XXXVI.

Gli escirono incontro fino a Monte Mario i cavalierotti con rami

d’ulivo e lo scortarono alla porta di Castello. L’entrata fu trionfale.

Sotto la porta, nella piazza, sul ponte, per la strada ondeggiavano

drappi, piovevano frondi, sonavano plausi e clamori. Giunto al

Campidoglio, l’uffiziale del papa francioso rimpannucciato col denaro

del ladron narbonese fece sua solita concione e si paragonò al re

Nabucodonosor che, essendo la sua signoria giunta al cielo e pervenuta

fino all’estremità della terra, fu scacciato d’infra gli uomini e per

sette stagioni si rimase con le bestie e rugumò l’erba come i buoi e

bagnato fu dalla guazza, tanto che il pelo gli crebbe come le penne

alle aquile e le unghie come agli uccelli. Schiamazzava la plebaglia

rimirando il notaro della Regola che imbestiatosi era per certo ma

non parea già pasciuto d’erba né beverato di guazza, così ventroso e

rubicondo, lucido di lardo e di sudore, con quella collottola e quella

mascella più che badiali. Cresciuto bensì gli era il pelo ché aveva

la barba lunga; e cresciute gli erano anche a tutto aggranfiare le

granfie. Scioltissimo pur sempre lo scilinguagnolo ma molto ingrossato

il fiato nella gargozza.

E sùbito ricominciò egli a mandar suoi epistoloni insulsi per

l’universo mondo, a spacciar sue spropositate promesse tra i

perdigiorni, a spiccar suoi bandi e comandamenti goffi contro i nobili.

Nominò capitani di guerra i due merlotti, Arimbaldo e Brettone; fece

un tal Cecco da Perugia suo cavaliere e suo consigliere. Ma sopra

ogni altra istituzione curò quella della dispensa, della mensa e della

cantina; ché «distemperatissimo bevitore» era diventato, e giustificava

la sua spaventevole sete con le scalmane prese nelle prigioni di

Boemia. Non volle più conoscer acqua. Non soltanto a ogni ora del

giorno e della notte mescolava nel suo otro il dolce e il brusco, il

greco e l’ispano, l’albano e il trebbiano, il falerno e la malvasìa, il

moscadello e il màmmolo; benanche si lavava con vin pretto le mani e la

faccia.

La vita di Cola di Rienzo · 第 39 / 48 题