[485] FATTESCHI, serie, p. 252: _Crescentius Comes et Rector territor.

Sab._ L’HÜFLER, p. 300, e il WILMANS, Annal. II, 2, 226, hanno raccolto

tavole genealogiche di tutti i Crescenzî. Però a quegli alberi sono

appiccicate molte frutta estranee. Se la inscrizione funeraria in

santo Alessio dice: _Ex magnis magna proles generatur et alta — Joanne

patre, Theodora matre nitescens_, perchè mai questi genitori devono

essere stati Giovanni X e Teodora senatrice, se v’avevano tanti patrizî

di questo nome? Si tenga conto soltanto del tempo; se Crescenzio

fosse stato loro figlio, sarebbe stato coevo al secolo. Il WILMANS

si sforza vivamente di far discendere i Crescenzî da Giovanni X e da

Teodora; non vide che di già nell’anno 901 v’ebbe un duce Crescenzio:

cosa v’ha di più naturale che scorgere in quest’uomo il capo della

casa dei Crescenzî? Quali errori si sieno introdotti in quelle tavole

genealogiche può dimostrarlo quest’esempio. Il WILMANS vuole che

una Stefania, figlia di una Marozia, sia pronipote del Crescenzio

giustiziato nell’anno 998, e vuole che nell’anno medesimo 998 essa

divenga sposa di Orso de Baro. Mi è noto il Diploma cui il WILMANS si

riferisce, ma esso nulla dice di questo parentado.

[486] _Cod. Vat. 3764: Comprehensus a quod. Crescentio Theodorae

filius et in castellum S. Angli retrusus ibiq. strangulatus est propter

bonifatium diaconi, quem miserunt vivente eo papam._ AMAL. AUG.: _De

mandato Cencii Theodorae filii, ibi interfectus atque strangulatus_.

HERM. CONTR., a. 974: _A Romanis criminatus, et Crescentio Theodorae

filio — et eo vivente Bonifacius Ferruci filius Pp. ordinatus_.

L’erudito bibliotecario della Laurenziana, LUIGI FERRUCCI, scrisse le

_Investigazioni sulla persona e il pontificato di Bonif. VII, figliuolo

di Ferruccio_, 1856, in cui si sforza di render candido come giglio

quel suo omonimo, che per bruttura fu un vero etiope. A vece di _eo

vivente_, ei si costringe a leggere _ea juvante_ (_sc. Theodora_). Può

darsi che la intrusione di Bonifacio e l’uccisione del Papa avvenissero

quasi in pari tempo. AMAL. AUG.: _Romani ipsum Bonifacium sublimaverunt

statim cum dicto Benedicto per eos strangulato_.

[487] _Franco de Britto, Franco a S. Eustachio._ Di già l’epitaffio

di Benedetto VII chiama Bonifacio con nome di Franco. A Monte Cassino

lessi dei Diplomi dati in quest’epoca da Gaeta, dove pure vivevano dei

Ferrucci; nel NERINI, p. 392, all’anno 1072, comparisce _Ferrucius

de Johannis de Crescentio testis_. Se taluno voglia affermare che

Bonifacio VII sia stato congiunto di Crescenzio, non sarò certamente io

che mi opponga; soltanto non verrò compilando tavole genealogiche. Non

ragioniam di lor, ma guarda e passa!

[488] _Horrendum monstrum Bonifacius (Malifacius) cunctos mortales

nequitia superans, etiam prioris Pont. sanguine cruentus._ Questo

scriveva GERBERTO al Concilio di Reims: sotto Ottone II era stato abate

di Bobbio, cioè in Italia.

[489] _Cod. Vatican._, _Catal._ ECCARDI: — _sed. m. 1, d. 12._ — HERM.

CONTR., a. 974: _post unum mensem expulsus_, _Constantinopolim postea

petiit_.

[490] Questo prezioso documento Lateranense trovai io nel _Mscr.

Vatican._ del GALLETTI, n. 8042, p. 7: l’abate Giovanni vi affitta, in

vicinanza a Velletri, un castello a _Crescenzo illustrissimo viro qui

appellatur de Theodora_, dat. 9 Aprile 977.

[491] _Vatican. Mscr._ n. 8043, senza numerazione di pagine;

documento Lateranense dei 15 Ottobre 989: _nos Johannes et Crescentius

illustrissimi viri atque germani filii Domni Crescentii olim Consulis

et Ducis qui dicebatur de Theodora, seu Sergiae illustrissime

femine olim jugalium bone memorie_. Fra le parti stipulanti v’è una

_Constantia_, ma non v’ha alcuna _Theodoranda_. È assai dubbio se

Crescenzio _de Caballo Marm._ e Crescenzio _de Theodora_ formassero una

sola persona. Da questo Diploma, finora ignoto, il signor R. WILMANS

(Excurs. X) si persuaderà, che Crescenzio l’antico ebbe veramente due

figli, quali sono denotati di sopra.

[492]

_Corpore hic recubat Crescentias inclitus ecce_,

_Eximius civis Romanus Dux quoque Magnus_ — —

_Se D[=n]o tradidit habitum monachorum adeptus_ —

_Hic omnis quicunque lepis rogitare memento_,

_Ut tandem scelerum veniam mereatur habere_.

_Et obiit d. VII Mens Jul. Ann. Dom. Incarn. DCCCCLXXXIV_

_C. R. M. jam ante annos duodecim_.

Anche il PAPEBROCH reputa che questo defunto fosse l’assassino di

Benedetto, però il NERINI (p. 84) vuole purgare l’urna sepolcrale

da questo delitto. Le lettere _C. R. M._ spiega egli: _Cum Regula

Monachorum_, e vuole che il morto si facesse frate fin dall’anno 972.

Ma il documento dell’anno 977 ci ha fatto conoscere che non ancora, a

quell’epoca, egli era monaco: lo diventò soltanto allora, che Ottone

venne a Roma nell’anno 981. Io spiego le lettere per _Cujus Requies

Mors_, e credo che l’inscrizione fosse posta dodici anni dopo la sua

morte, nell’anno 996, quando quegli che può supporsi essere stato

figliuol suo era Patrizio in Roma. È a biasimarsi il PROVANA, perocchè

fece una sola persona di questo Crescenzio e del suo più celebre

succeditore.

[493] LEONE DI OSTIA, II, c. 4, lo appella _propinquus suprad. Alberici

Romanor. consulis_. Il Cod. Vat. 3764 scrive: _ex patre [=dd]_, che

significa _Deus dedit_, o meglio David, come legge il _Catal. Eccardi_.

Secondo il JAFFÉ, la sua ordinazione cadde fra il 2 e il 28 di Dicembre

dell’anno 974. GIESEBRECHT, _Ann. dell’Imp. ted._, II, 1, 143. Il

DANDOLO, c. XVI, dice breve e semplice: _Hic bonus fuit_.

[494] FRANCESCO PAGI e il Sigonio credono che Ottone II abbia creato i

Conti di Tusculo, dai quali avrebbe indi avuto origine Benedetto VII.

I documenti dell’epoca nulla ne sanno dire. Il Leo, _Stor. d’Italia_,

I, 346, fa che un tale Alberico ne sia capo in Roma; probabilmente fu

indotto in errore dal passo riferito di LEONE DI OSTIA.

[495] _Edificatio uius E[=cle]. S[=ce]. Scolastice Tempore Domni

Benedicti VII [=PP]. Ab Ipso [=PPA]. Dedicata Q. D. [=S]. An. Ab. Inc.

[=D]m. CCCCCCCCCLXXXI M. [=Decb]. D. IIII. Ind. VIII_ (deesi leggere

_IX_).

[496] È dubbio se Alessio fosse romano; perfino la sua leggenda viene

riferita a Bisanzio: vedi la introduzione alla sua _Vita_, _Acta

SS._, ai 17 di Luglio, T. IV. Questa _Vita_ latina è scritta con

colore drammatico e bello; oltre ad essa ve n’ha ivi un’altra in versi

leonini. Del Santo tacciono i più antichi Martirologî latini e il

_Martyrol. Roman._ compilato nel secolo ottavo. Nel tempo più tardo

del medio evo la leggenda ottenne gran favore. CORRADO DI WÜRZBURG

ne cantò, nel suo noto poema, e nel 1859 il cardinal WISEMANN trasse

pure santo Alessio fuori della sua scala di legno, e lo pose sul palco

scenico. La scala si fa vedere nella chiesa di santo Alessio di Roma,

dove ai 17 di Luglio si celebra la sua festa.

[497] Spesse volte ho citato l’opera importante del NERINI su questo

convento. L’inscrizione funeraria di Sergio vi si trova a pag. 68.

[498] Gli _Annal. Coloniens._ (_Mon. Germ._ I, 98) ad ann. 981, dicono:

_apostolicus in sedem receptus est_, come se Ottone ve lo avesse

ricondotto. Il RICHER, _Hist._ III, c. 81, non ne dà conferma; dice

soltanto che l’Imperatore venne a Roma: _repressurus etiam si qui forte

essent tumultus_.

[499] _Annal. Saxo_, a. 981. Il _Chron. Casaur._, a. 981, e il _Chron.

Farf._, p. 478, riportano i noti Diplomi di Ottone II: _dat. 14 Kal.

Maji. Actum Romae in Palatio juxta Eccl. b. Petri Ap., e Actum Romae 3

Non. Maji_.

[500] Deriva essa dal _Pantheon_ del GOTFRIED, cui seguì RICOBALDO,

_Hist. Imp._ (ECCARDO I, 1160) colla sua narrazione. Il MURATORI

biasima il SIGONIO poichè accolse questa fola nella sua Storia: maggior

censura meritano i modernissimi italiani FERRUCCI e AMARI, il quale

ultimo, prendendo motivo da quelle favole, si compiace di chiamare

Ottone col nome di _Sanguinarius_. Intorno a questa leggenda vedasi il

GIESEBRECHT (Excurs. XIII).

[501] L’AMARI, _Storia dei Musulmani_, II, 324, dimostra che THIETMARO

concorda col cronista IBN-EL-ATHÎR in riguardo a questa battaglia.

Quattromila Tedeschi restarono sul campo; dei Saraceni cadde morto

Abul-Kâssem (Bulicassimus). L’AMARI guiderdona l’impresa di Ottone,

rivolta a liberare Italia dai Saraceni, con rallegrarsi che Ottone

morisse «di rabbia»: i Saraceni gli paiono Guelfi, la battaglia di

Stilo una prima Legnano. Mi spiace di leggere cotale giudizio presso un

così illustre uomo, cui professo venerazione. Di quanto invece s’eleva

il Muratori sopra tutti i partiti e tutte le simpatie!

[502] Il suo epitaffio, che ancor si conserva in santa Croce, registra.

_D. X M. Jul. in Apost. sede residens IX ann. abiit ad Christum Ind.

XII_. La _Ind. XII_ cominciò nel Settembre 983, e forse è da cambiare

soltanto il Luglio nell’Ottobre. Il Baronio dà anche la inscrizione

che è in santi Cosma e Damiano, colla data: _Joann. XIV Papa m. Febr.

d. 22. Ind. XII_ A. 984, la quale cronologia esatta egli muta poi

nell’anno 985 e nell’Ind. XIII. Il JAFFÉ e il GIESEBRECHT si sono

sforzati di dimostrare che Benedetto morì nell’Ottobre dell’anno 983.

Nella sua inscrizione funeraria, che si modellò a imitazione di quella

di Stefano VI, è detto:

_Hic primus repulit Franconi spurca superbi_

_Culmina, qui invasit sedis apostolicae,_

_Qui dominum suum captum in castro habebat._

[503] _Chronogr. Saxo_, a. 983; egli è solo ad osservare che Giovanni

XIV fu messo in seggio da Ottone. Il RICHER, III, c. 96, narra che

Ottone morì di dissenteria, dopo di avere inghiottito quattro dramme di

aloe. SIGBERTO, _Chron._, dice: _Taedio et angore animi deficient Romae

moritur_. L’indole sua è descritta bene nella _Vita Adalberti_, c. 8;

meglio ancora da THIETMAR, III, 1.

[504] Un disegno del musaico e della tomba odierna è dato dal

DIONYSIUS, _Sacrar. Basil. Vat. Cryptar. Mon. Tab. X e XLV_. Vedasi

inoltre il TORRIGIUS, _Le Sacre Grotte_, p. 364. BONIZO celebra Ottone

II come beato, perciocchè riposi in san Pietro: _Vere beatus, terque

quaterque beatus qui ex tanto numero Imperatorum et Regum solus meruit

inter Pontifices cum apostolor. Principe consortium habere sepulturae_

(OEFELE, _Rer. Boicar._, II, lib. 4, 93, 800). Il suo epitaffio scritto

da Gerberto, leggesi nel DUCHESNE, _Hist. Franc._, II, 807: CVJVS. AD.

IMPERIVM. TREMVERE. DVCES. TVLIT. HOSTIS. QVEM. DOMINVM. POPVLIQVE.

SVVM. NOVERE PARENTEM. OTTO. DECVS. DIVVM. CAESAR. CHARISSIME. NOBIS.

IMMERITIS. RAPVIT. TE. LVX. SEPTENA. DECEMBRIS.

[505] _Catal._ ECCARDI: _Quem Bonif. reversus a Constant. —

comprehensum in Castello s. Ang. — per 4 m. inedia attritum jussit

occidi. Cod. Vat._ 3764, e, concorde con lui, il 1437: _Quem iste

supranomin. Bonif. Ferrucii filius reversus a Const. — comprehendit ac

deposuit et in castello s. Angeli in custodia misit — ibiq. infirmitate

et famis inopia per IV m. sustinuit ac mortuus est et ut fertur occisus

est. Cod. Vat._ 1304: _Qui bonefacius revers. a const. dans pecuniam

interfecit predictum petrum_. HERM. AUG., _Chron._, aggiunge a queste

fonti: _Et, ut perhibent, toxicavit_. Questo Catalogo e il _Chron._

BERNOLDI attribuiscono a Giovanni XIV otto mesi; soltanto il _Chron.

Voltur._ conta nove mesi (erroneamente _annos_), e registra che morisse

di fame nell’_Ind. XII_, a. 984. Il BARONIO trovò in talun luogo

l’epitaffio, che dà per data il 20 di Agosto. Vedi anche GERBERTO,

_acta concil. Rem._

[506] Il FERRUCCI riporta alcuni documenti, che alla Indizione XIII

contano l’anno decimo, undecimo e financo duodecimo di Bonifacio VII:

di qui si vede quanto poco accertate sieno queste date.

[507] _Cod. Vat._ 1340: _Et ipse paulo post veneno interiit. Cod._

3764 e 1437: _sed. m. XI qui repentina morte interiit_, e danno la

narrazione diffusa, come quella detta di sopra; da essa trasse la

sua HERM. AUGIEN., ad ann. 985. Con quelli s’accorda anche il Catal.

Eccardi. — BERNARD. GUIDONIS e AMALRIC. AUGER. sembrano associare la

caduta di Bonifacio all’acciecamento del Cardinale; ma il FERRUCCI,

invece di _oculos eruit_, rilegge _loculos eruit_. Appoggiandosi

all’erroneo dettato del _Catal. Farfens. a. 987, Ind. XV, Bonefat.

[=pp]_, afferma, contrariamente a tutti i Cronisti, che Bonifacio sia

vissuto fino al 987; tuttavia neppur egli sa di alcun Diploma che si

spinga di là della _Ind. XIII_, la quale corrisponde all’anno 985.

