Qualche tempo dopo il ritorno del Santasillia avevano preparato a
Verona, nelle sale del palazzo della _Gran Guardia Vecchia_, una
splendida fiera di beneficenza, presieduta e diretta da un comitato di
signore. Andrea aveva mandato in dono oggetti artistici e di
grandissimo valore; poi, appena le sale furono aperte alla pubblica
vendita, egli, senza sapere proprio di che si trattava e pensando
solamente che ci sarebbe stata l'occasione di far del bene, ci volle
andar subito, avendo cura di prendere con sè una forte somma di
danaro. Quando si trovò sotto la loggia e nel salire la grande scala
del vecchio palazzo, adornata di fiori e di bandiere, capì che stava
per essere preso come un uccelletto al paretaio: guardò se poteva
ancora svignarsela e tornare indietro; ma oramai non era più in tempo.
Una fanciullina gli era corsa incontro offrendogli una rosa, e un
signore, dai modi assai cortesi, e tutto vestito di nero, gli fe'
prendere una dozzina di biglietti d'ingresso e lo accompagnò fino alle
sale.
Andrea non sapeva che fare. Non aveva dato nulla per la rosa; avea
pagato cento lire per i biglietti e sorrideva ringraziando, ma
rimproverandosi in cor suo, per il cattivo pensiero che gli era venuto
di andare alla fiera. E appena fu dentro, nella prima sala, rimase
come sbalordito in mezzo ad un brusìo di gente, che andava e veniva
chiacchierando, cinguettando, ridendo, ma pure osservandolo e
ammiccandoselo l'un l'altro. Andrea non si sentiva il coraggio
d'inoltrarsi; e si guardava attorno in quella baraonda come intontito;
quando, ad accrescere la sua confusione, molte signore uscirono dalle
bottegucce che, sotto forma di artistiche pagode o di ricchi
padiglioncini erano disposte all'ingiro della vastissima sala, e lo
circondarono premurosamente, complimentandolo, offrendogli i loro
ninnoli, e disputandoselo, per attirarlo ognuna al proprio banco.
Erano giubilanti, perchè da quella visita si ripromettevano la
soddisfazione di un lauto incasso, ma più ancora perchè tenevano
finalmente in loro balìa quel personaggio misterioso. E alle signore
si univano i giovanotti, i _segretari_ della fiera, e anch'essi
facevano il chiasso e offrivano roba al Santasillia, il quale, col
cappello in mano, non faceva altro che salutare e ringraziare a destra
e a sinistra e si sentiva sempre più impacciato.
La Castelguelfo era in un salottino a parte, addetta colle sue amiche
alla vendita dei fiori, ma appena fu avvertita dalla marchesa d'Arcole
dell'arrivo del cugino gli mosse subito incontro, salutandolo con
amabile famigliarità, come se già da un pezzo fossero stati amici e
offrendosi per accompagnarlo a fare il giro dei banchi. Andrea
ringraziò, meglio che a parole, coll'effusione del cuore, e la vezzosa
cuginetta gli sembrò inviata dalla Provvidenza.
La Baby lo guardò sorridendo, passò la sua manina bianca sotto il
braccio di lui, e lo portò via da quella gente che lo importunava. Lo
condusse prima a comperare una statuina di bronzo ch'era stata donata
dal re, e fu lei che ne fissò il prezzo; poi a comperare un ricco
tappeto, poi un quadro, un orologio, un _album_ e via via, senza più
lasciarlo, finchè non ebbe fatto la visita di tutte le sale, seguiti
da Marco Baldi che notava, sopra un taccuino, le compere fatte e il
prezzo convenuto.
La Contessina si teneva sempre appoggiata al braccio di Andrea,
stringendosi a lui più forte quando erano urtati dalla folla; a volte
trascinandolo un poco per cercar di passare in mezzo alla gente, e a
volte fermandolo all'improvviso, per fargli ammirare una mostra. E
Andrea sentiva le scosse e i sussulti, e sorrideva ai vivaci
atteggiamenti della vaga donnina, che aveva una parola per tutti, per
tutti uno scherzo, sempre a proposito e sempre ammodo. Ma per altro,
con que' suoi occhi grandi e miti da bambina buona, con quella
grazietta affettuosa, e mentre pareva tutta compresa da una festività
composta e temperata, la Baby si godeva pure le sue piccole
cattiverie. La marchesa, la generalessa e madama Kraupen capitavano
ogni momento, con una scusa o coll'altra, a cercarla, a chiamarla, a
parlarle, aspettando sempre che la Baby presentasse loro il
Santasillia; ma la Contessina, invece, le lasciava dire, rispondeva
tranquillamente ciò che avea da rispondere, sorrideva e continuava il
suo giro, fingendo di non accorgersi di quegli artigli: poi, quando se
ne andavano indispettite, lanciava un'occhiatina a Marco Baldi, che
avea capito il giuoco e ne rideva.
E un altro divertimento volle prenderselo alle spalle di Titta Damonte
e di Scipio Spinola. Titta Damonte cominciava a essere geloso di quel
gran girare al braccio di Santasillia, e quando la Contessina condusse
il cugino presso il banco dove il giovanotto era segretario, questi
non la salutò nemmeno, fingendo di non vederla, occupatissimo a
discorrere con un'altra signora. E la Baby a ridere, a scherzare con
Andrea e con Marco Baldi e ad ordinare, proprio al Damonte, di farle
vedere un gran piatto di porcellana, esposto in modo che, per
toglierlo dalla mostra, bisognava buttare tutto all'aria. Il Damonte
schiattava di rabbia, ma dovette cedere, e quando infine riuscì a
levare il piatto e lo presentò, sempre con un palmo di muso, ad
Andrea, la Baby non volle più che il Conte lo comperasse, perchè il
disegno le sembrava troppo volgare.
