In una stanza al primo piano d'un antico palazzo, appartenuto a
gloriosa famiglia fiorentina, la mattina del 20 decembre 1831 era
seduto davanti ad un gran banco, tutto ingombro di libri, di fogli, un
uomo piuttosto corpulento, con la testa calva, di bellissime linee,
chinata sopra le pagine ingiallite di un grosso volume, ed ogni tanto
la agitava, la scrollava nel modo più significativo.
Lo studioso, entrato nella stanza con un lume acceso fin dalle
primissime ore della mattina, non si era alzato, nè distratto un
istante, sebbene in quel momento scoccassero le dieci.
Di tratto in tratto, pronunziava a voce alta qualche parola.
Le parole da lui proferite erano: Fisco... indizii... Tribunale
supremo:
E interrompeva la lettura e scriveva con mano febbrile alcune righe.
La stanza era altissima, sul soffitto erano dipinte ad affresco donne
simboliche, dalle forme massiccie, con elmi in capo, con ampli
panneggiamenti dai colori vivaci, circondate da nubi, da amorini
paffutelli, da genietti scherzosi, ridanciani, chiassoni.
Le pareti, scombiccherate anch'esse da scene mitologiche, nelle quali
si era sbizzarrita la fantasia di un pittore, che vedeva tutto grasso,
paffuto, adiposo, erano fortunatamente quasi tutte coperte sino ad una
certa altezza da scaffali pieni zeppi di libri.
Come abbiamo detto, suonavano le dieci.
Lo studioso non pareva stanco, anzi era forse più che mai infervorato
nelle sue ricerche.
La stanza aveva tre porte, ognuna aprentesi a una diversa parete;
porte da palazzo, larghe e pesanti, verniciate di bianco, luccicanti e
filettate d'oro.
Da circa due minuti una mano leggiera picchiava lentamente ogni pochi
secondi ad una delle porte.
Ma il nostro personaggio, assorto nella lettura e nelle sue
meditazioni, non aveva udito.
Alla fine fu dato un picchio più forte, poi un altro.
Lo studioso alzò la testa, guardò verso la porta da cui veniva il
rumore, quindi, come se non si fosse accorto di nulla, tornò a
leggere.
La persona che stava di fuori pare avesse motivo di insistere perchè
dette un terzo colpo.
Allora lo studioso cessò di nuovo la lettura, e guardando la porta con
un lieve sorriso che rivelava un sentimento dei più teneri e soavi,
domandò:
--Chi è?
--Io!--rispose una vocina molle, carezzosa, la quale si capiva che
doveva vibrar su due labbra anch'esse sorridenti in quel momento.
La porta si aprì, ed entrò una giovane signora, ravviluppata in una
magnifica veste da camera, coi capelli sciolti e cadenti sulle spalle
in un disordine delizioso.
L'uomo si alzò dalla poltrona, lasciò il banco, i libri, i fogli, e
come dimentico di tutto, corse incontro alla incantevole visione...
Pareva un altro.
Gli occhi erano coruscanti, da tutta la fisonomia gli traspariva una
grande contentezza.
Baciò le mani, che gli tendeva la giovane signora, le ribaciò, e la
guardava quasi estatico.
--È tanto che batto lì alla porta!--essa disse, rivolgendosi indietro.
--O come?
--Tu eri forse troppo occupato, e non mi hai sentito... Sai che ho
ordine di non entrare qui nello studio senza avvertirti... E non
volevo, entrando all'improvviso, procurarti uno di quei sussulti, che
anche il medico ha detto ti sono molto nocivi, e che ti procura
facilmente il più piccolo rumore, quando sei tutto distratto, pensoso,
in mezzo a' tuoi scartafacci.
La giovane sorrideva con un'espressione quasi celeste.
Fra lei e il marito vi era una notabile differenza di età, poichè essi
aveva oltrepassati di poco i ventotto anni: il marito si avvicinava ai
sessanta.
Ma essa lo adorava: e que' due cuori battevano uno per l'altro con
tutto l'entusiasmo sincero delle vere e profonde affezioni.
