Una benedizione.
La settimana che precedette alle Regate furono per Regina giorni di
trepidazioni e di pensieri. Amedeo aveva accettato di entrare nella
gara dei battellieri e di rappresentare con Tremezzo anche gli altri
paesi minori, che stanno ai piedi del monte Crocione e tutto lasciava
sperare ch'egli avrebbe battuto questa volta quei di Dongo, che da tre
anni portavan via la bandiera.
Regina era in cuor suo orgogliosa, ma non c'è gloria senza palpiti.
Nella sua paurosa modestia avrebbe voluto che quel benedetto giorno
fosse già passato. Dopo le Regate si sarebbero celebrate le nozze: ma
già gli occhi della gente erano addosso a lei, come se toccasse a lei
di dar forza e coraggio ad Amedeo. Per conto suo poco ci aveva a
guadagnare il giovine, se anche avesse vinto tutte le bandiere del
lago, come poco ci aveva a perdere se quei di Dongo o d'altri siti
l'avessero battuto: la loro gloria ormai, era un'altra: anzi le pareva
che tutta questa gente che s'immischiava tra lor due portasse via la
parte migliore di quella contentezza, a cui dopo due anni di
aspettazione e di segreti sospiri, avevano diritto. Tuttavia, se
Amedeo avesse battuto veramente quei di Dongo e fosse tornato con
quella benedetta bandiera in mano, acclamato vincitore, portato in
trionfo dai compagni, messo al di sopra di tutti gli altri, le pareva
che sarebbe stata una bella consolazione di più.
Intanto coll'aiuto e coi consigli della signorina del Castelletto
lavorava a preparare il costume da battelliere, che era fissato in una
blusa di rigatino turchino con filettature bianche, nastro turchino
nel cappello tempestato di stelle bianche.
Questo piccolo corredo non fece dimenticare quell'altro. Bortolo che
non aveva tempo o non voleva spendere i denari di un viaggio fino a
Como, pensò d'incaricare un mercantello ambulante, di quei che vanno
colla cassetta sulle spalle a vendere tela e minuterie alle donne, di
portargli un assortimento di stoffe, cercando di combinare il buon
gusto colla non troppa spesa.
La casetta al torrente era stata imbiancata di fresco: l'aria e il
sole entravano da due parti ad asciugarla.
Maria Giulia, la mamma di Amedeo, ci aveva lasciato un paiuolo, un
calderotto, un armadio da cucina, quattro sedie e un laveggio: il
padre della sposa avrebbe provveduto il letto, i canterani e la
biancheria: alle gioie voleva pensare Amedeo colle duecento lire delle
Regate, che bisognava vincere e con qualche altro risparmio messo in
disparte.
La signorina del Castelletto prese sopra di sè l'incarico degli
addobbi, delle tende alle finestre, dei quadri e della Madonna a capo
del letto, che volle appendere essa stessa. Tutto l'appartamento degli
sposi consisteva in quattro stanze, due al pian di sopra, due a
terreno, che servivano anche di scuola ai bambini dell'asilo con un
piccolo chioso verso la riva ombreggiato da quattro piante di fico; ma
come non è mai disgrazia quando il frumento trabocca dallo staio, così
non è male che la felicità sia più grande della casa che abita.
Quei due figliuoli, alla loro maniera semplice eran proprio felici, di
quella felicità che non perde il tempo a definire sè stessa. Essi non
discorrevano mai del bene che avrebbero trovato in quella casetta
presso il torrente, per quella quasi paura che la gente incolta ha
della luce che esce dalle sue più vive emozioni; ma vi guardavano
ansiosamente come a una grossa moneta d'oro riposta che non conviene
buttare in spiccioli. Dei due, forse il più imbarazzato davanti a
questo avvenire era lo sposo, perchè era il meno ignorante dei misteri
della vita, mentre la sposa, nell'innocenza sua, ci andava fidente
come a un dovere voluto e benedetto da Dio: ma entrambi sentivano di
essere sicuri di quella felicità che ha le salde radici nei bisogni
della natura, che fiorisce e muore naturalmente nell'aria aperta e nel
benefico calore del sole.
È in mancanza di questa felicità naturale che i signori inventano le
serre e storpiano i fiori. Chiusi essi stessi in una atmosfera di
bisogni artificiali, non le copiose rugiade del cielo rinnovano e
rinfrescano le piccole radici sepolte in angusti vasi di porcellana,
non il caldo del sole rinforza i gracili steli tenuti ritti dalle
posticcie convenzioni. Vivono i poveri germi, senza terra di sotto di
una vita tutta superficiale, come le muffe e gli agrifogli selvatici
che rivestono le pareti di un umido sepolcro. Basta un soffio di
novembre a irrigidire tutta questa vegetazione di salotto.