Nel Maggio di quest’anno Bonifacio VII viveva ancora: _Anno Deo prop.

Pont. Domni Bonifacii. Summi Pont. et univers. VII Pape in Sacratissima

Sede B. P. Ap. XI Ind. XIII mense Madio die III_: (GALLETTI, _Mscr.

Vatican._ 8048, p. 25). Bonifacio VII, dopo il 984, fece battere una

moneta, che da una parte teneva scritto OTTO IMPE. ROM., dall’altra scs

PEV (_Petrus_) BONIF., nel mezzo PAPAE. Vedasi nel PROMIS.

[508] _Le Vitae Papar._ dicono: _De Regione Gallinae Albae_, oppure

_Albas Gallinas_. Il JAFFÉ indica che egli sia stato consecrato fra il

6 di Agosto e il 16 di Ottobre 985 (UGHELLI, I, 1306; MARINI, n. 35,

36). In documenti della chiesa di _S. Cyriacus et Nicol. in via Lata_

(GALLETTI, MSCR. VATIC. 8048) io trovo ancora le seguenti date: _A.

988 Joh. XV P. A. III mense madio Ind. I. — A. 988 Joh. XV P. A. III

Ind. I m. Octobrio d. V. — A. 989 Joh. XV P. A. IV Ind. II m. Febr. d.

VI._ Quell’altro Giovanni che fu, dai quattro ai sei mesi, inserito fra

Bonifacio VII e Giovanni XV (_Cod. Vat._ 1340; TOLOMEO DI LUCA E AMALR.

AUGER.), ne venne cancellato in seguito a recenti studî: _Annali_

del WILLMANS, p. 208, 212; JAFFÉ p. 337. I Cataloghi attribuiscono a

Giovanni XV, _a. X, m. 7, d. 10._

[509] _Iste exosos habuit clericos, propter quod et Clerici eum odio

habuerunt; et merito quia quae habere poterat, parentibus distribuebat:

Chron. Farf._, p. 644; ne è fonte il _Cod. Vat._ 1437 e quello

3765. Il nipote di questo Papa con nome germanico di _Wido_, compare

qual duce di Aricia nel 990: _Guido vir nobilis, neptus Pontificis

et Dux Ariciensis_: MURAT., _Antich., Dissert._ V. Può darsi che

Guido appartenesse alla casa dei Tusculani, la quale era avversa ai

Crescenzî.

[510] La _Vita Joh. XVI_ (XV) nel MURATORI lo appella _Patricius urbis

Romae_, e ROMUALD. SALERNIT., MURATORI VII, 165: _Romani Capitanei

Patriciatus sibi tyrannidem vendicavere_, locchè, parola per parola, è

dettato del BONIZO, il quale parimente dice: _A Crescentio Numentano,

qui Patricius dicebatur_. Un documento nel GATTULA, _Accession._ I,

115, si esprime così: _Anno Deo propicio pontificat. Dom. Joannis

summo pont. et univer. pape — Ind. XIV, m. Januar., d. 3, Imperante

anno primo Dom. Johanne Crescentias filio Romanor. Patricio_. Quella

notevole frase Imperante — Patritio significa dunque il vicariato

in luogo dell’Imperatore: il Diploma contiene la donazione di una

peschiera in Terracina, fatta al convento di santo Stefano. Che il

titolo di _Patricius_ compaia in Roma già prima del 1010, lo dimostra

il documento che è nel MITTARELLI, I, App. 41, p. 97, dove, nell’anno

975, si sottoscrive _Benedictus patritius a Stefanus rogatus_.

[511] _Annal. Hildesh._, a. 989 (_Mon. Germ._ V, 68): _Theophanu

Imperatrix mater Regis Romam perrexit, ibiq. Natale domini celebravit

et omnem regionem Regi subdidit_. Nel _Reg. Farf._, n. 436, viene

financo detto, abbastanza ridicolmente: _Theophanius gratia divina

Imperator Augustus; e Imperii domni Theophanii Imperatorii XVIII_. Il

documento ravennate del primo di Aprile 990 tien detto: _Imperii Domnae

Theophanu Imperatricis XVIII, Ind. III actum Ravennae feliciter_;

ivi pertanto l’êra dell’_Imperium_ si conta dal matrimonio di lei con

Ottone II. Altri documenti (_Chron. Vulturn._, MURAT. I, p. 2, 484)

dei _4 Non. Jan., a. 990. Actum Romae; Theophanu divina gr. Imperatrix

Augusta_ (MABILLON, _Annal. Bened._ IV, 69).

[512] _Erat autem ipsis diebus Romae imperatrix Augusta Theophanu_ etc.

_Vita S. Adalb., Mon. Germ._ VI, c. 13, 14, e BRUNO, _Vita S. Adalb._,

c. 12, ibid.

[513] _Quid hunc — in sublimi solio residentem, veste purpurea et

aurea radiantem, quid hunc, inquam, esse censetis? Nimirum si caritate

destituitur, solaque scientia inflatur et extollitur, Antichristus

est, in templo Dei sedens, et se ostendens tamquam sit Deus. Si autem

nec caritate fundatur, nec scientia erigitur, in Templo Dei tamquam

statua, tamquam idolum est, a quo responsa petere, marmora consulere

est._ Era voce universale fra i contemporanei, che a Roma tutto si

vendesse. Abbone, abate di Fleury, trovò che Giovanni XV era _turpis

lucri cupidum, atque in omnibus suis actibus venalem_: AIMON. _Vitae S.

Abbonis_, MURATORI, _Annal._, a. 996.

[514] GABLER RADULFUS, _Hist._ II, c. 7 (_Mon. Germ._ IX, 61) e il

_Chron. Virdunense_ di FLAVINIACO (LABBÉ, _Bibl. nova_, I, 158), zeppo

di errori. Noto che ai 30 di Gennaio 993 Udalrico, arcivescovo di

Augusta, fu proclamato santo per decisione di un Sinodo lateranense:

primo esempio di una canonizzazione operata dal Papa. V. il BARONIO, a.

993, e la Prefazione del MABILLON al _saec._ V dei Benedettini.

[515] _Mon. Germ._, V, 691, 693: _sileant amodo leges, jura regum

conticescant, si neminem in judiciis attingere fas est, nisi quem

Crescentius tirannus mercede conductus voluerit absolvere, vel punire_.

[516] Il BARONIO pone la fuga di Giovanni all’anno 985, senza

dimostrare l’esattezza della data; il Muratori ne dà notizia,

dubitando, all’anno 987. A me par giusto l’anno 995. Adesso tacciono

i Cataloghi pontificî. AMALR. AUGER. racconta: _Propter persecutionem

Patricii Urbis Romae et Senatus, ipsum oportuit ab ipsa Urbe recedere.

Sed postmodum prae timore Ottonis Imp. ipsum miserunt quaesitum_. —

Similmente il JORDANI, _Chron._, nel MURATORI, _Ant. It._, IV, 957.

[517] L’epitaffio di Giovanni XV, nel BARONIO, a. 996, registra la

morte ai 7 di Maggio. Ma se ne dee dubitare: il JAFFÉ assume per data

il principio dell’Aprile, poichè della morte di Giovanni Ottone III

riseppe alla Pasqua (12 Aprile) in Pavia (_Joann. Chron. Venetum, Mon.

Germ._, VII, 30). Il MARINI (_Papiri_, n. 36) raccoglie un Diploma di

Giovanni XV dell’anno 992, in cui viene concesso al Vescovo di Porto

un tratto di terreno perchè vi pianti un vivaio di pesce. Ivi si fa

menzione del _Lacus Trajanus_; il porto di Trajano s’era tramutato in

lago paludoso.

[518] _Vita S. Adalberti_, c. 21: _Ibi in ejus occursum veniunt

epistolae cum nunciis, quas mittunt Romani proceres et senatorius

ordo_. Non si discorre più come una volta di _clerus, ordo e populus_;

la nobiltà ha tratto a sè ogni podestà.

[519] Da dopo delle monete di Benedetto VII (colla scritta OTTO

IMPE ROM) non possediamo più denari pontificî per un corso di

cencinquant’anni, ad eccezione di un pajo di monete di Leone IX

(1049-1055) e di Pasquale II (1099-1118). Va cancellata la moneta del

calabrese Giovanni (XVI) che è registrata dal CINAGLI: l’altra (che

trovasi nel MAFFEI, _Verona Illustr._, III, 271) in cui Crescenzio,

denotato quale IMP. AUG. P. P., arringa da cavallo l’esercito, è un

trovato assurdo del secolo decimosettimo: lo dimostra il disegno, che

ha lo stile del Domenichino.

[520] _Vita S. Adalberti: magnae scilicet indolis, sed, quod minus

bonum, fervidae juventutis._

[521] Il PAGI avvisò che Gregorio V dovette essere consecrato sul

principio del Maggio; e il MANSI, in nota al BARONIO, a. 996, pag. 349,

accoglie con molta verosimiglianza la data dei 3 Maggio.

[522] Il primo Pontefice, di nazione forestiera dopo di Zaccaria fu

alemanno; così fullo anche l’ultimo straniero che salì alla cattedra di

san Pietro, e precisamente Adriano VI (1522-1523). D’allora in poi papi

furono soltanto uomini italiani.

[523] Perciò il compilatore della _Vita S. Adalb._ sclama giubilando:

_Laetantur cum primatibus minores civitates; cum afflicto paupere

exultant agmina viduarum, quia novus imperator dat jura populo, dat

jura novus papa_: c. 21.

[524] Tratta da un mscr. di Bamberga, trovasi nel DÜMMLER, _Auxil._

e _Vulgar._, p. 57, una poesia meritevole di nota, sul reggimento del

mondo tenuto in comunanza da Gregorio V e da Ottone III: vi è detto:

_Surgat Roma imperio, sub Ottone tertio!_

_Salve, papa noster, salve, Gregori dignissime_

_Cum Ottone te augusto tuus Petrus excipit._ —

_Vos duo luminaria per terrarum spacia_

_Illustrate ecclesias, effugate tenebras_

_Ut unus ferro vigeat, alter verbo tinniat._

[525] _Habitoque cum Romanis placito, quemdam Crescentium, quia priorem

Papam injuriis saepe laceraverat, exilio statuit deportari, sed ad

preces novi Apostolici omnia illi remisit_: _Annal. Saxo_, a. 996.

Affatto assurda è l’affermazione dell’Hock, nel suo Gerberto, c. 9,

che Gregorio avesse graziato Crescenzio per usarne di contrappeso alle

esorbitanze dei Tedeschi in Roma. — Ai 25 di Maggio dà Ottone da Roma

un _Privilegium_ a favore di san Salvatore in Monte Amiate (_Dat. VIII

Kal. Jun. A. D. J. 996, Ind. IX, Imperii I Actum Rome_: _Cod. Amiatin.

ut supra_, p. 590). — Ai 27 di Maggio dà Gregorio V la sua Bolla per lo

stesso convento, la quale lo fa esente da ogni altra giurisdizione che

non sia la romana: ibid., p. 592. Vedi lo Stumpf a questo tempo.

[526] _Prussorum_ — _quorum deus venter est et avaritia juncta cum

morte_, dice la _Vita S. Adalb._, c. 27; finezza non molto lusinghiera

per la mia patria a quell’età: nel secolo decimo era dessa ancora

abitata da genti mezzo selvagge, ma nel decimottavo dava al mondo il

filosofo Kant. Conosco il luogo in cui vuolsi che Adalberto sia stato

ucciso: s’alza colà «la croce del Baltico», collina mesta che guarda su

un mesto mare; ivi presso si vedono molte tombe di giganti.

[527] Lo dice il frammento _quot sunt genera judicum_, edito dal

BLUME nel _Mus. Ren._, V, 129, e dal GIESEBRECHT, I, 825. Io lo vidi

nel _Cod. Vatican._ 2037, che è del secolo decimoterzo: _Ceterum

postquam peccatis nostris exigentibus Romanorum imperium barbarorum

patuit gladiis feriendum, Romanas leges penitus ignorantes inliterati

ac barbari judices legis peritos in legem cogentes jurare, judices

creavere quorum judicio lis ventilata terminaretur. Hi accepta abusiva

potestate, dum stipendia a republica non accipiunt, avaritiae face

succensi jus omne confundunt. Comes enim illiteratus ac barbarus nescit

vera a falsis discernere, et ideo fallitur._

[528] La scrittura è indiritta a Villigi di Magonza, vicario pontificio

in Alemagna: _Notum vobis etiam facimus, qualiter per communem

consensum fratrum, Crescentium S. Rom. Eccl. invasorem et depraedatorem

a gremio s. aecclesiae et omnium fidelium communione segregavimus, et

ut unusquisque vestrum in suo episcopatu huic facto adsensum praebeat,

caritative rogavimus: Mon. Germ._, V, 694.

[529] I Cronisti tedeschi dicono: _Hic. Joh. natione Grecus, conditione

servus, astu callidissimus, ad Imper. II Ottonem sub paupere adiens

habitu, interventu Theophanu Imperatricis regia primum alitus est

stipe; deinde procurrente tempore, vel satis clementi ab eo gratia

habitus, pene inter primos habebatur: Annal. Quedlinb., Chronogr.

Saxo_, THIETMAR., _Chron._, IV, 21. Gli _Excerpta e Catalogo Tabularii

Nonantul._ (MURATORI, _Ant._, V, 676), con animo partigiano, chiamano

Filagato: _Probis moribus, et scientia ornatum_; e dicono: _Hunc Joh.

abbatem_ (cioè di Nonantula, cui Ottone II lo aveva eletto nel 982)

_Romani Crescentii Consulis Pontificem, in schismate contra Gregorium V

declararunt, A. Ch. 996_.

[530] Allorchè i Tedeschi dicono: _Crescentius per Joh. Apostaticum

Imperium sibi usurpavit_, la parola _Imperium_ significa i diritti

imperiali. — Della lega con Bisanzio parlano parecchi Cronisti.

_Chronic. Venetum, Mon. Germ._, IX, 31: _Johannes (sc. Crescentius)

Johannem suum filium Constantinopolim destinavit, quem imperator

non solum diversis numeravit donis, verum etiam aegregiis honoribus

sublimavit_. — ARNOLFO, _Hist. Mediol._, I, 11, dice dell’Antipapa:

_De quo dictum est, quod Romani decus imperii astute in Graecos

transferre tentasset_. BENZONIS, _Panegyr. in Heinr. III_ (MENKEN, I,

968): _Tercius denique Otto decollavit Crescentium et necavit papam

Sergium (!) ex quod cum Graecis frequentabant inlicitum commercium_.

Il frammento di BONIZO (_Mscr. Vatic._ 7143) nulla contiene a questo

riguardo, e dell’Antipapa dice financo: _Cum Romam orationis causa

veniret, a praefato Crescentio et a Romanis coepitur et tenetur et

licet invitus tamen Papa infelix ordinatus_. Per verità induce al

riso ciò ch’ei narra, che Crescenzio facesse papa il cortigiano di

Ottone, affine di guadagnarsi l’Imperatore: _Ad amicum_, lib. IV, 800,

nell’OEFELE, II.

