spaventarla.--Volevo metterti a giacere sul canapè.
Èlvia non si rammentava di niente. Che cosa avea visto? Aldo non
glielo domandò. Ma egli era ormai certo che in quella villa era dovuto
accadere qualche terribile tragedia rimasta ignorata. Le pareti
vibravano terrore. Si sentiva sopraffare anche lui dalla misteriosa
forza ogni giorno più. Sarebbe soggiaciuto alla catalessi pure lui?
Con sua grande meraviglia, quella sera Èlvia fu tranquillissima. Non
mostrò di sentire nessuna impressione di paura durante la cena nè
dopo. Fu anzi più allegra del solito; se non che, tutt'a un tratto,
nell'alzarsi da tavola domandò:
--Dimmi: dove ho letto o dove ho veduto rappresentare....
--Che cosa?
--È strano!--ella esclamò dopo breve pausa.--Mi torna in mente una
scena di non so più qual dramma, di non so più qual capitolo di
romanzo.... Come mai mi ritorna in mente così viva, così fresca, quasi
l'avessi letta recentemente o veduta rappresentare?
--Quale scena?
--Mah!... È strano! Mi sfugge.... Di quel marito che ordina alla
moglie creduta colpevole:--Punisciti da te stessa!--E lei non vuol
morire di veleno nè di pugnale... E vorrebbe gridare, chiamare aiuto;
e urta agli usci chiusi a chiave, e picchia alle imposte delle
finestre inchiodate... e perde la parola e muor di terrore davanti
all'inesorabile marito, che l'ha condotta in una villa lontana!...
Dove ho letto questo? O dove l'ho veduto rappresentare?... È strano! È
strano!
--Lascia andare!--la interruppe Aldo.--Dimmi piuttosto un'altra cosa:
Non ti sei già annoiata di star qui?
--No. E tu?
Quell'inatteso fenomeno di serenità mise in maggior sospetto Aldo
Sàmara. Gli parve di vedere la sua Èlvia in balìa delle misteriose
forze spadroneggianti nelle stanze superiori della villa abbandonata,
e volle sottrarla e sottrar se stesso al loro occulto potere.
Tornàti a Roma, egli soffrì per qualche tempo l'irragionevole
ossessione di una malefica influenza che avrebbe nociuto a tutti e
due; ma, dopo alcuni mesi di chiusa ansietà, ebbe a convincersi
perfettamente che si era ingannato.
Soltanto, accadde--due o tre volte, a lunghi intervalli,--che Èlvia
ripetesse, come quella sera:
--Dimmi: Dove ho letto.... O dove ho visto rappresentare?... È strano!
È strano!
Da allora in poi, Aldo Sàmara ha riletto più volte il libro di quei
due scienziati inglesi, e metterebbe la mano sul fuoco per attestare
che essi hanno ragione.
UN CONSULTO
AD AMILCARE LAURIA.
Vedendo entrare il dottore, la bella signora si era alzata dalla
poltrona dove stava abbandonatamente sdraiata da un pezzo, in attesa.
Vecchio amico di casa, egli le accennò sorridendo di non muoversi e
affrettò il passo verso di lei che gli stendeva le mani.
Il salotto, tenuto in penombra dalle pesanti tende di stoffa delle
finestre, ingombro di seggiole, di poltrone, di tavolinetti
sovraccarichi di preziosi gingilli e di vasi giapponesi colmi di rose
gialle che spandevano per l'aria acutissimo profumo, con due antichi
arazzi alle pareti inquadrati dal fondo azzurro della tappezzeria di
broccato, prendeva in quell'ora vespertina, un'insolita aria di
mistero, accresciuta dalla severità dell'aspetto della bella signora.
Il dottore avea sùbito notato la mancanza dell'abituale gentile
sorriso con cui ella lo accoglieva anche quando stava a letto malata,
e nello stesso tempo una rapida occhiata gli aveva fatto comprendere
che il consulto per cui era stato invitato a venire da lei doveva
essere, più che altro, un pretesto. Di che cosa poteva voler
consultarlo? Se lo domandava, pensando che spesso le donne amano di
rivolgersi piuttosto al medico che non al confessore in certe delicate
circostanze.
--Mi perdoni se ho ritardato di qualche ora la mia venuta. La nostra
professione--disse il dottore--non ci lascia mai piena libertà.
--Non ha bisogno di scusarsi--ella rispose, stringendogli nuovamente
le mani.
--Non sta male, mi pare.
