montagne, attraversai un piccolo fiume presso alla sua foce nel mare, la
di cui costa in questo luogo cammina dall'E. S. E. all'O. N. O. e di qui
proseguendo la strada quasi a N. O. giunsi alla _Couclia_, antico
palazzo fabbricato sopra un alto còlle, distante mezza lega dal mare, e
vicino ad un villaggio dello stesso nome quasi affatto ruinato, e che
non conta più di dieci famiglie. Il palazzo è tutto fabbricato di pietre
riquadrate, ed ha in sul di dietro un vasto cortile circondato da
scuderie e da magazzini; ma tutto l'edificio trovasi in estremo
deperimento.
Alcuni autori vogliono che la Couclia fosse l'antica Citera, altri la
ritengono per Arsinoe; gli abitanti invece credono che questo fosse il
_prediletto giardino della Regina Aphrodite_ (Venere). Chi bramasse
vedere più diffusamente trattata tale controversia potrà leggere la
parte storica e geografica di questi viaggi. Il palazzo signoreggia una
vasta e fertile campagna irrigata da molti ruscelli, o da alcuni fiumi;
che attualmente forma l'appannaggio di una delle sultane del Gran
Signore, ma abbandonata agli affittajuoli, o sotto affittajuoli, che ne
trascurano la coltivazione; e per tal modo questo quartiere, che
dovrebb'essere un luogo delizioso, ed in pari tempo bastante ad
alimentare più migliaja di persone, sarà ben tosto un deserto.
L'affittajuolo principale, che è un greco, alloggia nel palazzo, e
trovandosi assente, mi riservai di rivedere le vicine antichità di
questo luogo nel ritorno da Pafo. Dalla Couclia vedesi il mare ad un
mezzo miglio di distanza, ed un villaggio turco detto la _Mandria_.
Mentre stava per partire, un prete greco conducendomi poche tese lontano
della porta del palazzo mi mostrò sulla sommità del còlle due bellissimi
mosaici recentemente scoperti di circa tre piedi di diametro. Fa
meraviglia che niuno si avvisi di scoprire il rimanente, non essendo
coperto che da uno strato di terra di pochi pollici: ed il prete mi
soggiunse che in tal luogo eravi pure un palazzo d'_Aphrodite_.
Uscito dalla Couclia alle quattro e mezzo circa della sera, e prendendo
la strada al N. O. passai sopra un bel ponte di un solo arco con una
iscrizione turca. Alle cinque attraversai un altro fiume, ed i villaggi
di Demi, d'Ascheïa e di Coloni, gli uni agli altri affatto vicini, ed
arrivammo a _Jeroschipos_ alle sei e tre quarti. Si vuole che fosse
questo uno de' sacri giardini di Venere, e tale veramente è il
significato del greco vocabolo, che dalla più remota antichità trovasi
dato al piccolo villaggio posto sulla sommità della rupe che signoreggia
il soggetto giardino. In Jeroschipos alloggiai presso il greco _Andrea
Zimbolaci_, agente del consolato inglese, la di cui bandiera svolazzava
sul tetto della casa. La figlia di questo compitissimo uomo parvemi la
più bella donna ch'io vedessi in Cipro, e degna veramente di abitare
nella signoria di _Venere_. Senza essere perfettamente bianca, la sua
carnagione è la più bella che veder si possa, e le proporzioni del suo
corpo sono quelle delle greche statue,[9] a riserva del petto, che come
osservai in tutte le altre cipriote, è troppo pendente. Avendo osservato
che costei aveva i capelli dorati, mi rissovvenni che le donne affricane
li colorivano. Ne feci la confidenza a suo padre, il quale mi fece
vedere una polvere proveniente d'Alessandria, di cui le cipriote si
servono per dare ai loro capelli il color d'oro. Vidi nella stessa casa
una fantesca musulmana con biondissimi capelli, che quantunque bella,
aveva una cert'aria di selvatichezza che disgustava. Vero è che non deve
cercarsi tra le musulmane il tipo dell'antica bellezza greca, ma bensì
tra le cipriote; ma come trovarvelo, se queste sottraggonsi ai nostri
sguardi? Ma questo tipo di perfetta bellezza conservatoci nella _Venere_
de' _Medici_, ha egli mai esistito?... Forse il poco merito delle altre
donne greche contribuì ad accrescere il pregio delle cipriote; o
fors'anche i più dissoluti costumi di queste supplirono alla bellezza
per riscaldare la fantasia de' poeti, de' pittori e degli scultori.
