Andrea fece la prima visita di giorno, come era naturale, ma la sera
stessa il Damonte e Scipio Spinola, in segno di protesta, non si
lasciarono vedere dalla contessina Baby. Andarono invece in
conversazione dall'avvocatessa Zanibon, una bella donnacciona, che
ogni sera «_teneva società_» ma una _società mista_, come dicevano le
signore dell'aristocrazia, le quali la colpivano spesso con frizzi a
satire atroci, un po' irritate, perchè, non ostante le loro
scomuniche, gli uomini ci andavano e si divertivano assai. Ma per
altro il Damonte e Scipio Spinola quella sera non si divertirono
appunto. Aveano sperato di poter sfogare il loro malumore e di far
dispetto alla Castelguelfo, e invece ebbero motivo di arrabbiarsi
ancora di più.
Appena entrarono dalla Zanibon tutti cominciarono a prendersi gioco di
loro e metterli in burletta a proposito di quella diserzione. E
nemmeno le celie erano di natura tale da lusingare il loro amor
proprio.
--A che si dovea attribuire--domandavano gli altri--quella comparsa
inaspettata? La Contessina era andata a letto? Faceva breccia il
cugino? Era ritornato il marito e avea congedata _la guardia del
corpo_?
E la Zanibon che rendeva felice, fra gli altri, anche un capitano
d'artiglieria, e ne aveva appreso il frasario, domandò «se eran stati
dispensati dal servizio per insubordinazione».
Il Damonte e Scipio Spinola, che da tutto ciò si capisce come avevano
ragione di annoiarsi parecchio in quella casa, se ne andarono prima
degli altri, e ancora sulle scale, fermandosi per accendere il sigaro,
brontolarono a bassa voce che «la _società_ era proprio impossibile!»
--La Zanibon, non è punto fina--osservò il Damonte tristo tristo.
--Credo bene,--rispose Scipio Spinola, stizzito e senza ridere:--è un
pezzo d'artiglieria!
Quella sera i due amici non si mostrarono al _club_. Temevano che
anche là ricominciassero le osservazioni e i motteggi. Invece, per far
tardi, continuarono a girare un po' a caso, finchè, senza mai dire una
parola, andarono a rincantucciarsi al _Caffè Dante_. Il Damonte era
raffreddato per davvero e sorbì un appio caldo; Scipio Spinola, rosso
come un gambero, prese un bicchierino di cognac, brontolando ch'era
cattivissimo. Poi tutti e due ritornarono muti, pensosi; Titta Damonte
tossendo e sospirando, mentre l'altro assonnacchiato si divertiva a
fare il tamburino con le dita, sull'orlo del _cabaret_. Speravano
entrambi che passasse dal _Caffè_ qualcuno dei frequentatori soliti di
casa Castelguelfo, per sapere almeno che cosa aveva detto la
contessina Baby a proposito della loro assenza. Ma quella sera non
capitò nessuno, e fu meglio assai; avrebbero avuta una ragione di più,
per andare a letto in cattiva luna.
La Baby avea passata la sera piacevolmente, mettendo in ridicolo i due
innamorati. Marco Baldi le aveva riferito le _grimaz_ fatte da Titta
Damonte e da Scipio Spinola, quando ebbero le prime notizie della
visita del Santasillia, e le disse pure che quella sera, per
vendicarsi, contavano appunto di andare a veglia dalla Zanibon.
Figurarsi allora la Baby! Non ci voleva di meglio per dar la stura al
suo buon umore!.. Cominciò a rifare l'avvocatessa coll'aria languida,
e il Damonte vicino, che le tossiva d'amore; poi Scipio Spinola che
dirigeva le quadriglie col capitano d'artiglieria e combinava le
sciarade in azione col marito e i figliuoli grandi e piccini della
Zanibon; e tutto ciò con uno spirito e un brio così schietto e vivace,
da far andare in visibilio i suoi fedeli che ridevano come matti.
E anche il giorno dopo la Baby non sentì altro a discorrere che della
visita fattale dal Santasillia. La Generalessa, la Marchesa e madama
Kraupen capitarono una dopo l'altra, ma tutte scalmanate, a casa
Castelguelfo, per sapere come mai e perchè il Santasillia c'era stato:
e che cosa aveva detto, e se avea promesso di ritornare.