[531] Ugo succedette ad Alberico abate sulla fine del 997: egli

accusa sè stesso nella _Destructio Farf._, c. 17: _illo mortuo, veni

ego peccator Hugo, non ut legitimus, sed ut abhortivus_. L’HÖFLER,

_Pontefici tedeschi_, I, 130, crede che egli avesse comperato l’Abazia

da Giovanni XVI; però è cosa difficile che, essendo così la cosa,

Ottone III nel Placito del 998 (_Chron. Farf._, 492) avesse detto: _Qui

sibi Imperialis Abbatiae — absque nostro assensu regimen usurpaverat

— et quod deterius est, pretio emerat a Romano Pontifice_: ciò infatti

avrebbe corrisposto a riconoscere Filagato. Gregorio V era accessibile

all’oro; vedasi il Placito di Ottone III dell’anno 999 (_Chron.

Farf._ 499), donde si pare che i monaci di santo Cosma se lo avevano

guadagnato con denaro.

[532] _Chron. Venet._, p. 31; RODULFI GLABER. Hist. I, _Mon. Germ._

IX, 56: _Conscendens cum suis turrim, quae sita est extra civitatem

trans Tiberim, ob altitudinem sui Intercelos vocatam, vallavit

eam, defensurus pro vita. Annal. Quedlinb., Chronogr. Saxo_. Ottone

trovavasi a Roma, senza dubbio, nel dì 22 Febbraio, chè il suo Placito

per Farfa è dato: _8 Kal. Martii A. 998 Ind. XI Anno Ottonis III Regn.

XV Imp. II Actum Romae feliciter_.

[533] _Chron. Venet.: Procul a Roma inexpugnabilem turrim intravit,

in qua non diu, vento imperatore, illum manere licuit. Sed ab ejus

militibus captus, projectis oculis — Romam in quodam monasterio delatus

est. Vita_ nell’EKKARD: _ab Ottonis Vassore Birthilone correptus,

amputatis naribus_ etc. Anche il GLABERO, BONIZO, AMALR. AUGER.

ascrivono i mali trattamenti ad ordine dell’Imperatore. Quelli che lo

presero sono chiamati dai Cronisti tedeschi: _non tantum Imperatoris,

sed Christi amici_ (_Annal. Saxo, Annal. Quedlinb._ 998).

[534] _Catal. Eccardi: in asino caudam ejus tenens, satis irrisorie per

totam Romam ductus est. Chron. Venet.: a Romanis impositus deformis

aselli terga, versa facie ad caudam sub praeconi voce per Romanas

regiones ducebatur._

[535] _Vita Nili_, nel Tom. VI, c. 80, dei MARTENE e DURAND, e negli

_Acta Sanctorum,_ ai 26 Settembre, VII, c. 90. I _Mon. Germ._ danno dei

compendî del testo greco, t. VI, 615-618.

[536] THIETMAR, IV, c. 21, e l’_Annal. Saxo_, a. 998, chiamano

ancora il castel Sant’Angelo: _domus Theoderici hactenus omnibus

inexpugnabilem_; ma, in CENCIO, ha omai nome di _Castellum Crescentii_.

PIER DAMIANI l’appella perfino _Mons S. Angeli_, a cagione di sua

grandezza, oppure perchè il sepolcro di Augusto, simile a un monte, era

detto allora _Mons Augustus_. ROD. GLABERO e ADEMARO, _Hist._ III, c.

31, la chiamano _turris Intercelos_, dalla chiesa postavi in cima.

[537] Così novella il GLABERO, monaco di Cluny della metà del

secolo decimoprimo. _Cur, inquiens, Romanorum principem, imperatorum

decretorem_ (alludesi ai legami con Bisanzio) _datoremque legum atque

ordinatorem pontificum, intrare sinistis magalia Saxonum? Nunc quoque

reducite eum ad thronum suae sublimitatis, donec ejus honori condignam

videlicet praeparamus susceptionem_.

[538] SIGBERT. GEMEL., a. 1001.

[539] PIER DAMIANI, che scrisse quasi novant’anni più tardi (_Vita

Romualdi_, Paris, 1664, I, 196): _Cui Tammus ex praecepto Regis

jusjurandum securitatis praestitit, et ita ille deceptus_. — Per lo

contrario, il GLABERO narra che Ottone cavallerescamente lo lasciò

andare al castello per prenderlo d’assalto, e contraddice così al

DAMIANI, suo più giovane contemporaneo. LANDULFUS SENIOR, II, c. 19:

_Crescentium ingenio, non armis cepit_. Prima di lui (intorno al 1085)

ARNULFUS, _Hist. Mediol._, c. 12, scriveva: _Pacto utrimque composito,

illius se tradidit potestati_. LEO OSTIENS., c. 18: _sacramento

deceptum cepit, et mox quasi reum majestatis capite obtruncavit_,

locchè attinse egli dal DAMIANI. BONIZO dice soltanto: _diu obsessum

cepit et capite truncavit_. ADEMARO, _Hist._, III, c. 31, ha invece

questa notizia: _captus est insidiis suae conjugis_. Vedasi quante

v’abbiano versioni della sorte toccata allo sventurato eroe della

libertà di Roma.

[540] THIETMARO DI MERSEBURG, come contemporaneo più prossimo (aveva

ventun anno quando cadde Crescenzio), narra (_Chron._ IV, c. 21

e _Annal. Saxo_ che copia da lui): _Tandem per machinamenta alte

constructa ascendit_ (Eccardo), _et eundem decollatum voce Imperatoria

per pedes laqueo suspendit cum aliis duodecim_. Il _Catal._ ECCARDI:

_captus et truncatus per pedes in Monte Malo suspensus est_. — La _Vita

Meinwerci_, c. X, p. 520, nel LEIBNITZ, _Script. Brunsw._, I, dice:

_cum duodecim suis_; gli _Annal. Quedl._ soltanto: _illumque captum

decollari, et e summo arcis praecipitatum in patibulo pedibus suspendi

jussit_. — La _Cronica di Lüneburg: Crescentius quam do to stride mit

deme Kaisere an dat Velt, unde Wart gevangen, und schendlike erhangen_

(ECCARD., I, XIX, 1338). — ARNOLFO di Milano vuole che fosse decapitato

nel campo di Nerone; LANDOLFO racconta che prima gli fossero mutilate

tutte le membra e strappati gli occhi. — La _Cronica Veneziana_ (del

tempo di Ottone III): _Crescentius veniam miserabili voce adclamantem

in summitate ut ab omnibus videretur decollaverunt, et projecto tellure

alii — simili poena in monte Gaudio imperiali decreto suspensi sunt_.

Il GLABERO narra che fosse trascinato entro la pelle di vacca, ecc.

[541] _Chronica Regia S. Pantaleonis_, del secolo decimosecondo:

_Crescentius ductus vero in montis illius planitiem, qua totam videre

posset urbem capite truncatur, idemque mons usque hodie ob triumphalem

tyrannidis praesumptorem a Teutonicis Mons Gaudii, a Romanis autem M.

Malus vocatur._ Io oso spiegare il nome di _Mons Gaudii_ dal giubilo

che provavano i pellegrini, vedendo per la prima volta Roma. Primo che

io sappia a chiamare _Malus_ il monte è BEN. DI SORATTE, c. 26; egli

ha notizia di una chiesa di san Clemente che ivi era. Da M. Malo venne

M. Mario. I Romani antichi davano al monte il nome di _clivus Cinnae_:

leggansi poi, nel quarto Epigramma di Marziale, i versi che descrivono

la veduta che di lassù si gode:

_Hinc septem dominos videre montes_

_Et totam licet aestimare Romam._

Di là prosegue la via Trionfale; e credo che ad essa si riferisca

un _Arcus Militorum_, col qual nome BEN. DI SORATTE appella un arco

trionfale, che probabilmente si elevava nel campo di Nerone: _a Prato

S. Petri, hubi dicitur arcus Militorum_ (c. 33).

[542] _Stephania autem uxor ejus traditur adulteranda Teutonibus_:

ARNULFUS, _Hist. Mediol._, c. 12. Giusta documenti Farfensi, la moglie

di Crescenzio si appellava _Theodora_ (_Reg. Farf._, n. DIIII, nel

FATTESCHI, ecc., p. 313). Però può darsi che si fosse sposato due

volte, oppure che la donna sua avesse due nomi. Ne era allora costume,

perlochè in documenti si trova: _Maroza quae et Atria vocatur; Maria

quae et Rogata; Panfila que Constantia vocatur_; Triberga che si

sottoscrive Stefania: similmente di uomini; _Johannes qui et Milo_;

_Johannes qui et Rustico_; ed esempî altri innumerevoli di questa

maniera.

[543] _Pro eo planctus magnus factus est_, dice ADEMARO, _Hist._, III,

c. 31.

[544]

_Vermis, homo, putredo, cinis, laquearia quaeris,_

_His aptandus eris sed brevibus gyaris._

_Qui tenuit totam feliciter ordine Romam_

_His latebris tegitur pauper et exiguus._

_Pulcher in aspectu dominus Crescentius et dux_

_Inclyta progenies quem peperit sobolem._

_Tempore sub cujus valuit Tyberinaque tellus_

_Jus ad Apostolici valde quieta stetit._

_Nam fortuna suos convertit lusibus annos_

_Et dedit extremum finis habere tetrum._

_Sorte sub hac quisquis vitae spiramina carpis_

_Da vel gemitum, te recolens socium._

Ancora a’ suoi dì il BARONIO lesse questo epitaffio in san Pancrazio,

e, per la prima volta, lo publicò, _Annal. Eccl._, a. 996. Il penultimo

distico dimostra che l’inscrizione appartenne all’eroe di tragica

sorte. Il quarto distico è difficile a intendere; sembra che il

Poeta, immascherando la frase, parli della signoria di Crescenzio,

e di Roma che torna in balìa di Gregorio V. La verità non osava

egli spiattellare, ma il _nam_ del quinto distico discende come una

conchiusione del suo celato pensiero. Ei vuol dire che Roma, governata

già da Crescenzio colla forza, ridivenne però città pontificia,

«avvegnaddio» la mutevole fortuna lo abbia precipitato. Il lettore avrà

notato il primo getto di rime leonine.

[545] Scrittura di Ottone, nel MABILL., _Annal. Ben._ IV, p. 117,

a. 998, dato ai _III. Kal Maji a. 998, quando Crescentius decollatus

suspensus fuit_.

[546] _Et ego rogavi illi tertium genus de alia medietate cum castello

Trabuco_, dice Ugo, _Destruct. Farf._, p. 541. Su questa notevole

controversia fra Farfa e il Conte vedasi il GALLETTI, _Dissertazione

sul sabinate Gabio_.

[547] Giovanni fu nel 988, e Crescenzio nel 994, _Comes_ e _Rector_

della Sabina (FATTESCHI, _Serie_, append.). È cosa notevole che tra

il 994 e il 999 non vi sia fatto più cenno di alcun _Comes_. Del 999

fullo Gerardo, uomo probabilmente parteggiante per l’Imperatore e per

il Papa, ma, nel 1002, Giovanni ricompare da _Comes_. Nell’anno 1003

eranlo Rainerio e Crescenzio.

[548] _Privilegium_ nel _Chron. Farf._, p. 479. _Act. Sabinis in Curte

S. Gethulii VIII Kal. Junii a. 996, eius Imp. Regni XIII Imperii quoque

I_.

[549] Il bibliotecario BETHMANN, tanto benemerito per l’edizione

dei _Mon. Germ._, ne li publicò con titolo di _Hugonis Opuscula_; e,

sotto nome di _Historiae Farfenses_, raccolse nel Tom. VIII parecchie

scritture concernenti Farfa. Ugo scrisse il suo _Liber Destructionis

Farf._, dopo l’anno 1000.

[550] _Electus quisque ab eadem Congregatione prius ejusdem Imperiali

patrocinio praesentatus gratis roboretur, et tunc a S. Pontefice

canonice consecretur. Dat. 8 Kal. Martii a. 998. Ind. XI ann. Ottonis

III Regnantis XV Imper. II Actum Romae feliciter in Dei nomine Amen_.

Questo _Praeceptum_ è nel _Chron. Farf._, p. 492.

[551] _Manibus suis eum comprehendit per cucullam et juxta se sedere

fecit, cui et dixit: Hodie non exies de isto placito nisi legem

feceris. Placitum_ significa l’atto del giudizio, e insieme la

decisione giudiziaria; processo parimente che sentenza: qui la frase,

assai frequente a quest’età, _legem facere_, vuol dire essere citato in

giudizio, o rispondere innanzi alla legge. Questo memorabile _Placitum_

trovasi nel _Chron. Farf._, p. 505, nel _Reg. Farf._, n. 459 e nel

GALLETTI, _del Prim._, XXI.

[552] La consueta frase giuridica è questa: _refutare ipsas ecclesias

domno abati_.

[553] _Arcarius Leo — tulit cultrum et signum s. crucis in ea_ (ossia

la _carta per quam litigabant_) _abscindendo per medium fecit, et

reliquit in manu Domni abbatis_. Il MURATORI si riporta, nella _Diss._

34, a questo notevole _Placitum_, per dimostrare quanti fossero i

documenti falsi che a quel tempo andavano in giro. Io rimetto il

lettore eziandio al _Dipl._ XXIV, nel GALLETTI, _Del Prim._, a. 999, in

cui l’Abate dei santi Cosma e Damiano in Transtevere cercava, col mezzo

di un falso diploma, di beccarsi dei possessi.

[554] La stessa controversia di Farfa si ripetè nell’a. 1010, e

parecchie volte ancora nel secolo undecimo. Farfa litigò anche nel

1068, per ragione delle castella di Arci e Tribuco. Una lite colla

chiesa dei santi Cosma e Damiano _in Mica aurea_ (nel Transtevere), per

ragione di santa Maria _in Minione_ presso Civitavecchia, durava ancora

nell’anno 1083, ossia da cento anni circa.

[555] _In Romano vero Imperio et in Romana usque hodie ecclesia

septem judices sunt palatini, qui Ordinarii vocantur, qui ordinant

Imperatorem, et cum Romanis clericis eligunt Papam — — Hi dextra

laevaque vallantes imperatorem, quodammodo cum illo videntur regnare,

sine quibus aliquid magnum non potest constituere imperator._ Noto

frammento, nel _Cod. Vat._ 2037. Io credo che questi _Palatini_ dessero

forma giuridica e ordinamento all’elezione pontificia.

[556] Traducemmo per «assessore» la parola tedesca «_Schöffe_» usata

nel testo originale: a rigore significherebbe «scabino», ma preferimmo

il primo vocabolo per non indurre confusione coll’istituto speciale

dei Franchi, cui l’Autore nel suo discorso si riferisce. D’altronde,

la dizione «assessore» rende abbastanza giustamente il senso, perocchè

il Vocabolario la spieghi significare: «propriamente giudice dato a’

magistrati per risolvere in giure.» (N. del T.)

[557] SAVIGNY, I, § 68 segg.; LEO, _Svolg. della costit. delle città

lomb._, p. 57; MURATORI, _Diss._ X. Secondo una legge di Carlo magno,

ad ogni Placito dovevano assistere sette scabini quali assessori; però

rade volte il numero era completo.

[558] Vedine i passi, tratti dal FANTUZZI, in CARLO HEGEL, I, 329, e

nel SAVIGNY, I, 372. Il BETHMANN-HOLLWEG (_Orig._ ecc., 193-200) dice

che fossero una specie intermedia fra gli assessori sentenzianti e i

magistrati giudicanti. A vece di _dativus_, dicevasi talvolta _datus_;

ad es.: _Adrianus datus judex. Laetus Dei gratia datus judex. Placit._

di Ottone III, a. 999. _Chron. Farf._, p. 501.