Confesso, che anche fatta astrazione da quell'aria di riservatezza e
baloccheria ch'io notai in tutte le donne greche, che è una conseguenza
del presente stato d'avvilimento di quella nazione, il loro volto
ritondo e senza espressione, il petto pendente, il portamento sgraziato,
ci danno una poco vantaggiosa idea delle bellezze delle loro antenate.
[9] _Si dice che _Apelle_ facesse le carnagioni delle due
_Veneri_ alquanto brunette; e _Pietro Aretino_, e _Lodovico
Dolce_ diedero straordinarie lodi a _Tiziano_ per aver data la
stessa tinta alla sua_ Santa Caterina.
All'indimani 25 aprile andai a visitare il sacro giardino di _Venere_. È
questi un piano largo un miglio all'incirca e lungo due, che partendo
stendesi fino al mare con dolce declivio da una rupe a strati
orizzontali tagliata perpendicolarmente, che lo chiude nella parte più
elevata; lo che dà a questa campagna l'aspetto di un sotterraneo, perchè
non vi si può entrare da veruna banda senza scendere per un burrone; e
perchè soffiando il vento anche gagliardissimo nella parte superiore,
nel giardino si gode costantemente di una perfetta calma. Da più punti
delle spaccature della rupe zampillano limpidissime acque, che possono
irrigare tutta la soggetta campagna, e vedonsi frequenti traccie di
assai maggior numero di sorgenti, negli andati tempi. E siccome la rupe
ha molte sinuosità, ad ogni tratto vedesi variare l'aspetto del
giardino, che potè essere naturalmente diviso in più scompartimenti
tutti provveduti di grotte o abitazioni tagliate nel masso, quali
vedonsi anche al presente.
Il principale ingresso sembra essere stato una scesa aperta nella rupe
accanto al presente villaggio, la di cui volta è adesso caduta lasciando
il passaggio scoperto ed ingombrato di ruine; ciocchè avvalora
l'opinione che si entrasse nel sacro giardino per un sotterraneo
somigliante a quello che tuttavia si vede accanto all'ingresso. Forse il
postulante vi era ritenuto per subire le prove, o per partecipare ai
segreti dell'iniziazione. In tale supposto quando da quel tenebroso
antro veniva condotto nel delizioso giardino, doveva credersi
trasportato in un celeste soggiorno. È certo intanto che questo strato
di rupe è sottilissimo, vedendosi in più luoghi traforato
artificialmente, e altrove smottato; onde è facile l'immaginarsi per
quali oscuri labirinti doveva andar brancolando l'iniziato prima di
entrare nel giardino. Ci sono note le terribili prove d'_Iside_ e
d'_Osiride_, e sappiamo, che volendo _Pitagora_ partecipare ai misterj
di Diospoli, fu forzato di sottoporsi alla crudele operazione della
circoncisione[10]. Ma tali prove usavansi ancora nelle _iniziazioni
d'Aphrodite_?.... Io parlo d'iniziazioni primitive anteriori a quelle
che usavansi ne' tempj della Dea.
[10] _Le memorie intorno a _Pittagora_ sono così incerte ed
oscure, che non è abbastanza posto fuori di dubbio, se questo
fosse il nome di un individuo, o della carica di capo dei
collegi._
[Illustrazione: FONTANA NELLE MONTAGNE DI PAFO.]
Ma questo famoso giardino che fu un tempo la delizia degli abitanti
della Grecia e dell'Asia, non è adesso che il soggiorno ed il mal
coltivato campo d'un povero affittajuolo!
Quasi nel centro del giardino vedonsi gli avanzi d'una chiesa greca
detta _Aïa Maria_, tra i quali è notabile il capitello d'una colonna
striata di marmo grigio assai semplice ed elegante.
Sotto al villaggio di Jeroschipos trovasi la principale sorgente del
giardino, che pur sorte di sotto allo strato superiore della rupe, e
somministra un'acqua così limpida e fresca, che fa dolce invito a
gustarne.
