LETTERA INEDITA DI FRANCESCO BURLAMACCHI

«Molto magnifici Signori. Da poi che intesi Andrea Pissini essere

andato a Pisa e di lì auto cavalli per andare a Firenze a rivelare

quello che io avevo ragionato con Ciesari di Benedino alla Excelentia

del Duca di Firenze, parendomi di avere errato; conosciendo che

a vostre S. M. dava disturbo, affanno e spesa, pensai salvarmi.

E così aveo ordinata la cosa, secondo me, benissimo. Ma siando

piaciuto a Dio di fare che non seguisse così come l'aveo hordinata,

bisogna ringraziarne Dio, che le S. vostre magnifiche ne saranno più

giustificate. E ancho che a me habbi a esser di pregiudisio più che

non sarè stato se fussi stato fuora (che come si dicie è meglio essere

uccello di boscho che di cabbia), nè averò pasiensia e sforzeromi di

andarmi accomodando alla volontà di Dio, _sine quo factum est nihil_:

e dirò alle S. V. M. la cosa come stà.

Avendo lecto molti libri di storie e considerato che quando un paese è

unito insieme e che stia d'accordio, in quel paese si stà sicuramente

e però allegramente, e inoltre lecto che la Toscana antichissimamente

è stata in quella unione che io attendevo di fare, mi pareva che,

potendosi fare, fusse cosa avesse a tornare in gran benefisio della

città delle M. S. V. e conseguentemente di tutta la Toscana. E così

andavo pigliando piacere di pensarvi, andavo da me considerando se

ci fusse modo a farla. E così siando stato in questo pensiere, andai

pensando che fusse bene far quelle ordinanse di montagna; chè quando

si feciono quelle del piano non ero in quella considerazione[31].

E parendo al generale della città che fusse così bene per poterci

difendere el paese, si vinseno. E siandosi vinte, mi pareva che

fusse stato assai. E così andai poi vedendo di essere fatto uno de'

commissari di quelle hordinanse di montagne. E così siando stato fatto

avendo questo pensiere, ne parlai con Ciesari di Benedino, mostrandoli

el modo che secondo me era facile a succiedere; al quale, per essere

stato soldato, prestavo qualche fede. E così siando parso ancho a lui,

ne andavo ragionando e pensando, se mai fusse tempo di metterla in

effetto, che era al presente, per molte opportunità che concorrevano;

e così consigliavamo quanto fusse da fare. E in questo è accaduto che,

avendoli ditto la importansia che era di tener la cosa secreta, lui

parendoli che fosse secreto assai ancho che la conferisse con Andrea

Pissini, la conferì secho. E lui avendo ricevuto dal M. Consiglio,

secondo però gli pareva, torto della suplica che si lesse in Consiglio

e che si determinò sopra: che la fanciulla, che era in casa sua, nipote

di Agnello, avesse a stare in quel luogho che allo spettabile officio

delle vedove paresse honesto e buono; o vero parendoli avere ricevuto

torto da me, che l'avessi passata o consigliato la si passasse fra

le M. S. V. e da poi si mettesse a Consiglio, s'è voluto vendicare

contra tutta la città e contra me; che bastava vendicarsi contra di

me; e farne advertite le M. S. V.: e quelle mi aren dato quel castico

fusse parso ragionevile: dove che al presente bixognerà ghovernarsi

altramente, e le S. V. M. ne faranno quello parrà più espediente per la

città che bisogna ben consigliarla.

El modo che aveo pensato fare era questo. Di far venire l'ordinansa

della Vicaria del Borgo qui in la città, così come eran venute quelle

del Bagno e di Villa. E questa era di più numero di giente che altra

ordinansa, perchè in questa è compresa la Vicaria di Gallicano, e

tutte sono sotto il colonnello Gian Tommaso. E perchè vi è molti di

quelli che sono sotto ditta hordinansa, che sono molto discosti, facevo

pensieri, ed ancho tornava meglio a quello volevo fare, ordinar che

fosse la mattina al ponte a Moriano, e lì vedere che avesse buono

rinfrescamento o da poi farla venire el giorno in la città. E potendo,

che credo sarè stato facile, ci arei condutto la hordinansa del Ponte a

Moriano, che el commissario Nicolao Bernardi non penso avesse mancato.

E così facevo conto di farla venire qui in la città che, fatta la

mostra, si fusse partita alle 22 hore e meso, o 23; e riduttola in

prato, dove facievo conto di darli da mangiare; e passar così el tempo

fino a mezz'hora, o una hora di nocte, e da poi hordinar che andasseno

per la via di Santa Anna a passare al ponte a Salissimo e a Pontetetto,

e di là qui, e poi andarsene in montagna. Quando fussero là mostrar che

vi fosse stato nuove delle gente del Duca, e così inanimatoli condurli

alla volta del monte San Giuliano e da poi a Pisa. E avrè avuto la

banda del Colle e così quella del Pon San Pieri, talmente che saremmo

stati 1800 fanti. E inoltre avrè hordinato a Camajore che fusse partita

la banda di là e venutane a Chiesa; e di là andarsene a Pisa. Talmente

che con quella giente, e col dar nome della libertà, si può tenere per

certo che gli arè incitati a pigliare l'arme, e insieme con noi andarne

alla volta di Firenze. E anche aveo pensato mandar a far 500 fanti a

Pontremoli, et esser el primo su l'armi e al dar danari: quali danari

cioè lire 4 per fante con prometter buona paga, pensavo non avessen

a manchare. Di verso Pescia facievo conto che la banda di Villa e del

Bagno vi andassen, e non penso avessen mancato li colonnelli, maxime

scrivendoli io che ero commissario, e siando stato in quel luogo che

sono stato[32], talmente che poteva facilmente andar tutto bene.

A Castelnuovo ancho e per la Garfagnana facievo pensieri far come

a Pontremoli, di sorta che la cosa si potea tener a 15 soldi per

lira[33].

Le opportunità che erano sono queste: li cattivi portamenti del Duca

contra li suoi sudditi, che tutti erano malcontenti, e ogni poco di

cosa che si fusse visto non mancavano di attacarceli: non avere un

soldato solo in tutto el suo stato: e anche non esser gente in Italia:

et esser io commissario: et essere stato nel luogo vostro: e avere

preso (faciendo conto di far questo) amicisie a Pescia, a Pistola, a

Bargha e a Pisa; talmente che si poteva sperarne buona fine, e così

fatto la cosa, far conto si vivesse in questa Toscana securamente e

allegramente.

Questi sono stati ragionamenti, e ne avevo parlato con questi

gentiluomini senesi generalmente, ma particolarmente con M.

Giambaptista Humidi, e con M. Marciello, quali mi sconfortavano, et

io gli assegnavo le ragioni che pareno vi fossero; e se cie li avessi

potuti condurre, che noi di qua e lor di là, in un medesimo tempo

ci fossino missi in arme, si potea dire el giuocho vinto. Ma non è

piaciuto a Dio! Pur non s'era pensato ancho di avere licensia dalle

S. V. M., di condur qua la banda che si aveva a condurre; nè anche

parlatone, aspettando la opportunità. E forsi sarè indugiato e non

fatta; che homo si poteva pentire e dismetterla. Le S. V. M. ànno

inteso el ragionamento e pensamento; quelle deliberino quello che si ha

da fare: che Dio piaccia al meglio spirarle!»

Vita di Francesco Burlamacchi · 第 18 / 30 题