--Ti levi ora, mia cara!--disse l'uomo grave, e piuttosto
corpulento.--E' il primo raggio di sole che entra nella mia stanza.--E
tutto ilare le accarezzava i bei capelli biondi.--Vieni, siedi...
--No! no!... c'è un tale che aspetta da una mezz'ora in anticamera, e
che dice ha bisogno di parlarti ad ogni costo... Non ti hanno avvisato
perchè al solito ho voluto esser io la prima, come tutte le mattine, a
entrare nello studio.
E gettava le sue braccia, che uscivano nude e meravigliose di venustà
dalle ampie maniche, al collo del marito.
Egli accoglieva con giubilo, con una allegria giovanile quelle caste
effusioni: la sua testa intelligente si appoggiava ad una spalla della
graziosa signora, e si rialzava come irradiata da lampi di tenerezza.
--Tu sei il mio angiolo, Ilma--ripeteva il marito innamorato--il mio
caro angiolo, nessuno può esser più felice di quanto sono io
nell'amarti... Oggi pensi di uscire?... quali sono i tuoi disegni per
la giornata?... parla, Ilma, da' ordini al tuo schiavo, che è così
orgoglioso di obbedirti.
E l'uomo serio, lo scienziato, faceva un gesto di amabile
ostentazione, inchinandosi dinanzi alla moglie, e rimirandola come se
pendesse dal suo labbro per ascoltare i comandi, che a lei fosse
piaciuto di impartirgli.
Eseguire quei comandi preziosi, esaudire i desiderii di colei che
aveva tutto il suo amore, era per lui sempre la più grande
consolazione della giornata.
--Dunque parliamo!
E così dicendo, aveva porto il braccio alla moglie, e con lei si era
messo a fare alcuni passi per la stanza, tutto gaio e quasi leggero
nella sua corpulenza.
--Ma...--interrompeva la moglie--di là c'è sempre quell'uomo... E pare
che abbia un affare di gran premura.
--Hai ragione! hai ragione!... Ha detto chi è?
--Sì.
--Chi?
--Un agente della polizia.
--Un agente?... che cosa vuole?--domandò a se stesso l'avvocato
Arzellini (poichè siamo appunto nello studio del celebre avvocato).
--Basta!... io ti lascio!...--disse la signora Arzellini,
avvicinandosi alla porta e, prima di uscire, facendo al marito con la
sua mano bianca un affettuoso cenno di addio.
L'avvocato, rimasto solo, suonò il campanello. Entrò un vecchio
servitore.
--C'è qualcuno che domanda di me?--egli chiese subito.
--Sì, signore--rispose il vecchio.--C'è un birro...
--Vi ha detto il nome?
--No, ma io l'ho riconosciuto... E' quel famoso Lucertolo!...
--Lucertolo! Lucertolo!--mormorò l'avvocato.--Ah, ho capito!--ripeteva
fra sè.--E' il birro che non mi si staccava mai dattorno, durante il
processo di Nello. Che cosa vorrà?... Fatelo pure passare.
Poco dopo il servitore tornava ad aprire la porta, e Lucertolo
entrava, col cappello in mano, un po' imbarazzato, e fermandosi in
mezzo alla stanza, salutava l'avvocato nel modo più rispettoso.
--Voi siete un agente...--domandò l'avvocato.
--Sì, signor avvocato!--rispose l'altro, senza lasciarlo finire--e
sono venuto a trovarla per un motivo di molta importanza.
L'avvocato squadrò l'agente di polizia con un'occhiata, e quindi,
allargando le braccia, e chinando leggermente il capo, fece un gesto,
come se volesse dire:--Parlate pure, io vi ascolto!
--La sera del 14 gennaio--così esordì Lucertolo--mentre fu commesso il
delitto nel Vicolo della Luna io era di servizio nel Ghetto...
--Ah!--interruppe l'avvocato, mostrando una grande attenzione.
