VI.

Nello fu ricondotto nel carcere, molto abbattuto, affranto.

Le lunghe ore della udienza, il tormento degli interrogatorii, gli

urli e le minaccie del Fisco, i rabbuffi del presidente, le grandi

parole commoventi dell'avvocato, i mormorii del pubblico lo avevano

stancato, confuso, stordito.

Appena entrato nella prigione, sedette, poi si accasciò come una massa

inerte sull'intavolato, che gli serviva di letto, e, senza prender

cibo, si addormentò.

Più volte i carcerieri lo udirono la notte urlare, schiamazzare nel

sonno.

Lo stolido farneticava, rivedeva le immagini guaste e corrotte dei

fatti, che tutta la giornata aveva udito ripetere, raccontare

distesamente: un uomo ferito, morente, e poi sangue, pugnale, birri,

persecuzioni, giudici, patibolo, altri terribili fantasmi.

La discussione fra gli auditori di Rota per compilare la sentenza fu

lunga e tempestosa.

Le varie opinioni furono ventilate con passione; più che con zelo, con

acrimonia.

Come già sa il lettore, gli auditori erano sei, il loro modo di

giudicare severo, truce, inflessibile, peggio che inesorabile.

«Terminata la sessione,--scrive Agostino Ademollo¹--i giudici si

ritiravano in segreto e quindi davano la sentenza a pluralità di voti,

determinati non già dalla morale convinzione, ma dalla prova o,

convinzione legale, resultante dalle carte processuali, il che spesso

situava il giudice nella inumana posizione di condannare un inquisito

contro di cui concorreva la prova legale, sebbene l'animo suo non

fosse convinto della di lui reità...

Il processo Bartelloni · 第 14 / 55 题