5
_Patente. Dicta die. Per Giovanfrancesco da Sangallo et Baccio
Bigio._
Noi procuratori delle mura della città di Firenze a qualunque vedrà
queste nostre patenti lettere facciamo intendere, come ostensore di
esse sarà Giovanfrancesco da Sangallo ingegnere et architectore nostro.
Al quale havendo commesso ritragga il sito della città di Firenze con
il paese circunstante, discosto da essa città circa due migla, voliamo
et comandiamo a qualunque in decti luoghi habitante, presti a decto
Giovanfrancesco, quanto si appartiene a tale opera, ogni aiuto et
favore, lasciandolo passare per ciascuno luogo sanza farli oppositione,
et darli impedimento alcuno. La quale cosa farete per quanto stimate la
gratia, et la nostra indegnatione temete. _Presentibus post duos menses
minime valituris. Vale_ etc.
6[611]
_Oratori Florentino Rome, Ghaleocto de Medicis. Die viij
iunii._
Essendo venuto el S.^or Vitello in Firenze, come per l'ultima nostra
vi scrivemo, et non potendo molto soprastare, ci parve da pigliare
consiglio da lui come ci havamo ad ghovernare in questo principio,
circa questa nostra muraglia, non obstante che non ci fussi Baccio
Bigio nè Antonio da Sanghallo; et andamo parte di noi con lui veggiendo
questa parte del Prato Ognissanti, perchè stavamo in dubio se noi
cominciavamo dalla Porticciola della Mulina o dal Canto del Prato.
Donde che havendo decto Signore in più giorni examinato tutto, si è
resoluto che sia bene cominciare in sul canto, allegando che quello
baluardo, posto in quello luogho, difenderà le mulina, la bocha
d'Arno et la Porta al Prato: il che non potrebbe fare quello che si
cominciasse alla Porticciola. Disputossi dipoi se questo baluardo si
faceva tondo (come haveva disegnato il conte Pietro Navarra) o vero
affacciato. Parveli da farlo affacciato, alleghando che non potendo
e' baluardi defendere se medesimi, ma havendo bisogno di esser difesi
dalli altri fianchi, ne seguita che quando e' sono tondi, li altri
fianchi ne guardono solo uno puncto; ma quando sono affacciati,
possono tutte le faccie esser guardate. Disputamo dipoi s'egli era
da farlo con le cannoniere da basso et da alto scoperte, secondo il
disegno di quelli che si sono facti a Piacenza, o s'egli era da fare
coperte quelle di sotto, con palcho o volta che facessi piano a quelle
artiglierie che havessino ad trarre di sopra. Parve a decto Signore
che si faccia con l'artiglierie da basso coperte, parendoli quelli di
Lombardia troppo grandi, et in quello luogho troppo sconcio, et non
necessarii, affermando che, quando l'artiglierie coperte hanno quelli
sfogatoi che possono havere, queste stanno meglio.
Disegnossi pertanto sopra decto Canto del Prato uno baluardo
affacciato, che abraccia una torre, che è in su decto canto; il quale
ha le sua maggior faccie lunghe l'una lxx^ta braccia et le minori circa
xx. Et disegnamo che le mura che sono dalla parte di verso la porta,
sieno grosse braccia viij, et quelle che sono di verso le mulina, per
non potere esser battute, sieno braccia vj. Et dalle mura del baluardo
alla torre che rimane drento, sono per tutto quelli spatii che voi
potrete vedere per il disegno vi mandiamo con questa. Ha da basso iiij
cannoniere, due per fianco; et disegniamo che le sieno alte dal piano
del fosso braccia iiij, et che da decto piano le sua mura alte braccia
xviij. Et che si gittino archi da[612] la torre al muro nuovo; et sopra
quegli archi si faccia un palco che habbia di parapetto due braccia,
tanto che l'artiglerie che fieno di sotto hanno di sfogatoio tutto
quello spatio, delle xviij braccia che sono alte le mura, che non sarà
dal parapetto et dal palco mangiato. Al quale sfogatoio si aggiugne
la rarità del palco, et le aperture che si faranno di verso la città,
per potere entrare in detto baluardo. Gl'anguli di questo baluardo,
come voi vedete, vengono acuti, et noi sappiamo bene che questi anguli
sono più deboli che i recti et che gli ottusi: nondimeno si sono fatti
così, perchè a volergli fare ottusi ci bisognava entrare in maggiore
largheza, et così fatti ci paiono assai forti per havere, quelli duoi
maxime che possono essere battuti, dieci braccia di sodo. La torre che
resta di mezo disegniamo abbassarla infino al piano del palco, acciò
che lo spatio delle artiglerie che hanno a trarre di sopra sia largo.
Questo è in effecto come, secondo il consiglo del signore Vitello, ci
parrebbe da farlo, di che vi se ne manda il disegno, acciò possiate
mostrare tucto a nostro Signore, et intendere la opinione di Sua
Santità.
