XIV.

Tra zio e nipote.

Le giornate di Ezio non avevano più regola. A casa non lo si vedeva

quasi più o vi passava appena il tempo di togliersi un vestito e di

mettersene un altro, di cambiare un paio di scarpe, di far volare in

aria qualche cosa con grande spavento della povera Bernarda, che non

arrivava a tempo a contentarlo. Poi scompariva di nuovo, per

ricomparire dopo tre o quattro giorni come un luminello riflesso da

uno specchiotto lontano.

Lo specchietto era a Cadenabbia.

Col pretesto di frequenti gite, di scampagnate e di colazioni in

comitiva egli era sempre con lei o accanto a lei; e siccome la

prudenza non era la virtù principale della bella baronessa, e amore è

cieco anche perchè non abbia a vedere i pericoli, ne venne fuori un

lieto pettegolezzo, per non dire uno scandalo, che finì

coll'impensierire gli amici. Il Bersi ne parlò al Cresti che ne

discorse con Massimo, perchè vedesse d'intervenire colla sua autorità

di zio e di uomo saggio. Questi provò a scrivergli, e in tre righe

serie, da uomo serio che sa di compiere un dovere, gli chiese un

abboccamento per cose, gli diceva: «che riguardano il tuo onore e la

tua pace».

Ezio capì il latino: e dopo aver nicchiato alquanto, non osò rifiutare

al caro zio, tornato fresco dall'America, la consolazione di recitare

la sua parte di padre nobile: e per aver un terreno neutro, su cui

ciascuno fosse padrone delle sue idee, fissò egli stesso un

bell'incontro all'albergo Bazzoni a Tremezzo con una letterina

umoristica, che finiva così: «Gravi o non gravi che siano le cose che

hai a dirmi, è inteso che la colazione la paghi tu».

Zio e nipote furono precisi all'abboccamento: e poichè la giornata era

bella e tiepida, piuttosto che rinchiudersi in una sala, preferirono

sedersi a una tavola sulla terrazza che prospetta il lago all'ombra

fitta d'un pergolato, che faceva il luogo segregato e fresco.

Massimo, che sentiva tutta la delicatezza della sua missione

diplomatica e che temeva di rompere prima di toccare, fece di tutto

per essere fin dal principio tenero, affettuoso, espansivo; prese il

ragazzo sotto il braccio, si fece ragazzo con lui e rimproverandolo

amorevolmente, gli disse:--Che ti abbiamo fatto noi poveri vecchi che

non ti si vede più?

Ezio, che senza mai essere stato nè in Bolivia nè in Venezuela,

credeva di conoscere anche lui la sua diplomazia, stringendo tra le

due mani il panciotto bianco del suo caro zio ambasciatore,

rispose:--Non si è mai meno padroni di sè stessi come quando non si ha

nulla a fare. Ma vedo che tu hai indossato il _gilet_ delle

grandi circostanze. Che c'è di nuovo? è vero che Cresti prende moglie?

Non si parla d'altro sul lago: e si dice anche che quell'altro animale

poco ragionevole, che risponde al nome di Bersi, gli abbia venduto il

Ravellino: una bella trappola. Conta, conta.

Si misero a tavola e mentre una bella ragazza si affrettava a stendere

la tovaglia, il giovane che temeva di perdere la parola, continuò

sempre con un'intonazione tra il tenero e il burlesco:--Però avete

ragione di lamentarvi di me e bisognerà che io faccia qualche cosa per

contentarvi. Intanto, se permetti, facciam dire a questa bella ragazza

quel che si potrebbe mangiare, perchè mi sento vuoto come la canna

d'un fucile sparato. Bevi vin toscano, zio Massimo? qui è eccellente.

--Ordina quel che vuoi...

In poche parole s'intesero. Quando il piatto del salame fu portato in

tavola e che il vino fu trovato buono, lo zio sentì ch'era arrivato il

momento d'intonare l'antifona:--Raccontami un po' il gran nulla a fare

che porta via tutto il tuo tempo. Che diavolo fai a Cadenabbia?

--Si fa di tutto per non annoiarci, zio.

--Alla tua età non si dovrebbe aver paura della noia.

--La noia è come il veleno della vipera: guai se ci lasciamo cogliere

dal sonno!

--E per fuggire al fumo tu vai ad abbrustolire nelle braci--arrischiò

il buon zio, che aveva sempre una delicata paura di offendere la

irritabile suscettibilità del giovane.

--Mi sono assicurato contro i danni delle scottature--riprese con

gaiezza il nipote che, quando si trattava di fuggire, possedeva

l'agilità del gatto.

--Se tu ti diverti, non so che cosa dire: sei nel tuo diritto. Ma ho

paura che tu prenda troppo sul serio il tuo piacere...--Un altro passo

era fatto, per quanto il cortese diplomatico andasse col piede di

piombo.

