CAPITOLO I

Io mi ricordo, Giacometta, quando vivevi nella tua casa bianca, dai

grandi cristalli; sul lembo di un giardino. Allora avevi sedici anni ed

eri la sola Giacometta di tutta la città.

Conducevi la vita delle persone per bene: uscivi poco, forse la

domenica per andare alla messa con la veste più nuova; e, qualche rara

volta, quando era proprio bel tempo, uscivi per far la tua passeggiata.

E la gente della tua città ti guardava perchè eri bella. I giovani si

fermavano ad ammirarti.

— Quella è Giacometta!

— Che bella bambina!

E non c'era, dinanzi a Dio, nessun'altra Giacometta all'infuori di te.

Così tocca alle vergini, qualche volta, quando escono dal convento, per

ritirarsi in una città di provincia che è un convento un poco diverso.

Ma tu avevi una casa bianca, tutta grandi finestre e cristalli che si

accendevano, nelle albe e nei tramonti, dei fermi bagliori del cielo;

avevi una casa come un faro, sul lembo di un antico giardino ed ivi

regnavi, sola donna e madonna, fra due zii antichi e ricchissimi, per

i quali eri, con tutta la tua giovinezza, un paradiso.

Sì, Giacometta, tu eri il paradiso anche per me che non ero tuo zio

e avevo forse dieci soldi ogni domenica per allietare la mia sontuosa

giovinezza.

Avrei io potuto pensare a te, logicamente, con dieci soldi per

settimana?... Io, figlio della scarna probità in camicia e dedito agli

economici legumi?

Ma avevo diciannove anni solamente (ora ne ho forse qualcuno di più, e

non importa) e la mia semplicità e un cuore spendaccione; avevo anche

un amore sconfinato per le nuvole, per i sogni, per le apparenze, per

le notti stellate, per il tempo di primavera e per il mistero de' tuoi

grandi occhi celesti, Giacometta dalla veste blu.

Perchè avevi allora una veste blu ed io ti vedevo nel giardino; io solo

che ero un imperatore nella mia soffitta la quale era buia, sudicia e

fredda ma guardava sul tuo giardino.

E il mio cuore stava sempre alla finestra.

Tu lo vedesti un giorno, questo mio cuore un poco scemo, come un

geranio rosso nel quadratuccio buio della mia soffitta ed io sentii

un'ebetudine fonda paralizzarmi e una beatitudine infinita irradiare il

mio corpo mortale, figlio della probità e degli economici legumi.

Allora il mio nome scomparve fra le cose luminose di questa terra ed io

non fui più niente, non fui più che un sospiro e un ardore nella tua

scia, giovinetta dai grandi occhi celesti che ridevi come un'allodola

canta quando si ruba l'anima dei poeti e delle nuvole.

E la città dai tre campanili non parlava allora che di te, sempre di

te, Giacometta Maldi, orfana, ereditiera, bella e misteriosa. Chi ti

avrebbe dato marito? Quale befana impennacchiata sarebbe giunta fino

al tuo cuore col suo pargolo vezzoso, appena slattato, ma sicuro già

di impalmarti per le giuste nozze? Quale margherita familiare avrebbe

potuto trarti alla sua casa con tutti i tuoi poderi, per mezzo di un

onesto figlio di famiglia tutto amorose virtù?

Chi sposerà Giacometta Maldi?...

Ecco il bando per la città grugnita, dai tre campanili; e tutti gli

uomini e gli omuncoli dai quindici ai trent'anni, si misero a far

la Maratona sotto le tue finestre; e tu non uscivi che non ne avesti

quindici o venti, sparsi lungh'esso la strada, in tutte le positure,

con tutti i sospiri, coi più ardenti e allumacati occhi, tutti fluente

giulebbe per te, per te angelo dalle belle ali, e ben piumate.

Ahi Giacometta, Giacometta!

E si mosse la signora Carolina e la signora Geltrude e la contessa

Buttasenno e la marchesa Palmividi e la principessa Assaiassai! Tutte

si mossero le squinternate signore, per Giacometta che aveva gli

occhi celesti; e vestiron di gala e tentaron gli ispidi zii i quali

rispondevano sempre con lo stesso muso e nello stesso tono:

— Lo racconta a noi? E che ci entriamo noi?... Ne parli a Giacometta.

E' lei che deve sposare.

Ma Giacometta, fin dalle prime parole, rideva.

E la città dai tre campanili si accigliò, fece il viso dell'arme.

— Ah, quella Giacometta, che testa romantica!... Che brutta

educazione!... Ma che vuole? Ma che cosa aspetta? Il principe delle

Asturie? Già, infelice l'uomo che la prenderà in moglie, con quel

temperamento!... È una cavallina da brutte sorprese!... O certo che il

marito, le corna le avrà dopo un mese, a farla lunga!...

E fosti diffamata per la bocca stessa di quelle befane che volevano

impalmarti coi loro mocciosi.

Ma tu rimanesti la bella dal giardino incantato nel quale i tuoi ispidi

zii solevano tendere il roccolo per uccellare nel grande silenzio; e,

appunto per virtù del roccolo, ti destavi al «_Francesco mio_» dei

fringuelli, e accendevi il lume con l'ultimo canto dei malinconici

pettirossi i quali escono dalle siepi sulle rame più in cima, a cantare

alla luce che muore.

E il sole era sempre con te.

Ahi, Giacometta, la tua ghirlandella! · 第 6 / 51 题