Et perchè ci parve,[613] poi che noi eravamo in quello luogho,
examinare el modo di fortificare dalle Mulina alla Porta al Prato,
mandiamo el disegno di tutta decta fortificatione, per il quale vedrete
come si disegna abracciare la Porta al Prato con uno baluardo chiuso,
che non habbia uscita, et la Porta solo serva ad entrare in quello;
et per uscire della città si facci una porta di nuovo allato a decto
baluardo di verso el Canto del Prato. Disegnasi quella torretta che è
nel mezo, infra la Porta et il Canto, bucarla dalla parte di drento,
et aprirla um poco da ogni fianco, tanto che duoi vi si possino con
li archobusi maneggiare. Disegnasi fasciare le Mulina con uno muro,
secondo vedrete in sul disegno, facendo um poco di ricepto fra 'l
muro vechio et il nuovo, che tiri artiglierie per li fossi. Pare
anchora da fare una piactaforma in mezo, tra le Mulina et il Canto,
che giri da ogni banda per il fosso. Disegnasi fare il fosso largo
30 braccia, seguitando el consiglio di Pietro Navarra, che danna i
fossi di maggior largheza. Vero è che al signor Vitello pare che ad
canto a' fossi sì faccia una via largha almeno x braccia; et che la
terra si ha ad cavare del fosso, quella cioè che non si metterà dentro
alle mura, per far terrapieno, si metta di là da questa via, et se
ne faccia uno argine alto 3 braccia da decta via, il quale argine si
spargha in modo verso li campi, che non facci grotta et parapetto alli
inimici. Questa via disse esser necessaria per poter girare le mura di
fuora, per dare adiuto, et più spatio al fosso; et sempre, respecto
all'argine, si potrà da quelli di dentro usare. Et tutte queste
cose così disegnate, per farsi hora e ad tempo, sono distribuite in
modo che le risponderanno bene a tutte quelle cose che di là d'Arno
si edificassino. Questo è tutto quello che si è col signor Vitello
ragionato. Farete intendere tutto a N. Signore, adciò che Sua Santità
ne dica la sua opinione.
Ricevemo hieri la vostra de' iiij del presente, et quanto al danaio che
importa più d'ogni altra cosa, noi vi habbiamo a dire questo: come,
considerato li tempi che si apparecchiano et le spese che potrieno
sopravenire, noi siamo di quelli che se questa opera si havessi ad
cominciare, che consiglieremo che la si soprasedesse, pensando che
non fussi bene acchozare muraglia et guerra; ma da poi che la è con
tanta demonstratione et expectatione, noi non possiamo consigliare che
la si lasci indrieto. Et parrebbeci che questo si potessi fare sanza
torre assegnamento di importanza alla guerra, entrando in imprese che
si spendessi poco et si facessi demonstratione assai. Questo baluardo
che si è disegnato in sul Canto del Prato, non ascenderebbe alla spesa
di cinquemila ducati; li quali non si hanno ad spendere tutti ad un
tratto, ma in iij o in iiij mesi che penerà ad fornirsi; in modo che,
cominciando ad murare questo, et dall'altra parte, facta la ricolta,
tenere due o tremila contadini intorno alle mura ad cavare li fossi
(come si potrà sanza spesa fare), sarà la demonstratione grande et
la spesa poca, nè tanta che l'habbia ad impedire le altre nostre
necessità. Hora, piacendo a N. S. questo modo, conviene che S. Santità
ordini qui che di quelli tanti danari che habbiamo di bisogno, noi ne
siamo provisti, perchè di qualunque luogo e' si habbino ad trarre, o
dalla Parte[614] o d'altrove, noi habbiamo bisogno della auctorità sua;
maximamente perchè circa 1600 ducati, che avanzavono alla Parte, più
settimane sono, pervennono alle mani del depositario, dal quale non si
potrebbono sanza la auctorità di quella trarre. Infine, se noi sareno
provisti, noi usereno quanta sollecitudine sapreno et potreno maggiore.
Ma quando, respecto alli tempi, non si possa, ce ne rapportereno a
l'iudicio et prudentia di Sua Santità. Non essendo anchora venuto
Baccio Bigio, per avanzare tempo sopra 'l disegno che desidera N. S.,
habbiamo imposto a Giovanfrancesco da San Ghallo cominci ad levarlo; et
venuto Baccio, li accozeremo insieme et acciò che 'l sia più perfecto
et possa meglio satisfare.[615]
7
_A dì ij di giennaio 1526._
Perchè ci occorre havere bisogno di ......[616] huomini usi a
maneggiare la terra, t'imponiamo che con quanta diligentia puoi gli
provvegga, et sotto uno capo che gli conduca ce li mandi, et con tale
presteza che sieno rapresentati venerdì proximo, che sareno adì 4 del
presente, alla porta a San Giorgio, ad uno nostro commissario: il che
fa' che non manchi per quanto stimi la gratia nostra. Et fa' loro
intendere che saranno qui pagati da noi giorno per giorno, secondo
l'opere di questi tempi. Et farai che portino il terzo vangha, il terzo
zappa, et il terzo pala. Oltre a di questo comanderai a tutti i tuoi
subditi, che ci conduchino fra 3 dì da hoggi, pure alla porta a San
Giorgio, una soma di stipa per casa; la quale ancora sarà pagata da noi
giusto prezo. _Bene vale._[617]
8
_A dì 21 di gennaio 1526._
Per ordinare et deliberare alcuna cosa che concerne al bene di questa
città, voliamo che subito ricevuta la presente, raguni i capi di
cotesta tua podesteria, et facci fare loro uno sindaco, huomo prudente,
et quello, il più presto potrai, manderai qui con tue lettere al
magistrato nostro. Fa' quanto t'imponiamo, usando grande et buona
diligenza. _Vale_.[618]
9
_Abbati Cortusii. Dicta die_ (_26 gennaio 1526/27_).
Perchè noi intendiamo come voi havete propinquo al munistero vostro, o
vero nella selva di Treggiaia, uno bosco di scope grande da taglarsi,
però voliamo che subito vi facciate mettere, et da voi et da lo aiuto
di questo tavolaccino presente apportatore, quanti taglatori potete,
perchè habbiamo necessità di quella stipa, et vi sarà da noi giusto
prezo sodisfacta.[619]