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_Adrianopoli, 14 agosto 1525_.[565]
† Ihs, addì xiiij d'agosto 1525
Honorando padre etc. Al passato vi s'è ischrito abastantia. E questa
per dirvi chome di un chonto che io ò chon Charlo Machiavegli non
l'à mai voluto saldare; per che io penso andare a fare e' fatti mia.
E per l'altra mia vi schrissi chome m'era restato di tutta la somma
panni sette 1/2; e' quali panni, per essere un pocho ischarsi, gli
arei finiti meglio qui che in Pera. E per esermi Charlo Machiavegli
poco amicho, insieme chon uno Giovanbatista Nasini e co Nicolaio
Lachi andavano a botea di quegli che e' sapevano che gli volevano,
e dicevangli che io nonn'avevo se none panni di rifiuto. E se Charlo
si fusi portato chome s'avea a portare uno uomo da bene, io gli arei
ogi finiti, dove io sono istato forzato a mandargli in Pera a Giovani
Vernacci. Anchora non gli bastò farmi quella inguria, che e' me ne fece
una altra. Per che io volevo partire quindici giorni fa, e andare in
chonpagnia delle robe; e volevo, innanzi che io mi partissi, saldare
detto chonto chon esso secho; e che e' mi dessi infino a ducati cento
ventitrè che io ò avere da llui, per fare e' chasi mia; e mai c'è stato
ordine che lui l'abi voluto saldare. E chosì restai indrieto, e qui
istarò per infino a che partirà giente per in Pera; e ogni giorno che
io ci starò, gli domanderò se e' vole saldare chon esso mecho. Se none,
chome io sarò in Pera, io vi do la fede mi', che la prima faccienda
che io farò sarà questa, che io me n'andrò al Balio, e bisognerà, se
chrepassi, che e' venga lassù, o che egli ordini che io sia pagato. E
farogli quelo onore che e' merita. Per aviso.
A Roma o a Firenze che voi siate, priegovi che all'auta di questa
mi schriviate quelo che è seguito de' chasi vostri; che mi pare un
gran miracholo, che da diciannove di magio in qua nonn'abi mai auto
nuove de' chasi vostri, o da nessuno di chasa; chè pure c'è venuto di
moltissime lettere di chostà. Per aviso.
Anchora vi priego che se di quel tristo di quel prete, se voi
nonn'avete fatto nulla, che alla auta di questa voi vegiate che in
qualche parte io sia vendichato di tante ingurie quante e' m'à fate. E
se e' vi ramenta bene voi mi schrivesti che io atendessi a fare bene
in Levante, e voi atenderesti a stare bene a Roma, e quando questo
vi riescha, che le ingurie si potrebono vendichare. E io vi dicho,
che di tanta roba quanta io avevo che non era possibile fare meglio.
Non so già come voi v'arete fato voi, che istimo a chomparatione di
me, che voi l'abiate fatta molto meglio. Sì che pensate se io ò animo
di vendicharmi. Ma sa' mi male che le vendette che noi potremo fare
chon quattro parole, e mostrare chome egli è un tristo, e per questa
via chavallo di quella chiesa, vogliamo serbarci a farlo chon nostro
danno, e chavare dua occhi a noi per chavarne uno al chonpagnio. E in
voi istà ogni chosa. E medesimamente in sulle vostre parole, sapete
che io m'ebi a ingozare quella di Cecho de' Bardi. Ma più non voglio
ragionar di questo; ma bastivi che se io nonn'ò altre nuove, io sarò
prima a Sant'Andrea che a Firenze, e gastigerò questo tristo. Più non
ne ragionerò, chè tanto l'ò schritto, che mi dovete avere inteso. E
farò più presto che voi non chredete, perchè sarò chostì innanzi che
passi mezo gennaio, se Idio mi presta sanità. Non altro per questa.
Rachomandatemi a mona Marietta; e ditegli che per nonn'avere tempo
non gli ò ischritto; el simile a Bernardo. Salutate quelli fanciugli
per mia parte, e del chontinovo a voi mi rachomando. Iddio di male vi
guardi.
_Vostro_ LODOVICO MACHIAVEGLI
_inn Andrinopoli._
_Honorando padre Nicholò Machiavegli,_
_in Firenze._