Lo stesso giorno alle nove ore e mezzo del mattino lasciai Jeroschipos,
e passando in su la destra della città e porto di Pafo, oggi Baffa,
arrivammo un'ora dopo a Ktima, ove risiedono il governatore turco di
Pafo, ed un vescovo greco. Era allora governatore _Alai Bey_,
garbatissimo vecchio, che nel lungo suo governo aveva saputo guadagnarsi
l'amore ed il rispetto de' Turchi e de' Greci. Egli mi accolse
pomposamente facendomi entrare a cavallo fin presso alla porta della sua
camera, ove fui servito a splendida mensa. Dopo il pranzo fui condotto
nell'abitazione che mi era stata destinata, e di là passai in una
gentile moschea, che fu già una chiesa di rito greco dedicata a _Santa
Sofia_.
La città di _Ktima_, un tempo così rinomata, non è oggi che un ammasso
di ruine, ove non sonovi più di dugento famiglie turche, e venti greche.
Il palazzo del vescovo colle sue pertinenze trovasi in separato
quartiere; ma pare che il vescovo preferisca la dimora di una città
interna, che mi si disse bastantemente grande e popolata di soli Greci.
Dietro buone osservazioni fissai la latitudine settentrionale di Ktima a
34° 48′ 4″. Il porto di Baffa trovasi mezza lega più a mezzodì di Ktima.
[Illustrazione: 1. CASA FORMATA IN UN SASSO NELLA VECCHIA
PAFO. 2. CATACOMBA A PAFO.]
All'indomani sabbato 26 dopo aver ricevuta la visita del rispettabile
_Alai Bey_ partii per Pafos lontano un miglio sulla riva del mare.
Avvicinandomi a questa città vidi nel piano alcune rupi isolate. Ma
quale fu la mia sorpresa allorchè visitandole, le trovai internamente
tagliate in modo da formare regolarissime case? E la mia maraviglia si
accrebbe a mille doppj quando trovai sotto terra l'immagine d'una città
scavata nella rupe. I palchi di queste case sotterranee sono fatti ad
arco stiacciato, ed alcuni senza centine, le muraglie sono
perpendicolari e liscie, e gli angoli perfettamente a piombo. Alcuni di
tali edificj hanno l'apparenza di palazzo, con cortili, logge, colonne,
pilastri, e tutta la squisitezza degli ornamenti architettonici, che
immaginare si possa; ogni cosa scolpita nel vivo masso con finissime
modonature. Il più perfetto pulimento conservasi ancora dopo tanti
secoli. Quando si considera questo sforzo dell'uomo, non si possono non
ammirare così fatte opere anteriori, a quanto sembra, ai libri ed alle
medaglie della più rimota antichità. La rupe onde sono composti tali
edificj è formata di una pietra calcarea arenosa di un bianco
giallognolo, di finissima grana, a strati orizzontali obliqui. In uno di
questi edificj vidi alcune colonne spezzate, i di cui capitelli rimasero
sospesi all'architrave perchè formano corpo colla cornice.
Quantunque possano riguardarsi come catacombe a motivo della loro
situazione, e dell'infinito numero di anguste nicchie che sembrano
destinate a ricevere i feretri; pure la mancanza di così fatte nicchie
in molti appartamenti, ed in altri l'interna comunicazione dell'una
coll'altra nicchia, e la qualità degli ornati, mi piegano a credere che
questi luoghi servissero d'abitazione anche ai vivi.
La vasta estensione di tali ruine non permette di dubitare, che
facendovisi degli scavamenti continuati e ben diretti, non si trovino
degli oggetti interessantissimi, rispetto all'antichità di lunga mano
più ragguardevoli di quelli d'Ercolano e di Eraclea.
La tradizione che assegna per soggiorno a _Venere_ questo luogo, ed il
Jeroschipos, è troppo ben fondata perchè possa richiamarsi in dubbio, e
le spaziose grotte che si vedono ancora s'accordano coll'idea che noi
abbiamo delle iniziazioni misteriose della Dea. Ma che questa Dea di
Pafo, e di Jeroschipos sia la stessa Dea d'Idalia e di Citera, e regina
del palazzo delle montagne di Nicosia, è ciò che nol posso credere;
imperciocchè lo stile dell'architettura del palazzo è patentemente
posteriore alle ruine ed agli avanzi di Pafo[11].