--Certamente!--rispose svelta la Contessina, pensando fra sè, che la
divertiva troppo quel gran rumore per non voler obbligare il cugino,
con qualche pretesto, a farle un'altra visita. E allora ognuna delle
tre signore, appena ebbe agio di essere sola colla Baby, la pregò
assai perchè trovasse modo, qualora il Santasillia ritornasse davvero
di mandarla subito ad avvertire; ma badasse bene: «senza farsi
scorgere!» E la Baby a promettere, sorridendo, tutto ciò che volevano.
Ma il Santasillia, fatta la visita d'obbligo, non ricompariva più. Il
Damonte ricominciava a respirare, Scipio Spinola a dire spiritosità di
buona lega e «le dame della consulta,» che domandavano ogni giorno
alla Baby se avea rivisto il cugino, ricominciavano da capo ad
affermare che l'andare «nel mondo» dovea essere per lui una noia, un
sacrifizio, e che se c'era stato una volta per convenienza,
scommettevano che non ci sarebbe ritornato.
La Baby le lasciava dire, e le ascoltava colla solita dolcezza; ma
poi, quando vide che Andrea si faceva aspettare, combinò con Marco
Baldi di andar insieme a fare una visitina al museo africano.
Il Santasillia non fu nemmeno avvertito del grande onore che lo
attendeva; la Castelguelfo e Marco Baldi capitarono nel suo studio,
all'improvviso, forzando un po' la consegna del cameriere, per non
essere annunziati.
Andrea, alla bella prima, si trovò impacciato, ma poi fu preso dalla
graziosa amabilità della Baby, che girava attonita per lo studio,
guardando tutto, toccando tutto leggermente, colle manine garbate,
facendo su tutto un'infinità di domande, colla curiosità ingenua e
ardita insieme di una bimba. E l'ambiente severo e cupo della stanza,
un po' da filosofo, un po' anche da benedettino, pareva rallegrarsi
alla gaiezza dei colori, e alla festevole semplicità di quella
personcina elegante, a quella voce che vi risonava armoniosa e al
sorriso fresco e buono.
Ma la Baby divenne seria, appena incominciarono a visitare il museo.
Allora il suo visetto incantevole non esprimeva più altro che una
grande attenzione. Il Santasillia faceva la storia degli oggetti più
rari e curiosi, e la Baby tutta assorta, teneva fissi in lui gli occhi
intelligenti, appassionandosi a quelle maraviglie, e a mano a mano che
egli si accalorava nel discorso, il piacere ch'essa ne risentiva
sembrava farsi più vivo, mentre il seno, chiuso nell'abito attillato,
le si movea ansante. Ci fu un momento in cui essa impallidì e i suoi
occhi ebbero anche un barbaglio di lacrime. Andrea mostrando una
_zagaglia_ raccontava il pericolo in cui era caduto, quando
inoltrandosi troppo imprudentemente nel paese dei Bogos, arrischiò di
rimanere in mano dei selvaggi. Ma per altro, la grande commozione
della Contessina non le impedì poi di celiare e ridere, tornando a
casa con Marco Baldi, a proposito del Santasillia, che dovea chiudere
gli occhi, per non rimanere scandalizzato dinanzi al _décolleté_
«delle signore Assabesi!»
Intanto pareva ad Andrea che la creatura gentile gli avesse
rischiarata col suo passaggio la casa tetra e deserta, popolandola di
memorie e di immagini ridenti. Con una parola, con un sorriso, con un
gesto solo di maraviglia, essa avea lasciato dovunque tracce di sè,
che sarebbero rimaste indelebili. Persino i vecchi mobili dello
studiolo avevano un'espressione insolita di cordialità, e il
giovinotto avrebbe ricordato sempre, fra tutti gli altri, il
seggiolone su cui la Baby, scherzando, si era messa a sedere. Rifece
presto e solo il giro del museo, e alcuni oggetti sentì che gli erano
diventati più preziosi, e subito pensò di far accomodare e lustrare
gli scaffali. Ma ancora il Santasillia subiva la seduzione, l'incanto
senza avvedersene... Era come il profumo di alcuni fiori, che penetra
inavvertitamente, lentamente nel cervello, e addormenta prima di
uccidere.