* * * * *
Se ne accorgeva già la povera Flora, per cui la felicità non era
durata più di quel che dura una goccia di rugiada sul filo di una
ragnatela. L'illusione era caduta e ora non le restava che di mostrare
il suo amaro disinganno. Quando fu veramente persuasa che essa si era
inebriata in un bel sogno, e che Ezio la respingeva per ricuperare
brutalmente la sua libertà, credette per un istante di morire. Livida,
coi lineamenti stravolti, passava molte ore al buio, buttata sul
letto, fingendo degli atroci mali di capo, fin che sentiva la mamma
che veniva a cercare di lei. In presenza sua e più ancora in faccia
agli estranei, sapeva trovar la forza di nascondere il patimento del
suo cuore e l'avvilimento mortale in cui l'aveva gettata la sua
credulità; ma appena sola, ricadeva in quella cupa tetraggine, che è
come l'ombra della morte. Idee cupe passavano nel suo cervello e la
spinsero una volta ad aprire il vecchio stipo e a trarre da un
nascondiglio il pugnaletto ancor col sangue rappreso, che aveva un
giorno vendicato l'onore dei Polony. La sua testa in fiamme non
sognava che incendi e distruzioni.
Perchè, quando ci pensava, la situazione non era più quella di prima,
nè essa poteva dire a sè stessa che Ezio da allegro egoista aveva
diritto di ripigliare una posizione perduta: no, non era più la stessa
cosa. L'antico equilibrio non poteva più essere ristabilito con un
semplice atto di volontà. Ezio l'aveva ferita al cuore e il cuore
perdeva il suo sangue dalla ferita. Perchè l'aveva onorata se era sua
intenzione d'oltraggiarla? perchè accendere una gran fiamma per
soffocarla in un mucchio di cenere... la cenere della sua povera vita?
e più si sprofondava in queste considerazioni, più andava
persuadendosi che qualche cosa di nuovo era intervenuto a rendere
impossibile la pace tra lei e il signorino della Villa Serena.
Che Ezio la sacrificasse al suo egoismo: che per amore di tutte le
vagabonde del mondo la lasciasse languire in un'inutile speranza era
storia antica: cosa dura, ma la poteva accettare, perchè sentiva di
essere sacrificata al suo egoismo, cioè alla parte più forte di lui;
ma che ella dovesse fare questo sacrificio a una donna... a quella
donna che entrava repentinamente a portarglielo via... Alle belle
Liane, Ezio non cercava che i passatempi della sua età, e una povera
creatura innamorata poteva ben restar di fuori al freddo ad aspettare,
come la moglie del cattivo operaio sta sull'uscio d'una bettola in
attesa ch'egli esca per ricondurlo a casa. Ma questa signora dalle
penne di struzzo, questa baronessa, questa donna maritata era venuta
in un momento sacro ad avvilupparlo colla fatale passione che accieca
e che perde. Non più giovine, ma forte della terribile bellezza che
non vuol abdicare, l'ex cantante era venuta apposta (se Cresti diceva
il vero) per riprendere possesso d'un tesoro contrastato, farne
ludibrio delle sue basse sensazioni.
Davanti alla invasione indecente di questo male, il suo antico e
modesto altare era andato travolto e distrutto. Ezio non sarebbe più
tornato a lei, o non poteva tornare se non quando era troppo tardi per
tutti e due. Nè essa l'avrebbe voluto più riavere, uscito da quelle
mani. L'orgoglio del suo sangue rifiutavasi a bassi perdoni; ma
intanto la sua misera vita soffriva come se il destino feroce la
facesse morire tra le verghe.
La mamma aveva avuto ragione di dire che col fuoco non si scherza: ma
una Polony discendente da eroi, poteva anche dimostrare al mondo che
si può ridere e cantare anche in mezzo alle fiamme, quando sorregge
un'altiera fierezza. Ma per far ciò bisognava chiamare tutte le forze
più superbe intorno al cuore, affettare un sublime disprezzo per ciò
che umilia, farsi vedere più occupata di altri che di sè, evocare
qualche dovere più grande in cui potesse star sepolto il suo
disinganno.
La mamma andava parlando di Cresti, del buon Cresti, del povero
Cresti...
Non sarebbe stata la migliore delle vendette?
Non osò fermarsi su questo pensiero, ma non osò nemmeno respingerlo.
Nella tempesta della sua vita Cresti era uno scoglio, in cui poteva
tanto approdare come rompersi la sua barca.