--Stasera pillole di catrame!--mormorò Marco Baldi all'orecchio della
Contessina.
Invece Scipio Spinola voleva fare lo spiritoso; ma diventava rosso
rosso, sembrava nervoso e non diceva altro che sciocchezze. Insomma
tutti e due erano turbati assai per la presenza del Santasillia, e non
vedevano l'ora e il minuto che se ne andasse pe' fatti suoi.
Il Damonte a mano a mano si rendeva sempre più intrattabile,
brontolava su tutto, e faceva musacce persino alle signore; Scipio
Spinola continuava a bere cognac e ripeteva le sentenze che aveva
letto nei romanzi, contro le donne. Ma non ostante ciò, appena
intesero che Andrea avea abbandonato la fiera, non seppero resistere,
e corsero insieme dalla Baby per farle vedere che tenevano il broncio,
e cercare un po' di mettere in ridicolo il _Monsignore_.
--Ed ora, conte Andrea, tornerà a nascondersi?... a rintanarsi?... Non
la rivedremo proprio più?--aveva detto la Castelguelfo al Santasillia,
mentre questi prendeva commiato.
--Oh no, Contessa... anzi verrò presto... a ringraziarla.
--Ricorderà che siamo cugini?
--Non l'ho mai dimenticato, Contessa.
--Uhm... sarà... Ma finora si direbbe che ci ha pensato soltanto per
renderci orgogliosi di lei... il che non è molto, altro che per il
nostro amor proprio!
--Contessa...--e Andrea non trovò più le parole. A questo punto egli
cominciava a sentirsi timido anche colla Baby.
--Ma sa che cosa faremo?--continuò la Contessina, sempre
graziosamente;--s'ella non verrà presto a trovarci, manderò Marco
Baldi a ricordarle la sua promessa.
Andrea ringraziò, assicurando che non ce ne sarebbe stato bisogno; ma
appena uscito dal palazzo della _Gran Guardia Vecchia_ si volle
persuadere di essersi molto annoiato, e giurò a sè stesso che non
avrebbe più messo il piede in una fiera di beneficenza.
«Seccar la gente in quel modo? Essere in quel modo importuni e
sfacciati, colla scusa dei poveri e della carità!... Fortuna che si
era incontrato colla Castelguelfo, altrimenti si sarebbe trovato
davvero in un grande impiccio».
E anche fuori, all'aperto, sentiva sempre l'odore dei capelli della
piccola cugina...--Che odore, che profumo strano!...--A lui la
Castelguelfo aveva fatto l'effetto di una bimba!... Rideva, scherzava,
proprio come una bimba!... Pure, in quel suo visetto capriccioso c'era
della ingenuità e della bontà!... Buona, sì... Buona assai doveva
essere!... Era bionda... bionda come l'Adele... E, guarda
combinazione! aveva pure un abito bianco e un nastro azzurro fra i
capelli!...
Aveva attraversata la _Piazza Brà_ e affrettò il passo. Era già
trascorsa l'ora solita della sua visita all'Adele.--Vuol dire, pensò,
che anderò a pranzo più tardi... In ogni modo non fo aspettare
nessuno!...--E sospirava, sospirava... Si sentiva così solo al mondo!
Intanto aveva attraversato anche il _Ponte delle Navi_ e scendeva giù
nel lung'Adige per avviarsi al cimitero.
Com'era bello l'Adige, e maestoso!... E dire che non lo aveva mai
osservato!
Allora, prima di entrare nel Camposanto, volle fare qualche passo
lungo il fiume, e senza quasi avvedersene, andò innanzi fino all'altro
ponte lontano, quello grande della ferrovia.
Cominciava il tramonto ed era di aprile. L'Adige rigonfio, bigio,
passava mugghiando: le rive apparivano scialbe, fra una luce pallida,
malinconica come quell'ora trista del giorno; ma in alto verdeggiavano
superbe le colline, e il forte di _San Pietro_ splendeva rosseggiante
sotto l'azzurro del cielo, irradiato fantasticamente dall'ultimo
sprazzo di sole.
Andrea rimase sul ponte a guardare, fermo, immobile per qualche
minuto. Poi chinò il capo e discese.
--Ma perchè la chiamano Baby?--pensava:--Eleonora è così un bel nome!
Quando ripassò dal _Ponte delle Navi_ per tornarsene a casa,
s'incontrò in una carrozza a due cavalli che saliva al trotto. C'era
dentro una signora, dell'altra gente, e tutti avevano in mano mazzi e
canestri di fiori. Certo ritornavano dalla fiera. Ma la signora
riconobbe il Santasillia e lo salutò chinandosi e voltandosi in atto
molto amichevole. Era la Baby con Marco Baldi, Damonte e Scipio
Spinola.
Andrea, colto all'improvviso, rispose in fretta al saluto, e subito
arrossì, provando un senso di dispetto.
--Come mai quel balordo di mio cugino la lascia sempre sola?--E scosse
il capo con aria di malumore.
--Certo, certo... io non ci metterò i piedi in casa Castelguelfo! Con
tanta gente che ha sempre d'attorno?... Cheh! Nemmeno per idea!
Ma in quel punto la carrozza colla Baby gli passò dinanzi agli occhi
come l'avea raffigurata fra la luce pallida, crepuscolare, e sentì
ancora ripercuotere il trotto serrato dei cavalli.