[559] Per lo meno, io trovo: _Benedictus Domini nutu dativus Judex S.

Palatii_, nel MARINI, n. 102, a. 961.

[560] Basta questo a dimostrare, di contra al SAVIGNY, I, 373, che

l’ufficio giudiziario del _Dativus_ poteva essere anche transitorio e

commesso. È altresì errore, che s’usasse il nome _praefectus_ con pari

significazione di _dativus_ (I, 374). _Dativus_ esprime l’ufficio di

giudice; gli addiettivi simili a questi: _consul et dativus, tribunus

et dativus, comes palatii et dativus_, nulla hanno a che fare col

_dativus_, ma sì unicamente colla dignità della persona. Il SAVIGNY,

I, § 113, non conosce, fuor dell’Esarcato e di Roma, altri _dativi_

che a Pavia e a Milla. Tuttavolta, da documenti si trovano: _dativi de

civitate Narniensi_, e _de civitate Hortana_ (_Cod. Farf. Sessor._, CC,

XVIII, n. 466, a. 1003), e _dativi_ di Tivoli (ibid., n. 453, a. 1003).

[561] Questo triplice elemento, che costituisce il tribunale romano, è

reso manifesto da un documento dei 28 di Luglio 966, dove è detto: _Cum

ordinariis judicibus et Johannes atque Guido dativi judices, nec non et

nobili viris, videlicet Gumpizo, Joh. de mitzina_ ed altri nobiluomini,

_qui adstant_. Qui i _dativi_ e i _nobiles viri_ corrispondono

manifestamente fra loro sì, come nell’ordinamento franco stanno in

rapporto gli _Scabini_ e i _boni homines_, segnatamente uomini liberi

che fanno da assessori. Il documento trovasi nel GIESEBRECHT, I, 822.

[562] _Et det ei in manum librum codicum et dicat: secundum hunc librum

judica Romam et Leonianam Orbemque universum; et det ei osculum et

dimittat eum._ Formula _qualiter judex constituendus sit_, nel _Cod.

Vat._ 4917 del secolo undecimo, di cui trovasi una copia nel _Cod.

Vat._ 1983, alla fine della _Storia_ di PAOLO DIACONO, e alla fine

della _Graphia_. L’OZANAM ha erroneamente trasportato questa formula

al periodo bizantino. Senza dubbio, qui abbiamo davanti a noi la nomina

di un _Judex_ al tempo di Ottone III. Si confronti con essa la formula

pontificia di tempo più tardo, _qualiter judex et scriniarius a Romano

Pontif. instituantur_, da CENCIO CAMERARIO, nel MURATORI, _Ant. II._,

I, 687.

[563] _Qualiter romanus fieri debet_, ultima e interrotta delle tre

formule: _Cod. Vat._ 4917, 1983, _Graphia_.

[564] _Judicum alii sunt palatini quos ordinarios vocamus; alii

consules distributi per judicatus: alii Pedanei a Consulibus creati_

(_i. e. nostri judices_, secondo la glossa del Cod. Vat. 2037), e

più oltre: _qui dicuntur consules judicatus regunt et reos legibus

puniunt et pro qualitate criminum in noxios dictant sententiam_.

Questo frammento, tratto dal Cod. Vat. 2037, fu edito dal MABILLON;

modernamente, completo, dal GIESEBRECHT, I, 825.

[565] Più sotto citerò ancora il Diploma.

[566] SAVIGNY, BLUME, TROYA, HEGEL, BETHMANN-HOLLWEG: l’HEGEL, I,

332, cui segue il GIESEBRECHT, I, 825, riferisce, in modo deciso, i

_Judicatus_ al territorio pontificio fuor di Roma, ma ciò in nessuna

maniera mi pare che riesca evidente. Il BUNSEN, I, 223, al pari del

SAVIGNY, dice che il passo si riferisce alla città di Roma. Perchè mai

questi istituti non dovevano affarsi per Roma, parimente come per il

territorio pontificio? — Noto altresì di volo che il titolo di _Consul_

è assai frequente in documenti del secolo decimo.

[567] Vedasi il notevole Diploma pontificio dell’anno 1018, nel MARINI,

n. 42, dato al Vescovo di Porto: _quicumque vero presumptor sive Dux,

sive Comes, vel Vicecomes, aut cubicularius, vel a [=nra] [=Aplica]

sede Missus, aut qualiscumque interveniens Potestas_ (il «podestà» dei

tempi futuri) _qua de ipsa civitate Portuense dominatum tenuerit_ etc.

Porto era retto da un _Comes_, ma un Gastaldo, in qualità di prevosto

pontificio, curava la percezione delle imposte; perciò lo stesso

Diploma dà a Porto nome di _Castaldatus_: così, in tanta vicinanza di

Roma, compaiono titoli di magistrature longobarde. Nel frammento _quot

sunt genera judicum_ l’officio del _Comes_ è denotato manifestamente

come qualche cosa di non romano: _comes enim illiteratus ac barbarus_.

Tivoli, Segni stavano sotto a Conti (MURAT., _Ant._, V, 379; V, 773),

od anche a Gastaldi (MARINI, _Annot._, n. 31, p. 232); Tusculum, Alife,

Orta, Terracina, Traetto sotto a Conti; e Conti sono conosciuti nella

Campagna. Per lo contrario, Albano era retta da un _Dux_ (MUR., _Ant._,

V, 774).

[568] Il SAVIGNY, I, § 115, afferma erroneamente che, dopo il secolo

decimo, Tribuni non compaiano più nei documenti. Trovansene a Orta, a

Sutri, a Camerino. _Ego Adalgisus tribunus tabellio civitatis Sutrine_,

a. 948: GALLETTI, _Msr. Vatican._ 8048, p. 8; _Cod. Farf. Sessor._

CCXVIII, n. 461, a. 1004; n. 446, a. 1005; _Cod._ CCXII, p. 154, ancor

perfino nell’a. 1068. _Leo Tribunus et dativ. jud. et Tabellarius

civ. Hortanae. Petrus tribun. et dativ. testis. Leo trib. testis.

Beringerius tribun. et Dei gr. jud. et tabellar. civ. Hortanae._

Corrisponde al _consul et dativus judex_ di Roma, laonde quei Tribuni

non erano più i militari. È cosa abbastanza degna di nota che questo

antico titolo romano si trovi ancora nel secolo undecimo nel territorio

Tusco e in quello Spoletino, fra i Longobardi. In Roma, a quest’età,

non lo trovo che nella guardia Imperiale.

[569] Oscure ne sono le notizie; neppure una di esse dice che egli

dimorasse nel palazzo dei Cesari. _Gesta Ep. Camerac._, I, c. 114: _in

antiquo Palatio, quod est in monte Aventino, versabatur_, e l’Aventino

è apertamente descritto come splendido quartiere. TANGMARO, _Vita

Bernwardi_, c. 19: _Otto festinans a palatio fere duo miliaria ad S.

Petrum_; distanza che combina con quella dall’Aventino.

[570] Nel _Regest. Farf._, n. 470, è così nominato (a. 999) Alberico,

figlio di Gregorio (_qui de Tusculana_), e questi compare in officio

di _praefectus navalis_, Gregorio Miccino in quello di _vestararius S.

Palatii_. In un Diploma di Classe, a. 1001 (MITTARELLI, _App._ 66, p.

161), si parla di un _Logotheta S. Palatii_.

[571] Vedi la _Graphia_, che in pari tempo lo fa _Dictator

Tusculanensis_: devesi però procedere cautamente nell’usare di essa.

_Regest. Farf._, n. 470: _Gerardo gratia Dei inclito comite, atque

Imperialis Militiae Magistro_.

[572] _Ann._ 983, _Sergius com. Palat._ (MUR., _Ant._, I, 379); quegli

stesso nell’a. 998 (MARINI, n. 106, p. 166); a. 1001, _Petrus S. Pal.

Lateran. comes_ (MITTARELLI, _App._, n. 66, p. 161). Il PAPENCORDT, p.

147, paragona opportunamente il Conte palatino al _Superista_. Soltanto

scarsamente dice del suo officio la _Diss._ VII del MURATORI.

[573] _Libell. de Imp. Potest._ (p. 770): _Erant denique monasteria in

Sabinis — seu cetera fiscalia patrimonia intra Romanos fines ad usum

imperialem_. Nel Dipl. di Corrado II, a. 1027, dato per Farfa (_Reg.

Farf._, 707) è detto: _Quidquid de praedicti monast. possessionibus

fiscus noster sperare potuerit_. Sotto ai Longobardi il fisco era

appellato _curtis regia_; presso ai Carolingi, _palatium_, quindi,

fin da dopo di Lodovico II, fu talvolta chiamata _camera_. Già sul

principio del secolo undecimo trovasi detto _camera nostra_, per

denotare il fisco pontificio; fin dal tempo di Ottone I lo si dice

a significare quello imperiale: _Privileg._ per Subiaco, a. 967;

_medietatem in praedicto monasterio, et mediet. Kamere nostrae_.

[574] _Omnes res nostras, quas justo ac legali tenore acquisivimus, tam

infra urbem Romam, quam extra — Chron. Casaur._, p. 811; MURAT., II,

2. Il PAPENCORDT, ecc., p. 143, 144, ne conchiude che poveri erano i

dominî imperiali, i quali andavano perduti per causa di tali donazioni.

[575] Lo ricavo dal _Libellus de Imp. Pot._

[576] Intorno al _fotrum_ o _foderum_ (_fourrage_, foraggio) vedi

il MURATORI, _Ant._, II, I, _Dissert._ XIX, 64. La _Vita Mathildis

Reginae_, c. 21, dice di Ottone I: _Et totus populus Roman. se sponte

subjugavit ipsius dominatui, et sibi solvebant tributa, et post illum

ceteris suis posteris_. ECCARDO, _Chron._, dice all’anno 1073: _Anno

Colonien. Episc. et Hermannus Bambergensis Romam missi sunt pecuniam

quae regi debebatur congregandi gratiam_.

[577] _Pontaticum, pedagium, portaticum, escaticum, terraticum,

glandaticum, herbaticum, casaticum, plateaticum, ripaticum,

palifictura, navalia telonia, testaticum_, ecc.: _Diss._ XIX del

MURATORI. La _pensio_ di fondi affittati importava complessivamente

dieci sole libbre in contanti ad ogni anno: si noti in pari tempo

la frase _ut persolvat pensionem in nostro palatio_, che è usata nel

Diploma dato da Giovanni XIII per Preneste.

[578] _Lib. diurn._, c. 6, tit. 20, parla di _actionaria de diversis

portis hujus Romanae urbis_. L’editore, con buon fondamento, dice che

questa formula (_securitas_) data dal secolo nono, oppure dal decimo.

A ponte Molle si pagava tributo; MARINI, n. 28: _pontem Molvium in

integrum cum omni ejus ingressu et egressu et datione et tributu_, che

Agapito II, a. 955, donava al convento di san Silvestro _in capite_.

[579] Vedi nel MARINI, n. 42, il Diploma di Benedetto VIII per

Porto, a. 1018. Il Papa conferma al Vescovo _omnes res et facultates,

mobiles et immobiles de illis hominibus qui sine herede et intestati

ac subito praeoccupati juditio mortui fuerint_, e precisamente nella

periferia di tutto Porto, del Transtevere, e dell’isola Tiberina (p.

67). Il Gastaldato di Porto dipendeva precisamente _ex jure Palatii

Lateranensis_, ed era adesso ceduto integralmente al Vescovo, con tutti

i redditi del porto e coi tributi delle navi.

[580] UGHELLI, II, 353 e LABBÉ XI, 1011, _dat. 4 Kal. Maji_ nell’anno

secondo di Gregorio. _Donamus tibi, tuaeque ecclesiae districtum

Ravennatis urbis, ripam in integrum, monetam, teloneum, mercatum, muros

et omnes portas civitatis_.

[581] Questo documento Lateranense trovai io nel Tom. II dei

_Collectan. Vatican._ del GALLETTI, n. 8043 (senza numerazione di

pagina). Esso completa la _Storia di Velletri_ del BORGIA, il quale

dell’intiero secolo decimo non riferisce che il solo Diploma di

Demetrius Meliosi. È dato agli 8 Aprile, _a. III Benedicti VII Ind. VI.

Locatio et conductio — unum castrum sine aliquo tenimento quod dicitur

vetus positum subtus strata — tali quidam condicione ut guerram et

pacem faciat ad mandatum s. pontif. et praed. Abbatis et successoribus

ipsius et ut ipsum castrum ad majorem cultum perducere debeat. — —

Porta que est a parte monasterii semper erit in potestate ecclesie

et ut predictum jus eccl. non pereat ipse abbas vel successor ejus

habebunt suo tempore consules vel vicecomes qui mittent bandum supra

predictis rebus — — bandum sanguinis et forfacture et offensionis

strate et proibitiones litium et exercitus conducere et omnia alia

ipse pred. Crescentius filii et nepotes ejus — possidere — debent_.

Sottoscrivono l’Abate, cinque preti e monaci, e cinque _nobiles viri:

Pandolfus Corvinus nobil. vir. Adtinolfus nob. vir. Birardus Corvinus

nob. vir. Bonus Coranus_ (di Cori) _nob. vir. Amatus comes Signie_. —

Nel BORGIA, p. 158, trovasi il Diploma degno di nota, in cui, a. 946,

il Vescovo di Velletri concede a Demetrio figlio di Melioso, _consul et

dux_, una montagna e la pianura circostante, per fondarvi un castello.

Il canone consisteva, fra altro, nella prestazione di un quarto del

prodotto del vino, e di un capo di bestiame su ogni dieci.

[582] Silvestro II, nella sua lettera di feudo (_praeceptionis

pagina_), lamenta: _R. Eccl. pontifices, nomine pensionis per certas

indictiones haec et alia nonnulla attribuisse nonnullis indefferenter

constat, cum lucris operam darent et sub parvissimo censu maximas

res ecclesiae perderent_ (JAFFÉ, _Reg._ p. 346). Poichè egli dice:

_concedimus sub nomine beneficii, et stipendia militaria sunt_, ne

viene che costituivasi un feudo formale. Dauferio discendeva dai Duchi

di Gaeta; nel 941 un Dauferio e suo figlio Lando ottenevano, con data

da Gaeta, investitura di Traetto (FEDERICI, p. 44).

[583] Di ciò sono fonti di dubbia fede, la _Vita S. Nili_, c. 91, e la

_Vita S. Romualdi_, c. 25, scritte da PETRUS DAMIANI.

[584] Eἶτα τὸν στέφανον κλίνας ἔν ταῖς χερσὶ τοῦ ἁγίου, καὶ εὐλογηθεὶς,

παρ’ αὐτοῦ σὺν πᾶσι τοῖς μετ’ αὐτὸν ἐπορεύετο τὴν διόν: _Vita S. Nili_,

c. 93. Tuttavolta, dice il Biografo, non iscampò egli al giudizio di

Dio, ma fu cacciato di Roma, e morì mentre volgeva in fuga. Santo Nilo

venne effettivamente, nel 1002, a Roma, e fondò il convento basiliano

di Grotta Ferrata, presso Frascati. Ivi il Domenichino dipinse

l’incontro dell’Imperatore e del frate a Gaeta.