--Fisicamente, forse no; ma sono così turbata di spirito che ho paura
di ammalarmi.
--Di che si tratta?
--Della mia felicità.
--In questo caso, la miglior consigliera è lei stessa.
--Ho un terribile scrupolo.
--Sarei lietissimo, se potessi riuscire a dileguarlo. Si rivolge al
medico o all'amico?
--A tutti e due.
--L'amico vale più del medico in questo caso.
--Consulto l'amico perchè è medico.
--Ahi! La responsabilità si accresce, perchè il cuore dell'amico può
nuocere alla scienza del medico. È cosa grave, a quel che pare.
--Gravissima! Sono sul punto di prendere una gran decisione e non so
risolvermi. Quel terribile scrupolo mi trattiene, mi fa esitare. Non
vorrei commettere un delitto.
--Oh!--fece il dottore, stupito.--Lei non è capace di far male a una
mosca.
--Volontariamente, no; ma per leggerezza, per sbadataggine....
--Parli, e conti su la mia devozione, sul mio affetto, se non su la
mia scienza.
--Conto su questa soprattutto. Voglio una parola di certezza, di
certezza assoluta.
--Chi può sentirsi sicuro di essere in circostanza di darla?
--Ho letto un libro che mi ha sconvolta. Ignorare è una bella cosa!
Non lo avevo mai capito prima di ora.
--Ha i suoi inconvenienti anche l'ignorare. Una colta signora come è
lei sa che ogni faccenda di questo mondo può esser guardata da diversi
punti; così da uno si può veder bianco, e nero dall'altro, o grigio o
rosso o giallo.
--Il mio caso è meno complicato: o bianco o nero. Il cuore mi fa
vedere bianco; la mente, dopo quella malaugurata lettura, nero. A chi
devo dar retta?
--Una donna deve dar retta sempre al suo cuore.
--Probabilmente non direbbe così, se sapesse....
--Appunto, non ci perdiamo in preamboli.
--Ha fretta?
--Soltanto per toglierla, se è possibile, dalla morale sofferenza che
stimo acutissima, se non vedo su le labbra di lei il dolce sorriso che
la rende ordinariamente più bella.... Non è un complimento, ma
un'osservazione fatta appena l'ho veduta.
--Un'anima moribonda non può sorridere, dottore.
--Non esageri, via! Parli dunque.
--Ella sa la mia disgrazia; sono rimasta vedova a venticinque anni,
dopo due di matrimonio non consolato da prole.
--Forse sarebbe stata disgrazia maggiore la vedovanza con prole. La
vita è piena di dolorose sorprese.
--Un figlio o una figlia mi avrebbero compensata di ogni disinganno.
Il mio cuore avrebbe trovato una sublime occupazione; qualunque
sacrificio mi sarebbe parso gioia divina. La donna che non diventa
madre è una creatura sbagliata. In mio marito io amavo anticipatamente
i miei figli.
--A venticinque anni si può ricominciare ad amare un altr'uomo. La
fedeltà ai morti è atto assurdo.
--Infatti.... Ma sul punto di decidermi per un nuovo legame in cui
sarebbero appagate tutte le aspirazioni del mio cuore, un tristissimo
dubbio mi trattiene. Se potessi pensare soltanto a me....
--A chi altri?
--Alle mie creature, alle quali anelo.
--Le lasci prima venire.
--Ho io il diritto di compromettere la loro felicità? Preparar loro
una vita dolorosa, disgraziata, unicamente perchè il cuore mi dice:
Sposa l'uomo che tu ami e da cui sei riamata?
--Non capisco.
--Che c'è di certo per la scienza intorno all'eredità?
--Molto e poco. La natura ha misteri che non siamo ancora riusciti a
penetrare interamente.
--Nella famiglia di colui che dovrebbe essere il mio secondo marito
sono avvenuti casi di pazzia.
--Ereditaria?
