V.

La marchesa D'Arcole, la generalessa Brocca di Broglio e madama

Kraupen godevano davvero di una autorità incontrastata nell'olimpo

veronese; ma per altro chi vi dettava legge, l'idoletto che tutti

adoravano, era la contessina Eleonora di Castelguelfo.

La chiamavano _contessina_, sebbene da quasi due anni fosse maritata,

per la graziosa piccolezza della persona; e gl'intimi suoi, a quel

titolo in vezzeggiativo, aggiungevano ancora il nomignolo di _Baby_,

appunto come l'avevano sempre chiamata fino da bambina. Eleonora era

un nome troppo sonante e, specialmente, troppo lungo per lei; e la

Baby, ch'era stata una bimba carina e capricciosa, s'era fatta una

piccola bellezza capricciosa e carina ma restando sempre un _baby_. Le

lacrime, che schiudono la vita della donna, come la rugiada quella dei

fiori, non le aveva ancora conosciute. Dal giorno che era nata, tutti

avevano sempre fatto a modo suo; e la cosa pareva tanto naturale, che

non se ne lagnava nessuno, e la Baby non se ne accorgeva.

Quando s'era maritata, non aveva più che la mamma: e anche questa le

morì poco dopo. Allora fu di moda a Verona, che le signore più elette

si dessero l'aria di consigliarla, di guidarla, insomma di tenerla di

conto, come fosse un po' il Baby di tutte quante. La contessina rideva

e le lasciava dire, ma, in fine, erano sempre loro che la seguivano e

la obbedivano in ogni capriccio.

Il matrimonio della Castelguelfo (essa aveva sposato un cugino, quasi

della sua stessa età) era stato affrettato dalla previdenza della

madre sua, che sentendosi malandata assai di salute, voleva vedere la

figliuola collocata, prima di chiudere gli occhi. Ma la Baby era

ancora un po' giovane per il matrimonio; e un po' giovane e inesperto

il marito. Questi, incantato del nuovo e piacevole giocattolo che gli

avevano dato, voleva goderselo troppo e però la Baby ne rimase urtata

e seccata; i suoi nervi si ribellavano, e il povero marito dovette

rassegnarsi, e andare a Vienna per qualche tempo a fare l'addetto a

quell'ambasciata.

E come prima avevano fatto le signore, quando era morta la mamma,

adesso, partito il marito, cominciarono i campioni giovani e vecchi

della galanteria veronese a montar la guardia attorno alla

Castelguelfo. E di giorno, e di sera, essa non era mai sola; il suo

salottino, il palco, la villa, erano sempre pieni di gente. Tutta

gente che le faceva una corte assidua e chiassosa: tutta gente che si

era innamorata di lei, perchè l'innamorarsene era di _buon genere_, e

perchè i «nervi che si ribellavano» promettevano il quieto vivere e

l'uguaglianza.

E la Baby, scintillante di giovinezza, colta, intelligente e destra

assai, governava quel piccolo popolo di somarelli impomatati

coll'allegria del riso giocondo che le usciva dalle labbra come un

invito e una carezza, e le traspariva insieme dagli occhi vivi,

penetranti, come una malizietta piacevole. Essa suscitava, a tempo

debito, gelosie miti, dispettucci innocenti, lacrimucce appena tepide,

e ciò per un mazzolino di fiori, o per un invito a pranzo, o per i

posti che assegnava nella sua carrozza. Ma non aveva mai da temere una

rivolta e tanto meno una defezione; i suoi innamorati, che si tenevano

d'occhio a vicenda, a vicenda si confortavano; e amavano insieme,

soffrivano insieme... e insieme non isperavano punto.

Aveva distribuito gradi e attribuzioni con savia prudenza. I

giovanotti le proponevano gite, feste, partite di piacere; ma gli

uomini posati, i tondeggianti nella pinguedine senile, dovevano

approvarle e combinarle. Gli assidui l'aspettavano al teatro, sul

corso, al caffè _Vittorio Emanuele_; ma erano sempre i più attempati

che godevano l'ambito onore di accompagnarla, e in tal modo erano

tutti contenti; gli uni nell'orgoglio di apparire pericolosi, gli

altri nella piena soddisfazione della loro autorità.

«_Accendo, ma non ardo_» poteva essere il motto della Baby; e,

infatti, anche nell'opinione della gente, essa usciva dalle fiamme che

la circondavano candida e intatta come l'amianto. I suoi corteggiatori

quando, dopo aver passata la sera da lei, ritornavano al _club_, erano

chiamati scherzosamente _gli Svizzeri di casa Castelguelfo_, oppure,

_le guardie del corpo_. Ed essi non se ne avevano a male; e se

arrossivano un poco era soltanto di piacere; però stavano a crocchio

fra loro soli, e se ne andavano uniti, come uniti erano venuti. Pareva

vedere una nidiata di pulcini allevati dalla medesima chioccia.

