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_Lettera del cardinale Salviati a Niccolò Machiavelli,_ _6 settembre
1521._[588]
M. Niccolò mio. Io non ho voluto rispondere alla lettera vostra venuta
insie[me al vostro lib]ro dell'Arte Militare, se prima non ho letto
il libro e considerato bene, per dirvene come.... l'opinion mia, e
non fare come molti, i quali ancora che siano più savi di me,[pur]e in
questo io non gli approvo, che nel lodare una cosa seguitano l'opinione
de' più e non la loro propria. In modo che, essendo i più degl'huomini
ignoranti, molte volte, giudicando secondo quelli, giudicano male. Io
adunque, per seguitare la mia consuetudine, ho visto diligentemente
el libro vostro, il quale quanto più l'ho considerato, tanto più mi
piace, parendomi che al perfettissimo modo di guerreggiare antico
habbiate aggiunto tutto quello che è di buono nel guerreggiar moderno,
e fatto una composizione di esercito invincibile. A questa mia opinione
si è aggiunto, per le guerre che sono al presente, qualche poco di
sperienza, havendo visto che tutti i disordini che sono nati o nascono
hoggi nelli eserciti franzesi o in quelli di Cesare o della Chiesa o
del Turco, non per altro advengono, se non per mancare degl'ordini che
sono descritti nel libro vostro. Ringraziovi adunque molto che, per la
comune utilità degl'Italiani, habbiate mandato fuora questo libro, il
quale per li tempi che verranno, sarà almanco, se non opererà altro,
buono testimonio che in Italia non è mancato a' tempi nostri chi habbia
conosciuto quale è il vero modo di militare. E non poco obbligo vi ho
che subito me lo habbiate mandato, per essere il primo in Roma a vedere
tanto bella opera, simile veramente e degna dello ingegno, esperienza
e prudenza vostra, cui conforto a pensare e comporre continuamente
qualche cosa, et ornar la patria nostra co 'l vostro ingegno. State
sano e ricordatevi che tra le prime cose che io desidero, è far qualche
cosa che vi piaccia.
In Roma, addì vj di septembre MDxxj.
_Io. Card.^is_ DE SALVIATIS.
_Spectabili viro Domino Nic.º De Machiavellis,_
_Amico Cari.^mo Florentie._
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_Lettera di Niccolò Machiavelli a Francesco Vettori, 29 aprile
1513._[589]
_Magnifice orator._ Voi vorresti sapere per questa vostra lettera de
21, quello ch'io creda habbia mosso Spagna a fare questa tregua con
Francia, non vi parendo che ci sia dentro il suo da nessun verso, in
modo che, giudicando da l'un canto el Re savio, da l'altro parendovi
habbi fatto errore, sete forzato a credere che ci sia sotto qualche
cosa grande, che voi per ora, nè altri non intende. E veramente il
vostro discorso non potrebbe essere nè più trito nè più prudente; nè
credo in questa materia si possa dire altro. Pure per parer vivo e per
ubbidirvi, dirò quello mi occorre. A me pare, che questa dubitatione
vostra _pro maiori parte_ sia fondata su la prudenza di Spagna. A che
io rispondo, non poter negare che quel Re non sia savio; non di meno
a me è egli parso più astuto e fortunato che savio. Io non voglio
repetere l'altre sue cose, ma verrò a questa impresa ultimamente fatta
contro a Francia in Italia, avanti che Inghilterra fussi scoperto,
nella quale impresa a me parse e pare, non ostante che l'habbi hauto il
fine contrario, che mettessi senza necessità a pericolo tutti li Stati
suoi, il che fu sempre partito temerario in ogni huomo. Dico sanza
necessità, perchè lui haveva visto per i segni dell'anno dinanzi, doppo
tante ingiurie che 'l Papa haveva fatto a Francia, di assaltarli li
amici, voluto farli ribellare Genova, e così doppo tante provocazioni,
che lui proprio haveva fatte a Francia, di mandare le genti sue con
quelle della Chiesa a' danni dei suoi raccomandati; nondimeno sendo
Francia vittorioso, havendo fugato el Papa, spogliatolo di tutti e'
suoi eserciti, possendo cacciarlo di Roma, e Spagna da Napoli, non lo
havere volsuto fare; ma havere volto l'animo allo accordo, donde Spagna
non poteva temere di Francia: nè viene ad esser savia la ragione si
allegassi per lui, che lo facessi per assicurarsi del Regno, veggendo
Francia non vi havere volto l'animo, per essere stracco e pieno di
rispetti, e quali era per haverli sempre, perchè sempre il Papa non
doveva volere che Napoli ritornassi a Francia, e sempre Francia doveva
havere rispetto al Papa et timore della unione dell'altre potenze: il
che sempre era per tenerlo indietro.
