Trista ebbrezza di cattivo vino.
Ezio, accettando l'invito del barone, recavasi una mattina a far
colazione a Cadenabbia.
Sul battello s'incontrò in Erminio Bersi, che veniva dalla Brianza, e
che era stato invitato anche lui nella sua qualità di segretario della
società dei canottieri, della quale il Barone Samuele Hospenthal era
uno dei soci fondatori.
Il Bersi, un vecchio giovinotto dalla faccia rubiconda e grinzuta
sotto i capelli precocemente imbiancati, raccontò di aver trovato Lolò
a Merate tutto in faccende nel sostenere la candidatura di suo cugino
il Marchese di Roncaglia; ma lo sport politico non gli avrebbe
impedito di essere sul lago il giorno delle Regate.
--Sai chi ho visto a Como? ed abbiamo viaggiato sul battello insieme,
fino ad Argegno, dov'è discesa, probabilmente diretta in Val d'Intelvi
in compagnia del suo vecchio americano. Ha promesso di venire anche
lei sul lago per le Regate dopo che avrà condotto il suo vecchio
arcimilionario a vedere il lago di Lugano. Tu sai di chi parlo.
--Di Liana. Le hai parlato?
--Ha voluto presentarmi al suo vecchio miliardario, una specie di
baccalà cotto nel petrolio, che la copre di diamanti; ma mi ha fatto
capire che si annoia e mi ha chiesto di te.
--E tu che cosa le hai risposto?
--Ho detto che Ezio Bagliani si è dato interamente alla
Giurisprudenza.
--Precisamente..--confermò con secchezza il giovane.
--Dice che tu sei stato troppo cattivo con lei.
--Oggi o domani bisognava che io venissi a questa decisione. Potrei
risolvermi anch'io a prender moglie.--Ezio rise cogli occhi, mentre
offriva una sigaretta all'amico. Poi per girare il discorso gli
domandò:--Conosci il barone?
--Da un pezzo, ci siamo trovati tre anni fa ai bagni dell'Ardenza.
--Che uomo è?
--Uomo di molto ingegno, acuto come una lesina, che sa mescolare
l'utile al dolce, non privo di ambizione, che aspira a rendere qualche
grosso servizio alla deplorata finanza italiana. Non è l'Apollo del
Belvedere, poverino, con quella fronte a pera, con quel naso da
pappagallo, con quegli occhi da formica, che son sempre in cerca di
occhiali; ma è una testa che pensa. Conosce egualmente bene un quadro
d'autore come un titolo di rendita, e mentre ti espone un programma
finanziario, è capace di citarti un verso di Orazio.
--Che tu forse non sei capace d'intendere.
--È il nostro torto, Ezio. Il mondo, mi persuado sempre più, è di chi
sa.
--Paf! esclamò Ezio, picchiando un colpo di mano sul panciotto del
vecchio giovinotto. In un altro momento il Bersi avrebbe dovuto pagare
l'onore di aver pronunciata una sentenza così seria: ma costui
nicchiando continuò:
--In quanto alla baronessa pare che tu la conosca meglio di me; dicono
che ella sappia, come Rossini, pigliare il suo bene dove lo trova: ma
è d'una imprudenza fenomenale. Avviso al lettore.
Ezio non diede segno di capire, ma si mosse per salutare la bella
marchesa Lenzi che montava sul ponte in compagnia di due giovinette sue
nipoti e di don Gino Corsi. La Lenzi, che dopo aver divorata tutta la sua
parte di felicità, s'era consacrata a procacciare quella degli altri,
presentò il giovane Bagliani a Fanny e a Mimì che risposero con vigorosi
_shake hands_. Il Bersi ridendo gli disse sottovoce:--Essa ti cova...
La riva e lo sbarco di Cadenabbia erano affollati. Le belle giornate,
le prossime regate, il passaggio grande dei forestieri, che
incominciavano a piovere dall'Engadina, rendevano la stagione sul lago
molto promettente.
--C'è anche il professore--disse il Bersi, mentre il battello si
accostava al ponte.
--Che professore?