--Sebbene il delitto accadesse lì, a due passi, l'assassino operò con
tali precauzioni, che io non ne ebbi notizia sino al momento in cui
giunsero varii agenti, varii ufficiali, guidati dall'Ispettore che,
incontratomi nella Piazza dell'Olio, mi domandarono se avessi a
denunziare nulla di nuovo... Risposi negativamente... Soltanto
dichiarai che avevo udito un grido acuto entro il Ghetto proferito di
certo da una donna, e che ero subito accorso, ma senza poter riuscire
a scuoprir nulla... L'Ispettore mi rispose brusco, irritato, e
proseguì, accompagnato dagli agenti, fino alla cantonata di Via
Naccaiòli. Si svoltò, arrivammo al Vicolo... trovammo il cadavere...
--Scusate--osservò l'avvocato con una certa espressione di
diffidenza--quale scopo vi proponete nel farmi questo racconto?
--La prego di aver pazienza, signor avvocato--riprese il birro con un
piglio di grottesca dignità--e quando avrò parlato lei saprà...
--Vi avverto che sono molto occupato...
--Ho capito!--disse il birro alzandosi con mal simulata alterezza.--La
riverisco! Da alcuni mesi io mi affatico, ho perduto il sonno, mi
logoro il cervello per fare ricerche, indagini contro le indagini e le
ricerche già fatte dalla polizia, e tutto per provare l'innocenza di
Nello...
--Pigliate una sedia!--E l'avvocato proseguì con tuono autorevole, e
meravigliato della serietà con cui parlava l'agente:--Ora vi
comprendo! Voi volete dirmi cose che è mio dovere professionale
l'ascoltare... Voi, a quello che intendo, siete disposto ad associare
le vostre forze alle mie per provare l'innocenza di un accusato... Ma,
permettetemi di dirvi che nella vostra condizione di «esecutore»
l'idea che vi è venuta è un po' strana!
--Non le parrà strano se ha la bontà di lasciarmi parlare.
--Dunque, parlate!
--Dalla sera del delitto io ebbi un solo pensiero, prendere una
rivincita della umiliazione subita, riparare lo scacco, che avevo
ricevuto, e che poteva nuocere alla mia carriera.... Prevedevo che i
miei rivali se ne sarebbero valsi... Cominciai dal ripensar bene tutte
le circostanze del delitto... Subito vidi chiaro che la polizia aveva
messo le mani sopra un disgraziato, il quale aveva contro di sè i più
gravi indizii... in apparenza, ma che il vero delinquente c'era
sfuggito.... Insieme ad un esecutore, mio collega, principiammo una
serie di nuove ricerche e avevo trovato alla fine il vero colpevole.
--Eh?--interrogò l'avvocato, divenuto tutto acceso nel volto, e
battendo un pugno sul banco.
--L'argomento è delicato... è inutile che io raccomandi alla sua
prudenza quello che le confido...
--Andate avanti...
--Mi sono dato alle mie ricerche con tutta l'anima, con tutto
l'ardore. Per me si trattava di arrivare a mostrare che tutta la
polizia era caduta in errore, di liberare un innocente, di metter il
vero colpevole nelle mani della giustizia, di distinguermi su gli
altri, di trionfare.
--E dunque?
--Le mie pene sono state inutili.
--Ma non avete trovato l'assassino?
--Ora sono certo di averlo trovato...
--Bravo!
--Però non potremo raggiungerlo.
--Perchè?--domandò ansioso l'avvocato, inchinandosi verso Lucertolo.
--Si è suicidato!...--rispose il birro con voce lenta e solenne.
--Suicidato?...
Lucertolo raccontò la catastrofe avvenuta, la supposta caduta del
Carminati nelle acque del fiume, accennò al cadavere ritrovato.
Palesò all'avvocato come fossero sorti in lui i primi sospetti sul
Carminati, parlò della sua visita notturna alla casa del pompiere,
dello spavento cagionato dal suo arrivo, della fuga pei tetti, delle
menzogne della sorella, del modo col quale aveva scoperto che il
Carminati era in casa quella notte.
Ma fu magnifico, eloquente, allorchè si mise a descrivere l'effetto da
lui provato ascoltando l'arringa dell'avvocato Arzellini dinanzi alla
Rota. Il suo entusiasmo per l'oratore, che aveva così acutamente
indicato la via, che avrebbe dovuto seguire la polizia nelle sue
indagini, lo inebriava.
Un lieve sorriso di compiacenza sfiorava le labbra dell'avvocato.
