo dispetto, e
mentre il signor commendatore non cessava di pulirsi nervosamente col
tovagliolo i baffi e la bocca, il nipote faceva saltellare la lama del
coltello sull'orlo del piatto.
Fu Ezio il primo a uscir da questa noiosa reticenza:--Forse ti hanno
male informato, il mio caro zio: o forse hai di me una idea sbagliata.
So da chi hai ricevuta l'imbeccata. Donna Vincenzina tutte le volte
che vede naufragare un suo vecchio ideale si prende dei grandi
pensieri per la salute dell'anima mia.
--Tu intendi parlare della tua seconda madre, quando dici donna
Vincenzina?--sorse a dire il severo inquisitore, che alla freddezza
caustica del giovine sentiva di dover opporre un risentimento quasi
personale:--Io non so di quale ideale tu intenda parlare: ma son certo
che quella donna che tu nomini in un modo così poco decoroso non può
che desiderare il tuo bene: e noi in questo suo desiderio siamo tutti
solidali con lei. Cresti mi ha sempre scritto che essa ti ama come un
suo vero figliuolo e fino a cinque minuti fa non c'era nulla che ti
autorizzasse a credere il contrario. Essa non desidera che una cosa
sola.... che tu faccia onore al nome di suo marito.
--Ora la pigli troppo alta--balbettò Ezio che si sentiva dominato da
quel modo lento e preciso di argomentazione.--Quando avrò bisogno d'un
buon avvocato non avrò molta strada da fare.
--Non la piglio troppo alta, ragazzo mio--ribattè Massimo con uno tono
alquanto arruffato, che tradiva il turbamento di un spirito che non
sapeva dominare se stesso. Non c'è nessun motivo che tu attribuisca
alla tua matrigna delle basse intenzioni per giustificare i torti che
tu hai verso di lei e verso te stesso.
--Essa non potrebbe trovare un più zelante difensore--uscì a dire il
giovinotto con un fare di monelleria con cui cercò di coprire la sua
disfatta--Ed è naturale.
--Che cosa è naturale?--interrogò l'uomo offeso nel suo più intimo
affetto.
--Nulla--troncò secco il giovine.--Ti pare che questi discorsi possano
far digerire una cattiva colazione? non sarebbe meglio che noi
ordinassimo due caffè con due bicchierini di cognac? ho promesso ad
alcuni amici d'essere a San Giovanni e possiamo dire come alla Camera
che l'incidente è esaurito.
--Si, è meglio. Mi avvilirei a chiedere spiegazioni a un ragazzo che
non sa quel che si dice.
Ezio capì che dallo zio commendatore e ambasciatore della Bolivia
stava per uscire il capitano d'artiglieria d'altri tempi: e non
volendo ritirarsi colla peggio, si alzò, distaccò il suo bel
cappellino di paglia dal pergolato ed accostandosi al signor zio con
un portamento più spavaldo che contegnoso, credette secondo l'indole
sua presuntuosa di farla finita del tutto con quattro di quelle parole
enigmatiche che possono far intendere tutto quel che si vuole.
--Caro zio--gli disse--quando tu mi hai fatto l'onore di chiedere la
mia ospitalità, dopo non so quanti anni di assenza, io non ti ho
chiesto se ti riconduceva un sentimento di rispetto alla memoria d'un
defunto, o un pentimento o una curiosità o quale altra memoria de'
tuoi ventiquattro anni. So di averti ricevuto bene, con discrezione,
con rispetto. Non invoco per me che un egual trattamento di tolleranza
e di libertà.... E con ciò grazie della colazione....--E gravemente
stese la mano per congedarsi.
Massimo Bagliani non rispose, non si mosse, ma coll'occhio
rimpicciolito, con un tremito nervoso addosso che scoteva tutto il suo
grosso corpo d'uomo lento e ipocondriaco, fece capire che non aveva
più nulla a dire. Ma non volle stringere la mano che il giovine gli
aveva stesa.
Ezio si carezzò con un atto d'irritazione i piccoli baffi, mosse
qualche passo intorno alla tavola, esitò un istante tra il bene e il
male; ma come sempre, anche questa volta vinse il diavolo peggiore.
Levò il portafogli e cavato un biglietto da cinque lire lo buttò sul
suo piatto e se ne andò. C'era da pagar lautamente quel che aveva
mangiato coll'aggiunta d'una buona mancia per la bella ragazza.
Massimo, il povero zio Massimo, rimase lì sotto il peso
dell'oltraggio, tutto tremante, colla testa appoggiata ai palmi.
Improvvisamente gli parve che il cielo si rannuvolasse: ma capì che un
pugno di lacrime gli faceva gli occhi grossi. Una brutta frase si
presentò in quell'oscuro turbamento, ma non osò pronunciarla per
rispetto ai morti e ai vivi. «Il figlio è degno del padre» avrebbe
voluto dire: ma ebbe compassione di tutt'e due.