--Chi lo sa? Ma sono avvenuti. Pazza l'ava, pazzo uno zio, pazzo un
fratello!--
Il dottore abbassò la testa, corrugando le sopracciglia, pensoso. Era
profondamente impressionato della desolazione vibrante nella voce di
quella donna innamorata che pareva attendesse da lui una sentenza di
vita o di morte. E non osava di alzarle gli occhi in viso per paura
che la sua minima esitanza non ferisse irrimediabilmente quel povero
cuore. L'avea vista crescere e fiorire, e le voleva bene come a
figlia. Da giovinetta, l'aveva strappata quasi a stento dagli artigli
della morte, e per ciò gli pareva cosa sua. Era stato testimone delle
nozze di lei, come amico più intimo di famiglia. L'aveva vista
agonizzare pel gran dolore della perdita del marito tòltole
improvvisamente da una subdola _angina pectoris_ proprio il giorno
della festa del secondo compleanno delle loro nozze. Non ignorava chi
fosse il prescelto tra tanti che ora aspiravano alla mano di lei,
bella, ricca, orfana di parenti; e si maravigliava che lo scrupolo
presentàtosele alla mente non si fosse affacciato prima al suo
pensiero di dottore e di amico. Sarebbe stato suo dovere metterla in
guardia, quantunque non consultato, sin dal primo giorno in cui egli
aveva acquistato la certezza che il marchese Attilio Volpes sarebbe
divenuto, presto o tardi, il secondo marito della baronessa Iole di
Rivierasco, vedova del barone di Camposparto. Per delicatezza, avea
mostrato d'ignorare, anche dopo la rivelazione della baronessa; e la
richiesta del consulto lo contristava e gli dava la profonda
sensazione di un rimorso.
Tutto questo gli era passato per la mente come un pauroso baleno.
--Ecco--egli disse.--Vi sono casi pei quali la scienza non può avere
dubbio alcuno. Ho conosciuto una famiglia in cui tutti i figli
ammattivano, per un anno, appena compiuti i vent'anni. La pazzia
scoppiava improvvisamente a giorno fisso, a ora fissa, con puntualità
incredibile. Dei tre maschi, il maggiore avea avuto una pazzia dolce,
idilliaca, restando a letto in una camera tutta parata di rami di
ulivo e di quercia preparati dalle sue mani, con la coperta cosparsa
di foglie di alloro. Il secondo avea passato l'anno doloroso suonando
uno zufolo di canna e il violino, appresi a suonare da sè durante la
pazzia; e la virtuosità perdurò quando egli ebbe riacquistato il
senno. Il terzo si credeva un gran capitano, depositario dei più
intimi segreti del Re e del Papa, e citava continuamente tutti i testi
latini studiati nelle scuole e che non ricordò più quando l'accesso
finì.... Ma un figlio del secondogenito, nel quale si riprodusse la
periodica pazzia, ammazzò un fratello.... Degli altri non so. In casi
come questi, ripeto, il consiglio del medico non potrebbe essere
incerto. Per gli alcoolici, pei delinquenti nati, pei deformi,
egualmente. Ma abbiamo anche moltissimi casi in cui avvengono salti,
sparizioni inesplicabili, più inesplicabili riprese. Germi, latenti
per due o tre generazioni, si sviluppano a un tratto. Come? Perchè? La
scienza non ne sa nulla. Nè sa in che modo si propaghino, nè può
prevedere come e quando. Certamente, trattandosi di una specie di
gioco d'azzardo, la prudenza consiglierebbe di non giocare. Ma se vi
sono altre e forti ragioni che consigliano il giuoco? Un amore come il
suo, per esempio, un amore che è la vita, la felicità di due buone
creature, per le quali un'interdizione sarebbe grandissima sventura?
Verrà forse il giorno che la scienza potrà dare infallibilmente i suoi
responsi su questo riguardo; e allora la legislazione dovrà
intervenire pel bene della società sacrificando quello, passeggero,
dell'individuo. Ma oggi....
La baronessa lo aveva ascoltato ansiosa, tremante, trattenendo il
respiro, tenendogli fissi gli occhi negli occhi per scrutare se mai le
parole non rivelassero tutto il pensiero di lui: ed era rimasta
sospesa, ansimante a quel _Ma oggi_ che le faceva penetrare nel buio
del cuore uno spiraglio di luce.
--Ella conosce la famiglia del marchese Volpes.
--Ah! si tratta del marchese?--esclamò il dottore con fina
simulazione di sorpresa.--La scelta è indizio di gran senno in
lui. Se lo perdesse dopo, la colpa potrebbe essere un po' di
lei; ma è un'ipotesi assurda.
--Dunque?
--Il suo scrupolo la onora.
--Questa è la parte dell'amico. Il dottore che cosa consiglia, che
cosa impone?
--Niente. Io credo che l'individuo non è obbligato a immolare la sua
breve felicità ai pretesi eterni diritti della Specie. Che farebbe lei
se io le dicessi: Non sposi?
--Ne morrei!... Forse, mi ammazzerei perchè la vita non avrebbe più
nessun'attrattiva per me.