Lucertolo rammentò che, finita l'udienza, aveva subito messo ad
effetto l'idea manifestata dal difensore di far ricerche nel sozzo
locale della Palla.
Riferì tutto il dialogo con la Sguancia; insistè sulle particelle di
materia insanguinata che aveva raccolto, sulla catinella, che aveva
trovato nel rovescio tutta impiastrata di sangue, e di sangue che vi
si era accagliato, e poteva esser rimasto lì fin dalla sera del
delitto.
--L'ho fatto esaminare--soggiunse Lucertolo con un gesto pien
d'orgoglio--ed è sangue umano!
L'avvocato dette in uno scroscio di risa.
--Di che lei ride?--chiese il birro perplesso.
--Ve lo dirò... ve lo dirò!... Continuate!
Lucertolo si diffuse nello esporre le prove che egli aveva sulla
tresca, sulla intimità fra la Sguancia e il Carminati; rivelò il
turbamento cui la donna era stata in preda durante l'interrogatorio al
quale l'aveva sottoposta; corroborò di tutti gli argomenti, che aveva
alle mani, la sua convinzione circa la reità del Carminati.
Finito che ebbe il suo discorso, vi fu una breve pausa.
L'avvocato era pensoso, teneva sugli occhi la mano sinistra, come in
atto di raccogliersi.
Poi, drizzandosi sulla persona, proruppe in queste parole:
--Voi siete ingegnoso, intelligente! Ma non mi pare che vi siate messo
ad una bella impresa per far carriera, come desiderate...
Il birro inarcava le ciglia dallo stupore.
--Nello non è reo... voi sapete quanto io ne sono convinto... ma è
reo, come voi dite, il Carminati?... Prima di tutto, siete sicuro che
egli sia morto?
--Il suo cadavere--rispose Lucertolo--sebbene la testa fosse
sfracellata e deformata, è stato riconosciuto da due famigli, sono
stati riconosciuti alcuni vestiti...
--E voi credete?...
--Io credo che il Carminati, ridotto alle strette dalle mie ricerche
insistenti, avvisato del mio dialogo con la Sguancia, avvertito da
certe mie occhiate, si sia impaurito, si sia gettato nel fiume... non
ammetto che vi possa esser caduto inavvertitamente per... sfuggire
alla sua pena...
--Ah! inezie!... inezie!... Dato che questo Bobi fosse l'assassino,
gli uomini come lui non si suicidano... L'idea dell'onore può armare
la mano di un gentiluomo, che ha commesso un delitto in un momento di
aberrazione, contro sè stesso, ma non udirete mai che un delinquente
volgare si sia ucciso per sottrarsi alla giustizia... E, del resto, le
prigioni sono piene di gente che ve lo dimostrano... Non riconosco qui
il vostro acume... E poi, a che scopo il Carminati avrebbe commesso il
delitto?
Lucertolo rifletteva.
L'avvocato gli scuopriva un altro punto debole delle sue ricerche.
Egli aveva negletto di risalire all'origine del reato.
Però non si perdette d'animo.
--La massima legale che l'autore del delitto deve ricercarsi in colui
al quale il delitto giova, signor avvocato, non è sempre vera, e lei
deve saperlo meglio di me... Ci sono delitti, il cui movente è così
nascosto, così celato, che sfugge alle nostre prime osservazioni.
Nella ricerca di essi bisogna procedere per induzioni. E bisogna
diffidare ad ogni passo di mettere il piede in fallo. Quando un agente
lavora per scoprire un delitto è alle volte disposto ad evitare le
cose più facili, a non tener conto delle circostanze più semplici, a
supporre in tutti i delinquenti un grande artifizio... E questo è
causa di molti errori... Inoltre, nelle ricerche spesso si vede un
lato solo, e si trascurano gli altri... Io sono sicuro che Nello è
innocente, che il Carminati era il reo, e le giuro che presto avrò
trovato la prova materiale di questi fatti.
--Spiegatemi il vostro ragionamento, ditemi in qual modo con le vostre
ipotesi voi ricostruirete, per così dire, il delitto.
