1
_Niccolò Machiavelli ad M. Bernardo suo padre._ _In uilla a Sº
Cascano._[598]
Costor uissuti sono vn mese o piue
a noce a fichi a faue a carne seccha,
tal ch'ella fia malitia et non cileccha
el far sì lunga stanza costá sue.
Come 'l bue fiesolano quarda a l'angúe
Arno, assetato, e' mocci se ne leccha;
così fanno ei de l'uoua che ha la treccha,
e col becchaio del castrone e del bue.
Ma, per non fare afamar le marmegge,
Noi farèn motto drieto a daniello,[599]
che forse già u'è qualcosa che legge;
Perchè, mangando sol pane et coltello,
fatti habián becchi che paion d'acegge,
et a pena tegnán gl'occhj a sportello.
Dite ad quel mio fratello
che uenga ad trïonfar con esso noj
l'ocha ch'havemo gouedí da uoi.
Al fin del guoco poj,
Messér Bernardo mio, uoi comperrete
Paperi et oche, et non ne mangerete.
2
_Nicolo Machiavellj a Mgº Guliano de' Medici,_ _quando esso Nicolo era
in prigone, nel xij, in sospeto_.[600]
Io ho, Guliano, in gamba, vn paio di geti
et sei tratti di fune in su le spalle;
l'antre fatighe mia ui uo contalle
poi che così si trattano e' poetj.
Menon pidochj questi parietj,
grossi et paffuti che paion farfalle;
né maj fu tanto puzo in Roncisualle,
né lá in Sardignia tra quegli arboretj,
Quanto è nel mio più delicato ostello;
con un romor che par proprio che 'n terra
fulmini Gove tutto Mongibello.
L'un si scatena et quell'altro si sferra,
Combattono uscj, toppe et chiauistelli;
Quel'altro grida: — Troppo alto da terra! —
Quel che mi fa più guerra
è che dormendo, presso alla aurora,
io cominca' a sentir: — _Pro eis ora!_
Hor uadino in buon'hora,
pur che la tua pietá uer me si uolga
che al padre et al bisauo el nome tolga.
_finis_