--Non conosci il sor Paoletto Baracchi celebre professore di
clarinetto? eccolo, quel vecchietto che agita il cappello. È il babbo
della baronessa, un ometto modesto, allegro, rassegnato, che gode il
papato all'ombra di sua figlia. Credo che sia l'uomo più felice del
mondo. Mangiare, bere, viaggiare e trovar tutto pagato per uno che ha
soffiato trent'anni in un pezzo di legno, si può dare di più?
In un gruppo in disparte Ezio riconobbe la baronessa che gli sorrise
al di sotto d'un cannocchialino d'avorio che teneva agli occhi. Vicine
a lei eran altre signore, tra cui due giovinette alte, bionde, di tipo
esotico, due Russe che viaggiavano sole il mondo. Il barone Samuele
col suo contegno umile, d'uomo che digerisce male, faceva da cicerone
a un grosso signore, un tedesco all'aspetto, che approvava tutto quel
che sentiva dire. Le presentazioni furono fatte sul piazzale
dell'albergo. Il barone presentò i suoi amici, il nobile Ezio Bagliani
e don Erminio Bersi, al commendatore Zuccani, segretario particolare
di S. E. il Ministro delle Finanze al signor Ignazio Bühler, direttore
della Banca federale, presidente anche lui del club dei Canottieri di
Zurigo.
--C'è voluta proprio tutta la forza di Samuele per averla una mattina
con noi, Bagliani--disse la baronessa, mentre serrava con una segreta
corrispondenza massonica la mano di Ezio. Questi cercò di soffocare
una prima emozione, mettendo in canzonatura le sue grandi occupazioni,
i restauri alla villa, le regate, gli studi, le Pandette e Pomponio
Labeone.
--Sì, sì, tutte belle cose, ma noi abbiamo bisogno dei nostri
amici--disse la baronessa, infilando il suo braccio pesante in quello
del giovine.
Ersilia Baracchi maritata al Barone Hospenthal, bella sempre nella sua
floridezza di donna leggiera e sciocchina, quella mattina poteva parer
bellissima anche per la singolarità del suo modo di vestire. Non più
penne di struzzo in testa, ma un cappello di paglia o piuttosto un
cestello di spighe e di papaveri. In dosso aveva una giacchettina a
vita, di sottile stoffa inglese paglierina con risvolti gialli, sopra
una sottana della stessa stoffa a pieghe pesanti, che non arrivava a
nascondere gli stivaletti alti di montagna e sulla quale cascava da
uno dei lati una borsetta di cuoio di Russia. Gli alti guanti svedesi
che le stringevano il braccio fino al gomito e il parasole dal lungo
bastone di bambù colla punta ferrata compivano il suo costume di
driade calzata, che poteva far sorridere le vere dame dell'eleganza;
ma che essa portava bene colla disinvoltura della seconda donna, che
ne ha portati di più stravaganti.
Prima di entrare nell'albergo, dove li aspettava la colazione, la
baronessa si voltò a salutare le signorine Sanin, le due sorelle
russe, e diede loro un prossimo convegno.
--Io dovrò presentarla a queste signorine, caro Bagliani, per
combinare con loro qualche bella gita in montagna. Sono innamorate
dell'Italia, dei nostri laghi, del nostro canto... e di me.
--Poco merito!--balbettò Ezio guardandola negli occhi. Che cosa le
volesse dire con quello sguardo non sapeva bene nemmeno lui; ma poichè
era venuto a questo invito e gli capitava l'occasione di divertirsi
con questa mimica, non voleva venir meno allo spirito della
situazione. L'anima superficiale e la coltura rudimentale di una donna
che scriveva _Ezzio_ ed _Ersiglia_ non potevano commuovere
troppo profondamente i gusti aristocratici di un raffinato, come il
nostro vice ammiraglio, che aveva navigato nei golfi più oscuri
dell'amore; ed era stato ben lieto che le scenate di Nizza (dove
Liana, come si raccontava, aveva preso a schiaffi la baronessa in
pieno giardino pubblico) l'avessero liberato da un pericoloso
perditempo e gli avessero data la forza di rompere una vecchia catena.