Per opporre pensieri a pensieri, cose a cose, per tutta la settimana
che precedette alle Regate volle mostrare di prender parte alle
angustie di Regina e ai voti che tutti quelli del paese facevano per
il trionfo di Amedeo. Non potendo star seduta in casa, usciva cinque o
sei volte al giorno, per recarsi ora alla casetta degli sposi, ora
alla Villa Carlotta, provando spesso la sensazione paurosa di una
persona che fugge colle vesti in fiamme.
* * * * *
Un giorno sul piazzaletto che si allarga davanti alla fattoria, tra la
chiesa e la riva, trovò seduti all'ombra dei platani il vecchio
Bortolo, e la moglie sua Santina, Maria Giulia, la madre di Amedeo, in
contemplazione d'un armadio che un vecchietto lungo con un collo
lungo, munito d'un grosso pomo di Adamo, aveva collocato sul
muricciuolo della sponda e teneva aperto come un tabernacolo.
Il mercantello detto il Cernobbio andava levando dal tabernacolo e
spiegazzando sui ginocchi dei clienti una stoffa di mezzo cotone e
mezza seta ch'egli assicurava essere un merinos garantito, di un
colore solido che non sarebbe scomparso nemmeno a usarlo, parlando con
poco rispetto, per strofinaccio dei piatti. Provassero, toccassero,
palpassero: lui non aveva premura...--E per dimostrare la sua pazienza
trasse una pipetta e le diede fuoco.
Bortolo levò dall'astuccio di cartone i grossi occhiali; se ne
fortificò il naso e cominciò a stringere nei grossi polpastrelli di
vecchio giardiniere il tessuto fino e scivolante: ma non volendo
arrischiare un giudizio stette a sentire il parere delle donne.
La Santina, nella sua prudenza, dopo aver esaminata la stoffa
attraverso la luce, disse bruscamente:--Possiamo vederne qualche
altra?
--Finchè ne volete, la mia gente, e se non vi contento oggi voglio
accontentarvi domani--disse il Cernobbio sciogliendo un'altra pezza di
stoffa color acqua di mare, un alpagàs finissimo, che avrebbe fatto
soggezione a una principessa.
Ricominciarono le trattative. Maria Giulia trovava che il Cernobbio
diceva più spropositi che parole. A Como essa aveva visto e toccato
della roba cento volte più sostanziosa per un terzo del prezzo che
metteva fuori quel disgraziato mercantello.--Ora capisco perchè vi
s'ingrossa il pomo d'Adamo: son lo vostre bugie...--finì col dire la
mamma di Amedeo, una donna ancor viva e forte coi cappelli bianchi,
che cascavano sui pomelli rossi delle sue guance essicate.
Bortolo a quel proverbio del pomo di Adamo non potè trattenersi dal
ridere, mentre la Santina mostrava il desiderio di veder qualche altra
cosa.
--Che il mio pomo d'Adamo possa cascarmi nell'ugola e strozzarmi, se
questa roba non la pago io al _Bon marcê_ due lire e settantacinque. Ma
io non voglio far più prezzi: li farete voi i prezzi: anzi li farà questa
bella signoretta che mi conosce da un pezzo e che sa quel che costa la
roba bella.
Flora dovette intervenire, pigliar posto sopra una sedia, metter le
mani nelle stoffe che il mercantello andava cavando fuori dal
tabernacolo come se fosse il pozzo di San Patrizio.
La _breva_ che comincia a spirare sul mezzodì si mosse e mosse le
foglie dei platani, agitando le ombre e le luci di quell'angolo in cui
sedevano i piccoli bisogni di una modesta famiglia.
Mentre duravano le trattative e i tira tira sui prezzi, Regina,
uscendo dalla fattoria, venne a dire:--Vedete un po' e dite quel che
vi pare...--Dietro di lei seguiva Amedeo nel suo costume nuovo di
battelliere, con una tunica turchina dai risvolti bianchi e le stelle
bianche nel nastro del cappello. Le donne gli si misero intorno e lo
fecero girare sulle gambe. Chi suggerì di trasportare un occhiello,
chi avrebbe voluto più largo il bavero alla marinara: ma tutto
sommato, tutte si accordarono che il giovanotto valeva i suoi cinque
soldi.
Senza aspirare alla gloria di Apollo, il nostro Amedeo, non troppo
alto ma ben piantato e saldo nei muscoli, largo e corazzato il petto
di robustezza, era quel che si dice un bel barcaiolo. L'occhio piccolo
e fermo indicava uno spirito prudente ma tenace: e se qualche cosa di
troppo fiero vi poteva essere nel volto abbruciacchiato dal sole e
indurito dal faticoso esercizio del batter l'onda e il vento, veniva
raddolcito dalla tinta chiara dei capelli e da un velo sottile di
baffi biondi che non nascondevano nulla della sua bocca robusta e de'
suoi denti sani, bianchi come l'avorio.