[11] _Anche ciò può essere vero; ma il nostro autore ci disse,
parlando del palazzo della montagna, che lo credeva anteriore ai
tempi storici. Se questo è, quale sarà l'antichità di Pafo?_
Ciò ammesso una volta si deve probabilmente supporre esservi state in
Cipro due regine Aphroditi (_Veneri_), la più antica delle quali regnò a
Pafo, a Jeroschipos ed alla Couclia, l'altra, in un'epoca meno lontana,
nel palazzo delle montagne di Nicosia, e signoreggiò Citera ed Idalia;
che l'una e l'altra essendo di molto anteriori all'epoca istorica,
furono dai poeti delle posteriori età ridotte ad una sola sovrana di
Citera, d'Idalia, e di Pafo; nelle quali città le furono innalzati
templi ed altari come ad unica divinità. Tale è almeno il risultato
delle mie osservazioni, che sottopongo alla saggezza de' miei lettori,
desiderando che ove dissentano dalle mie opinioni possano almeno dire:
_Se non è vero, è ben trovato_: pronto a ritrattarmi, se mi vengano
mostrate più verosimili congetture. Sgraziatamente quando trattasi di
così lontane memorie, ci è giuoco forza accontentarci delle probabilità,
o tacere.
È cosa notabilissima che la città di Pafo posta in riva al mare è un
monumento dello stato stazionario del Mediterraneo, che nello spazio di
tanti secoli non variò di un solo pollice il suo livello generale. A dir
vero le rupi nelle quali è tagliata la città di Pafo sono di formazione
marina; ma ciò dovette operarsi in un'epoca anteriore ancora all'ultimo
grande cataclismo del globo. Avendo osservato il passaggio del sole,
stando in mezzo alle ruine che ho descritte, le trovai poste nella
latitudine settentrionale di 34° 48′ 4″.
Dopo mezzogiorno lasciai le ruine per andare alla nuova Pafo, porto di
mare distante mezza lega, dai Turchi e dalle carte nautiche detto
_Baffa_, altra volta ragguardevole città, nella quale trovansi rottami
di colonne di archi, ecc., e poche case abitabili sparse tra le ruine
con alcuni giardini.
Piccolo è il porto, e così ingombrato di arena che appena possono
entrarvi i più piccoli battelli. Sulla punta di uno scoglio al S. O.
avvi una fortezza fabbricata dai Turchi, e fornita d'artiglieria. Giunto
in faccia al forte vidi inalberarsi la bandiera, e fui salutato da tre
colpi d'artiglieria, secondo gli ordini dati da _Alai-Bey_. In un côlle
in faccia al porto sonovi degli scavamenti i di cui ingressi sono ora
ingombrati di ruine; e nella superior parte di questo côlle vedonsi i
rottami di molte colonne di granito grigio nerastro affatto liscie, che
attestano la remotissima esistenza d'un magnifico monumento. Dicono gli
abitanti che fu questo un palazzo di _Venere_: ma io sono di sentimento
che fosse un tempio di un'epoca meno lontana dei sotterranei dedicato al
di lei culto.
Dopo aver data un ultima occhiata al labirinto delle ruine della nuova
Pafo, ritornai la sera a Jeroschipos.
CAPITOLO XXVII.
_Ruine gigantesche della Couclia. — Ritorno a Limassol. —
Amatunta. — Ruine. — Catacombe. — Osservazioni generali. —
Viaggio ad Alessandria. — Sbarco._
All'indomani 27 aprile dopo aver visitate altre case sotterranee a non
molta distanza da Jeroschipos, partii alla volta della Couclia, passando
per Coloni, per Ascheïa, e per Dimi. Nel secondo di questi villaggi
esistono gli avanzi ed alcune arcate di un acquedotto, che serviva alle
fabbriche di zucchero del paese.
L'affittajuolo principale della Couclia, che mi aspettava, aveva fatto
preparare un lauto pranzo. Lagnossi meco della sultana sua padrona;
perchè non permetteva che si riparassero le fabbriche di questo vasto
possedimento, che vanno in ruina. Egli paga venti borse all'anno.
Tra le ruine della Couclia trovansi alcune ale di muraglia affatto
straordinaria, composta di due ordini di grandissime pietre che ne
formano la base, e sopra un secondo ordine di doppie pietre che ne fanno
tutta l'altezza e la spessezza. Quest'opera colossale pare inalzata da
mani gigantesche: onde non dando fede a' miei occhi, volli piuttosto
credere che questa massa altro non fosse che un'antica pasta
pietrificata; ma invano il suo colore nerastro ed un principio di
decomposizione mi rendevano probabile tale supposizione: invano si
vorrebbe illudersi; sono queste vere pietre, e pietre di così enorme
dimensione, che la nostra immaginazione rimane atterrita pensando agli
sforzi che dovette costare il loro trasporto, e il loro collocamento.