--Ecco... Io sono persuaso che il Carminati ha dato il colpo di
pugnale... Quindi egli è fuggito alla Palla... Là ha parlato con la
Sguancia... si è lavato il sangue... il sangue di cui restano tuttora
scarse, ma sufficienti traccie, quasi distrutte, ma evidenti, nella
lurida cucinaccia, ove di rado è adoperata la scopa e dove, pare, si
fa risparmio di acqua.
L'avvocato dette di nuovo in uno scroscio di risa; come aveva fatto
poc'anzi, quando Lucertolo gli aveva parlato della catinella da lui
trafugata, e che conservava come un prezioso indizio.
--Mi rincresce di dover demolire a pezzo a pezzo l'edificio da voi
architettato... Ma mi fa troppo ridere l'insistenza che voi mettete a
voler considerare come un grande indizio quelle traccie... trovate in
un tal luogo... in casa della Sguancia.
--Sangue umano!--disse Lucertolo bruscamente.
L'avvocato continuava a sghignazzare.
--Per Bacco!...--esclamò a un tratto Lucertolo, battendosi la fronte.
Poi, lasciando ricadere la mano sul ginocchio, e chinando la testa,
mormorò:
--L'equivoco è troppo ritorto!... Ora capisco--proseguì Lucertolo a
voce più alta--perchè anche la Sguancia rideva alcuni giorni dopo... e
quasi mi sfidava. Aveva già preparato una difesa... se pure...
--Su che fondate ancora--ripetè con serietà l'avvocato--le vostre
presunzioni circa l'innocenza di Nello e la reità dei Carminati?
--Non potrei specificarlo con più minuti particolari di quelli che le
ho riferiti.... Ma è una convinzione che io sento, che mi domina, che
mi viene da un esame attento, da una sorveglianza continua di certe
persone, che per alcuni mesi ho sempre pedinato; una convinzione che è
nata, si è rafforzata in me, dopo certi sguardi che ho sorpreso, dopo
che ho veduto in alcuni momenti certi volti impallidire... Insomma,
sono uomo vecchio del mestiere.... ho fiducia assoluta che proverò
l'innocenza di Nello.
--Ve lo auguro... Intanto io dubito che la Consulta accetti il ricorso
in grazia, che ho già presentato, e prevedo che Nello fra qualche
settimana sarà esposto alla gogna, insieme all'ultimo assassino
condannato dalla Rota, e poi mandato a Pisa, a Livorno, o altrove, a
fare i pubblici servizii con altri galeotti. Ed è innocente!
innocente!...--ribatteva l'avvocato, esasperandosi.
--Anderà a scontare la sua pena, sì... ma ne uscirà... Anni
sono,--così si esprimeva Lucertolo--quando io era famiglio nel
capitanato di Siena, mi sono trovato a un caso, il cui ricordo ravviva
ora tutte le mie speranze. Una donna dimorava in una casetta ad un
solo piano insieme col marito. Dormivano separati, ciascuno in una
stanza diversa... Un amante della donna si arrampicava talvolta di
notte ad una terrazza, di là entrava nella camera della donna... Una
notte entra, spinge la fragile porta, che dava nella terrazza, si
accosta dove credeva che fosse la sua innamorata... La chiama, essa
non si muove. Tenta di scuoterla, e si sente le mani bagnate... Riesce
ad accendere un lume, e vede la donna immersa nel proprio sangue, con
una gran ferita sotto la mammella sinistra... L'amante fugge, ma nel
fuggire lascia sul muro traccie delle sue mani insanguinate. La
mattina si scuopre il delitto... Nessuno pensò ad accusare il
marito!... Si sapeva che la donna aveva un amante. La polizia si recò
alla casa di quest'ultimo, gli trovò le vesti insanguinate, fu
riscontrato che la traccia sanguinosa lasciata nel muro corrispondeva
alla mano di lui... Due donne deposero che il giorno innanzi avevano
udito fra i due amanti un grande alterco, seguito da violenti
minaccie... Le circostanze, gl'indizii erano gravi contro
l'inquisito... Fu condannato...