--Regina, Reginella, ti fidi troppo a lasciarlo correre
domenica--disse burlando il Cernobbio.--Tutte le ragazze di Bellagio e
di San Giovanni ne vorranno un pezzetto del tuo Amedeo.
--Che mi fa?--si difese ridendo con insolito abbandono la ragazza--ho
fatto senza vent'anni, farò senza ancora.
--È dell'amore come del vin buono. Si può non berne mai, ma è più
difficile smettere che non incominciare.--E il vecchio mercante che
dava i suoi proverbi per nulla, rivolgendosi alla signoretta del
Castelletto, la chiamò in testimonio, soggiungendo:--Non è vero,
signorina? o non berne o bere fino in fondo.
Flora sentì di arrossire. Fortunatamente la brigata si mosse per andar
incontro a un vecchio prete, a don Malachia della Madonna del
Soccorso, che veniva dalla stradicciuola di Tremezzo, col suo passo
posato, agitando un bel ramo d'olivo.
--O don Malachia--disse Bortolo, togliendosi il berretto di testa e
cercando colla riverenza dei buoni tempi di baciare la mano del prete,
che offerse invece la tabacchiera.
--Ha proprio voluto venir giù con questo caldo...
--Nostro Signore andava lui in cerca di pecorelle.
--Si voleva venir noi alla Madonna--si scusò Amedeo,--ma non si trova
più un momento.
--Mi accompagnerai a S. Giovanni colla barca: sono a pranzo da quel
curato. E così? siete proprio disposti a sposarvi davvero? Che cosa mi
hanno detto? che Regina voleva farsi monaca missionaria.
Regina cercò una difesa dietro le spalle di Flora.
--Ecco la nostra brava contessina--disse il vecchio cappellano,
toccandola leggermente col lungo ramo che teneva in mano--Chi mi
parlava di lei, ieri, con mille elogi? ah, il signor Cresti del
Pioppino; anzi vuole che un giorno vada da lui a mangiar la polenta al
Pioppino, Pare che abbia in aria dei progetti... diplomatici...--e col
movimento delle sue dita magre e lunghe con cui accompagnò nell'aria
quella parola, di...plo...matici..., fece capire che sapeva qualche
cosa.
--Il tempo promette d'esser bello domenica, e sarà un gran giorno per
Tremezzo e dintorni se non si mette troppo presto il vento. Sta
attento al san Primo, Amedeo: se ti par di vedere della nebbia schiva
il filo dell'aria. San Primo è una grande spia, Ho visto dei rematori
famosi perder per tre colpi di remo appunto perchè non avevano fatto i
conti coll'aria. Ma Bortolo ne sa più di me.
--Non si può dir nulla. Alle Regate è come nel mondo: non sempre
arriva chi corre di più.
--Dobbiamo entrare, figliuoli?
Tutti seguirono il vecchio prete nella elegante chiesuola del palazzo
e si raccolsero sopra i gradini di marmo dell'altare. Don Malachia
mise al collo una stola e fece inginocchiare Amedeo, vestito della
tunica nuova, sulla predella più alta: pose un lembo della stola sopra
una sua spalla e cominciò a leggere delle orazioni in un libro latino.
Dietro il barcaiolo andò a inginocchiarsi Regina che aveva voluto e
combinata questa benedizione speciale per il suo Amedeo, perchè
potesse andare con più confidenza alla gara. Sulla soglia della porta
aperta, per dove entravano lo splendore del lago e il fruscìo delle
foglie scosse dalla _breva_, una frotta di ragazzetti che fan
presto a spuntare, bisbigliavano intorno alla figura allampanata del
Cernobbio che dava un'occhio all'altare e l'altro alla cassetta.
* * * * *
Flora andò a inginocchiarsi su un banco in un canto, e mentre il
vecchio prete recitava sul giovane barcaiolo le preghiere della
benedizione, nascosta la faccia entro le mani, essa pensò con
tristezza a un altro campione che forse in quel momento era
inginocchiato ai piedi di una donna... di quella donna! Una voglia
amara di pungere l'assalì, la soffocò: ma seppe coll'aiuto materiale
delle mani che stringeva alla bocca reprimere questa debolezza. No:
non avrebbe pianto mai...
Le preghiere che i presenti risposero a voce alta, seguendo quella
tremula del prete, coprirono qualche singhiozzo del suo povero cuore;
e quando tutti si mossero, cercò di uscir la prima per dissipare
nell'aria e nel bisbiglio dei bambini che salutavano gli sposi,
l'ombra della cupa e invidiosa sua tristezza.