--È un po' troppo. La vita ha sempre, finchè dura, nuove attrattive da
sostituire a quelle disperse dalla sua stessa inconsapevole ferocia.
--Non sempre, dottore!
--Può darsi. Nessuno però ha diritto di buttarla via come cosa
inutile; la religione e la scienza sono di accordo su questo punto.
--Sia esplicito; si curi della verità non di me.
--Più esplicito di così? È doveroso che la scienza risponda con un
forse e non con un'affermazione che potrebbe risultare sbagliata. Sia
felice, a modo suo, lasci che al resto pensi la Natura. Dio, il Caso,
insomma quella Forza occulta che regola l'Universo. Amare ed essere
amata valgon bene che si tenti il gioco.
La baronessa riflettè un momento, poi disse:
--Grazie!
Il dottore uscì dal salotto col cuore sconvolto. Aveva fatto bene?
Aveva fatto male? Forse aveva fatto male; ma poteva anche darsi che
avesse fatto bene.
Eppure il suo scetticismo di scienziato non lo rassicurava pienamente.
--La Specie!--brontolava, scendendo le scale del palazzo
Rivierasco.--Pensi essa ai casi suoi! Non è essa che fa amare a quel
modo?... Pensi essa ai casi suoi.
SEMPRE TARDI!
A JANE GREY.
--Non l'amavi?--domandò, con gran maraviglia, Diego Punzi.
--Un po'--rispose Falcini.
--Un po'... in che senso?
--Non tutte le donne producono il famoso _coup de foudre_; molte, la
più parte anzi, s'insinuano lentamente nel nostro cuore e sono le più
pericolose.
--Non fare teoriche, alla Stendhal!--lo interruppe Punzi.
--No; voglio soltanto spiegarti....
--E allora raccontami. La spiegazione me la darò da me.
--T'interessa?
--Mi hai cagionato un gran dolore in quel tempo!
--Ah!--esclamò Falcini guardando fissamente negli occhi il suo amico.
E soggiunse:--Senza volerlo però e senza saperlo. Me ne dispiace per
te e per lei.
--Chi sa se non sia stato meglio?
--Bisognerebbe pensare così quando una cosa non avviene; ma non è
facile. E poi... non è sempre vero. Ora tu, con questa rivelazione, mi
fai sentire rimorso.
--Dàtti pace; fortunatamente sono riuscito a consolarmi.
--Non vuol dire. Io credo che in questo mondo sia assai più il male
che vien fatto senza volerlo, che non quello prodotto liberamente.
--Dunque?
--Dunque, capisci, mi trovai imbarazzato. Ricordo benissimo: era una
serata di maggio... no, di giugno, con un plenilunio maraviglioso. Il
padre, la madre, la cugina e gli altri due amici che li accompagnavano
salivano per via Quattro Fontane dalla parte del marciapiede inondato
dal lume di luna; noi due, invece, dalla parte dell'ombra delle case,
che tagliava quasi a mezzo la via. Improvvisamente ella mi disse:--Tra
una diecina di giorni parto.--Per Lione?--domandai (Aveva un fratello
colà, direttore d'una fabbrica di velluti).--Per Kiel--rispose.--Come
mai?--Vo da un'amica.... che fantastica per me non so qual
progetto.... Potrebbe darsi che io non ritornassi più a
Roma....--Oh!...--Consigliatemi: debbo andare? Affido il mio destino
alle vostre mani.--Assumerei una gravissima responsabilità dandovi un
consiglio qualunque.--
Ella saliva a capo chino, con gli occhi socchiusi, ed io sentivo
tremare il suo braccio attaccato al mio. La guardai; era pallida, e
alle mie ultime parole aveva atteggiato le labbra a una dolorosa
espressione di disinganno.--Sentite, Nelly,--le dissi.--Poco fa in
casa Olgani abbiamo scherzato e riso troppo. Le vostre parole di
questo momento sono serie e gravi, se io non mi illudo intorno al
loro significato. Non posso rispondervi sùbito. Vorrei potervi dire:
Restate! Ma sarebbe gran leggerezza da parte mia, se non riflettessi
qualche giorno. Vi dispiace di attendere fino a mercoledì prossimo?
Ci rivedremo in casa Olgani. Se me lo permetteste, potrei anche
scrivervi.--No; mi darete la risposta mercoledì. Sinceramente,
spero!--Sincerissimamente!--Ho, forse, fatto male a chiedervi
un consiglio!--esclamò dopo una breve pausa.--Ve ne sono
gratissimo.--Raggiungiamo gli altri--ella concluse, sorridendo
tristamente.