Lucertolo si riposò un istante, quindi aggiunse:
--Anche allora io dubitavo della reità dell'inquisito... A forza di
induzioni, e di domande, mi parve di avere scoperto che il marito era
sonnambulo. Ci nascondemmo per alcune notti in quattro persone, tutti
d'accordo, nella casa... Una notte, sentiamo un rumore... L'uomo esce
dalla sua camera con un lume, va nella cucina, prende un coltello, si
accosta alla camera dove aveva dormito la defunta sua moglie, si
avvicina al letto, che vi era sempre, e fa l'atto di menar giù un
colpo di coltello. Tutti gettammo un grido!... Il sonnambulo si
svegliò, il mistero era spiegato.
L'avvocato si era alzato e passeggiava su e giù per la stanza.
Si fermò dinanzi al caminetto, e volgendo le spalle al fuoco, mentre
guardava il birro, che, sempre seduto, si dimenava sulla seggiola per
vedere in viso il suo interlocutore, l'avvocato dette in
un'esclamazione.
--Ah! ah!--egli ripetè--se io volessi raccontare tutti i casi ne'
quali dopo una condanna, è stata riconosciuta l'innocenza di un
inquisito, vi dovrei trattenere qui un pezzo... Sono quasi
quarant'anni che esercito la mia professione, e mai, fortunatamente,
fino ad ora, io mi era trovato nel caso di difendere un innocente e
vederlo condannato... Ma oggi, oggi è altrimenti... Io sono certo che
quel ragazzo non è reo.
--Dunque?...
--Dunque--soggiunse l'avvocato molto perplesso, e
cogitabondo--gl'indizii contro di lui, dirò meglio le apparenze son
tali da rendere timoroso anche il giudice più benevolo che si sentisse
disposto in favore del disgraziato... Pure abbiamo un giudice dalla
nostra, e il giudice più autorevole del Collegio della Rota, il
presidente... Concorde con quello di lui ha dato il voto anche un
altro auditore... Se un terzo auditore, dubbioso sulla reità
dell'inquisito, avesse esitato... avesse dato il voto favorevole... il
mio cliente sarebbe stato assoluto... Il processo è ora sottoposto
alla revisione della Consulta, appunto per il dissenso del presidente
con gli altri quattro auditori... Questo dissenso, secondo la nostra
legge, autorizza la revisione!
--E allora--ripigliò Lucertolo, anch'egli tutto concentrato e
pensieroso--abbiamo dinanzi a noi un mese, due mesi forse, fino a che
pende la revisione, per continuare, per completare le ricerche.
--Sì, ma vi dico chiaro--insistè l'avvocato--che io non spero nulla
dalla revisione! Conosco troppo quei giudici, conosco le severe
abitudini della Consulta nei processi criminali... E poi, parliamoci
franchi, io e voi siamo convinti della innocenza del mio cliente...
sta bene; ma possediamo un solo, un valido argomento, che la provi in
modo da dileguare ogni contradizione?... E bisogna ricordare che i
nostri giudici, sempre secondo la legge, debbono inspirarsi nel dar il
loro voto alla convinzione legale, non alla convinzione morale.
--Mi pare che lei disperi troppo!--affermava l'agente di polizia, che
non voleva lasciarsi sfuggire quella occasione di segnalarsi,
occasione che egli teneva per molto propizia.--Io, invece, sono pieno
di fiducia... Io vedrò Nello alla gogna, lo vedrò partire per la
galera... e pure avrò sempre una speranza, quella di riuscire a
salvarlo...
--Forse!--interruppe l'avvocato.
--E la mia vittoria sarà tanto più grande quanto saranno stati
maggiori gli ostacoli, che avrò superato, e i pericoli a cui sarà
stato esposto un innocente.
Sembrava che il giureconsulto fosse a poco a poco guadagnato dalla
fede del poliziotto, riscaldato da quell'ardore, e che il suo
scetticismo in parte cedesse.
--Riflettete bene--egli prese a dire con molta lentezza--che per
strappare un uomo dalla galera, quando ci è entrato, ci vuole quasi un
prodigio... Nello non ha per sè neppure quell'effimero favore, che
certi condannati trovano nell'opinione pubblica... Il pubblico sino
dai primi giorni del processo si è pronunziato contro di lui... Questo
ragazzo povero, vagabondo, che andava in giro ogni giorno pel Mercato,
guardato da tutti con sospetto, bisognoso di chiedere a tutti, di
carattere strano e bisbetico, idiota, come io lo credo, aveva fra i
mercatini molti nemici: i nemici che ha naturalmente chi è sciagurato,
derelitto, chi ha necessità di tutto, e vive fra gente, la quale pensa
di continuo ai guadagni, e vuol esser circondata soltanto di persone
che le profittino.