Sarebbe questo un avanzo dell'architettura Ciclopica....?[12] Si
pretende che queste ruine, ed i mosaici di cui si parlò poc'anzi,
appartenessero al palazzo d'_Aphrodite_. Presso a queste ruine colossali
veggonsene alcune altre de' secoli di mezzo, con iscrizioni, bassi
rilievi, e pitture a fresco. La moglie dell'affittajuolo della Couclia è
molto bella benchè troppo pingue, e belle ugualmente sono le sue due
fanti; ma tutte tre hanno il volto greco-rotondo. Fui assicurato che a
Pafo, a Ktima, e nella vicina contrada il sesso è molto bello.
[12] _Di queste muraglie ciclopiche trovansene molti avanzi
nell'Italia meridionale e nella Grecia. Veggasi l'opera_ —
Schiarimenti richiesti dalla classe delle belle arti
dell'Istituto di Francia intorno alla costruzione di molti
monumenti militari dell'antichità. Parigi ann. XII.
Il 28 partii alla volta di Limassol per la già fatta strada, ove arrivai
il giorno susseguente. Non molto dopo mi recai a vedere le ruine
d'Amatunta lontana una lega da Limassol.
Amatunta fu già una grande città fabbricata sopra diverse colline in
riva al mare; ma tali ruine sono così consunte che non vi si trova alcun
ragguardevole oggetto. Tra queste ruine richiamarono la mia attenzione,
quelle d'un tempio, la di cui poca regolare architettura lo dimostra
fabbricato nel decadimento delle belle arti. Sulla sommità d'un colle
trovasi un frammento d'una colonna, e due vasi tagliati, o a dir meglio
formati della stessa rupe di una colossale grandezza: uno è quasi
affatto distrutto, l'altro abbastanza ben conservato. Questi due vasi
giganteschi posti uno accanto all'altro dovevano essere destinati al
medesimo oggetto. A traverso all'oscurità della tradizione, la
costruzione di questi vasi sopra la sommità di un colle presso ad un
monumento, e la figura d'un toro in rilievo scolpito egregiamente ne'
quattro lati di ogni vaso, corrispondenti ai quattro punti cardinali mi
fanno conghietturare che fossero destinati alle libazioni, o ai
sacrificj di _Adone_.
Vi si trovano pure molti sepolcri cavati nella rupe, ed infinite
iscrizioni scolpite sopra grandi pietre. L'ingresso delle catacombe o
grotte sepolcrali all'O. d'Amatunta è così ingombrato di ruine che non è
possibile d'entrarvi che per un'angusta apertura, trascinandosi col
ventre a terra per lo spazio di alcune tese colla sola luce de' fanali
che portansi seco. Un andito, una camera centrale, e tre altre camere
sepolcrali compongono queste catacombe. Migliaja di pipistrelli
risvegliati dalle nostre fiaccole, i letti sepolcrali cavati nella rupe
ed aperti, l'estrema umidità, ed il silenzio della mia guida che sola
era meco, mi ricordarono che questo era il soggiorno de' morti, e mi
determinarono a tornar presto a godere della luce del giorno.
Il fiume d'_Amatunta_ scorre a poca distanza all'O. della città; e pare
che anticamente la attraversasse. Il mare si rompe contro le mura della
città.
L'attento esame delle antichità dell'isola di Cipro mi conferma nella
supposizione dell'esistenza di due diverse sovrane dette _Aphrodite_,
ossia _Veneri_, in affatto diverse epoche, la prima anteriore all'epoca
istorica sovrana delle catacombe o palazzi sotterranei dell'antica Pafo,
di Jeroschipos, e della Couclia; l'altra posteriore, signora d'Idalia e
di Citera, posseditrice del palazzo della regina, sulla montagna di
Buffavento. I poeti contemporanei della seconda _Venere_ per lusingare
la sua vanità non la distinsero dalla prima: e quelli de' posteriori
secoli ingannati dai loro scritti terminarono di confondere in buona
fede la copia coll'originale, dando ad una sola _Venere_ gli attributi
di quella di Pafo, e di quella d'Idalia, e di Citera. La superstizione,
la licenza, e l'interesse de' Ciprioti consacrarono tempj all'apoteosi
di questa donna ne' luoghi dalla tradizione e dai poeti, soli storici di
que' remotissimi tempi, indicati come soggiorno della Dea. Il porto di
Pafo, o Baffa, posto nel lato occidentale dell'isola in faccia alla
Grecia ed all'Arcipelago, tra l'antica Pafo ed il Jeroschipos, sarà
stato il luogo dello sbarco de' pellegrini greci. Le offerte impiegate,
non v'ha dubbio, nella costruzione del magnifico tempio, le di cui belle
colonne trovansi in pezzi sul colle della nuova Pafo o Baffa in faccia
al porto, avranno contribuito più che tutt'altro a rendere questa città
doviziosa e grande, quale la dimostrano le immense sue ruine.