--Troppo sul serio, no--ribattè Ezio canzonando--perchè di serio al

mondo non c'è che la morte; ma si procura di non lasciar scappare le

buone occasioni. Chi sa quante volte ti sei pentito anche tu, mio

amabile pedagogo, di aver lasciato scappare una lepre che ti passò

sotto il naso. Se l'Italia non avesse lasciato scappare le buone

occasioni....

--Lascia stare l'Italia che di cattive figure ne ha fatte fin

troppo--fu pronto a interrompere lo zio.--Tu parli di piaceri e

quando si hanno ventiquattro anni è assurdo che si abbia a discorrere

di teologia; ma non ci sono soltanto piaceri a questo mondo.

--Lo so: ma i dispiaceri vengono da sè senza bisogno che uno vada a

cercarli. Intanto procuro di sfruttare più che posso i vantaggi della

mia età.

--Volevo dire che ogni età accanto a' suoi piaceri ha i doveri suoi,

mio caro--disse lo zio con uno stile eguale e freddo come un

protocollo.

--Eccoti arrivato a parlare della mia laurea--fu lesto e furbo a

continuare il giovine vice-ammiraglio che sapeva con rara abilità

schivare i colpi di vento.--Non è vero che tu mi hai invitato a

colazione per questo? Ebbene, mio vecchio sentimentale, ti assicuro

che ci penso sempre a quella benedetta laurea come a una ragazza che

ho l'obbligo di sposare. E la sposerò se tu mi dai tempo. _Quod

differtur non aufertur_. Dillo alla mia matrigna che ti ha

incaricato di farmi questo discorso. Ci penso. Se non sarà questo

autunno, sarà a Pasqua: se non sarà a Torino andremo a pigliarla a

Genova o a Napoli dove la piglian tutti, ma sento che di quà devo

passare. È una promessa che ho fatto al povero babbo e la voglio

mantenere. Se quest'inverno vieni a stare un poco con noi, vedrai che

Aristotile d'un nipote! e tu mi devi aiutare anche a pubblicare quelle

care memorie che devono onorare il nome di mio padre: e questo te lo

dico sul serio, vè, da uomo d'onore.

Il giovine parlava con tanta e così sincera convinzione che lo zio

Massimo, stendendogli la mano al di sopra della tavola, credette

giunto il momento propizio di conquistarlo:--Bravo!--gli disse--e

allora fa anche il resto.

--Che cosa devo fare ancora?

--Lasciar quella donna che ti perde.

Ezio ritirò la mano che stava per offrire e abbandonandosi sulla

sedia, disse con ironico sorriso:--Tu non mi avrai invitato a

colazione per farmi mangiare un piatto indigesto, Se questo è il

motivo del nostro abboccamento, fa conto che sia finito.

--Ezio--disse lo zio Massimo, asciugandosi i baffi col tovagliolo--non

si è viaggiato mezzo mondo senza fare qualche esperienza.

--Ma è anche una bella cosa che ognuno faccia la sua esperienza da sè.

--Non c'è nulla di più noioso che di far delle prediche. Se insisto su

questo argomento, è perchè ti vogliamo bene, Ezio.

--E se mi volete bene che gusto avete di annoiarmi? Guarda, tu mi fai

scappare l'appetito.

--È in giuoco il tuo avvenire, Ezio.

--So difendermi da me.

--Si vede--soggiunse lo zio, sorridendo amaramente--Questa donna ti ha

accecato.

--Ebbene, che giova dissimulare? prese a dire colla testa alta il

giovine e in tono imperioso di spavalderia.--L'amo e mi ama: è la cosa

più semplice del mondo.

--È la più indegna di te--fu pronto a soggiungere lo zio con una

intonazione austera che Ezio non si aspettava di sentire da quell'uomo

blando, vestito di cerimonie. Massimo Bagliani era di quegli uomini

timidi, che nel fitto d'una mischia si fanno avanti per i primi.

--Ora hai detta una brutta parola, amico mio--disse lentamente Ezio,

impallidendo un poco.

--Ebbene la ripeto:--la più indegna di te.

--Sei stato giovine, tu?--

--Io?--e il dabben uomo non seppe nascondere un'emozione che

gl'imporporò la testa.--Credo di essere stato giovine in un tempo,

quando l'essere giovani voleva dire qualche cosa di più che il far

correre una barca. E sarei anche morto volentieri ai miei

ventiquattr'anni, se mi fosse toccata una palla nello stomaco. Tu

faresti lo stesso, son certo, se i tempi avessero bisogno del tuo

sangue: è dunque inutile che tu mi tiri il discorso su queste

sciocchezze.

Ezio arrossì lui questa volta.

Seguì un momento in silenzio penoso per tutt'e due le parti. Il

giovine Bagliani pareva irrigidito in un senso di cupo dispetto, e

mentre il signor commendatore non cessava di pulirsi nervosamente col

tovagliolo i baffi e la bocca, il nipote faceva saltellare la lama del

coltello sull'orlo del piatto.

