I due impiegati non poterono rattenere un'esclamazione di sorpresa.

--È il famiglio--osservò il direttore--che cadde nell'Arno di notte,

mentre vi era una grossa piena, e di cui fu ritrovato il cadavere

sformato e quasi irriconoscibile a Signa?

--Precisamente.

--Seguitate il vostro racconto!

--Dopo la condanna di Nello,--riprese Lucertolo--esaminando il

tappeto, che era stato tolto dalla stanza, dinanzi la quale fu

commesso il delitto la sera del 14 gennaio 1831, e che fu trovata

illuminata da una lampada... fra le varie traccie lasciatevi dagli

ufficiali e dagli agenti di polizia, che vi entrarono in quella sera,

e che erano costretti a metter i piedi sulla gora del sangue, sparso

per tutto davanti la porta... vidi le orme di un piede scalzo. Tali

orme erano ripetute tre volte, e, sebbene imperfette, da esse poteva

ricavarsi l'esatta misura del piede, che le aveva fatte... Nessuno

degli ufficiali, degli agenti, entrati nella stanza era scalzo...

dunque... io pensai... quest'orma è stata lasciata da qualcuno che è

entrato prima di tutti, appena consumato il delitto, dall'assassino o

dal suo complice!

Il magistrato scuoteva la testa in segno di approvazione.

--Non era il piede di Nello, molto più sottile e affilato e non era

neppure... bisogna che lo dica... il piede dell'altro, che io avevo

sospettato autore principale del latrocinio.

--E di chi era?--interrogò il direttore.

--Ecco quello che mi occupava... che mi ha per tanti mesi occupato...

Alla fine avevo rinunziato, lo confesso, alla speranza di riuscire a

identificare l'orma di quel piede... Molto tempo dopo, riflettendo al

delitto... non pensavo mai ad altro... mi rammentai che una notte del

1831, mentre ero di servizio, in uno degli androni del Ghetto, avevo

udito certi insoliti rumori, i quali mi avevano insospettito... Ero

entrato nell'androne... avevo visto gente a qualche distanza in una

stanza aperta e illuminata... due uomini che gesticolavano, e un'ombra

di donna, che appariva di tanto in tanto sulla parete... Inciampai in

un ferro... subito il lume fu spento... Rimasi al buio nel lungo

androne nel quale gettava qualche bagliore la mia lanterna...

Lucertolo tacque un istante, rabbrividendo al ricordo di quella scena.

--Domandai:--soggiunse--chi va là?... Nessuno rispose... ma mi parve

udire lo scricchiolìo del cane di una pistola: qualcuno si preparava a

tirare... Alzai subito la pistola e feci fuoco...

--E allora?--tornò a interrogare il direttore.

Lucertolo ripeteva la storia di quello che gli era capitato la notte

della fuga di Antonietta dal Ghetto, dopo che nell'androne aveva

esploso la pistola verso la stanza in cui si trovavano Antonietta,

Carlo Tittoli e l'ebreo Isacco.

--Udii un grido soffocato... Poi mi fu scagliata una pietra, che mandò

in frantumi la lanterna, e mi spezzò questo dito.... Cascai giù privo

di sensi... La mattina mi ritrovai affranto dal dolore della mano,

stecchito dal freddo, steso sul nudo pavimento di un androne, e ne

uscii a fatica, strascicandomi... Mi accorsi che i furfanti mi avevano

trasportato, mentre io ero fuori di me, all'entrata di un altro

androne... In quel momento mi era impossibile di mettermi a

verificare... Alcuni giorni dopo, quando vi tornai, non riuscivo a

orientarmi... Mi ricordavo sì che ero entrato la notte dalle così

dette _Coriaccie_, ma non mi ricordavo quante svolte avevo fatto,

quanti passi avevo mosso, prima di fermarmi... Gli androni sono

lunghi... tortuosi... uno dentro l'altro, con ramificazioni,

ripostigli, terrazze aperte... un vero laberinto...

--Ma, sedetevi!--disse il direttore.

--Grazie!--rispose l'agente.

Egli gesticolava, si moveva ad ogni frase del suo racconto, invaso

dall'orgoglio di mostrare tutta la sua sagacia, tutto il suo acume.

Non avrebbe potuto in quei momenti star fermo sopra una sedia.

--Un giorno,--proseguì--come ho loro accennato, ripensavo tra me e me

alla scena dell'androne... Mi venne un'idea, che non riuscii a

scacciare... Secondo quell'idea la scena dell'androne doveva essere in

qualche relazione col delitto del Vicolo della Luna... Avevo un bel

dirmi che non poteva esservi relazione, poichè il Ghetto all'ora in

cui il delitto era stato commesso doveva esser chiuso... Però

quell'idea mi tornava sempre alla mente....

