Tenute et mandate a' dì 6.[610]

5

_Patente. Dicta die. Per Giovanfrancesco da Sangallo et Baccio

Bigio._

Noi procuratori delle mura della città di Firenze a qualunque vedrà

queste nostre patenti lettere facciamo intendere, come ostensore di

esse sarà Giovanfrancesco da Sangallo ingegnere et architectore nostro.

Al quale havendo commesso ritragga il sito della città di Firenze con

il paese circunstante, discosto da essa città circa due migla, voliamo

et comandiamo a qualunque in decti luoghi habitante, presti a decto

Giovanfrancesco, quanto si appartiene a tale opera, ogni aiuto et

favore, lasciandolo passare per ciascuno luogo sanza farli oppositione,

et darli impedimento alcuno. La quale cosa farete per quanto stimate la

gratia, et la nostra indegnatione temete. _Presentibus post duos menses

minime valituris. Vale_ etc.

6[611]

_Oratori Florentino Rome, Ghaleocto de Medicis. Die viij

iunii._

Essendo venuto el S.^or Vitello in Firenze, come per l'ultima nostra

vi scrivemo, et non potendo molto soprastare, ci parve da pigliare

consiglio da lui come ci havamo ad ghovernare in questo principio,

circa questa nostra muraglia, non obstante che non ci fussi Baccio

Bigio nè Antonio da Sanghallo; et andamo parte di noi con lui veggiendo

questa parte del Prato Ognissanti, perchè stavamo in dubio se noi

cominciavamo dalla Porticciola della Mulina o dal Canto del Prato.

Donde che havendo decto Signore in più giorni examinato tutto, si è

resoluto che sia bene cominciare in sul canto, allegando che quello

baluardo, posto in quello luogho, difenderà le mulina, la bocha

d'Arno et la Porta al Prato: il che non potrebbe fare quello che si

cominciasse alla Porticciola. Disputossi dipoi se questo baluardo si

faceva tondo (come haveva disegnato il conte Pietro Navarra) o vero

affacciato. Parveli da farlo affacciato, alleghando che non potendo

e' baluardi defendere se medesimi, ma havendo bisogno di esser difesi

dalli altri fianchi, ne seguita che quando e' sono tondi, li altri

fianchi ne guardono solo uno puncto; ma quando sono affacciati,

possono tutte le faccie esser guardate. Disputamo dipoi s'egli era

da farlo con le cannoniere da basso et da alto scoperte, secondo il

disegno di quelli che si sono facti a Piacenza, o s'egli era da fare

coperte quelle di sotto, con palcho o volta che facessi piano a quelle

artiglierie che havessino ad trarre di sopra. Parve a decto Signore

che si faccia con l'artiglierie da basso coperte, parendoli quelli di

Lombardia troppo grandi, et in quello luogho troppo sconcio, et non

necessarii, affermando che, quando l'artiglierie coperte hanno quelli

sfogatoi che possono havere, queste stanno meglio.

Disegnossi pertanto sopra decto Canto del Prato uno baluardo

affacciato, che abraccia una torre, che è in su decto canto; il quale

ha le sua maggior faccie lunghe l'una lxx^ta braccia et le minori circa

xx. Et disegnamo che le mura che sono dalla parte di verso la porta,

sieno grosse braccia viij, et quelle che sono di verso le mulina, per

non potere esser battute, sieno braccia vj. Et dalle mura del baluardo

alla torre che rimane drento, sono per tutto quelli spatii che voi

potrete vedere per il disegno vi mandiamo con questa. Ha da basso iiij

cannoniere, due per fianco; et disegniamo che le sieno alte dal piano

del fosso braccia iiij, et che da decto piano le sua mura alte braccia

xviij. Et che si gittino archi da[612] la torre al muro nuovo; et sopra

quegli archi si faccia un palco che habbia di parapetto due braccia,

tanto che l'artiglerie che fieno di sotto hanno di sfogatoio tutto

quello spatio, delle xviij braccia che sono alte le mura, che non sarà

dal parapetto et dal palco mangiato. Al quale sfogatoio si aggiugne

la rarità del palco, et le aperture che si faranno di verso la città,

per potere entrare in detto baluardo. Gl'anguli di questo baluardo,

come voi vedete, vengono acuti, et noi sappiamo bene che questi anguli

sono più deboli che i recti et che gli ottusi: nondimeno si sono fatti

così, perchè a volergli fare ottusi ci bisognava entrare in maggiore

largheza, et così fatti ci paiono assai forti per havere, quelli duoi

maxime che possono essere battuti, dieci braccia di sodo. La torre che

resta di mezo disegniamo abbassarla infino al piano del palco, acciò

che lo spatio delle artiglerie che hanno a trarre di sopra sia largo.

Questo è in effecto come, secondo il consiglo del signore Vitello, ci

parrebbe da farlo, di che vi se ne manda il disegno, acciò possiate

mostrare tucto a nostro Signore, et intendere la opinione di Sua

Santità.