A chi dicessi Spagna dubitava che, non si unendo lui con el Papa a fare
guerra a Francia, el Papa non si unissi per sdegno con Francia a fare
guerra con lui, sendo il Papa huomo rotto et indiavolato come era,
e però fu costretto pigliare simil partito; risponderei che Francia
sempre sarebbe più presto convenuto in quelli tempi con Spagna che con
el Papa, quando havessi potuto convenire o con l'uno o con l'altro, sì
perchè la vittoria era più certa, e non ci si haveva a menare armi,
sì perchè all'hora Francia si teneva sommamente ingiuriato dal Papa
e non da Spagna, e per valersi di quella ingiuria, e sadisfare alla
Chiesa del Concilio, sempre harebbe abbandonato il Papa; di modo che a
me pare, che in quelli tempi Spagna havessi potuto essere o mediatore
d'una ferma pace, o compositore d'uno accordo securo per lui. Non di
meno e' lasciò indietro tutti questi partiti, e prese la guerra, per la
quale poteva temere che con una giornata ne andassino tutti li Stati
suoi, come e' temè quando e' la perdè a Ravenna, che subito doppo la
nuova della rotta ordinò di mandare Consalvo a Napoli, che era come per
lui perduto quel Regno, e lo Stato di Castiglia gli tremava sotto; nè
doveva mai credere che e' Svizzeri lo vendicassino et assicurassino,
e li rendessino la reputatione persa, come avvenne; talchè se voi
considerate tutti maneggi di quelle cose, vedrete in Spagna astuzia e
buona fortuna più tosto che sapere e prudenza: e come e' si vede in uno
grande simile errore, si può presumere che ne facci mille. Nè crederrò
mai che sotto questo partito hora da lui preso, ci possa essere altro
che quello che si vede, perchè io non beo paesi, nè voglio in queste
cose mi muova veruna autorità sanza ragione. Pertanto concludo, che
possa avere errato, quando sieno veri discorsi vostri, et intesala male
e conclusala peggio.
Ma lasciamo questa parte e facciamolo prudente, e discorriamo questo
partito come d'uno savio. Parmi che a volere fare tale presupposto e
rettamente ritrovare la verità della cosa, bisognassi sapere se questa
tregua è suta fatta doppo la morte del Pontefice et assuntione del
nuovo o prima, perchè forse si farebbe qualche differenza. Ma poi che
io non lo so, presupporrò, che la sia fatta prima. Se io ne domandassi
adunque quello che voi vorresti che Spagna havessi fatto, trovandosi
ne' termini si trovava, mi risponderesti quello che mi scrivete,
ciò è che lui havessi in tutto fatto pace con Francia, restituitogli
la Lombardia, per obligarselo e per torli cagione di condurre arme
in Italia, et per tal via assicurarsene. Al che io rispondo, che a
discorrere questa cosa bene si ha notare, che Spagna fece quella
impresa contro a Francia per la speranza che haveva di batterlo,
faccendo nel Papa in Inghilterra e nello Imperadore più fondamento che
non ha poi in fatto veduto da farvi, perchè dal Papa e' presuppose
trarne danari assai. Credette che lo Imperadore facessi una offesa
gagliarda verso Borgogna, e che Inghilterra, sendo giovane e danaroso,
e ragionevolmente cupido di gloria, qualunche volta e' fussi imbarcato,
havessi a venire potentissimo, talmente che Francia, et in Italia
e a casa, havessi a pigliare le conditioni da lui, delle quali cose
non glie n'è riuscita ver'una, perchè dal Papa ha tratto danari nel
principio e a stento, e in questo ultimo non solo non li dava danari,
ma ogni dì cercava di farlo rovinare, e teneva pratiche contro di lui;