--E non bisognava trascurar questa idea,--interruppe il magistrato,

smettendo il suo riserbo, e come trascinato, suo malgrado, dalla foga

del racconto.

--Infatti non la trascurai!--ribattè l'agente della

polizia.--Poniamo--così cominciai a ragionare,--che il delitto sia

stato commesso fra le 10 e le 10 e mezzo della sera. A quell'ora le

porte del Ghetto erano chiuse, ma appunto dalla Piazza del Mercato si

suole aprire almeno fino all'undici, e anche più tardi, a coloro che

si sono un po' indugiati fuori... Al tempo in cui fu commesso il

delitto del Vicolo della Luna aspettava quelli, che non fosser tornati

al momento in cui si chiudevano le porte, un vecchio ebreo,

poverissimo, di nome Isacco Spoleto... Costui faceva tal mestier per

amore dei pochi soldi che così guadagnava... Era però come un

fiduciario della polizia... impossibile dubitare di lui...

--Perchè?--interruppe di nuovo il magistrato.

--Il vecchio ebreo era onestissimo... illibato... e la polizia, alla

quale aveva reso sempre tanti servizii, lo sapeva... Viveva con grande

parsimonia e abitava un tugurietto, che rispondeva in uno degli

androni del Ghetto, dove stava più a mo' di bestia che d'uomo... pure

contentissimo. Come supporlo capace di un delitto?... Ma pare fosse

destino che nelle mie ricerche sull'assassinio del Vicolo della Luna

io dovessi sempre abbattermi in qualcuno che appartenesse alla

polizia... Bobi Carminati era famiglio, l'ebreo Spoleto era nostro

alleato... Ormai la mia esperienza mi ha insegnato che un agente non

deve mai cacciare un'idea, che gli è suggerita da varie contingenze di

fatti... l'idea più strana bisogna accettarla... Se qualche indizio,

sia pur lieve, viene a dirvi, per esempio: vostro padre è l'autore del

delitto misterioso, di cui vi occupate: bisogna che la voce della

natura taccia, bisogna con coraggio andar innanzi nella via del

dovere... Un agente non deve mai rigettare un'idea come improbabile,

anche se gli appaia inverosimile... Procedendo per eliminazioni, non

si giunge mai alla verità...

--Al fatto!

--Sì, al fatto!...--replicarono il direttore del Bagno e il

magistrato.

--L'ebreo,--così tornò a parlare Lucertolo--da un anno non serviva

più... Da vari mesi non usciva più dalla sua catapecchia... Avevo

saputo che era gravemente infermo, senza che mai mi venisse l'estro di

andarlo a vedere, non ostante che ci fosse stata fra noi grande

familiarità... Un giorno, non potendo più contenermi, così verso il

tocco, entrai nel Ghetto e domandai della catapecchia di Isacco nella

quale non avevo messo mai piede e che non sapevo precisamente dove

fosse... Si figurino che la casa in cui stava ha otto piani, ad ogni

piano vi sono le abitazioni di sette, otto, dieci famiglie, e poi

comunica con altri casamenti, vi s'entra e vi s'esce per quattro o

cinque sbocchi diversi, da una corte all'altra, da una strada

all'altra... insomma un vero laberinto...

Il bastone, che Lucertolo aveva in mano gli cadde, mentre egli faceva

un gran gesto, e il birro si chinò per raccoglierlo. Ma, prima di

rialzarsi, aveva riappiccato il discorso.

--Entrai,--diceva col suo vocione pieno, sonoro, e colorito

dall'enfasi, messo in ùzzolo dalla persona con cui parlava--entrai

nella catapecchia... Se avessero veduto!... Il vecchio livido, con le

labbra schiumanti, la barba e i capelli giallognoli, gli occhi

stralunati, le mani scarne, tese come artigli sul lenzuolo più nero

che bianco... era quasi in agonia... Appena mi vide, la sua fisonomia

prese un'espressione spaventevole.... Mi sentii agghiacciare dal modo

con cui mi guardava quel moribondo... E restai perplesso, immobile,

come se i miei piedi non potessero più staccarsi dal pavimento...

