Quella sera stessa arrivava in Pisa, tutto glorioso, tutto anfanato,
il birro Lucertolo, e anch'egli ne aveva scampata una bella!
Subito se ne andava al Ponte a Mare dove era il Bagno centrale.
Presentatosi al direttore del Bagno, munito di tutte le necessarie
autorizzazioni, domandò di vedere il galeotto Nello Bartelloni.
Il disgraziato dormiva.
Lucertolo si avvicinò al letto.
Nello era più pallido e più emaciato del solito.
Dormiva vestito della sua giacchetta di lana rossa, e tenendo in capo
il berrettino rosso.
Aveva al piede sinistro l'anello in cui ogni mattina prima di andare
al lavoro gli ribadivano la catena.
Lucertolo ripensò alla notte del 14 gennaio in cui tre anni prima egli
si era accostato al lettuccio di Nello nel tugurio in piazza Luna, con
ben altri pensieri.
Ah, se avesse allora potuto gridare, infondendo in tutti la sua
convinzione:--non l'arrestiamo... riflettiamo... noi perseguitiamo un
innocente!
Ma allora egli stesso era de' più accaniti, forse il più accanito
contro Nello: era stato così contento di entrare per il primo nella
sua tana, di strapparlo dal letto, di scuoprire gli oggetti nascosti
sotto il piccolo materasso!
--Su, alzati!--disse Lucertolo, scuotendolo.
Intorno al letto erano altri birri, i guardiani del Bagno, che
tenevano i lumi, il direttore, un magistrato.
Nello non voleva alzarsi.
Pareva che non comprendesse le parole del birro, come nella sera in
cui, tre anni prima, l'aveva arrestato.
Appena ebbe bene aperto gli occhi e ebbe visto Lucertolo, dette in un
urlo di spavento.
Quell'uomo era il suo persecutore. Era il primo, che gli avesse
rivolto la parola la sera del 14 gennaio; era egli che lo aveva tirato
giù dal suo letticello, che in prigione e durante il processo lo aveva
sempre subillato, aggirato.
Secondo Nello, Lucertolo era stato il principale strumento della sua
condanna!
--È questo il detenuto che voi cercate?--domandò per formalità il
magistrato a Lucertolo.
--Sì, signore!--rispose l'agente.
Lucertolo si chinò un'altra volta sul letto, guardò Nello di nuovo, e
gli posò una mano sulla fronte.
Poco dopo, Lucertolo si trovava in una stanza insieme col magistrato e
col direttore del Bagno centrale di Pisa.
Il magistrato, il direttore, erano seduti: il birro stava in piedi
dinanzi a loro.
--Raccontateci--chiese il direttore all'agente--come è stata
riconosciuta l'innocenza di questo condannato!
--Sono tre anni--cominciò Lucertolo--tre anni che io faccio quasi ogni
giorno ricerche continue a questo scopo... Dopo essermi tanto
adoperato la sera in cui fu scoperto il delitto a cercare ogni
traccia, che ci potesse aiutare a metter la mano sul colpevole, dopo
aver creduto di esser riuscito ad arrestarlo, mi cominciarono a
nascere fortissimi dubbi... Non ero persuaso che quel giovinastro
avesse commesso lui, e specialmente lui solo, l'assassinio... Prima
del processo, durante e dopo il processo, più volte mi parve di esser
vicino a scuoprire la verità... Ma, appunto quando credeva di averla
colta, mi sfuggiva... Appena mi pareva aver edificato qualche cosa con
molto stento e molta fatica... il mio edificio rovinava... Gl'indizii
che avevo accumulati, a uno a uno, erano distrutti da nuove e più
ingegnose ipotesi di persone gravissime con le quali io parlava delle
mie indagini... Un uomo, che io tenevo, se non per il solo autore, di
certo per l'autore principale dell'assassinio, è morto... o dirò
meglio, ha cercato di sottrarsi con la morte alle conseguenze delle
mie ricerche, che egli aveva già subodorate...
--E chi era costui?--chiese il magistrato, serio, e attirato da quel
racconto, che lo appassionava.
--Qui posso parlar chiaro--riprese l'agente con tuono di
circospezione--... Era un certo Bobi Carminati, stato già pompiere,
poi famiglio sotto gli ordini del capitan Bargello di Brozzi.