[Illustrazione: PROFILO D'UN ANTICO TEMPIO IN AMATUNTA.]
Io non mi ricordo d'aver letta alcuna descrizione di quest'isola, e non
so cosa ne pensassero altri viaggiatori; ma qualunque ne sia stata la
loro opinione, io sono di parere che la _Venere_ di Pafo sia diversa
dalla _Venere_ di Citera e d'Idalia[13].
[13] _Peccato che gli altri viaggiatori non abbiano finora
descritta l'isola di Cipro sotto i suoi rapporti mitologici, e
che nulla ci dicano a questo riguardo di Pafo, del palazzo della
Regina, ecc._
Se quest'isola avesse un governo tutelare ed amico delle arti, è
probabile che ricerche ben dirette darebbero assai più interessanti, e
variati monumenti che Ercolano e Pompeia.
L'isola di Cipro in generale scarseggia di acqua; e mentre le montagne
di Pafo e di Episcopi ne danno in abbondanza, le altre parti dell'isola
non sono irrigate che da poveri ruscelli e torrenti, in tempo di estate
quasi sempre asciutti.... Gli avanzi di antichi acquidotti che vedonsi
qua e là sparsi in tutta l'isola ben dimostrano, che anticamente veniva
irrigata in ogni lato; è certo che le montagne di Pafo potrebbero darne
a tutta l'isola; ma come pensare a queste opere sotto il governo Turco?
Si vede pure che nella medesima epoca eranvi strade e ponti, che
rendevano facili e deliziosi i viaggi nell'isola; ma tutto è adesso
guasto e ruinato.
Quest'isola per tanti altri riguardi così accarezzata dalla natura è
afflitta da due calamità: 1. da una quantità straordinaria di vipere o
serpenti lunghi due in tre piedi, le di cui trafitture sono generalmente
mortali; onde gli abitanti d'ogni classe od età anco i più poveri sono
costretti di camminar sempre stivalati. Ho veduti più volte alcuni di
questi serpenti la di cui abituale andatura è lentissima. 2. Dalle
cavallette che riproduconsi ogni anno in prodigiosa quantità senza che
si pensi al non difficile mezzo di distruggerle. Io mandai
all'arcivescovo principe di Cipro una breve memoria su questo argomento,
e n'ebbi il più grazioso ringraziamento.
Se la popolazione fosse portata al numero di cui l'isola è suscettibile;
se una costituzione liberale assicurasse agli abitanti le proprietà, e
la libertà del culto, non tarderebbe a diventare una delle più felici
contrade del mondo: così la natura le fu liberale di clima temperato, di
aere purissimo, di acque eccellenti, e di fertilissimi terreni. I
raccolti del cotone, del vino, dei grani, che andrebbero crescendo in
ragione della popolazione, dell'industria, della libertà e della
sicurezza degli abitanti; le fabbriche di zucchero e di tabacco che vi
si potrebbero ristabilire, i legnami d'opera che facilmente si
moltiplicherebbero sulle alte montagne, lo scavo delle abbondanti
miniere di rame, e fors'anche di più ricchi metalli che esistono
nell'isola; la disposizione degli abitanti per un nuovo ordine di cose,
che desse impulso all'industria nazionale: tutto contribuirebbe a far
prosperare l'isola di Cipro.
Rispetto alla parte topografica può risguardarsi quest'isola come un
segmento del circolo, che ha sessanta leghe di corda, e diciotto e mezzo
di seno. Questa superficie dividesi in tre grandi parti: 1º la catena
delle montagne di Pafo, o del monte Olimpo, le di cui più alte cime sono
sempre coperte di neve; questa catena di prima formazione compone la
parte meridionale dell'isola, dalle vicinanze di Pafo, ove trovansi le
più elevate cime fin presso a Larnaca: 2º la grande campagna di Nicosia
che traversa nel centro l'isola da levante a ponente: 3º la catena delle
montagne vulcaniche al nord che stendonsi da Chiringa fino al Capo
Sant'Andrea.