[585] La _Vita Meinwerci, Ep._ c. 7 (scritta intorno al 1155) dice:

_Gregorius — post discessum ejus a Romanis expulsus, ac deinde veneno

peremtus — 4 Id. Martii moritur_. La _Vita S. Nili_, c. 91, sembra

accennare ad una seconda cacciata, pur sempre possibile: anch’essa

parla di morte violenta (ῷσπερ τις τύραννος βιαίως τῶν ἔνθεν ἀπήγετο),

ed annuncia che il cadavere di Gregorio era sfigurato di sembianza.

L’epitaffio pone a data della sua morte il giorno 18 di Febbraio;

THIETMAR., IV, c. 27, il dì 4 di quel mese. Vedi i miei _Sepolcri dei

Pontefici romani_, e il disegno del sarcofago in DIONYSIUS, XLVI.

[586] Mi giovo di DAMIANUS, _Vita S. Romualdi_ e degli _Annal.

Camald._, Tom. I. L’ordine romito di Camaldoli venera in Romualdo il

proprio fondatore, e questo frate strano dev’essere morto nel 1027, a’

suoi centoventi anni di età. La persona di lui e quella di santo Nilo,

sono caratteristiche del secolo decimo, età in cui i martiri ebbero il

loro periodo di rinascimento.

[587] Il BARON., a. 999, lo chiama _hominem alioquin astutum, et in

gratiam se Principum insinuandi maximum artificem, tanta sede (ut

libere fatear) indignissimum_. Le sue astuzie, la sua indole hanno

macchiato «il negromante» di onta immeritata; e già l’_Annal. Saxo_

dice, doversi egli a buon dritto cancellare dal novero dei Papi.

Financo HERM. CONTRAC. (a. 1000) lo appella: _seculari litteraturae

nimium deditus_. È noto il verso in cui questo Scrittore dice di Reims,

di Ravenna e di Roma: _Scandit ab R. Gerbertus ad R., post papa viget

R._

[588] _Decretum de rescindendis injustis rerum ecclesiar. alienation._

(_Reg. Farf._, n. 244, 20 Sett. 998): _Otto Dei gratia Romanor._

IMP. AUG. COS. S. P. Q. R. _Archiepiscopis, Abbatibus, Marchionibus,

Comitibus et cunctis Judicibus in Hitaliam constitutis_. Così trovo

scritto nel Codice originale di Farfa, ma non ne spiego _Consulibus_,

come vorrebbe il GIESEBRECHT, il quale crede che Ottone avesse posto

dei Consoli a capo di un Senato nuovamente costituito; reputo invece

leggervi _Consul Senatus Populique Romani_. Il COS. è scritto a grandi

caratteri, come IMP. AUG.; a caratteri assai più minuti sono scritte le

lettere S. P. Q. R.

[589] THIETMAR., _Chron._, IV, 29. _Annal. Saxo_, a. 1000.

[590] _Ep._ 153: _volumus vos Saxonicam rusticitatem abhorrere, sed

Graeciscam nostram subtilitatem — provocare_; e la risposta, _Ep._ 154:

_ubi nescio quid divinum exprimitur, cum homo genere Graecus, Imperio

Romanus, quasi hereditario jure thesauros sibi Grecae ac Romanae

repetit sapientiae_. E la _Praefat. ad Otton. Imp. in locum Porphyrii a

se illustratum_ (MABILLON, _Vet. Annal._, I, 122): _Ne sacrum palatium

torpuisse putet Italia, et ne se solam jactet Graecia_.

[591] Così, sotto al Placito di Pavia dei 14 Ottobre 1001: _Sigefredus

Judex Palatii_ ΣΥΓΗΦΡΗΔΟΥΣ, e _Waltari_ ΟΥΑΑΘΑΡΥ (MURAT., _Ant.

Estens._, I, 126). Nel 1002, il Prefetto della Città sottoscrive un

documento giudiziario: ΣΤΕΦΑΝΟ ΗΡΕΦΕΝΤΥΟΣ ΟΥΡΒΗ ΡΟ: ΜΕ; più sotto, con

semplicità e con miglior criterio: _Benedictus nobili viro. Balduinus

nobili viro: Msr. Vatican._ 8043 del GALLETTI. Meno sorprende trovare

a Napoli in questa età di cotali sottoscrizioni greche; vedansi i molti

documenti del secolo decimo nei _Monum. Regii Neapolitani Archivii_.

[592] _Graphia aureae Urb. Rom._ La leggenda _Roma caput mundi_, frase

abituale di quel tempo, è iscritta più tardi sulle monete del Senato

romano. Sopra un suggello di piombo di Ottone III vedesi Roma figurata

in forma di donna velata che porta scudo e lancia; attorno è scritto:

_Renovatio Imper. Romani_ (MURAT., _Ant._, V, 556). La corona di ferro

è la lombarda; manca quella d’argento di Aquisgrana; la terza d’oro è

la imperiale. Su queste tre corone vedasi il SIGONIO, _de Regno_, VII,

288.

[593] L’OZANAM compendia inoltre CONST. PORPHYROG., I, app.: _Ingressus

Justiniani in urbem Constantin._: ὐπήντησαν δομεστικοί, πρωτίκτορες,

αἱ ἐπτὰ σχολαὶ, καὶ μετ’ αὐτοῦς τριβοῦνοι, καὶ κόμητες, πάντες μετὰ

λευκῶν χλανιδίων. Dal passo: _hebraice, graece, et latine fausta

acclamantibus_, rilevo che gli Ebrei di Roma continuavano a formare una

loro Scuola.

[594] _Reg. Farf._, n. 470. Documento relativo alla _Cella Minionis_,

del 16 Dicembre 999: _Gerardo [=gra] dei inclito comite atque imperiali

militiae magistro; Gregorio excellent. viro qui de tusculana atque

praefecto navali; Gregorio viro clar. qui miccinus atque vestarario

sacri palatii; Alberico filio gregorii atque imperialis Palatii

magistro_.

[595] Al FANTUZZI, II, 27 (dove nell’anno 967 si nomina un _dux Joh.

consul et patritius_) si aggiunga ancora la notevole carta romana

di donazione dell’anno 975 (MITTARELLI, I, ap. 41, p. 97), in cui si

sottoscrive: _Benedictus patritius a Stephanus rogatus scripsi_.

[596] Nota formula: _Qualiter patricius sit faciendus_.

[597] Ziazo non è nome romano; sembra piuttosto essere volgarizzamento

italiano di un nome germanico: infatti, Azzo non è che il nome tedesco

Alberto.

[598] _Reg. Farf._, 619. GALLETTI, _del Prim._, XXVI. Placito dell’anno

1003. Primo si sottoscrive _Joh. Domini gratia Romanor. patricius_, e,

soltanto dopo di lui: _Cresc. Dom. gr. Urbis prefectus_.

[599] _Sermo Gerberti de informatione Episcoporum_, nel MABILLON, _Vet.

Analecta_, II, 217. Si preconizza omai il tempo di Gregorio VII.

[600] _Romam caput mundi profitemur_: nel DUCHESNE, II, 73, dove il

Diploma erroneamente ha nome di _Decretum Electionis Silvestri II_.

Il PAGI e parecchi eruditi moderni ne contendono la autenticità; il

MURATORI, il PERTZ, il GIESEBRECHT (I, 692, 800), il GFRÖRER (_St.

eccl._, III, III, 1570) la ammettono. Le teorie del Diploma concordano

col _Libell. de Imp. Potest._; dello sperpero delle regalie fatto dai

Papi, parla anche Silvestro nel Diploma feudale dato per Terracina; per

tono e per colorito il documento appartiene perfettamente a quel tempo.

Della donazione degli otto comitati, _vestrum ob amorem_, Ottone fa

menzione anche nella _Epist. Gerber._, 158. Fino allora, quelle città

erano state rette da Ugo di Tuscia, insieme a Spoleto e a Camerino.

Del paro che queste, la Romagna apparteneva all’Impero. A cagione del

tempo, desta meraviglia udire dalla bocca di Ottone pronunciarsi la

grave accusa di falso contro alla donazione di Costantino; però la cosa

non è impossibile.

[601] GERBERTI _Ep._ 28: _Ex persona Hierusalem devastatae, universali

ecclesiae. Enitere ergo miles Christi, esto signifer et compugnator, et

quod armis nequis, consilii et opum auxilio subveni_.

[602] La corona, di cui si cinse Stefano I nell’anno 1001, è quella

stessa rapita e nascosta dai Republicani ungheresi dell’anno 1848, poi

discoperta col pregio di un tesoro. Il Diploma di Silvestro a Stefano

trovasi nel CALLES, _Annal. Austriae_, V, 299.

[603] Il Diploma dato da Ottone III a favore di questo chiostro è

raccolto dal NERINI nell’appendice; manca di data, ma non si può

dubitare della sua autenticità. Sul manto della coronazione, ibid., p.

147. Alle sue frange erano appese trecento cinquantacinque campanelli

d’oro, in forma di melogranati, come nel manto del sommo sacerdote

israelita; vi si vedeva figurato uno zodiaco d’oro, scintillante di

gemme e di perle. Vedi la _Graphia_.

[604] Sono del primo di Novembre dell’anno 1000, per Vercelli: _actum

Romae in Palatio Monasterio_ (_Mon. Hist. Patriae_, I, 338, 339). Deesi

rigettare la nota lezione _in Palatio Montis_. Come dianzi usavasi

dire: _in Palatio s. Petri_, oppure _apud S. P._, qui intendevasi: _in

Pal. Monasterii_, ma barbaricamente si scriveva: _Palatio Monasterio_.

[605] _In Aventino monte, qui prae ceteris illius urbis montibus aedes

decoras habet, et suae positionis culmen tollens aestivos fervores

aurarum algore tolerabiles reddit, et habilem in se habitationem facit:

Vita S. Odilonis_ (_Acta S. Bened._, VIII, I, 698).

[606] Vedi il celebre Diploma dei 7 Maggio 999, in cui dona a Leone,

vescovo di Vercelli, questa città e il suo comitato _cum omni publica

potestate in perpetuum, ut libere et secure permanente Dei ecclesia,

prosperetur nostrum imp., triumphet corona nostrae militiae, propagetur

potentia populi Romani et restituatur respublica: Hist. Patr. Mon._,

I, CXCIII, 325. Un Diploma di Ottone III, per santa Maria in Pomposa,

a. 1001, _Ravenna V Kal. Dec., Ind. XV_, incomincia: _in nom. s. et

individuae Trinitatis Otto III servus Apostolorum_ (FEDERICI, I, 148),

parimente che la sopraddetta scrittura di donazione data a Silvestro. —

_Otto III servus Jesu Christi_, nel WILMANS, p. 138.

[607] _Quandam speluncam juxta s. Clem. eccl. clam cunctis intraverunt

— quatuordecim dies latuerunt: Vita Burcardi_, c. 3. Un Diploma di

Ottone è dato ai _3 Id. Aug. 999 actum Sublaci in S. Benedicto_:

MURAT., _Ant._, V, 625.

[608] _Privileg._ per Farfa, dato ai _5 Non. Octobr._ (999). _Qualiter

nos quadam die Romam exeuntes pro restituenda Republica_ (MABILL.,

_Annal. Ben._, IV, 694, App.). Nell’_Ep. Gerb._ 158, Ottone chiama Ugo

espressamente: _nostrum legatum_.

[609] _Ep. Gerb._ 158.

[610] Dell’apertura della tomba di Carlo narra il _Chron. Novalicense_,

III, c. 33. Ottone vestì il morto di un bianco manto, gli fe’ rimettere

in oro la punta del naso, e si prese come amuleto un dente ed una

croce. Ma il morto comparve a Ottone in sogno, e gli vaticinò, irato,

che presto morrebbe.

[611] Lettera di Gerberto nell’HÖFLER, I, Suppl. XV: _sed que nobis

apud ortam inter sacra missarum solempnia pervenerunt, non leviter

accipienda censet_. L’HOCK, c. 11, frantende al tutto la lettera. Si

tratta di una ribellione in Orta, ed il Papa esorta l’Imperatore di

volere per amor suo ripristinargli la soggezione della Sabina: _que

nostri juris in sabino_ etc.

[612] LEONE DI OSTIA, II, c. 24. MARTINO POL. ed alcuni Cataloghi di

Papi narrano, che Ottone II avesse portato a Roma il cadavere di san

Bartolomeo. RICOBALDO, _Hist. Imp._, dice che questo era destinato

ad andare in Germania, ma che rimase in Roma, perocchè morisse

l’Imperatore. Tuttavolta OTTONE DI FRISINGA racconta che Ottone III

avesse conquistato Benevento, e in realtà avesse portato a Roma la

salma di san Bartolomeo. Benedetto XIII mise termine alla controversia

fra le due città, riconoscendo a favore di Benevento il possedimento

effettivo dell’incerto cadavere. Per la prima volta nell’anno 1027

viene fatta menzione dell’_Eccl. s. Adelberti et Paulini in Insula

Licaonia_: MARINI, n. 40, p. 77; indi nell’anno 1049, ibid., p. 85.

[613]

_Tertius istorum Rex transtulit Otto Piorum_

_Corpora queis domus haec sic redimita viget._

_Quae domus ista gerit si pignora noscere quaerit,_

_Corpora Paulini sint, credas, Bartholomaei._

[614] La _Graphia_: _In insula templum Jovis et Aesculapii, et corpus

s. Bartholomei apostoli._

[615] Prima traccia ne trovo nel _Cod. Sublac. Sessor._ CCXVII, p. 29.

_Judicatum de Turre una in Tiboris_ (a. 911): si noti in qual modo nomi

italiani derivarono da’ genitivi latini. Un _Comes Adrianus_ sedeva

colà da giudice.

[616] Ne fece investigazione ANTONIO DEL RÈ, giureconsulto di Tivoli

(_Thesaur. Graevii_, VIII, dove evvi anche l’_Historia Tiburtina_ di F.

MARTIUS).

[617] I primi escavi nella villa di Adriano datano da Alessandro VI e

da Leone X: perciò un oblio di undici secoli, per lo meno, ricoperse

quelle belle opere d’arte.

[618] Questo Diploma, del quarto anno di Benedetto VII (978), uno dei

più completi del secolo decimo (MARINI, _Papiri_, p. 226), descrive

l’estensione del Vescovato di Tivoli. Vedasi anche a pag. 316 un

istromento del 945, in cui sono registrati i _Fundi_ della Chiesa di

Tivoli e i suoi fittavoli: questi sono _Duces_ oppure _Comites_, uomini

romani ed eziandio longobardi e franchi, quali Annualdo, Gundiperto,

Wassari conti, Grimo duce, Teudemaro gastaldo. — In una donazione dei

14 Giugno 1003 (_Cod. Sessor._ CCXVIII, n. 453), si parla del castello

antico di Tivoli, _civitas vetus, quae vocatur Albula non longe a

civitate Tyburtina_, e del _Vicus Patritius_, dell’_Amphiteatrum_ ecc.

[619] _Et nulli comiti, aut Castaldio, aut alicui homini, qui ibidem

publicas functiones fecerint liceat tuae Eccl. servos aut ancillas,

sive liberos homines — ad placitum vel guadiam sive aliqua districtione

provocare: Dipl._, a. 978.

[620] TANGMAR (_Vita Bernwardi_, c. 23) ne fu testimone di veduta.