--L'odiosità--notò Lucertolo--nasce appunto da questo. Il giovinastro
non ha mai lavorato, perchè inetto ad ogni lavoro, e pure si sapeva
che doveva campare. Come?... Ecco la domanda di tutti. Quindi ogni
volta che avveniva un piccolo furto se ne accusava Nello: quelli
stessi forse che lo commettevano preparavano più o meno abilmente
prove, lievi indizi contro di lui... Allorchè si accostava a un banco
era guardato con sospetto, allontanato con urli... Il ragazzaccio
melenso diventava torvo, talvolta minacciava... ne avvenivano
conflitti... Ecco perchè i mercatini sono lieti di vedersi sbarazzati
di lui.
--Però la vostra impresa non è facile: da una parte indizii, che
paiono concludenti, e che escludono ogni dubbio; dall'altra la voce
pubblica ostile... Aggiungete la immensa prevenzione di una
condanna... E poi, ammettiamo l'innocenza di Nello, dove è l'uomo che
noi possiamo presentare come reo, con sicurezza?... E quando è
commesso un delitto, la giustizia cerca e vuole un delinquente... No,
credetelo. Nello è innocente, ma farà i suoi venti anni di galera...
--Non li farà, signor avvocato!... non li farà!...--disse il birro con
voce enfatica, e balzando sulla sedia.--Parola di Lucertolo, sangue
della...--e il birro si mise l'indice della mano destra fra i denti,
come se rattenesse a dispetto la fine della sua violenta
esclamazione--non li farà!
--Io spero che potrò tutt'al più, mediante alte influenze, trovar modo
che giunga all'orecchio del Sovrano la storia veridica del caso...
Però anche il Sovrano, dato fosse inclinato alla clemenza, sarà
rattenuto dalla gravità dell'ingiuria fatta ad un forestiero, ad un
ospite così ragguardevole, e che personalmente gli era caro...
Insomma, da ogni lato che ci voltiamo, troveremo un terreno infuocato
o irto di spine... Pure io ho qualche fiducia in una modificazione
della pena per grazia del principe.
--Ed io confido nelle mie ricerche, le quali paleseranno la verità!
Sino allora l'avvocato aveva tergiversato, aveva tentennato, ad un
solo scopo: di chiarirsi qual fosse l'energia, il vigore, la forza di
carattere dell'agente, qual fosse l'impegno, quanta fosse la serietà,
la costanza con cui si era messo all'opera.
Ma appurato con che zelo, con che indomito, intrepido, pertinace
volere vi si accingeva, egli mutò.
La sua fronte, sino allora rannuvolata, si rasserenò, apparve più
tranquillo, più disinvolto, più umano.
Tornò a sedersi dinanzi al birro.
Fissò gli occhi in quelli di lui, e dopo un istante:
--Fino ad ora,--così parlò,--ho voluto mettervi alla prova.
L'agente di polizia trasecolava.
--Sapete già quanto profonda sia la mia convinzione sull'innocenza di
Nello... Ve l'ho detto oggi, l'avrete udito il giorno in cui svolsi la
mia difesa!
Lucertolo assentiva, facendo cenni col capo.
--Non vi nascondo che la vostra venuta, le vostre prime parole hanno
eccitato in me la diffidenza... la diffidenza che è sempre esistita,
che esisterà sempre fra gli uomini della mia professione e quelli
della vostra...
Il birro contrasse lievemente le labbra.
--Dovete convenire che era assai naturale che il vostro atto mi
sembrasse strano. Nella mia lunga carriera... non ve lo dissimulo... è
la prima volta che m'incontro in un agente della polizia, il quale
piglia in cotesto modo le difese di un accusato... In generale, nei
processi, l'agente comparisce unicamente per aggravare, per inasprire
l'accusa; per ingigantire, avvalorare gl'indizii, non per combatterli.