Ora che si trovava in un momento di raccoglimento spirituale, non
avrebbe voluto ripigliare il giuoco, se non fosse stato il bisogno di
opporre qualche distrazione al suo rimorso e di strapparsi alla
seduzione, forse più pericolosa, di Flora.
La baronessa tornò a ripetere il suo progetto di una bella gita in
montagna.--Sento che quassù c'è un'alpe dove si può anche riposare la
notte. Non ho mai passata una notte in montagna. Ci deve venire anche
lei, Commendatore--soggiunse volgendosi al giovine segretario
particolare che era sempre in moto a cercare il cordone degli
occhialetti tra i peli della barba nera e folta.
--_Ovve va la bbaronessa è ssempre un sentieru fiuriddu_--declamò
l'illustre uomo politico, alzando il mento e socchiudendo gli occhi,
come se recitasse una formola sacramentale.
--E voi, Buhler, siete alpinista?
--Fin dove arriva il barone, madama--rispose in discreto italiano il
direttore della banca federale, ridendo colla traboccante giovialità
d'uno svizzero contento di sè.
Il Bersi si lasciò acchiappare dal sor Paoleto, antica conoscenza, che
cominciò a ricordargli certe misteriose scappate fatte insieme a
Viareggio e a Chiavari nelle rosticciere popolari dei calli, dove più
che aria si respira pesce fritto.
Il vecchietto dagli occhi vivi, dalle guance infossate, come se il
lungo soffiare le avesse sgonfiate, solido e frettoloso come un
frullino, conservava al disotto della sua nuova felicità e del
signorile benessere che godeva in casa del baron suo genero, i gusti
dell'antico e modesto filarmonico e il suo piacere più forte era di
scappar dalla soggezione dei pranzi di lusso dei ricevimenti, per
correre a soddisfare la gola con un bel piatto di spaghetti al
pomodoro, _non tropo coti_, o di pescheria alla genovese,
mangiata in tre o quattro amici sotto un pergolato d'osteria. In
queste circostanze, se trovava un po' d'incoraggiamento, faceva
sentire ancora il clarinetto che da sei o sette anni dormiva
scomunicato nel vecchio astuccio.--Scarso e sottile nei vestiti ancor
buoni che il genero milionario gli faceva (con ben intesa economia)
portare, volonteroso e sempre pronto a render sevigio a tutti, il sor
Paoleto non era un uomo inutile in quella gran casa senza figliuoli;
curava i pappagalli, accompagnava a spasso la Tota, una vecchia cagna
stanca di vivere, portava lettere, involtini, ambasciate alle sarte e
alle modiste di sua figlia la baronessa e durante il tempo che i
figliuoli giravano all'estero, solo, nella gran casa di Milano,
restava a custodire le bestie, di cui mandava le preziose notizie fino
a Parigi, a Madrid, in Egitto.
La colazione fu preparata in un elegante salotto dell'albergo, che
faceva parte del quartierino che il barone aveva scelto per sè
nell'angolo più ombreggiato: e fu servita con una grande profusione di
piatti, di vasi, di fiori.
Bellissimi mazzi d'orchidee, dalle forme più strane e contorte,
s'intrecciavano fra i trionfi di cristallo sopra un tappeto di fiori
teneri dai colori delicati steso come un tovagliuolo nel mezzo della
tavola. Altre orchidee dalle corolle fantastiche in mezzo a foglie
vellutate e screziate come stoffe riempivano i vani delle finestre,
che davano sul verde nero dal boschetto, da cui veniva un chiarore
caldo, che moriva lentamente sulle argenterie, sulle cornici d'oro e
sugli specchi del bel salotto tappezzato di cuoio.