Et perchè ci parve,[613] poi che noi eravamo in quello luogho,

examinare el modo di fortificare dalle Mulina alla Porta al Prato,

mandiamo el disegno di tutta decta fortificatione, per il quale vedrete

come si disegna abracciare la Porta al Prato con uno baluardo chiuso,

che non habbia uscita, et la Porta solo serva ad entrare in quello;

et per uscire della città si facci una porta di nuovo allato a decto

baluardo di verso el Canto del Prato. Disegnasi quella torretta che è

nel mezo, infra la Porta et il Canto, bucarla dalla parte di drento,

et aprirla um poco da ogni fianco, tanto che duoi vi si possino con

li archobusi maneggiare. Disegnasi fasciare le Mulina con uno muro,

secondo vedrete in sul disegno, facendo um poco di ricepto fra 'l

muro vechio et il nuovo, che tiri artiglierie per li fossi. Pare

anchora da fare una piactaforma in mezo, tra le Mulina et il Canto,

che giri da ogni banda per il fosso. Disegnasi fare il fosso largo

30 braccia, seguitando el consiglio di Pietro Navarra, che danna i

fossi di maggior largheza. Vero è che al signor Vitello pare che ad

canto a' fossi sì faccia una via largha almeno x braccia; et che la

terra si ha ad cavare del fosso, quella cioè che non si metterà dentro

alle mura, per far terrapieno, si metta di là da questa via, et se

ne faccia uno argine alto 3 braccia da decta via, il quale argine si

spargha in modo verso li campi, che non facci grotta et parapetto alli

inimici. Questa via disse esser necessaria per poter girare le mura di

fuora, per dare adiuto, et più spatio al fosso; et sempre, respecto

all'argine, si potrà da quelli di dentro usare. Et tutte queste

cose così disegnate, per farsi hora e ad tempo, sono distribuite in

modo che le risponderanno bene a tutte quelle cose che di là d'Arno

si edificassino. Questo è tutto quello che si è col signor Vitello

ragionato. Farete intendere tutto a N. Signore, adciò che Sua Santità

ne dica la sua opinione.

Ricevemo hieri la vostra de' iiij del presente, et quanto al danaio che

importa più d'ogni altra cosa, noi vi habbiamo a dire questo: come,

considerato li tempi che si apparecchiano et le spese che potrieno

sopravenire, noi siamo di quelli che se questa opera si havessi ad

cominciare, che consiglieremo che la si soprasedesse, pensando che

non fussi bene acchozare muraglia et guerra; ma da poi che la è con

tanta demonstratione et expectatione, noi non possiamo consigliare che

la si lasci indrieto. Et parrebbeci che questo si potessi fare sanza

torre assegnamento di importanza alla guerra, entrando in imprese che

si spendessi poco et si facessi demonstratione assai. Questo baluardo

che si è disegnato in sul Canto del Prato, non ascenderebbe alla spesa

di cinquemila ducati; li quali non si hanno ad spendere tutti ad un

tratto, ma in iij o in iiij mesi che penerà ad fornirsi; in modo che,

cominciando ad murare questo, et dall'altra parte, facta la ricolta,

tenere due o tremila contadini intorno alle mura ad cavare li fossi

(come si potrà sanza spesa fare), sarà la demonstratione grande et

la spesa poca, nè tanta che l'habbia ad impedire le altre nostre

necessità. Hora, piacendo a N. S. questo modo, conviene che S. Santità

ordini qui che di quelli tanti danari che habbiamo di bisogno, noi ne

siamo provisti, perchè di qualunque luogo e' si habbino ad trarre, o

dalla Parte[614] o d'altrove, noi habbiamo bisogno della auctorità sua;

maximamente perchè circa 1600 ducati, che avanzavono alla Parte, più

settimane sono, pervennono alle mani del depositario, dal quale non si

potrebbono sanza la auctorità di quella trarre. Infine, se noi sareno

provisti, noi usereno quanta sollecitudine sapreno et potreno maggiore.

Ma quando, respecto alli tempi, non si possa, ce ne rapportereno a

l'iudicio et prudentia di Sua Santità. Non essendo anchora venuto

Baccio Bigio, per avanzare tempo sopra 'l disegno che desidera N. S.,

habbiamo imposto a Giovanfrancesco da San Ghallo cominci ad levarlo; et

venuto Baccio, li accozeremo insieme et acciò che 'l sia più perfecto

et possa meglio satisfare.[615]

7

_A dì ij di giennaio 1526._

Perchè ci occorre havere bisogno di ......[616] huomini usi a

maneggiare la terra, t'imponiamo che con quanta diligentia puoi gli

provvegga, et sotto uno capo che gli conduca ce li mandi, et con tale

presteza che sieno rapresentati venerdì proximo, che sareno adì 4 del

presente, alla porta a San Giorgio, ad uno nostro commissario: il che

fa' che non manchi per quanto stimi la gratia nostra. Et fa' loro

intendere che saranno qui pagati da noi giorno per giorno, secondo

l'opere di questi tempi. Et farai che portino il terzo vangha, il terzo

zappa, et il terzo pala. Oltre a di questo comanderai a tutti i tuoi

subditi, che ci conduchino fra 3 dì da hoggi, pure alla porta a San

Giorgio, una soma di stipa per casa; la quale ancora sarà pagata da noi

giusto prezo. _Bene vale._[617]

8

_A dì 21 di gennaio 1526._

Per ordinare et deliberare alcuna cosa che concerne al bene di questa

città, voliamo che subito ricevuta la presente, raguni i capi di

cotesta tua podesteria, et facci fare loro uno sindaco, huomo prudente,

et quello, il più presto potrai, manderai qui con tue lettere al

magistrato nostro. Fa' quanto t'imponiamo, usando grande et buona

diligenza. _Vale_.[618]

9

_Abbati Cortusii. Dicta die_ (_26 gennaio 1526/27_).

Perchè noi intendiamo come voi havete propinquo al munistero vostro, o

vero nella selva di Treggiaia, uno bosco di scope grande da taglarsi,

però voliamo che subito vi facciate mettere, et da voi et da lo aiuto

di questo tavolaccino presente apportatore, quanti taglatori potete,

perchè habbiamo necessità di quella stipa, et vi sarà da noi giusto

prezo sodisfacta.[619]

Niccolò Machiavelli e i suoi tempi, vol. III · 第 58 / 77 题