DAMIAN., _Vita S. Romualdi_, c. 23, attribuisce la intromissione a

Romualdo.

[621] In questa maniera devonsi concepire questi avvenimenti, seguendo

la narrazione di TANGMARO, dell’_Annal. Saxo_, e dei _Gesta Episcop.

Camerac._, I, c. 114.

[622] Spettatore fu TANGMARO, e udì il discorso (c. 25). I _Gesta Ep.

Camer._ confermano la condanna che Ottone pronunciava contro di sè

colla sua propria bocca, ed, oltre al sogno dell’Impero universale

romano, biasimano la dimestichezza troppo grande onde usava coi Romani:

similmente SIGBERTO, ann. 1002. L’_Annal. Saxo_ addita Gregorio (di

_Tusculum_) come capo della sollevazione. La _Vita S. Nili_, c. 82,

ne dipinge l’indole: _Gregorius — qui in tyrannide et iniquitate

notissimus erat, nimium autem prudens et ingenii acrimonia excellens_.

[623] _De porta cum paucis evasit_: THIETMAR, IV, 30. _Annal. Saxo_,

1001. _Gesta Ep. Camer._ E TANGMARO dice: _immensis civium lacrimis_,

locchè naturalmente è esagerato. _Otto imperator Roma expulsus est_,

dicono con semplicità gli _Annal. Coloniens._, a. 1001. E così la _Vita

S. Nili_, c. 92: στάσεως αὐτῷ γενομένης ὰνεχώρησε φεύγων. SIGBERTO,

A. 1002: _per industriam Heinrici — et Hugonis — simulato pacto vix

extractus, Roma decedit cum Sylvestro papa_.

[624] GIESEBRECHT, I, 801. Un Diploma di Ottone, al _Marchio Oldericus

Manfredi_, è dato ai 31 Luglio 1001, _actum paterne_ (_Mon. Histor.

Patr._, I, 346). I documenti dati di Paterno sono raccolti nello

STUMPF, II, 105.

[625] Ivi ei si trovava nel Novembre e nel Dicembre. L’animo di lui,

che era circondato di frati borbottoni, è bene dipinto nella frase:

_Otto tercius servus Apostolorum_, che è inserita in uno dei suoi

Diplomi, _dat. X Kal. 1001 Ravenna_ (MUR., _Ant._, V, 523).

[626] Del planctus ossia _Rhythmus de obitu Ottonis III_ (tratto da un

codice esistente a Monaco, che fu stampato dall’HÖFLER, _Papi ted._, I,

Suppl. XVI) riporto questi soli versi

_Plangat mundus, plangat Roma,_

_Lugeat ecclesia,_

_Sit nullum Romae canticum,_

_Ululet palatium._

_Sub Caesaris absentia_

_Sunt turbata saecula._

[627] Leggasi ciò che RATHERIUS di Verona dice del clero italiano nella

sua _Sinodica_, indiritta ai Vescovi della sua Diocesi: e vedasi il

Concilio di Trosle dell’anno 909 (LABBÉ, XI, 731).

[628] _Mon. Germ._, V, c. 28, p. 673. _Epistola Leonis Abbatis et

Legati ad Hugonem et Robertum reges, ibid._, p. 686: _Et quia vicarii

Petri et ejus discipuli nolunt habere magistrum Platonem, neque

Virgilium, neque Terentium, neque ceteros pecudes philosophorum,

qui volando superbe, ut avis aerem, et emergentes in profundum, ut

pisces mare, et ut pecora gradientes terram descripserunt, — — et ab

initio mundi non elegit deus oratores et pilosophos, sed illiteratos

et rusticos_: indi segue un acconcio richiamo degli «Scribi e dei

Farisei.» Per lo contrario, RATHERIUS: _Quo aptius possum, quam Romae

doceri? Quid enim de ecclesiasticis dogmatibus alicubi scitur, quod

Romae ignoretur_; ma lo dice, perchè allora egli aveva interesse di

adulare Roma: _Itiner. Ratherii Romam euntis_ (edit. Ballerini, p.

440).

[629] Gli scrittori di codici notavano qua e colà quello che aveva loro

costato il materiale da scrivere. Così, nei celebri Regesti farfensi,

sotto alla prima miniatura che rappresenta lo scrivano in atto di

offrire a Maria il suo codice, leggesi:

_Presbyteri Petri sunt haec primordia libri._

_Soldos namque deces pro cartis optulit ipse._

[630] _Ep._ GERBERTI 44. Gli è con grande attrattiva che si seguono le

tracce di Classici antichi, a procurarsi i quali, Cesare, Svetonio,

Omero, Boezio, Plinio, Cicerone _de republica_ (Ep. 87) usava

Gerberto gran sollecitudine. E quest’ultimo libro, che più tardi andò

perduto, ed il MAI discoperse in un palinsesto di Bobbio, forse aveva

appartenuto a Gerberto quando questi era stato colà abate. Con sentenza

bella e degna di uomo antico Gerberto dice: _causa tanti laboris

contemtus maleficae fortunae, quem contemtum nobis non parit sola

natura, sed elaborata doctrina: Ep._ 44.

[631] Nei documenti di quella età ho notato alcuni «grammatici». Leone

VIII era appellato _prudentissimus grammaticae artis imbutus_. Nel

MARINI (n. XXIV) compare, nell’anno 906, un _Johannes grammaticus_.

Nel _Chron. Farf._, (p. 462), intorno al 930, si parla di _Demetrius

grammaticus_; e il titolo era così prezioso, che un Imperatore

bizantino se lo ascriveva ad onore.

[632] ATTONIS _Ep. Capitulare_, nel D’ACHERY, _Spicilegium_, I, 400:

_Non oportet ministros altaris, vel quoslibet clericos spectaculis

aliquibus, quae aut in nuptiis, aut in scenis exhibentur, interesse,

sed antequam thymelici ingrediantur, surgere eos de convivio et abire

debere_; e (a c. 78, ibid., p. 410) parla di _spectacula theatrorum:

maxime quia S. Paschi octavarium die populi ad circum magis quam ad

ecclesias conveniunt_. Anche RATHERIUS conosce la parola _thymelici:

qui histriones quam sacerdotes, temelicos quam clericos — mimos,

carius amplectuntur quam monachos: Praeloquior._, V, 6, p. 143 (Edit.

Ballerini).

[633] Ai paragrafi _de Scena et orcistra; de offitiis scene_. La

_Graphia_ mescola il tempo presente e il preterito. _Histriones,

muliebri indumento amicti, gestus impudicarum et pudicarum feminarum

exprimebant, et saltando res gestas et historias demonstrabant._ Quando

parla di combattimenti di gladiatori, essa dà certo narrazione di

cose antiquate, ma deve credersi a qualche cosa di veramente attuale

allorchè dice: _Comedi vanorum acta dictis aut gestis cantant, et

virginum mores et meretricum in suis fabulis exprimunt. Thomelici

in organis et liris exprimunt ad citharas. Thomelici stantes vero in

orcistra, cantant super pulpitum quod temela vocatur._

[634] _Usus Francisca, Vulgari, et voce Latina. Francisca_ significa

franca, ossia tedesca: _à cette époque Francia ne veut plus dire France

— Quand l’Empire est transporté en Allemagne, la dénomination de France

recule avec lui et repasse le Rhin_: AMPÈRE, _Hist. littéraire de la

France_, III, 301. — Da Diplomi del secolo decimo puossi ricavare un

glossario dell’idioma volgare: sono già stabiliti articoli e desinenze

italiane. Nei Diplomi romani non v’hanno frasi così decisamente volgari

come nei Diplomi corsi (MITTARELLI, I, app.) o in quelli sardi ch’io

lessi a Monte Cassino. Colà vidi anche il celebre documento del secolo

decimo, che contiene frasi perfettamente italiane: alcuni testimonî

nella loro favella dichiarano: «Sao che chelle terre per chelle fini ki

che contene trenta anni le possete parte Sancti Benedicti (nel TOSTI,

_Storia di M. Cass._, I, 221)». Alcune desinenze allora abituali, tali

come in bandora, arcora, fundora, censora, casora, ramore, domora, non

si sono conservate nel linguaggio dell’Italia superiore; tuttavia DANTE

e il VILLANI hanno ancora di quelle forme.

[635] Per una sgrammaticatura, cui era incorso nell’uso del caso

Gunzone grammatico di Novara, fu sbeffeggiato dai monaci di San Gallo,

ed egli così si scusò: _falso putavit S. Galli monachus me remotum

a scientia grammaticae artis, licet aliquando retarder usu nostrae

vulgaris linguae, quae latinitati vicina est_: WATTENBACH, _Fonti stor.

di Germ._ p. 162.

[636] Al principio del secolo decimo appartengono gli scritti

polemici dei Formosiani, del così appellato Ausilio e di Vulgario,

più importanti come documenti della storia pontificia di quella età,

anzichè della letteratura. Il DÜMMLER, l. c., ha stampato alcuni

poemi ammanierati di Vulgario. Anche in queste scritture si rivela

l’influenza continua della letteratura classica.

[637]

_Desine: nunc etiam nullus tua carmina curat;_

_Haec faciunt urbi, haec quoque rure viri._

Se di ciò si lagnava un poeta al principio del secolo decimo, che non

dovranno dire i poeti dell’anno di grazia 1860?

[638] GERBERTI _Ep._ 148: _Difficillimi operis incepimus Sphaeram,

quae et torno jam expositam et artificiose equino corio obvoluta

cum orizonte ac diversa coelorum pulchritudine insignitam...._: così

scrive egli a frate Remigio di Treviri. Come si faccia a comporre una

sfera, lo dice a frate Costantino (MABILLON, _Vet. Annal._ II, 212);

e la descrizione delle sfere di Gerberto trovasi nel RICHER, _Hist._,

III, c. 50, segg. — Sull’operosità letteraria di Gerberto vedasi

la _Histoire Littéraire de la France_, VI sulla fine, e l’OLLERIS,

_Oeuvres de Gerbert pape sous le nom de Sylvestre II_, Paris, 1867.

[639]

_Roma potens, dum jura sua dederat in orbe,_

_Tu pater et patriae lumen Severine Boethi_

_Consulis officio rerum disponis habenas,_

_Infundis lumen studiis, et cedere nescis_

_Graecorum ingeniis; sed mens divina coercet_

_Imperium mundi. Gladio bacchante Gothorum_

_Libertas Romana perit. Tu Consul et exsul_

_Insignes titulos praeclara morte relinquis._

_Nunc decus Imperii, summas qui praegravat artes,_

_Tertius Otho sua dignum te judicat aula._

_Aeternumque tui statuit monumenta laboris,_

_Et bene promeritum, meritis exornat honestis._

_Praefat. de Cons. Phil. Amsterd. 1668._

[640] Con poco fondamento reputa il Pertz, che Benedetto sia l’autore

del _Libellus de Imp. Potest. in urbe Roma_ (_Mon. Germ._, V, 719-722).

Eccellenti sono gli argomenti che vi oppone il WILLMANS, _Ann._, II, 2,

pag. 238.

[641] Io mi sono riferito a questi Cataloghi dei Papi, che l’ECCARDO,

il MURATORI e il VIGNOLI hanno edito in parte, e che si trovano in

molti manoscritti. Con Giovanni XII e fino a Gregorio VII ricominciano

notizie alquanto più copiose. V. il GIESEBRECHT, _Giorn. mens.

univers._, Aprile, 1852.

[642] _Vita S. Adalberti Ep._, e BRUNONIS _Vita S. Adalberti_, nel tom.

VI dei _Mon. Germ._

[643] Nel Tom. IV degli _Analecti_. Ottimamente fu edito dall’HAENEL

nell’_Archiv. di Filosof. e Pedag._ dei SEEBODE e JAHN, V, 125; quindi

dall’HÖFLER, _Papi ted._, I, 320. Ho già citato una piccola scrittura

del tempo di Alcuino, che tratta delle chiese di Roma.

[644] All’ANONIMO DI EINSIEDELN succedette per primo, al tempo di

Martino V, la _Collezione delle Iscrizioni_ di NICOLA SIGNORILI,

segretario del Senato romano; il suo codice fu scoperto dal DE ROSSI.

Vedi la scrittura di quest’ultimo intitolata: _Le prime raccolte

d’antiche Iscrizioni compilate in Roma tra il fine del secolo XIV e

il cominciare del XV_ (Roma, 1852). All’ANONIMO noi siamo debitori

di molte illustrazioni, ad esempio, sugli avanzi dei tre templi del

Campidoglio, sulla inscrizione della base del _Caballus Constantini_,

su quella dell’arco trionfale di Graziano, di Valentiniano e di

Teodosio, ecc.

[645] _Palatium Pilati. Sca. Maria major_; forse gli avanzi del Macello

di Livia presso a santa Maria Maggiore, le cui rovine hanno fatto colà

alzare di tanto il suolo. Consideri il lettore quanto di buon’ora il

popolo desse figura a Pilato; oggidì è nota la Casa Pilati presso a

ponte Rotto. — _Palatius neronis, aecclesia s. Petri ad vincula._ Sono

questi i resti dell’aurea casa di Nerone, ovvero le terme di Tito.

[646] _Sunt simul turres 383, propugnacula 7020, posternae 6_ (ossiano

_posterulae_, porte), _necessariae 106_ (piccole porte di sortita),

_fenestrae majores forinsecus 2066_.

[647] Più tardi, nel medio evo, v’ebbero piani topografici di Roma,

come quello che publicò l’HÖFLER, traendolo dal _Cod. Vat._ 1960, dove

si contengono anche topografie di Antiochia e di Gerusalemme. Il DE

ROSSI afferma risolutamente, che l’ANONIMO DI EINSIEDELN appartenne

alla scuola di Alcuino, e sostiene addirittura che le sue notizie copiò

da un piano topografico. Se la sia così, quest’opera almeno dovrebbe

avere avuto origine romana.

[648] Alessandro morì nell’anno 915. ANON. SALERN., c. 133: _Nam

septuaginta statuae, quae olim Romani in Capitolio consecrarunt

in honorem omnium gentium, quae scripta nomina in pectore gentis,

cujus imaginem tenebant, gestabant, et tintinnabulum uniuscujusque

statuerant_ etc. Il PRELLER (_Philologus_, I, 1, 103) dimostra che

questa tradizione è omai nota al Cosmas, del secolo ottavo (MAI,

_Spicileg. Rom._, II, 221): il lettore deve conoscerla sotto il titolo

di _Salvatio Romae_. Più tardi fu messa in relazione con Virgilio. —

V’erano dei libri che trattavano delle meraviglie del mondo: prima di

tutte era reputato il Campidoglio. Oltre al _Cod. Vat._ 1984 (saec.

XI): _Miraculum primum capitolium Mundi_, mi riporto al Cod. Vat. 2037,

fol. 170 (saec. XIII): _Primum miraculum rome fuit sic. Erant ymagines

rome tot numero quot sunt gentes_ etc. Qui la detta tradizione riceve

racconto pari a quello che è registrato nei _Mirabilia_; soltanto che

Agrippa non c’entra. I due Codici, BEDA, MARTINO POLONO, la _Graphia_,

i _Mirabilia_ si riferiscono ad un libro intitolato _Miracula Mundi_,

noto all’ANONIMO DI SALERNO. Questi però ha di proprio il riferimento

in cui è messa la favola con Bisanzio, ed in ciò può cercarsi origine

greca. Giusta il _Cod._ 2037, queste erano le sette meraviglie del

mondo: il Campidoglio, il faro di Alessandria, il colosso di Rodi, il

Bellerofonte fluttuante di Smirne, il labirinto di Creta, i bagni di

Apollo, il tempio di Diana.