La marchesa d'Arcole, madama Kraupen e la generalessa Brocca di

Broglio erano poi le confidenti di quelle innocue passioncelle, e

sostenevano le parti degli spasimanti contro le fantasie bizzarre

della Baby.

--Come hai trattato male, ieri sera, quel povero Titta!--le diceva un

giorno la marchesa.--È venuto da me che faceva pietà!

--Avrà tossito?--domandava la contessina ridendo.

Titta Damonte era un biondino tisicuzzo, che voleva conquistare la

Baby toccandole la corda della pietà: i suoi affanni, le sue gelosie,

egli li esprimeva tossendo.

--E come tossiva, poveretto!--continuava l'altra.--Ma tu, alle volte,

sembri proprio senza cuore!

--Dio!... ma è un gran seccatore, sai, quel tisico falso!--esclamava

la Baby, attenuando con un sorriso la durezza delle parole.

--Non dire di queste enormità, carina!--e l'amica, intanto, rideva

anche lei.--Egli ha per te una stima così grande, un'affezione così

sincera. E poi è una di quelle persone, che si vedono volentieri

vicino alle signore giovani: serio, ammodo e niente affatto

compromettente!

--Sì, sì, sì, è un buon amico, un eccellente amico, la perla degli

amici, ed io gli voglio bene, bene assai; ma oh Dio, è pesante con

tutte le sue gelosie: pesante, pesante, pesante, da non averne idea!

Ieri sera, figurati, mi ha tenuto il muso perchè ho invitato Scipio

Spinola a colazione!

--E a Titta non gliel'avevi detto?

--A lui no; ma ci vorrebbe altro, se quando lo dico a uno, dovessi

dirlo a tutti!... E poi non ha il suo giorno fisso da venire a

pranzo?... il mercoledì?... Dunque basta e non mi secchi!... Sapessi

quanto ridere ho fatto con Scipio Spinola! Stamattina, pensa, l'aveva

con madama Kraupen, e m'ha contato che il suo primo marito era il

carnefice di Mosca!... Ma pensa, quant'è buffo!... Il carnefice di

Mosca!... E poi, dopo, ha rifatto Andrea quando predica ai selvaggi!

Il conte di Santasillia era cugino dei Castelguelfo; ma la Baby,

ancora troppo giovane quand'era partito la prima volta da Verona,

quasi non lo ricordava nemmeno. Fu appunto uno de' suoi amici più

attempatucci che al ritorno di Andrea si affrettò a darle tutte le

informazioni necessarie.

La Contessina, che aveva ascoltato distrattamente il racconto del

duello e dell'amore infelice del Santasillia, soltanto verso la fine

si fece attentissima, domandando poi, con un risolino furbetto:

--E il voto... lo ha mantenuto?

--Dicono di sì!--rispose Marco Baldi, un omicciattolo calvo, con pochi

capelli bianchi sulla nuca tagliati corti corti, e un paio di baffoni

nerissimi, ritinti.--Dicono di sì!...

--E... da quanto dura?...

--Dovrebbero essere... dieci anni!

--Ma... e prima?

--Prima... lo chiamavano l'abatino!

--Ma ci sono certi abatini...

--No, no; il Santasillia ha sempre rispettato... i decretali.

--Ma dunque?--continuava la Baby, insistendo più cogli occhi

birichini, che non colle parole.

--Dunque sicuro... Si trova ancora... si trova ancora, _pardon_...

allo stato primitivo...

--È una rarità!

--Poco invidiabile, contessina Baby!... Ah, se potessi averli io, que'

dieci anni sprecati!...

--Che cosa ne farebbe?...

La Baby prevedeva già la risposta, ma si godeva quando il vecchiotto

si dava l'aria da conquistatore...

--Che cosa ne farei?... Eh eh! allora non canterebbe vittoria,

contessina!

E il galante stagionato presa, così dicendo, nelle sue manacce villose

la manina morbida della Baby, la strinse con forza e l'avvicinò alle

labbra; ma lì si fermò, senza dare il bacio, sapeva che i baffi

lasciavano il nero.

--Ah _si zeunesse zavait_!--esclamò allora la Castelguelfo,

canzonandolo amabilmente. Marco Baldi pronunciava malissimo il

francese, ma pure aveva il ticchio di metterne sempre qualche parola

ne' suoi discorsi. E un'altra presunzione sua era quella di essere

stato da giovane «un gran diavolo colle donne», e in proposito aveva

sempre da insegnare metodi infallibili, e da citare aforismi.

--Colle donne bisogna andare a vapore: _à la grande vitez!_--Ci voleva

altro che farle piangere come Titta Damonte o farle ridere come Scipio

Spinola!... Bisogna stordirle, soggiogarle, maltrattarle!...--Io,

vedete...--e così dicendo soffiava, guardava bieco, e non potendo

arricciarsi i baffi, ne toccava leggermente colle dita la punta

impeciata; io, le donne, le ho sempre maltrattate!

E fu proprio lui, Marco Baldi, che condusse la prima volta il

Santasillia dalla contessa di Castelguelfo.