Si vedeva in quell'apparato di sfarzo e di ricchezza l'intenzione di
far colpo o sul segretario generale o sul direttore della Banca di
Zurigo, o su tutti e due. Il barone, che sapeva così bene far qualche
economia sui vestiti smessi, sapeva anche spender bene quando voleva
dare un saggio della sua potenzialità economica. Cattivo stomaco,
logorato da una vecchia dispepsìa, per conto suo mangiava come una
gallina e non beveva che vino comune molto allungato in una quantità
straordinaria di acqua di Vichy: ma conosceva troppo bene gli effetti
psicologici che un buon pranzo e delle buone bottiglie producono nelle
disposizioni umane. Da un anno Samuele Hospenthal, quest'uomo sempre
in preda a crampi di stomaco, andava tra una stazione e l'altra della
sua vita vagabonda preparando gli elementi per la costituzione di una
forte Banca italo-elvetica, che doveva aver sede in Milano con appoggi
solidi nella Banca Romana, che già fin d'allora godeva le simpatie di
molti deputati: e siccome tutto faceva prevedere un vicino patatrac,
il barone avrebbe voluto prepararsi a rilevarne le rovine con una
forte organizzazione Bancaria, che fosse lì pronta a sostituirsi. A
questo solo intento, tra una regata e l'altra, quell'uomo sobrio che
per risparmio di respiro non finiva mai un discorso, aveva trovato il
tempo di fondare e di sostenere due giornali, il _Corriere
Commerciale_ di Genova, e _l'Eco della Borsa_ di Napoli, che
andavano da sei mesi preparando un terreno propizio.
La baronessa fece sedere alla sua destra il Segretario generale che
bisognava carezzare e alla sinistra Ezio Bagliani, il piccolo ribelle;
in faccia aveva il marito tra Buhler e Bersi. Il sor Paoleto, per non
rompere la simmetria aveva mangiato prima alla _table d'hôte_, ma
si riservava di far onore al _punch frappé_ quando fosse venuto.
La conversazione corse rapida e animata tutto il tempo che durò
l'elegante servizio fatto sotto la direzione stessa di monsieur Detraz,
il maggiordomo, con un ordine silenzioso e colla precisione degna d'una
cerimonia religiosa. Il cartello della mensa cominciava con _oeufs
brouillés aux truffes_ e finiva col _punch frappé_ passando attraverso a
dei _rougets grillés_, a uno squisito _filet de chevreuil_ e a piatti
riboccanti di frutti e di confetture.
Nè meno squisita fu la lista dei vini che un cameriere biondo come
Apollo, versò di seguito in una serie di bicchieri di cristallo
degradanti come una zampogna, dal bianco Chablis, dal Bordeaux lucente
come sangue vermiglio, allo Champagne biondo e spumante che traboccava
fremendo dalle coppe fragilissime.
Era la calda abbondanza della buona tavola, a cui Ezio col vigor lieto
de' suoi ventiquattro anni, sotto l'occhio carezzevole d'una bella
donna che lo desiderava, fece un superbo onore. I discorsi seguitarono
a riscaldarsi nel tepore delle vivande, che spandevano un acre odore
di salse in quell'aria già carica del profumo dei fiori. Si parlò di
politica, di regate, del lago di Como, in paragone coi laghi svizzeri,
delle brutte notizie di Sicilia dove si faceva nuovamente sentire
l'azione rivoluzionaria dei Fasci socialisti. Il Bersi, che era sempre
un po' sfrenato nel bere, non trovava che un rimedio ai
torbidi:--Polvere e piombo.. come il general Radetzky soleva fare coi
milanesi nel 48. Finchè l'idra avesse avuta una testa (e i capi
bisognava fucilarli subito) la Sicilia non avrebbe mai ricuperato la
sua quiete: ma il guaio d'Italia--soggiungeva il vecchio giovinetto,
chiedendo scusa a sua eccellenza il commendatore Zuccani--il guaio era
tutto nella debolezza del Governo.
Il Commendatore si permetteva di osservare che la questione era
complessa: che veramente un po' di miseria c'era laggiù.
--E non soltanto laggiù,--aggiunse il barone.
--E non soltanto in Italia--appoggiò il direttore della Banca
federale.
--Quel che occorre è una buona circolazione monetaria e un
coordinamento più razionale delle banche.
I tre illustri uomini avviarono su questo argomento una discussione
piuttosto animosa, in cui entravano e il cambio traiettizio, e
l'arbitraggio bancario e la massa di rispetto e il fondo di riserva, e
altre astruserie di questo genere, che si accendevano come d'una lieta
fiamma passando nella trasparenza dei bicchieri.