E nel traversare la via, le strinsi forte una mano, mormorando:--Avete
fatto bene; ve ne ringrazio.
Intanto ella riprendeva il suo aspetto ordinario; ma io mi sforzavo
invano di non apparire turbato; e osservandola, pensavo quanto le
donne siano superiori a noi nel dissimulare e nel padroneggiarsi. In
quel breve tratto di strada, ella aveva cominciato a parlarmi del
soggetto delle nostre risate in casa Olgani mentre un violinista
scorticava non so quale sonata di Saint-Saëns; e pareva che avesse
dimenticato le gravi cose dèttemi poco prima.
Tornando a casa e rifacendo la strada fatta insieme con miss Nelly, mi
sembrava di riudire, quasi ondulanti ancora per l'aria, il suono della
voce e l'accento incerto con cui ella mi aveva domandato:--Debbo
andare?--Mi rimproveravo di non essere stato sincero. Perchè non le
avevo detto immediatamente:--Siete libera! Io non sono in circostanza
di darvi una risposta concreta?--E nello stesso tempo che cominciavo a
sentire una specie d'irritazione contro di lei per quella domanda
intempestiva (non credevo di aver fatto niente che potesse
autorizzarla a rivolgermela), provavo pure un dolce compiacimento che
lusingava il mio amor proprio. Non leggevo ben chiaro nel mio cuore.
Quell'anno sfarfalleggiavo irrequieto tra le tante signorine che
intervenivano in casa Olgani. Ricordi? Noi chiamavamo la _Fiera_ quei
mercoledì affollatissimi, destinati dalla signora Olgani a combinare
matrimoni. Ella pensava soprattutti a sua figlia già sullo sfiorire,
ma non voleva farlo scorgere; e perciò gran richiamo di mamme e di
ragazze, e balli che dovevano sembrare improvvisati, e accademie di
musica e di canto.... e, ogni sera, novità di divertimenti.... Povera
signora! Vi ha rimesso le spese. Le quattro ossa spolpate della sua
figliuola le sono rimaste in casa; nessuno ha avuto il coraggio di
sposare quello scheletro che pure aveva una discretissima dote.
--Non divagare--lo interruppe Diego Punzi.
--Ricordi? Troppe ragazze! Per ogni scapolo, non meno di tre in
concorrenza. Tirati in qua, tirati in là, nessuno di noi riusciva a
fissarsi. Più che non corteggiassimo, eravamo corteggiati. Bei tempi!
Anche tu; non negarlo.
--Come gli altri; quantunque....
--Lo so; tu pensavi seriamente al matrimonio e volevi sceglier bene.
Io, convinto che nel matrimonio tutto è caso, intendevo di lasciare
che l'avvenimento, se mai, si compisse senza che dovessi metterci nè
sale nè pepe. E poi, in quella baraonda di serate, mi sembrava che
neppur le ragazze facessero sul serio; e rammentando una maccaronica
antifona del vecchio prete mio professore di latino, ripetevo spesso,
osservando gli altri:--_Canzonare te, canzonare me, Virgo
sacrata!_--Miss Nelly e sua cugina Jane però erano un'eccezione tra la
folla. Jane, bellissima, con la sua eccessiva rigidezza britannica
teneva un po' in distanza i corteggiatori; in miss Nelly, invece, si
scorgeva poco o niente d'inglese, cioè soltanto una dignità semplice e
schietta che imponeva rispetto. Si capiva, avvicinandola e conversando
con lei, che si aveva da fare con una signorina per la quale le parole
significavano precisamente quel che volevano dire e non altro. Non si
potevano adoperare sottintesi o esprimere leggermente sentimenti che
erano piuttosto madrigali senza costrutto, o complimenti, o
adulazioni, o maliziose canzonature da produrre lievi conseguenze. Per
ciò miss Nelly era diventata prestamente la mia preferita; mi sembrava
di sentirmi in ogni cosa all'unisono con lei. Mi piaceva soprattutto
quella sua dolce gaiezza di spirito.... Ma già io te ne parlo come se
si trattasse di persona a te ignota.
--Stavo per dirtelo. Insomma, che cosa rispondesti quel mercoledì?
--Passai parecchi giorni in un torpore strano, quasi volessi evitarmi
la fatica di ricercare in fondo all'animo la risposta da dare.