Andrea e la Baby erano parenti, dunque fra loro non c'era bisogno di

presentazioni; ma pure il Santasillia aveva tardato assai a conoscere

la Contessa personalmente, e fu proprio per caso che s'incontrarono.

Andrea viveva ritiratissimo; non facea visite, non riceveva amici.

Anche i suoi cavalli non uscivano mai da _Porta Nuova_, dove, alle

volte, v'era un po' di gente, ma erano condotti a passeggiare ne'

luoghi più deserti.

Egli passava gran parte del giorno e della notte chiuso solo nel suo

studio, tutto dedito, con indefessa alacrità, al compimento di

un'opera che dovea essere eminentemente umanitaria. Voleva rivolgere

la mente dei legislatori e il cuore dei filantropi su tanti popoli

diseredati dai benefizi della civiltà, e fra i quali, nei suoi viaggi,

egli aveva vissuto intimamente per meglio conoscerne i dolori e i

bisogni. Lo spirito di carità non aveva limite in lui, e però sperava

arrivare col concorso del suo lavoro e del suo ingegno là dove non

poteva giungere col generoso impiego delle proprie ricchezze.

Il libro dunque del Santasillia non era quello del letterato, ma il

libro dello statista e del filosofo. Lo zio cardinale era morto, e

Andrea non mandava più soldi all'_obolo_: credente, voleva diffondere

la fede, non come seme di discordia e di lotte, ma come apportatrice

feconda di ogni bene. Egli sentiva di essere incorso nella collera

divina; ricordava sempre di avere ucciso un uomo e voleva espiare, e a

questa espiazione consacrava tutto sè stesso, con un entusiasmo caldo,

appassionato. Però egli viveva lontano dal mondo, sempre col cuore e

colla mente in alto. Il suo mondo era al di là; _al di là_, dove c'era

un uomo dal quale aspettava il perdono, una vergine di cui lo

attendeva la fede.

Poeta, e sempre idealmente innamorato, l'ascetismo di Andrea di

Santasillia non era cupo e freddo come quello del prete cattolico; ma

gli entusiasmi del cuore, l'onda calda del sangue giovane e casto gli

facevano vedere quasi tinte di rosa le promesse del premio avvenire,

in cui riuniva, con una suprema e alta armonia, l'amore santo di Dio e

l'amore umano dell'Adele.

E tutto ciò, il suo tragico passato, le avventure nei suoi viaggi, la

splendida filantropia e la vita solitaria tenevano desta e vigilante

intorno al Santasillia la curiosità dei Veronesi. Ogni passo ch'egli

faceva era spiato, riportato e commentato. Si sapeva quando usciva di

casa, quando vi rientrava e quante ore rimaneva chiuso nello studio a

lavorare. Avevano scoperto che ogni sera andava a fare una visita al

cimitero; che la sua camera da letto avea le finestre verso l'Adige e

che il suo camiciaio era parigino. Molti lo riputavano un grande uomo

perchè aveva viaggiato; molti altri un illuso o un matto, perchè

scriveva libri; altri ancora lo credevano un cretino, perchè andava a

messa e mangiava di magro nei giorni di precetto. Ma invece le donne

si sentivano attratte verso quel misantropo elegantissimo, dal viso

pallido e dagli occhi neri di fuoco, la cui vita passata pareva una

leggenda e la vita presente era un mistero. In sulle prime gli avevano

notato anche le donne quel difettuccio di andare a messa ogni giorno

ai _Santi Apostoli_; chè, si sa bene, in generale, siano esse devote o

peccatrici, ridono sempre degli uomini bigotti. Ma poi vennero a

sapere che appunto era stato nella chiesa dei _Santi Apostoli_ dove il

conte di Santasillia si era incontrato coll'Adele Parabiano, e allora

anche la messa fu trovata una cosa romantica.

Intanto la Brocca di Broglio, la Kraupen, la marchesa d'Arcole che,

per quanto avessero cercato, non erano ancora riuscite ad

acchiapparlo, parevano diventate matte. Figurarsi: poter avere il

Santasillia che non andava in nessun posto! Che trionfo sarebbe

stato!... E ognuna delle tre, smaniando di ottenerlo un tale trionfo

sulle altre due, stuzzicava la Castelguelfo sperando di adoperarla

presso il cugino, come un eccellente richiamo. Ma invece la Baby, che

ci si divertiva assai a quell'inutile armeggio delle sue _dame della

consulta_, com'essa le chiamava, non voleva darsi la più piccola pena

per accontentarle. E appena si accorse che il Santasillia non le usava

nessuna preferenza, e si mostrava ritroso con lei, come colle altre,

fe' un risolino sprezzante ogni volta che le capitò di nominarlo,

gl'inflisse il titolo di _Monsignore_ e non ci pensò più.

Perchè si trovassero e diventassero amici, bisognò proprio che il

diavolo ci mettesse la coda.

Baby · 第 14 / 21 题