[649] La _Graphia_ e i _Mirabilia_. La menzione dei Sassoni manifesta

la età degli Ottoni, quella dei Suevi (Succini nella _Graphia_), l’età

degli Hohenstaufen. Poichè l’ANONIMO DI SALERNO vi concorda in qualche

frase, ne consegue che il Cronista ebbe letto cotale _Graphia_. Io mi

credo che la tradizione abbia avuto origine, dopochè il Panteon fu

dedicato a Maria. Di Agrippa vien detto: _et dedicari eum fecit ad

honorem Cybeles matris deorum, et Neptuni, et omnium demoniorum, et

imposuit templo nomen Pantheon_. L’epitaffio di Bonifacio IV: _Delubra

cunctorum fuerunt quae daemoniorum_.

[650] _Omnes tua moenia cum turris et pugnaculi sicuti modo

repperitur._ Egli enumera 381 torri, 46 castella, 6800 _propugnacula_,

15 porte. Forse era già stato Adriano I o qualche altro Papa a far

comporre questa statistica, e può darsi che l’Anonimo di Einsiedeln

l’abbia trascritta. Questi conta 383 torri, 7020 _propugnacula_,

_posternae_ 6 (ossiano porte), _necessariae_ 106 (piccole postierle),

_fenestrae majores forinsecus_ 2066. La Graphia: 372 _turres_, castella

48, _propugnacula_ 6900, 35 _portae_ (il dato è preso da breviarî

antichi, che ne pongono 37). Di poco queste cifre differiscono in tutte

le redazioni dei _Mirabilia_, dei quali, nella Laurenziana e nella

Magliabecchiana di Firenze io ho esaminato sei codici diversi (a).

(a) Per suggerimento dell’Autore abbiamo ommesso, nella traduzione di

questa nota, un periodo che trovasi nell’originale. (N. del T.)

[651] _Chronica, quae dicitur Graphia aureae urbis Romae, quae est

liber valde authenticus, continens historias Romanor. antiquas_:

GALVAN. FIAMMA, _Manipulus florum_, c. 4 (MURAT., XI, 540); nell’OZANAM

(_Docum. ined._, p. 84), editore della _Graphia_. Da dopo di Ottone III

il titolo _Aurea Roma_ è frequente sui suggelli imperiali di piombo.

Vedasi la Bolla dell’a. 1001, nel MURAT., _Ant._, I, 385: all’intorno

dell’imagine di Ottone è scritto: AUREA ROMA; dal rovescio: ODDO

IMPERATOR ROMANOR.

[652] _Ubi nunc ecclesia S. Johannis ad Janiculum._ Secondo

il PANCIROLI, era chiamata chiesa «di san Giovanni di Malva in

Transtevere», altra volta «di san Giovanni in Mica Aurea»: per tale

m’avvengo in essa nel secolo decimoquarto, ma nel secolo decimo non ne

ho notizia.

[653] Come è noto, alcuni eruditi moderni spiegano, dall’antichissima

tradizione di Saturno il nome e la fondazione di Roma, città Saturnia.

_Remus_, oppure _Romus_, è nome semitico di Saturno (l’altissimo), e

compare nelle forme siriache Ab-Ram, Abu-Rom, Baal-Ram. Vedi, alle voci

relative, GIULIO BRAUN, _Storia naturale della tradizione_, e consulta

la sua scrittura «Roma», nei _Paesi istorici_, Stuttgard, 1867.

[654] I _Mirabilia_ non contengono il racconto di questa tradizione,

che in parte è nota a GALVANO FIAMMA. Mi è appena duopo di notare che

la _Historia Miscella_ incomincia: _primus in Italia ut quibusdam

placet regnavit Janus, deinde Saturnus_ etc. Nel secolo duodecimo

erano venuti assai in voga i Cataloghi dei Re, de’ Consoli, degli

Imperatori, principianti da Saturno e da altri nomi mitici. Una delle

più notevoli fra queste genealogie è raccolta nel Cod. 257 di Monte

Cassino, e principia: _Saturnus Uranius imperator gentis troianae.

Saturnus X Abraham nascitur... Ytaliam ubique peragravit... yserniam

condidit._ — Ma qui, a Priamo soltanto, succede Giano. _Hic junyculam

condidit._ Quella tradizione passò in altre Descrizioni della Città; io

la lessi sformata in un Cod. Magliab. (Schede 10-31, cart. 134-137) che

fu compilato sulle tracce della _Graphia_ e dei _Mirabil._, senza che

contenga la favola di Noè. Perfino un monumento che trovavasi nel foro

di Nerva aveva, nel medio evo, nome di arca di Noè.

[655] Il _Lib. Imperial._ di GIOVANNI BONSIGNORI (a. 1478, Magliab.,

XXIII, Cod. IX), trasporta la favola delle statue sonanti, dal

Campidoglio al Panteon. — È noto che i Franchi facevano discendere sè

stessi da Troja. Lo dice di già FREDEGARO, cui PAOLO DIACONO (_Gesta

Ep. Mett., Mon. Germ._, II, 264) si riferisce.

[656]

_Caesar tantus eras, quantus et orbis;_

_Sed nunc in modico clauderis antro._

L’epitaffio di Enrico III (m. 1056) contiene, meravigliosa cosa, questo

medesimo verso, colla sola variante: _at nunc exigua clauderis urna_.

Il pensiero ne è eguale nell’inscrizione funeraria di Crescenzio, od

in quella di un altro Crescenzio (a. 1028): _hoc jacet in parvo magnus

Crescentius antro_. — La Bolla di Leone IX è nel _Bullar. Vat._ I, 25,

col. 2: _via quae vocatur Sepulcrum Julii Caesaris_. Il NIBBY (Roma nel

1838, p. 285) non sa di questa Bolla, e perciò riferisce a tempo troppo

tardivo la favola. Il _Lib. Imperialis_ la tesse assai ingenuamente,

e dice: «la (l’urna) puosono in sur un’alta pietra che oggi si chiama

la ghuglia di s. Pietro». I Toscani, osserva egli, dicono _aghuglia_,

quindi ne derivò _Julia_. Il SIGNORILI dice: _la Guglia — in cujus

summitate est vas aereum ubi sunt cineres corporis Octaviani_: nel DE

ROSSI, _Le prime raccolte_, p. 78. — Quando Sisto V fece trasportare

in altro luogo l’obelisco, si trovò che la palla era di gesso e tutta

ripiena: FEA, _Sulle Rov._, p. 345, in nota.

[657] La _Graphia_ e i _Mirabilia_, che ebbero termine dopo la prima

metà del secolo duodecimo, sono recensioni, concordanti quasi parola

per parola, di una medesima Descrizione della Città, in quanto si

tratta di monumenti. Le addizioni della _Graphia_ sono forse attinte a

qualche altra fonte, e riunite nel Codice fiorentino. L’OZANAM ha già

dimostrato che la _Graphia_ è più antica dei _Mirabilia_, quantunque,

a causa dei frammenti aggiuntivi, egli ne abbia erroneamente riferito

l’origine al tempo bizantino. Anche il GIESEBRECHT (Vol. I, sulla fine)

ne ebbe trattato diffusamente.

[658] L’illustre Autore ci esibì a questo periodo una variante dal

testo originale. (N. del T.)

[659] MITTARELLI, n. 121, p. 273 (a. 1025) e n. 122: _Regione prima,

quae appellatur Orrea_. Nel Privilegio dato da Giovanni X per Subiaco,

addì 18 Gennaio 920 (nel LIVERANI, l. c., app.) è fatta menzione di un

_Oratorium S. Gemiliani cum suis pertinentiis positis in prima regione

super Tiberim_: e, più oltre: _in prima regione in ripa graeca juxta

marmoratam_.

[660] Privileg. di Giovanni X succitato: _in secunda reg. urbis juxta

etc. IV coronator._, e _juxta formam claudiam_, e _portam majorem_. Il

GALLETTI, _del Prim._, n. 18 (a. 978) vi comprende santo Erasmo; il

MARINI, n. 102, p. 160 (a. 961), il convento _S. Petri et Martini in

regione secunda sub Aventino in loco qui dicitur Orrea_: e questo non

può essere che uno sproposito del notaio. _Cod. Sessor._ CCXVII, p.

83: _terrae positae Regione 2 juxta decennias_, e _campus qui vocantur

Decennias_; ibid., p. 287: _prata Decii — foris porta Metrobi_.

[661] GALLETTI, _Del prim._, n. 8, p. 195 (a. 924): _regio 3, juxta

porta Majore_; anche la _regio 2_ vi confinava. Ivi era situato san

Teodoro; _et inter affines ab uno latere forma claudia, et a sec. lat.

ortu de Mercurio. Regione tertia non longe da Hierusalem_ (ibid., n.

9, p. 197, a. 929). Al tempo di Benedetto VI si parla di una _Massa

Juliana in regio 3_ (MURAT., _Ant._, V, 774 D). — MITTARELLI, a. 84,

p. 197, App. (a. 1011): _Romae regione tertia, in locum qui vocatur S.

Pastore, sive arcum Pietatis_.

[662] _Cod. Sessor._ CCXVII, p. 165, n. 976: _Rome regione quarta

in locum qui appellatur Campum S. Agathe_: unica notizia che io ne

trovassi. Questa Regione era appellata _Caballi Marmorei: Ortum cum

Casalino in Regione Caballi Marmorei fere ante eccles. S. Agathae in

Diaconia positum_. Bolla di Celestino III, a. 1192, _Bull. Vatican._,

I, 74.

[663] Questi luoghi sono specificati nel MARINI, n. 28, p. 45 (a. 962):

_sita namque Roma regio quinta_ (a. 1008): _Regione quinta juxta arco

Marmoreo_, presso alla via Lata. GALLETTI, _Mscr. Vatican._, 8048, p.

53.

[664] _Regione Sexta ad S. Maria in Sinikeo_, dove (a. 1019) si parla

di una casa: documento dei _S. Cyriacus et Nicolaus in Via Lata_, nel

GALLETTI, _Mscr. Vatican._ n. 8048. E, parimente, la stessa nominazione

della VI Regione trovasi in atti di quella età. La chiesa di santa

Maria _in Sinikeo_ si nominava anche _in Synodo_ o _in Xenodochio_,

ed è la odierna di santa Maria _in Trivio_ ossia dei Crociferi. — Il

JORDAN, _Topografia della città di Roma nei tempi antichi_, Berlino,

1871, Vol. II, 320, riporta un passo degli _Acta S. Susannae_, 2

Agosto, p. 632: _Regione sexta juxta vicum Mamertini (al. Mamuri) ante

forum Sallustii_ (a).

(a) L’Autore ci fornì una modificazione ed un’aggiunta a questa nota,

insieme con una notevole variante nel luogo corrispondente del testo.

(N. del T.)

[665] GALLETTI, _del Primic._, p. 232. (a. 1003): _Reg. septima

juxta campo de quondam Kaloleoni_. Se poi in esso si registra (a pag.

375): _S. Nicol. sub. col. Trajana in reg. nona in campo Kaloleon._,

dev’essere errore dello scrivano. MARINI, n. 43 (a. 1025): _Regione

septim. in loco, qui vocatur Proba juxta Mon. S. Agathe sup. Sobora_.

Qui esisteva un pozzo antico chiamato _Puteus de Proba_. Anche nel

Privilegio dato da Giovanni X per Subiaco si nomina ancor la _Suburra_;

dunque la Regione VII dev’essersi estesa fino a quella III.

[666] _Scorticare_, da _scortum_, pelle svelta dal corpo. Ancora ai

tempi di Cola era detta _Regio V Pontis et Scortichiariorum_. Qui

oggi si riuniscono insieme la V, Ponte; la VI, Parione; la VIII, santo

Eustachio. Il GALLETTI, _Del prim._, n. 26 (a. 1010), nota _in reg. IX

ad scorticlarios thermae Alex._ ed eziandio: _Ubi dicitur Agones_ (n.

27, a. 1011; n. 31, a. 1017). _Chron. Farf._, p. 421, 474, 649: _infra

therm. Alex. posit. Reg. VIII ad Scorticlarios_, e GALL., n. 27, n.

28. Nel 1076, nella _Reg. 9_, si registra: _S. Laurentii qui vocatur

illicina (in Lucina)_: GALLETTI, n. 50.

[667] _Rome regione duodecima in piscina publica, ubi dicitur Sco.

Gregorio. Cod. Mscr. Vatican._ 7931, p. 36: Diploma di Giovanni

XVII per _S. Cosma, in mica aurea_ (a. 1005). Da questo documento io

argomento che nel medio evo le Regioni di Roma fossero dodici.

[668] _Per viam communem, que est pergens ad viam pontificalem euntium

ad b. Petrum Ap._: GALLETTI, _Del prim._, n. 31. _Chron. Farf._, p. 539

(a. 1017).

[669] _Descrizione d’un Palazzo, che leggesi in un Codice del X o XI

secolo nell’archivio della Basil. Vatican._, nel FATTESCHI, _Serie

de’ duchi di Spoleto_, p. 349. Se ne discosta alquanto il frammento

farfense, edito dal MABILLON, _Annal. Ben._, ad a. 814, e, dopo di

lui, dal MURATORI, _Annal._, ad a. 814. Io scopersi ancora un terzo

frammento nel _Cod. Vat._ 3851. Nell’essenziale v’è concordia; si è

all’oscuro per quanto al tempo.

[670] Il nome delle strada odierna, detta «le botteghe oscure», derivò

dalle botteghe che s’erano cacciate nei portici bui del circo Flaminio:

oggidì ancora offre un esempio di questa specie il teatro di Marcello

adoperato da artefici.

[671] Nell’anno 1023, si sottoscrive _Rodulpho, qui resedit ad

Calcaria_ (GALL., _Del prim._, n. 34). — _Reg. Farf._ n. DCCCI, a.

1043: _Crescentius vir magnificus calcararius_. L’odierna chiesa di san

Nicolò de’ Cesarini era appellata allora _de Calcario in regione vineae

Thedemarii_. L’_Ordo Rom._ XII, 193 (MABILL., II), nel secolo duodecimo

parla anche di una chiesa intitolata _S. Laurentius_ in Calcario.

[672] Negli escavi eseguiti al Palatino, sotto la direzione di Pietro

Rosa, trovaronsi (nell’anno 1869) alcune monete dell’imperatore

Lotario; però è errore il volerne trarre la conchiusione che Carlo

magno od i suoi successori abitassero ancora l’antica rocca dei Cesari

allorquando venivano a Roma. Può darsi che tali monete ivi fossero

state disperse da qualche Romano.

[673] Il luogo Septem viis aveva questo nome probabilmente dalle

sette strade che anche oggi conducono all’arco di Costantino, al san

Giovanni e Paolo, a Porta Capena, alla santa Balbina, alla porta di

san Paolo, al Circo Massimo, al santo Bonaventura. La descrizione del

_Septizonium_ è nel NARDINI, III, 207. DONATUS, _R. A._, III, c. 13,

p. 339, spiega il suo nome da sette serie di colonne, locchè è errore;

e FLAV. BLON. III, 56 pensa all’imagine del sole, la quale vi stava

collocata in alto e guardava verso il Colosseo, come dichiarano anche

la _Graphia_ e i _Mirabilia: Septisolium fuit templum Solis et Lunae_

(a).

