Andrea di Santasillia non era uomo da sbigottirsi facilmente, e per
quanto fosse rimasto colpito e addolorato, non tardò a ragionare e a
persuadersi che quello strano incontro non avrebbe certo dovuto
influire sopra i disegni del suo cuore.
L'insulto era stato grave, ma tuttavia il Parabiano aveva fermato a
tempo il suo braccio; lo schiaffo non era stato dato; ci sarebbe stato
di mezzo una sciabolata, e il Santasillia era disposto a buscarla per
amor dell'Adele.
Maledetta l'idea che gli era balenata di andare al _Caffè Dante_!...
Era tanto felice!... Ma e perciò?... Non lo sarebbe stato ancora
egualmente felice?... Alla fine il duello poteva essere una via come
un'altra per mettersi in relazione col tutore dell'Adele. L'aveva
tanto cercata quella via, e adesso che l'aveva trovata se ne lagnava?
Dopo lo scontro si sarebbero stretta la mano, e così sarebbero stati
subito buoni amici, per diventare presto cognati... Chi invece lo
doveva inquietare parecchio era _Sua Eminenza_! Chi sa come avrebbe
accolta quella notizia; perchè su certi argomenti, lo zio Cardinale
non era punto di manica larga.
La Chiesa proibiva il duello, e quella proibizione era savia, era morale:
col duello si esponeva la propria vita per attentare a quella degli
altri! Sicuro; non c'era anche il proprio onore da difendere...?
L'onore?... Il precetto fondamentale della Chiesa non era il perdono
delle offese?...--Bè, bè... ma allora non bisogna restar nel mondo,
bisogna farsi frate, a voler seguire certi precetti!--pensò il
Santasillia, ch'era già entrato in letto, e cominciava a rivoltarsi un
po' inquieto sotto le coperte...--E lui, in tal caso, perchè andava a
messa, dal momento che ne dovea ridere?...--Perchè lui era
credente...--Credeva?... Dunque era convinto di far peccato?!...
E allora, nel buio silenzioso in cui era avvolto, la coscienza del
giovane cattolico gli risollevò dinanzi al pensiero scrupoli e dubbi
che la vita mondana aveva assopiti, ma non aveva spenti nell'animo
suo.
--Perchè gli era mai venuto in mente di entrare in quel _Caffè_!...
Rifiutare il duello ad ogni costo, fare scuse, ecco quali sarebbero
stati i precetti della Chiesa!... Ah no, egli si sarebbe piuttosto
rassegnato ad andar dritto all'inferno, non c'era verso!...
--E se invece di esser punito coll'inferno, egli fosse stato punito,
per quella colpa, col perdere l'Adele?...--Il giovane trasalì, dubitò,
credette, per un momento, che la fanciulla dovesse essere il premio
del suo sacrifizio.--Dio, Dio: allora l'avrebbe perduta; perduta per
sempre!--In quella febbre angosciosa fe' per pregare.... ma
che?...--la sua preghiera non verrebbe ascoltata!... Si rizzò a sedere
sul letto, pallido, la fronte in sudore, il petto anelante. L'angoscia
di quel momento, la lotta che si agitava in lui, fra la sua fede e
l'onor suo di gentiluomo, era terribile....
--Ma non vado incontro all'avversario coll'odio nel
cuore,--pensò--vado col desiderio più vivo di fare la pace. Non sono
le intenzioni che contano?... Dunque, migliori delle mie, non
potrebbero essere certamente!.--Quietata un po' la coscienza, riuscì a
prender sonno. Per altro, dormì male assai; fe' sognacci tutti pieni
di assassinî, di ammazzamenti. L'Adele era già maritata; egli dovea
battersi col marito di lei, poi con suo padre, poi l'aveva perduta per
sempre. Si risvegliò in sussulto, ansante, e il pensiero che gli venne
subito del duello, in quel primo momento, lo atterrì, nè ritornò la
quiete al suo spirito se non colle prime spere di luce, annunziatrici
del nuovo giorno.
I padrini del Parabiano si presentarono alle undici precise. Erano due
ufficiali; e Andrea notò subito la delicatezza del suo avversario, che
non avea mandato per isfidarlo alcuno di que' suoi compagni che erano
la sera innanzi al _Caffè Dante_.
--So bene,--egli disse loro,--a che cosa devo attribuire l'onore di una
simile visita.--Poi dichiarò di essere pronto a dare la chiesta
soddisfazione, e di avere scritto al conte Renzanico e al marchese
Castiglioni (i quali si sarebbero trovati al _Club_ dalle dodici al
tocco) affidando ad essi il più ampio mandato per definire lo spiacevole
incidente; e fe' intendere bene quella parola _spiacevole_.
I due ufficiali, senza aggiungere parola, salutarono il Santasillia
inchinandosi con fredda cortesia, e si ritirarono stringendogli la
mano che egli aveva loro offerta, nell'accompagnarli fino
all'anticamera.
--Che musi! e come hanno preso sul serio la loro parte! pensò il
giovanotto mettendosi a far colazione.
Era un bel giorno limpido di sole e Andrea non voleva più saperne di
malinconie.