Il Bersi, che cominciava a veder confuso, si lasciò trascinare nel
vano d'una finestra dal sor Paoleto che, tenendo il calice del
_punch frappé_ fra le dita, gli spiegò minutamente come si debba
trattare lo stoccafisso salato, se gli si vuol conservare il suo aroma
di mare; niente burro, ma olio, olio purissimo, con qualche
soluzionetta di acciuga.
Ezio si lasciò trascinare anche lui dall'onda del l'ambiente. Venuto
per soffocare un'idea cattiva in un cattivo vino, il vagabondo non
dolevasi di trovare nel vino qualche dolcezza. Nei fumi dell'ebbrezza,
le figure del giuoco gli si confusero in mano ed egli si trovò di
prender gusto alle parole insinuami di una donna, di cui sentiva il
fascino fisico.
La baronessa che i calori dello Sciampagna resero ben presto
irriflessiva lo dominava già cogli occhi, e lo esaltava col rapido
contatto delle mani, non gli lasciava quasi più tempo di riflettere.
--So che mi hai vendicata--gli disse una volta sottovoce, dandogli di
punto in bianco del tu, come se tra loro fosse già roba intesa.
--Di chi?
--Di quella svergognata tua spagnuola. È vero che l'hai battuta prima
di cacciarla via?
--Chi l'ha detto?
--Lo so.
Il pericolo della conquista che stuzzica sempre quel residuo di
cavalleresco ch'è nel fondo di ogni giovine elegante, l'attrattiva del
frutto proibito, l'idea che tra cinquanta possibili adoratori di una
donna essa sceglie te, e per te è pronta a sacrificare la sua
tranquillità, dovevano a lungo andare produrre nel giovine Bagliani,
che vantavasi come un uomo positivo, una cieca esaltazione, degno
castigo del suo peccato.
Ben presto egli non seppe più distinguere se parlasse in lui più forte
l'amore o l'orgoglio, o dove l'uno cedesse il terreno all'altro; ma si
sentì travolto da tutte e due, come da due cavalli eccitati e sfrenati
che trascinano un piccolo cocchio di paglia.
--Il caffè andremo a prenderlo nel chiosco--disse la baronessa
alzandosi; e impadronitasi del braccio del giovine Bagliani, lo
condusse verso il giardino. Gli altri seguirono infervorati, nei loro
discorsi, in cui la digestione mescolavasi alla riduzione della
rendita, allo scioglimento dei Fasci socialisti e alla non mai provata
squisitezza di una pizza napoletana abbrustolita con pane grattugiato.
--Tu mi dirai tutto quello che è accaduto. Sapevi che sarei venuta a
cercarti? non hai ricevuto una mia lettera da Parigi? Noi resteremo
qui, sul lago, fino a ottobre e tu devi aiutarci a cercare una bella
villa. Samuele è disposto a spendere quel che occorre e a me non
sembrerà vero d'essere così vicina a te. Tu sai quel che ho sofferto
dopo quella brutta scena di Nizza. Tu mi devi dare un giorno o l'altro
quella donna nelle mani. Ho bisogno di flagellarla...
E rompendo in una risata comica, come se si burlasse di questa sua
ferocia, soggiunse:--Ma che m'importa di lei se tu sei mio?
E intanto entravano nel piccolo chiosco costrutto in una foggia tra il
turco e il chinese nel fondo di un boschetto di pini, con piccole
finestre a vetri colorati, che versavano macchie rossastre e
giallastre sui pochi mobili che arredavano l'interno...
* * * * *
--E ora dammi una sigaretta...--riprese la baronessa, E colla
sigaretta in mano discese ad aiutare Ignazio Buhler che pienaccio di
corpo e alquanto squilibrato dal vino, stentava a scalare gli ultimi
gradini.
Fu servito il caffè coi liquori nell'ombra verde di quel boschetto, in
cui, tratto tratto, ai grandi discorsi di economia politica osava
mescolarsi il trillo di un usignolo.