E, balzando dal lettuccio, scarmigliata e discinta com'era,
avvicinandosi al letto d'Antonietta, tutta trafelata soggiunse:
--Un'espiazione sì, perchè qui siamo tutti colpevoli!... e mentre
laggiù ci è un cadavere, un altro innocente è in galera per causa
nostra.
--Innocente!... in galera!... che cosa dici?--domandò Antonietta,
inorridita, alzandosi a sedere sul letto.
--Dico che il giovane, il quale fu condannato per la ferita fatta al
signor Roberto... non è lui l'assassino....
Antonietta ricadde col capo sul guanciale.
--Ma parla.... parla....--soggiunse a stento, col volto tutto bagnato
di lacrime, mentre cercava con una mano la mano di Lina.
--Sì, parlerò.... parlerò.... perchè altrimenti io sono sicura che Dio
il quale già ha cominciato a punirci ci manderà altri più tremendi
castighi...
Però la ragazza non andò più innanzi. La parola che stava per
pronunziare sembrava le scottasse le labbra.
--Dunque,.. confidati--ripeteva Antonietta, attirando Lina verso di
sè, e ben lungi dall'attendersi la rivelazione, che le doveva esser
fatta.
--Ebbene--riprese tutta ansante Lina, dopo un breve momento di
ansietà.--Sì, lo dirò... l'assassino del signor Gandi è stato... mio
fratello!
E, dato un urlo, cadde stecchita sul pavimento.
Antonietta anch'essa per qualche tempo non fece alcun moto.
Le commozioni di quella notte ormai erano tali che si sarebbero
spezzate fibre ben più robuste della sua.
Dopo il primo abbattimento, dopo la prostrazione, in cui gettano a un
tratto le angosce supreme, avviene nell'animo umano una pronta
reazione. La coscienza assopita si ridesta, le sofferenze divengono
più generali, ma si fanno meno acute. La mente riacquista il
privilegio funesto di poter esaminare, ragionare il dolore.
Antonietta poco appresso si scuoteva dalla sua atonia.
Guardava intorno a sè, e non vedendo Lina, la chiamò.
Sono qua!--rispose la sciagurata ragazza, sempre stesa sul tappeto,
che cuopriva il pavimento.
E si strappava i capelli, e mandava imprecazioni, arrivata a uno stato
di parossismo nel quale certo nessuno mai l'aveva veduta.
--Sono rovinata... rovinata... e tutto per lei... Se non fosse stato
il suo amore con questo forestiero!
Antonietta non rispose.
Neppure in quel momento la sua indole fierissima le consentiva di
venire a spiegazioni, a discussioni con una creatura come Lina, non
ostante che le volesse un gran bene.
Ma Lina subito si alzava in ginocchioni, si avvicinava di nuovo al
letto, prendeva le mani della sua padrona, e le cuopriva di baci,
ripetendo, in mezzo alle lacrime:
--No... no... io sono un'ingrata... una cattiva... mi perdoni... io ho
detto una cosa che non avrei dovuto mai dire... Sono tanto disperata!
E così, interrotta dai singhiozzi. Lina raccontò ad Antonietta tutto
quello che sapeva sul delitto di Via della Luna, le sue scene col
fratello, con Lucertolo, la condanna, la gogna di Nello, le angustie
da lei patite, subite sin'allora, le lotte sostenute per non palesare
la verità.
Quella effusione fra le due donne durò circa un'ora.
Antonietta aveva ascoltato tutti quei racconti, strabiliando,
esterrefatta.
Vedeva chiaro, alla fine, la verità, che tante volte aveva sospettata.
Il suo amore era dunque una cosa fatale!
Già aveva spinto un uomo a darsi la morte, e per gli effetti del suo
amore un altro, innocente, era precipitato in galera.
Ma, come avviene, nello sconforto profondo, mentre tutto cadeva,
crollava, grondava sangue intorno a lei, essa sentiva avvivarsi e
rinvigorirsi la sua passione per Roberto.
Le vere passioni si alimentano e crescono, divampano fra gli ostacoli.
--Voglio andare a vederlo!... Voglio andare a vederlo!--balbettava
Antonietta.
Le due donne, vestite a lutto, uscirono di casa. Era sempre in
sull'albeggiare.
Si presentarono all'Ospedale e chiesero di entrare nelle stanze in cui
si custodiva il cadavere dell'uomo che si era ucciso. Ma fu loro
negato.
Allora Antonietta domandò con insistenza del medico di servizio.
Il giovane medico accorse, riconobbe la celebre artista; e sebbene un
poco meravigliato che essa venisse a tale ora, credendo obbedisse a un
capriccio, a una curiosità di vedere l'uomo, del quale tutti dovevano
averle parlato, la guidò egli stesso sino alla stanza mortuaria.
Ad un cenno del medico, un guardiano prima che le donne entrassero,
corse a gettare sul cadavere un gran lenzuolo, che lo cuoprì quasi
tutto.
Le donne entrarono trepidanti.
E si gettarono subito in ginocchio, ciascuna da un lato di quella
tavola di marmo sulla quale giaceva la povera, straziata spoglia di
Carlo Tittoli.
Una sola delle lacrime che Antonietta versava in quel momento, avrebbe
potuto, versata in altri tempi, salvare la vita dello sventurato!
Ma la morte è sorda ai gemiti, ai preghi, alle lacrime, ai pentimenti.
Il sepolcro non rende nè alle madri, nè alle amanti, nè alle spose, nè
alle figliuole desolate che invocano, e supplicano, le vittime che
esso ha divorato!
E in quell'ora che cosa faceva Roberto?