da lo Imperadore non è uscito altro che le gite di m^re[590] di Gursa
e sparlamenti e sdegni: da Inghilterra, gente debole incompatibile con
la sua. Di modo che se non fussi lo aquisto di Navarra, che fu fatto
innanzi che Francia fussi in campagna, e' rimaneva l'uno e l'altro di
quelli exerciti vituperato, ancora che non ne habbino riportato se non
vergogna, perchè l'uno non è uscito mai dalle macchie di Fonterabi,
l'altro si ritirò in Pampalona, e con fatica la difese; di modo che,
trovandosi Spagna stracco in mezzo di questa confusione d'amici, da'
quali non che potessi sperare meglio, anzi temere ogni dì peggio,
perchè tutti tenevano ogni dì strette pratiche d'accordo con Francia, e
veggendo dall'altra parte Francia reggere alla spesa, per accordato co'
Vinitiani, e sperare ne' Svizzeri, ha giudicato sia meglio prevenire
con il Re, in quel modo ha possuto, che stare in tanta incertitudine e
confusione, et in una spesa a lui insopportabile, perchè io ho inteso
di buono luogo, che chi è in Spagna scrive quivi non esser danari nè
ordine da haverne, e che l'esercito suo ci à _solum_ di comandati, e'
quali anche cominciavono a non lo ubbidire. E credo che disegno suo sia
suto con questa tregua o fare conoscere a' collegati l'errore loro, e
farli più pronti alla guerra, havendo promessa la ratificazione, ecc.,
o levarsi la guerra da casa e da tanta spesa e pericolo: se a tempo
nuovo Pampalona havessi spuntato, e' perdeva la Castiglia in ogni
modo. E quanto alle cose d'Italia, potrebbe Spagna, forse più che il
ragionevole, fondare in su le sue genti; ma non credo già che facci
fondamento nè in su Svizzeri, nè in su 'l Papa, nè su lo 'mperadore
più che bisogni, e che pensi che qua il mangiare insegni bere a lui
e agl'altri Italiani. E credo che non habbi fatto più stretto accordo
con Francia di darli il Ducato, e sì per non lo havere trovato seco,
sì _etiam_ per non lo havere giudicato util partito per lui: per che
io dubito che Francia non lo havessi fatto, per non si fidare nè di lui
nè delle sue armi, perchè havrebbe creduto che Spagna no 'l facessi per
accordarsi seco, ma per guastarli li accordi con gl'altri.
Quanto a Spagna, io non ci veggio nella pace per lui, per hora, alcuna
utilità, perchè Francia diventava in Italia in ogni modo possente, in
qualunque modo e' scuressi in Lombardia. E se per aquistarla li fussino
bastate le armi spagnuole, a tenerla li bisognava mandarci le sua, e
grossamente, le quali potevano dare i medesimi sospetti a li Italiani
et a Spagna, che daranno quelle che venissero ad aquistarla per forza;
e della fede e degl'obblighi non si tiene hoggi conto, talchè Spagna
per questa ragione non ci vedeva sicurtà, e dall'altra parte ci vedeva
questa perdita, perchè o e' faceva questa pace con Francia, con el
consenso de' confederati, o no: volendola fare con el consenso, e' la
giudicava impossibile per non si potere accordare Papa e Francia e
Vinitiani et Imperadore. Havendola dunque a fare contro al consenso
loro, ci vedeva per lui una perdita manifesta, perchè si sarebbe
accostato a un Re, facendolo potente, che ogni volta che n'havesse
hauto occasione, si sarebbe più ricordato delle ingiurie vecchie, che
de' benefizii nuovi, e inritatosi contro tutti e' potenti Italiani e
fuora, perchè, essendo stato lui solo il provocatore di tutti contro a
Francia, e avendoli poi lasciati, sarebbe suta troppo grande ingiuria.