Gli agenti sono, a così dire, il braccio destro con cui il Fisco
combatte la difesa: un agente ausiliario del difensore è raro, raro,
lasciate che ve lo ripeta, e... se volete... che me ne commova!
A Lucertolo non sfuggiva la benevola e sottile ironia di tali parole.
--Voi vi proponete, in questo processo per tentato omicidio di
scoprire la verità... Per la conoscenza, che ho ormai acquistato degli
uomini, mi accorgo che simil proposito è in voi serio, radicato,
incrollabile. Vi faccio un'offerta.
--Quale?--domandò Lucertolo, i cui occhi già brillavano di mille
ansietà e di cupidigia.
--Vi offro--rispose solennemente l'avvocato--di diventare vostro
cooperatore nelle nuove ricerche che farete. Voi agirete con la stessa
alacrità con cui avete agito fino ad ora, però, affinchè la vostra
operosità non vada perduta, non vi sobbarchiate a fatiche superflue,
inutili... io vi dirigerò.
--Bravo! bene!--disse Lucertolo, battendo le mani, a palma a palma--è
proprio quello che ci voleva.
E allungando un braccio verso l'avvocato, col gomito appoggiato sul
banco:
--Perchè io... veda, signor avvocato... io sento qui--e parlando si
percuoteva la fronte con una mano--sento che ci è stoffa... sento che
ci sono idee e che idee!... Se mi lasciassero fare, se gli ufficiali,
i capi-agenti gelosi non mi tarpasser le ali, a quest'ora, in fede
mia, non sarei no, il misero birracchiuolo Lucertolo, povero e in
carniera, sarei arrivato anch'io, mi sarei slanciato ai primi posti...
Ma mi è sempre mancato qualche cosa... Una certa facoltà, che hanno
gli uomini come lei, di poter far nascere un'idea da un'altra
rapidamente, di collegarle, di vedere fra un'idea e l'altra certe
relazioni sottili, che sfuggono a noi di cervello grossolano... Quando
io ascoltavo la sua difesa, mi dicevo: se io avessi l'acutezza,
l'ingegno pronto di quest'uomo unito alle mie facoltà di esame e di
osservazione!... E oggi lei mi offre... Oh, benissimo, ora poi sono
tranquillo sulla vittoria...
--Non voglio indagare i veri e riposti motivi, che stimolano la vostra
attività... Ma vi riconosco sincero nel vostro entusiasmo e vi
prometto tutto il mio aiuto. State attento!
Il birro inarcava le ciglia.
--Due avvenimenti straordinarii si sono compiuti la sera del 14
gennaio... L'assassinio nel Vicolo della Luna... e un altro
avvenimento al quale non ho voluto accennare nella difesa per ragioni
delicate...
Lucertolo era addirittura assorto nell'ascoltare.
--Il secondo avvenimento è... la sparizione di una ragazza che abitava
in Piazza degli Amieri.
--Mio Dio!
--Non avete mai pensato che ci possa essere una relazione fra i due
avvenimenti?... La mia polizia è più attiva della vostra... Io so, per
esempio, che la ragazza conosceva il pittore Gandi... Non vorrei fare
ipotesi ingiuriose, nè troppo arrischiate che, invece di condurci alla
verità, ce ne allontanassero, ma è un lato questo da non trascurare
nelle ricerche... Si è più saputo nulla della ragazza?...
--No!
--Altro lato delle ricerche: bisogna occuparsi della famiglia
Carminati! Bobi Carminati è morto?
--Morto!--soggiunse Lucertolo.
--Avete notizie di sua sorella Lina? dov'è, dov'è andata?... e con
chi, partendo da Firenze?
--Lei è un genio!--disse Lucertolo, alzandosi e portandosi alle labbra
la mano destra dell'avvocato. Un lampo d'immensa luce aveva ora
rischiarato la sua mente.--Se sapesse quante, quante cose io vedo in
questo momento!
Lucertolo uscì poco dopo dallo studio dell'avvocato, tutto baldanzoso.
Ma al solerte agente i fatti preparavano le più amare delusioni!