Evidentemente non ero innamorato, e sentivo dispiacere di non esser
tale. Miss Nelly mi ispirava una gran simpatia, ma non aveva ancora
operato così intensamente sul mio cuore da darmi la chiara coscienza
che ella fosse per me qualche cosa di più di una amica o di una
persona con cui avrei voluto passare insieme alcune ore della
giornata. Non mi trovavo maturo da decidermi a legarmi con lei per
tutta la vita. E poi, c'erano davvero circostanze di famiglia che non
mi avrebbero permesso di prendere impegni per un tempo lontano, senza
contare che i fidanzamenti a lunga scadenza mi sono sempre stati
odiosissimi. Eppure avrei voluto ch'ella avesse atteso ancora prima di
mettermi alle strette con quella domanda e con le gravi
parole:--Affido il mio avvenire alle vostra mani!--Chi sa? Tra qualche
mese, lasciando che gli avvenimenti operassero da sè, forse, mi
sarebbe stato facile risolvermi secondo quel che ella sembrava
desiderasse.... Ma in quei giorni, no; e non volevo mentire. È vero,
pur troppo, che spesso, una parola, una sola parola inopportunamente
pronunziata influisce senza rimedio su la intera esistenza di una
persona. Tu ti sei consolato facilmente.
--Non ho detto: facilmente.
--In ogni modo, ti sei consolato; io invece rimpiango ancora quel che
ho perduto. Il mercoledì, dunque, mi avviavo verso casa Olgani senza
che io sapessi precisamente quel che avrei dovuto dire a miss Nelly, o
almeno senza sapere in che modo avrei potuto formulare la mia
risposta. Non volevo mentire e non volevo neppure chiudermi ogni via
di riprendere quell'argomento nel caso che le circostanze mi avessero,
un giorno, permesso di dirle:--Restate!--o qualunque altra parola
equivalente. Entrando nel salotto, una rapida occhiata in giro mi
aveva consolato; miss Nelly non c'era.--Può darsi che non
venga!--pensai.... Ma proprio in quel punto ella appariva su l'uscio
preceduta dalla cugina. Le corsi incontro, come chi affronta
coraggiosamente un inevitabile pericolo, e le dissi:--Siete in
ritardo!--Mi guardò negli occhi, seria, quasi maravigliata di udirsi
dire quelle parole. E durante la serata mi sembrò che volesse
evitarmi. Uscendo di casa Olgani, qualcuno della comitiva propose una
passeggiata al Colosseo. Ci avviammo. Le offersi il braccio. La serata
era bellissima; le viuzze che conducono colà quasi deserte. Durante il
tragitto, Jane era rimasta a fianco della cugina troppo ostinatamente,
contro il solito; pareva che lo facesse a posta, d'accordo con lei. Ma
io manovrai in maniera da restare isolati per alcuni istanti. Avevo
riflettuto: È naturale che miss Nelly non si mostri impaziente di
ricevere la mia risposta; ora spetta a me d'aver premura di
darla.--Dunque--dissi, e si vedeva bene che non sapevo come cominciare
a parlare--quella vostra amica ha un progetto.... per voi? Io vi sono
gratissimo....--Ah!--ella esclamò.--Non ne ragioniamo. L'altra sera mi
sono sfuggite parole incoerenti. Scusate. Non val la pena di tornarci
su.--Perchè?--È inutile; ho deciso di partire. L'invito è così
affettuoso, così pressante.... E poi... ho bisogno di aria nuova, di
un po' di campagna. La villa della mia amica è in mezzo a una gran
foresta....--Parlava lentamente, con tono severo. Non osai
d'insistere, mortificatissimo. Poco dopo, sotto gli archi del
Colosseo, appena ella si staccò dal mio braccio, mi parve che qualche
cosa di decisivo fosse avvenuto per me.
--È tutto?
--No. Tre mesi dopo ella era già ritornata. Ma durante quei tre mesi,
io avevo commesso la stupidaggine di lasciarmi adescare--misteri del
cuore!--da.... Non importa che tu sappia da chi, perchè anche questo è
un avvenimento ormai passato, quantunque abbia lasciato dolorose
tracce nella mia vita. Avevo riveduto miss Nelly, fuggevolmente.
Facevo rare e brevi apparizioni in casa Olgani. Tre sere avanti
l'onomastico di sua madre, miss Nelly aveva avuto la precauzione di
rammentarmi quella data; io non avrei potuto mancare alla festa senza
mostrarmi scortese. C'eri anche tu quella sera.