Fu Ezio il primo a uscir da questa noiosa reticenza:--Forse ti hanno

male informato, il mio caro zio: o forse hai di me una idea sbagliata.

So da chi hai ricevuta l'imbeccata. Donna Vincenzina tutte le volte

che vede naufragare un suo vecchio ideale si prende dei grandi

pensieri per la salute dell'anima mia.

--Tu intendi parlare della tua seconda madre, quando dici donna

Vincenzina?--sorse a dire il severo inquisitore, che alla freddezza

caustica del giovine sentiva di dover opporre un risentimento quasi

personale:--Io non so di quale ideale tu intenda parlare: ma son certo

che quella donna che tu nomini in un modo così poco decoroso non può

che desiderare il tuo bene: e noi in questo suo desiderio siamo tutti

solidali con lei. Cresti mi ha sempre scritto che essa ti ama come un

suo vero figliuolo e fino a cinque minuti fa non c'era nulla che ti

autorizzasse a credere il contrario. Essa non desidera che una cosa

sola.... che tu faccia onore al nome di suo marito.

--Ora la pigli troppo alta--balbettò Ezio che si sentiva dominato da

quel modo lento e preciso di argomentazione.--Quando avrò bisogno d'un

buon avvocato non avrò molta strada da fare.

--Non la piglio troppo alta, ragazzo mio--ribattè Massimo con uno tono

alquanto arruffato, che tradiva il turbamento di un spirito che non

sapeva dominare se stesso. Non c'è nessun motivo che tu attribuisca

alla tua matrigna delle basse intenzioni per giustificare i torti che

tu hai verso di lei e verso te stesso.

--Essa non potrebbe trovare un più zelante difensore--uscì a dire il

giovinotto con un fare di monelleria con cui cercò di coprire la sua

disfatta--Ed è naturale.

--Che cosa è naturale?--interrogò l'uomo offeso nel suo più intimo

affetto.

--Nulla--troncò secco il giovine.--Ti pare che questi discorsi possano

far digerire una cattiva colazione? non sarebbe meglio che noi

ordinassimo due caffè con due bicchierini di cognac? ho promesso ad

alcuni amici d'essere a San Giovanni e possiamo dire come alla Camera

che l'incidente è esaurito.

--Si, è meglio. Mi avvilirei a chiedere spiegazioni a un ragazzo che

non sa quel che si dice.

Ezio capì che dallo zio commendatore e ambasciatore della Bolivia

stava per uscire il capitano d'artiglieria d'altri tempi: e non

volendo ritirarsi colla peggio, si alzò, distaccò il suo bel

cappellino di paglia dal pergolato ed accostandosi al signor zio con

un portamento più spavaldo che contegnoso, credette secondo l'indole

sua presuntuosa di farla finita del tutto con quattro di quelle parole

enigmatiche che possono far intendere tutto quel che si vuole.

--Caro zio--gli disse--quando tu mi hai fatto l'onore di chiedere la

mia ospitalità, dopo non so quanti anni di assenza, io non ti ho

chiesto se ti riconduceva un sentimento di rispetto alla memoria d'un

defunto, o un pentimento o una curiosità o quale altra memoria de'

tuoi ventiquattro anni. So di averti ricevuto bene, con discrezione,

con rispetto. Non invoco per me che un egual trattamento di tolleranza

e di libertà.... E con ciò grazie della colazione....--E gravemente

stese la mano per congedarsi.

Massimo Bagliani non rispose, non si mosse, ma coll'occhio

rimpicciolito, con un tremito nervoso addosso che scoteva tutto il suo

grosso corpo d'uomo lento e ipocondriaco, fece capire che non aveva

più nulla a dire. Ma non volle stringere la mano che il giovine gli

aveva stesa.

Ezio si carezzò con un atto d'irritazione i piccoli baffi, mosse

qualche passo intorno alla tavola, esitò un istante tra il bene e il

male; ma come sempre, anche questa volta vinse il diavolo peggiore.

Levò il portafogli e cavato un biglietto da cinque lire lo buttò sul

suo piatto e se ne andò. C'era da pagar lautamente quel che aveva

mangiato coll'aggiunta d'una buona mancia per la bella ragazza.

Massimo, il povero zio Massimo, rimase lì sotto il peso

dell'oltraggio, tutto tremante, colla testa appoggiata ai palmi.

Improvvisamente gli parve che il cielo si rannuvolasse: ma capì che un

pugno di lacrime gli faceva gli occhi grossi. Una brutta frase si

presentò in quell'oscuro turbamento, ma non osò pronunciarla per

rispetto ai morti e ai vivi. «Il figlio è degno del padre» avrebbe

voluto dire: ma ebbe compassione di tutt'e due.

Col fuoco non si scherza · 第 18 / 51 题