Nella stamberguccia si trovavano altre persone. Una vecchia cieca, che

borbottava certe preghiere in una lingua indiavolata... un vecchio

zoppo, che scattava qua e là sorreggendosi sulle gruccie, che

battevano con gran rumore sull'ammattonato... e sotto la finestra un

ragazzaccio, più lurido anche della cieca e dello zoppo, un

ragazzaccio storpio, il quale non poteva camminare altro che seduto,

appoggiandosi con le mani al pavimento e spingendo innanzi le gambe...

Erano gli ultimi esseri rimasti fedeli al moribondo!... Era una prova

della carità inspirata alla disperazione che i disgraziati hanno fra

loro!...

Il magistrato agitò in aria la mano sinistra, come per accennare

all'agente di polizia che non deviasse in digressioni.

Tra i birri non pochi avevano pretensioni a letterati; ripetevano nei

loro discorsi gli squarci dei predicatori, o brani di libri, in

generale di devozione, che leggevano; alcuni, come il ben noto

caporale Monti, erano poeti, improvvisatori; anzi le poesie del brioso

caporale, quasi tutte di giocondissima vena, circolano anche oggi

manoscritte fra certi impiegati della polizia.

Dobbiamo dire che il cuore dell'uomo abbia davvero bisogno di poesia,

se la cerca e la trova perfino tra gli orrori del delitto, fra i

gemiti delle vittime, fra il sangue che gronda, fra le gesta dei ladri

e degli assassini, tra le acute, perseveranti indagini, e fra il

cigolìo delle catene!

--Mentre stavo,--disse Lucertolo--così esitante... e proprio

sbalordito dallo spettacolo che vedevo, dal tanfo, dal cattivo odore

che ammorbava quella stanzaccia... mi vennero fissati gli occhi

dinanzi a me, sulla parete vicino alla finestra... Mio Dio! che cosa

vidi!... M'accostai... Scorsi nel muro una grossa scalfittura... altre

scalfitture... Era facile riconoscere le traccie lasciate dai

proiettili di cui era carica la mia pistola la notte in cui sparai il

colpo nell'androne... Avevo dunque fatto fuoco in quella notte nella

direzione della camera d'Isacco?... Ormai i miei dubbi principiavano a

cadere... Alzai il lenzuolo di sul letto, scuoprii i piedi del

morente: riscontrai l'orma... L'orma sanguinosa, da me trovata sul

tappeto, era stata lasciata dal piede destro dell'ebreo; corrispondeva

con la massima esattezza: la stessa lunghezza delle dita, la stessa

curiosa conformazione della pianta del piede... Lo ricuoprii, e senza

dir verbo mi slanciai nell'androne; uscii, corsi alla Rota... Gridai a

tutti la mia scoperta... tornai accompagnato da un sostituto

dell'Avvocato fiscale, da un cancelliere, dallo Scrivano della Piazza,

dal tenente... Si figurino, quando traversammo il Ghetto, così di

pieno giorno!... In pochi istanti la folla si pigiava alla porta, e su

su si accalcava per le scale e per gli androni...

«Entrammo nella stanzaccia... Avevo già raccontato tutto quello che

m'era accaduto la notte in cui mi avevan spezzato il dito... indicai

le traccie dei proiettili nel muro... Insieme con un altro agente,

Zampa di Ferro, aprimmo il tappeto che egli aveva portato, alzammo il

lenzuolo... verificammo le orme sanguinose... Posammo sopra tutte il

piede del vecchio... Non ci era che dire!... era lui! Tutti eravamo

meravigliati, commossi!

«La vecchia cieca tendeva l'orecchio come per cogliere ogni parola,

che sentiva pronunziare intorno a sè; lo zoppo, e lo storpiato, suo

figliuolo, ci guardavano attoniti.

«Il vecchio Isacco metteva un esile rantolo come se si dibattesse

negli ultimi istanti dell'agonia.

«Non vi era da perder tempo!

«Il giovane sostituto dell'Avvocato fiscale si avvicinò al morente, e

gli domandò ad alta voce:

--Commetteste voi tre anni or sono il delitto nel Vicolo della Luna?

«Non potrò mai dimenticare quello che accadde allora.

«Il vecchio fece un leggero movimento.

«Alzò il volto scarno, smunto, divenuto orrido.

«Il sole, che filtrava per i sucidi vetri della finestruola, ci

illuminava tutti di una luce sinistra... In quella luce le miserie, le

sozzure, lo squallore della cameraccia apparivano più brutte e più

stomachevoli.

«Il sostituto rinnovò la sua domanda.

«Isacco tentò di sostenersi un poco, ma non vi riuscì.