(a) Qui fu introdotta un’aggiunta additataci dall’Autore. (N. del T.)

[674] Diploma dal san Gregorio, MITTARELLI, I, App. 41, p. 97: _Id

est illud meum templum, quod Septem solia minor dicitur ub ab hac

die vester sit potestati et voluntati pro tuitione turris vestre,

que Septem solia major dicitur, ad destruendum et suptus deprimendum

quantum vobis placuerit. Nec non et omnes cryptas quas habeo in porticu

qui vocatur mωδρῶmρωγγ (... Hippodrom?) supra dicta septem solia —

numero trigintas et octo — posita Rome reg. secunda prope septem viis,

a quarto latere via publica juxta circum, qui ducit ad arcum triumphali

vestri juris — dat. Ann. 1. Bened. VII, Ann. 8 Otton. Ind. 3 m. Julio

d. 22._

[675] _Sci Sergii ibi umbilicum Romae_, dice l’ANON. Sotto di Pio

IV la chiesa fu atterrata. Però, oggidì ancora v’ha una chiesa di

questo titolo nella Regione de’ Monti, appartenente a’ frati ruteni.

MARTINELLI, p. 399.

[676] _Palatium Catiline, ubi est ecclesia s. Antonini; juxta quam

est locus qui dicitur Infernus — ubi Marcus Curtius, ut liberaretur

civitas, responso suorum armatus proiecit se, et clausa est terra:

Graphia._ San Silvestro si dice aver edificato la chiesa odierna, detta

_S. Maria libera nos a poenis inferni_, che ebbe anche nome di _S.

Sylvestri in Lacu (sc. Curtii)_. PANCIROLI, _Tesor. nascosti_, p. 702,

e MARTINELLI, p. 222.

[677] _Ante privatam Mamertini templum Martis ubi nunc jacet simulacrum

ejus: Graphia._ Il celebre Marforio, chiamato _simulacrum Martis_ ed

anche _Mamertini_, vi stette colà fino al tempo di Sisto V; sembra che

l’ANON. DI EINSIEDELN chiami quello stesso dio fluviale con nome di

Tiberis. Il nome di _Marforio_, derivato dagli Archeologi da _Forum

Martis_, che è sconosciuto in Roma, non ha trovato finora spiegazione

sufficiente. Laddove io tentai di spiegarlo alla meglio, come si vede

nel testo originale di questo Volume, ora invece ho abbandonato quella

versione. Poichè ho trovato non solamente il nome _Marifolle_ di uso

presso agli Italiani, ma precisamente un _Nardus Marfoli de contrata s.

Adriani sepultus in s. Maria de Araceli_, a. 1452 (JACOVACCI, _Familie

Romane, Mscr. nella Vaticana_), m’inclino piuttosto a credere, che

quella celebre statua abbia preso la sua denominazione dal nome proprio

di qualche Romano, abitatore di questa contrada, alla stessa guisa che

(come si vedrà in seguito) il celebre _Pasquino_ fu battezzato col nome

proprio di un Romano (a).

(a) Nota modificata così dall’Autore. (N. del T.)

[678] L’opinione del PRELLER (_Philolog._, I, 1, p. 83), che nell’anno

850 Lodovico fosse coronato da Adriano I in Campidoglio, è fondata

sopra una favola. Il NIBBY (_Roma nel 1838_) la trasse dalla _Cronica

Casaurense_ (MURAT., II, 778), che ebbe origine soltanto dopo la

restaurazione del Senato in Campidoglio. D’altronde, esso non parla

d’altro che di un trionfo: _Romamque reversus Imperiali laurea pro

triumpho a Dom. P. Adriano, et omni populo, et Senatu Rom. in Capitolio

est coronatus_. Nell’850 Lodovico II fu coronato da Leone IV, e

soltanto nell’872 lo fu, una seconda volta, da Adriano II. Perciò il

PRELLER cerca a torto in una favola «il primo simbolo di fede nel

Campidoglio, come centro della potenza romana». Questa idea allora

non esisteva; ruina era il Campidoglio; e Lodovico e il Papa avrebbero

considerato come una bestemmia il pensiero che una coronazione avesse

potuto avvenire colà, anzi che nella santa chiesa di Pietro.

[679] _Cod. Sessor._ CCXVII, p. 19: _Teuzo abb. ven. Monas. S. Mariae

Dei Gen. Virg. in Capitolio_... a. 882. Così completo io il PLATNER

(_Descriz. della Città_, III, I, 349), che afferma riscontrarsene prima

menzione nell’anno 985. _Monast. S. Mariae in Capitolio_: MARINI, n.

28, a. 955; n. 29, a. 962.

[680] _Adriano quoddam de banneo neapolini: Cod. Sessor._ CCXVII.

p. 60, a. 938. Io vi riconosco il nome «magnanapoli», o propriamente

«bagnanapoli», che pertanto deesi derivare da _balneum_, e non, come

arbitrariamente accoglie il BECKER (I, 382) da _magnanimi Pauli_,

nè dal _vado ad Neapolim_ del mago Virgilio. Mi resta ignoto come si

abbia a spiegare la parola _neapolini_, che in alcuni istromenti trovo

anche scritta _Neapolis_. Nel testamento di Giovanni Conti dei 3 Maggio

1226, è detto: _mons balnei Neapolis_. Il dottissimo signor Corvisieri

mi fece un dì l’osservazione che uno dei Conti abitatori di quella

contrada, appellato _Neapoleo_, ben avrebbe potuto imporre il suo nome

al _balneum_, e quindi alla contrada. Però l’età remota, cui appartiene

la denominazione _balneum neapolini_, la quale, già prima dell’anno

938 e probabilmente nel secolo anteriore, doveva essere in uso, mi fa

dubitare dell’esattezza di quella osservazione. Nè il nome _Napoleo_,

nè i Conti ho incontrato nelle carte di quel tempo(a).

(a) Per questa nota l’Autore ci fornì una notevole aggiunta. (N. del T.)

[681] I composti _Kalo-Leo, Kalo-Petro, Kalo-Johannes_ sono assai

frequenti in carte di questo tempo.

[682] GALLETTI, _Del prim._, p. 375 (a. 1026). Nell’anno 1162 la chiesa

di san Nicolò fu espropriata della colonna di Trajano, la quale venne

attribuita in ragione dell’Abbadessa di san Ciriaco, più tardi santa

Maria _in via Lata_: ibid., p. 323.

[683] MARINI, n. 28, 29: documenti tutti e due del secolo decimo,

importanti per la topografia. _Columpna majure marmorea in integra

qui dicitur Antonio sculpita ut videtur esse per omnia cum eccl. s.

Andree ad pedes et terra in circuitu tuo siculi undique a publice vie

circumdata esse videatur infra hanc Civitatem Rom. constructa_ (n.

29). Nel n. 28 vi si aggiunge menzione della cella della colonna, _cum

cella sub se_, e questa forse serviva da canova ai frati. Nel medio

evo si appellava da Antonino la colonna, come lo fa di già l’ANONIMO DI

EINSIEDELN.

[684] FEA, _Sulle rov._, p. 350. Nella prima, sulla fine: _Adrasto

Procuratori Columnae Divi Marci ut ad voluptatem suam Hospitium sibi

extruat. Quod ut habeat sui juris et ad heredes transmittat. Litterae

Datae VIII Idus Aug. Romae Falcone et Claro Cos._

[685] Fu scoperta negli escavi del 1704. Pio VI la fece segare e

adoperare in uso della biblioteca Vaticana. Il suo basamento esiste

ancora nei giardini del Vaticano. VIGNOLI, _de columna Imp. Antonini

Pii_, Roma 1705.

[686] _Montem in integro qui apellatur Augusto cum eccl. s. Angeli

in cacumine ipsius montis_: Dipl. dell’a. 955 e dell’a. 962. Il NIBBY

(_Roma del 1838_) non ne ha conoscenza, e perciò reputa erroneamente,

che del mausoleo di Augusto non si faccia più cenno prima del secolo

duodecimo. In PIER DAMIANI (_Vita S. Romualdi_, c. 25), il concetto di

_Mons_, in significato di sepolcro, vien riferito anche alla tomba di

Adriano. La _Graphia_ lo chiama ancora con nome di _Templum_; sa dire

delle camere mortuarie interne e delle loro inscrizioni, e narra la

leggenda della terra ammucchiatavi.

[687] _Posterula antiqua, que olim cognominabatur S. Agathe, e

Posterula a Pigna_: nel Diploma suddetto, n. 29, p. 45, a. 962.

Una terza _Posterula de episcopo_ presso il Tevere rinvengo io nel

GALLETTI, _Del prim._, n. 29 (A. 1012, _Reg. Farf._ 697): ivi, in

vicinanza, ma di là dal ponte del Tevere, era posto il luogo (oscuro

enigma) detto _Captum Seccuta_ o _Cantusecutu_. Se _S. Agatha de

Posterula_ sia santa Maria dell’Orso non so dire: questa chiesa era

pure chiamata in Posterula. Vedi il BERNARDINI, _Descriz. di un nuovo

ripartimento dei Rioni di Roma_, 1744. Il nome Pigna (Pinea, pino)

imposto oggidì al Rione IX, era attribuito, di già nel secolo decimo ad

un luogo ivi situato (a).

(a) Nota modificata dall’Autore. (N. del T.)

[688] _Posita Rome regione nona, ubi dicitur Agones. Reg. Farf._ n.

690, GALLETTI, _Del prim._, n. 27, a. 1011. _Terra et campus Agonis cum

casis, hortis, et cryptis: Chron. Farf._, p. 421. Il BECKER, _Man._, I,

671, avrebbe potuto convincersi da questi documenti, che Navona derivò

veramente da _Agon_. Ancora nel secolo decimoquinto gli Archeologi

romani trasponevano erroneamente il _Circus Flaminius_ nella Navona.

[689] Prima menzione di questa chiesa è fatta nel _Lib. Pontif., Vita

Hadriani I_, n. 332.

[690] _S. Maria juxta Thermas Alexandrinas_: GALLETTI, _Gabio_, n. 17,

dal _Reg. Farf._ 461, a. 998. GALLETTI, _Del prim._, n. 26, 27, 28.

[691] In BENEDETTO DI SORATTE, c. 33, trovo: _infra civis Roma non

longe ab aecclesia s. Apolenaris a templum Alexandrini_. L’ANONIMO DI

EINSIEDELN distingue: a sinistra _Sci Apollinaris_, a destra _Thermae

Alexandrini et sci Eustachii_.

[692] Così SIMONE METAFRASTE, nel SURIUS, VI, _ad 1 Nov._ p.

25 (dove è chiamato _Placidas_), e in ANAST. KIRCHER, _Historia

Eustachio-Mariana_, Roma 1665. Costantino e Silvestro, seguendo

la leggenda, edificarono sul monte Guadagnolo in una bella postura

la chiesa, oggidì visitata da gran numero di pellegrini, di santo

Eustachio e di Maria. — Trajano compare ancora una volta nelle leggende

del medio evo, in questo luogo presso al Panteon. I _Mirabilia_

parlano dell’_Arcus Pietatis_ nelle vicinanze di santa Maria Rotonda,

ed ivi collocano la nota leggenda della vedova chiedente ascolto. Il

_Chron. Farf._ dice: _S. Eustachius in Platana_, ed il MARTINELLI erra

scrivendo _in Platea_.

[693] Vedansi questi sollazzevoli alberi geneologici nello ZAZZERA e

nel KIRCHER: e quei giocatoli passarono nella storia.

[694] GALLETTI, _Del prim._, p. 259 (Dipl. a. 1026), e a p. 354, dove

ei ricerca il luogo _ad duos amantes_ (come è già appellato nella _Vita

S. Sylvestri_), presso al Collegio Romano. La _Graphia: in Camiliano,

ubi nunc est s. Cyriacus fuit templum Veste_. San Ciriaco è l’odierna

santa Maria _in Via Lata_. L’arco di Camillo s’ergeva in vicinanza di

santa Marta. Clemente VIII concesse al cardinale Salviati di farlo

in pezzi per ritrarne la calce occorrente alla costruzione del suo

palazzo. MARTINELLI, _Primo Trofeo_, p. 122 e GALLETTI, _Del prim._, p.

374.

[695] La tradizione è registrata nella _Graphia_. Nel PLATNER,

_Descriz. della Città_, III, 3, p. 89, ne è data spiegazione

indubbiamente esatta. Nell’ANON. MAGLIAB., la _manus carnea_ è già

storpiata in _carilli: et vulgariter manum carne; i. e. carrili, non

habet epitaphium_.

[696] _Ad Concam Parrionis fuit templum Gnei Pompeji mire magnitudinis

et pulchritudinis: Graphia._ Il BERNARDINI spiega il nome con gran

ricercatezza da _Apparitores_; io lo spiego da _Parioni_, derivati

da _Parietes_, grandi muraglioni ruinati, come _Arcioni_ derivano da

_Arcus_, grandi archi crollati: e lo faccio senza alcuna peritanza

sulla scorta di un Diploma dell’850 (_Reg. Subl._ p. 69, nel GALLETTI,

_Del prim._, p. 187): _terra sementaricia — in quo sunt parietina

destructa que vocatur Parrioni_: precisamente presso al san Sebastiano.

Perciò la Regione Parione deve il suo nome alle ruine, vuoi del teatro

di Pompeo, vuoi di un qualche grande monumento; infatti, che un vero

monumento per tutto il medio evo si chiamasse così rilevasi anche

dalla descrizione in versi della coronazione di Bonifacio VIII (nel

CANCELLIERI, _De possessu_, p. 25), dov’è detto:

_Turri relicta_

_De Campo, Judaea canens, quae caecula corde est,_

_Occurrit vesana Duci, Parione sub ipso_

Il _Campus_ è Campo di Fiore.

[697] Diploma di Ottone III per san Bonifacio: NERINI, p. 374, e

MARINI, n. 42 e 49.

[698] Vedi i detti Diplomi nel MARINI. Al n. 49 è data la confermazione

di Leone IX del 1049, e più chiaramente che non lo sia al n. 42.

La _Graphia_ nota: 1) il ponte Sisto con nome _Antonini in arenula_

(l’ANON. MAGLIAB.: _alius ruptus tremulus_, corrotto di in _arenula;

canicularius_, corrotto di _janiculensis et aurelius_). 2) _Pons

Theodosii in Riparmea pons Valentiniani_, che io reputo essere identico

dell’altro. 3) _Pons Senatorum S. Marie_ (meglio l’ANON. MAGLIAB.:

_Senatorum et S. Mariae_). 4) _Fabricii in ponte Judaeorum_ (meglio

l’ANON. MAGLIAB.: _P. Fabricius et Judeorum_).

[699] PANCIROLI, p. 628, MARTINELLI, p. 180: il _Martirol. Roman._ ai

2 di Aprile. Del tempio di Vesta dapprima se ne fece uno di Ercole

Vittorioso; adesso gli Archeologi lo hanno dedicato a Cibele; però

questa Dea dovrà senza dubbio sloggiarne per dar luogo a qualche

altra divinità, finchè anche questa ne sarà discacciata da una nuova

rivoluzione archeologica.

Storia della città di Roma nel medio evo, vol. 3/8 · 第 34 / 35 题