Donde di questa pace fatta come voi vorresti, e' vedeva surgere la
grandezza del Re di Francia certa, lo sdegno de' confederati contro di
lui certo, e la fede di Francia dubbia, in su la quale sola bisognava
si riposassi, perchè havendo fatto Francia potente e li altri sdegnosi,
li bisognava stare seco, e li huomini savi non si rimettono mai, se non
per necessità, a discrezione d'altri. Donde io concludo, che gl'habbi
fatto più sicuro partito fare tregua, perchè con essa e' dimostra
a' collegati l'errore loro; fa che non si possano dolere, dando loro
tempo a ratificarla; levasi la guerra di casa; mette in disputa et in
garbuglio di nuovo le cose d'Italia, dove e' vede che è materia ancora
da disfare et osso da rodere. E, come io dissi di sopra, spera che
'l mangiare insegni bere ad ogn'uno, et ha a credere che al Papa, a
lo Imperadore et a Svizzeri non piaccia la grandezza de' Vinitiani e
Francia in Italia, e se non fieno bastanti a tenerli che non occupi la
Lombardia, giudica che sieno bastanti seco a tenerli che non passino
più oltre, e crede che 'l Papa per questo se li habbi a gittare in
grembo, perchè e' può presumere che 'l Papa non possa convenire con i
Vinitiani, nè con suoi adherenti rispetto alle cose di Romagna. E così
con questa tregua e' vede la vittoria di Francia dubbia, non si ha da
fidare di lui, e non ha dubitare della alienazione de' confederati,
perchè o lo 'mperadore et Inghilterra la ratificheranno, o no: se la
ratificano, e' penseranno come questa tregua habbi da giovare a tutti,
se non la ratificano, e' dovrebbono diventare più pronti alla guerra,
e con altre forze che l'anno passato, assaltare Francia, et in ogn'uno
di questi casi Spagna ci ha l'intento suo. Dico di nuovo, adunque,
el fine di Spagna essere stato questo: o costringere l'Imperadore
et Inghilterra a fare guerra daddovero, o con la reputatione loro,
con altri mezzi che con l'armi, posar le cose a suo vantaggio; et in
ogn'altro partito vedeva pericolo, o seguitando la guerra o facendo la
pace, e però prese una via di mezo, di che ne potessi nascere o guerra
o pace.
Se voi havete notato e' consigli e progressi di questo cattolico
Re, voi vi maraviglierete meno di questa tregua. Questo Re, come voi
sapete, da poca e debole fortuna è venuto a questa grandezza, e ha
hauto sempre a combattere con Stati nuovi e sudditi dubbii, e uno dei
modi con che li Stati nuovi si tengono, e li animi dubbii o si fermano
o si tengono sospesi e inresoluti, è dare di sè grande espettazione,
tenendo sempre gl'huomini sollevati con l'animo nel considerare che
fine habbino ad havere e' partiti e l'imprese nuove. Questa necessità
questo Re l'ha conosciuta e usatala bene; di qui sono nati li assalti
d'Affrica, la divisione del Reame, e tutte queste altre imprese varie,
e senza vederne il fine, perchè il fine suo non è tanto quello o
questo, o quella vittoria, quanto è darsi reputatione ne' popoli, e
tenerli sospesi colla multiplicità delle faccende. E però lui fu sempre
animoso datore di principii, a' quali e' dà poi quel fine che li mette
innanzi la sorte, e che la necessità l'insegna: et insino a qui e' non
si è possuto dolere nè della sorte nè dello animo. Provo questa mia
opinione con la divisione fece con Francia del Regno di Napoli, della
quale doveva credere certo ne havessi a nascere guerra intra lui e
Francia, senza saperne el fine a mille miglia, nè poteva credere averlo
a rompere in Puglia, in Calavria et al Garigliano. Ma a lui bastò
cominciare, per darsi quella riputazione, sperando o con fortuna o con
arte andare avanti, e sempre, mentre viverà, ne andrà di travaglio in
travaglio, senza considerare altrimenti il fine.
Tutte le sopradette cose io le ho discorse presupponendo la vita di
Giulio; ma quando egli havesse inteso la morte dell'uno e la vita
dell'altro, credo harebbe fatto quel medesimo, perchè se in Julio
non poteva confidare, per essere instabile, rotto, furioso e misero,
in questo e' non può sperare straordinariamente, per esser savio. E
se Spagna ha prudenza, non l'ha muovere gl'interessi contratti _in
minoribus_, perchè all'hora egli ubbidiva, hora comanda; giocava quel
d'altri, ora giuoca il suo; faceva per lui la guerra, hora fa la pace;
e debbe credere Spagna, che la Santità di N. S. non voglia mescolare
_inter Christianos_ nè sua danari nè sua armi, _nisi coactus_, e credo
che ognuno harà rispetto a sforzarlo.
Io so che questa lettera vi ha a parere uno pesce pastinaca, nè
del sapore vi credevi. Scusimi lo essere io alieno con l'animo da
tutte queste pratiche, come ne fa fede lo essermi ridutto in villa,
e discosto da ogni viso humano, e per non sapere le cose che vanno
atorno, in modo che io ho a discorrere al buio, et ho fondato tutto
in su li avvisi mi date voi. Però vi prego, mi habbiate per scusato; e
raccomandatemi costà a ognuno, e in spezie a Paolo vostro, quando non
sia ancora partito.
Florentia, die 29 aprilis 1513.
V.º _Compare_
N. M.