«Allora io e Zampa di Ferro lo sorreggemmo e tutti lo udimmo proferire

a stento, ma con molta chiarezza, nel modo più intelligibile, queste

parole:

--Nello... è... innocente!...

«Ad altre interrogazioni potè rispondere soltanto:

--Nello... innocente!

«Poi la sua testa cadde sulla spalla di Zampa di Ferro.

«Era morto!

«Rammentai a' miei compagni il grido di donna che avevo udito nel

Ghetto la notte del delitto, prima che essi giungessero con

l'Ispettore a cercare il ferito... Di sicuro la donna, che aveva

gettato quel grido, era la stessa che aveva lasciato il suo velo nella

misteriosa stanza del Vicolo, dalla quale era fuggita con Isacco dopo

il delitto... Era la donna, che si trovava nella camera d'Isacco la

notte in cui io aveva sparato la pistola...»

--E chi era?

A questa domanda del magistrato. Lucertolo rispose, facendo un atto di

sdegno:

--Pur troppo non lo sappiamo!

--Ma l'asserzione dell'ebreo prova forse l'innocenza del galeotto che

abbiamo nel nostro Bagno?--chiese il direttore al magistrato.--Come si

spiega che egli sia stato trovato insanguinato e possessore degli

oggetti preziosi rubati al ferito?

--Eh!--rispose il magistrato che era divenuto pensieroso, e che il

fervore con cui esercitava la sua professione rendeva molto inclinato

a studiare questo caso singolare.--L'asserzione del moribondo ha un

gran peso... Se non prova assolutamente l'innocenza di questo Nello è

tale da far nascere dubbii gravi, grandi perplessità nell'animo del

giudice più severo... Qual magistrato sarebbe ora tranquillo di aver

pronunziato una condanna dopo simili dichiarazioni?

--L'ebreo--ripigliò il magistrato--era entrato nella stanza dinanzi

alla quale fu commesso il delitto... Vi era entrato come unico o

principale autore di esso, come complice?... In ogni più rigida

ipotesi, dunque, mancano ora i dati per chiarire in modo preciso la

colpabilità del condannato...

--Notino--aggiunse Lucertolo--che il giovinastro è stato sempre mezzo

idiota... che ha avuto, come si è rilevato da varii indizii, la manìa

dei metalli... Io dubitai sempre che egli potesse aver commesso il

delitto: prima per la sua gracilità, poi perchè un assassino non è

naturale che si trascini il corpo dell'uomo, da lui ferito, davanti

all'uscio della propria abitazione, e passi poi quell'uscio per

andarsene a dormire, circondato da tutti gli oggetti derubati, e

macchiato dal sangue della vittima... Di più: il giovinastro era stato

udito cantare da un testimone all'incirca nell'ora in cui il delitto

doveva esser consumato... Come si spiega un assassino che canta?...

Invece l'interpretazione del fatto, che abbiamo trovata insieme con il

celebre avvocato Arzellini, che fu il difensore dell'accusato, è la

seguente:--L'idiota è uscito quella sera dalla sua tana, si è messo a

cantare, appena ha sentito suonare un violino... ha inciampato nel

corpo del ferito, lo ha tirato davanti alla sua porta, ha preso un

lume, e lo ha spogliato della catena, dell'orologio, di uno spillo,

insanguinandosi tutto... Lo ha spogliato di quegli oggetti che

adescavano la sua manìa... gli ha lasciato però in tasca il

portafogli...

--Ma che cosa ha deciso la Rota?... Revisione del processo?...--chiese

il magistrato.

--No! no!--rispose il birro.--Nello era stato condannato; ma soltanto

per un voto... Ormai si sa... e non si sarebbe saputo senza gli ultimi

fatti... che il Presidente e un altro auditore votarono contro la

condanna... L'avvocato Arzellini e insieme con lui il Presidente si

sono dati grandi cure... hanno parlato ad alti personaggi... La

dichiarazione d'Isacco, l'esser io riuscito a provare--e il birro

acquistava una vera maestà, proferendo tali parole--che costui era

entrato nella stanza e vi aveva lasciato traccie del suo piede...

mutarono subito il disfavore che Nello ebbe sempre dal pubblico sin da

che fu arrestato... E insomma Sua Altezza... che a giorni parte per

Napoli dove va a sposare la R. Principessa Maria Antonia delle Due

Sicilie ha fatto la grazia!... L'ebreo era di certo nella stanza

quando fu consumato il delitto... Bobi Carminati forse ci era anche

lui. Ora cercheremo la donna!

Il processo Bartelloni · 第 36 / 55 题