--Porterò il braccio al collo per una settimana--pensava;--poco male!
Il tocco era sonato da poco, quando il Renzanico e il Castiglioni
vennero insieme per riferire ad Andrea le condizioni dello scontro.
I due amici erano seri e impacciati: l'arma scelta era la sciabola; ma
avevano dovuto accettare condizioni gravissime. L'insulto era stato
pubblico, tutti ne parlavano; era il solo argomento della giornata, e
il Parabiano pareva non volersi accontentare di una graffiatura.
--Sta bene,--rispose Andrea seccamente.
--Ed ora,--aggiunse il Renzanico,--dobbiamo farti una strana
ambasciata, per conto, figurati, del tuo avversario!
Andrea guardò i due amici facendo atto di maraviglia.
--Egli vorrebbe ottenere un favore, per il quale si raccomanda al tuo
cuore e alla tua cortesia.
--E quale?--chiese Andrea premurosamente.
--Che lo scontro abbia luogo oggi stesso; subito. Egli deve avere una
sorella un po' malata (Andrea arrossì, poi si fe' pallido), e vorrebbe
evitare,--continuò il Renzanico,--che le chiacchiere, già messe in
giro a proposito di questo duello, potessero giungere al suo orecchio,
prima che lo scontro avesse avuto luogo. Vorrebbe risparmiarle
l'angoscia, l'inquietudine di sapere che suo fratello deve
battersi,--e non ha torto. Dopo... si sa bene, quel ch'è stato è
stato!
--Sono subito a disposizione del signor Francesco Parabiano,--rispose
il Santasillia assai vivamente.
E infatti, prima ancora delle quattro, e presto assai per tutti i
preparativi che c'erano stati da fare, i due avversari si trovarono di
fronte in una piccola spianata, vicino al forte di _Bosco Mantico_.
D'ambo le parti si erano prese anche le ultime disposizioni con quella
scrupolosa imparzialità, e insieme con quella squisita gentilezza di
forme, che provava quanto fossero la stima e il rispetto reciproci.
Tutti e due i combattenti si mostravano composti, tranquilli: il loro
giuoco era calmo, misurato, _di scuola_. Meglio che ad un duello,
pareva di assistere ad un assalto accademico in una sala di scherma.
--Toccato, alt!--gridarono a un tratto e insieme i due _secondi_, che
si tenevano vicinissimi e cogli occhi fissi ai duellanti. Questi si
fermarono subito, e intanto apparve sull'avambraccio di Andrea una
sottile striscia di sangue.
Chiamati tosto i medici, essi dovettero dichiarare sul loro onore che
la ferita non era di tale entità da impedire il proseguimento del
duello.
Gli avversari furono nuovamente messi di fronte, fu dato di nuovo il
segnale dell'attacco, e cominciò un secondo assalto.
Il Santasillia, sempre freddo e compassato, badava a riparare;
Francesco Parabiano attaccava con un gioco vivo e serrato, ma si
vedeva bene che non c'era odio fra i giovani combattenti, quantunque
gareggiassero fra loro in valore e bravura.
L'assalto continuava già da vari minuti, senza che nè l'uno nè l'altro
rimanesse toccato. A poco a poco il Parabiano vinto, attratto
dall'emozione stessa della lotta, vi si riscaldò: il suo attacco
divenne ancora più vivo, più rapido, più minaccioso; il sudore gli
colava a grossi goccioloni dalla fronte sulle guance accese. Il petto
aveva anelante, e a volte prorompeva in esclamazioni improvvise di
sfida per isconcertare l'avversario, il quale continuava a parare,
solamente a parare, sempre calmo, sempre impassibile.
A un tratto il Parabiano, sconcertato da così forte sicurezza, mutò
gioco e volle tentare un colpo suo di riserva e che fino allora gli
era sempre riescito. Si chinò allungandosi con una finta maravigliosa,
poi avanzò d'un passo e uscì arditamente in spaccata; ma la sua
sciabola non incontrò quella dell'avversario, barcollò scivolando sul
terreno umidiccio e precipitò da sè medesimo contro la sciabola di
Andrea.
Non il Parabiano, ma fu il Santasillia che gettò un grido terribile: i
secondi, i testimoni, i medici accorsero prestamente per sollevare il
ferito, già tutto sparso di sangue. Egli si era fatto bianco in viso,
ma pure sorrideva; colla voce fioca balbettava ancora qualche parola
di scherzo coi medici affaccendati e coi padrini, e quando fu medicato
volle stringere la mano al suo avversario che lo guardava muto, colla
più cupa disperazione impressa sul volto.
--E così?--domandarono premurosamente i padrini ad uno dei medici,
appena il Parabiano fu adagiato nella vettura che dovea ricondurlo in
città.
--È un affare grave, molto grave: la punta gli è penetrata assai
nell'addome... Staremo a vedere.
Poi il medico scosse la testa e non aggiunse altro. Nessuno più fiatò
per tutta la strada.
Ma, la mattina dopo, una lugubre voce correva per le vie, penetrava in
tutte le case di Verona. Crocchi di persone si formavano qua e là,
dinanzi alle botteghe, ripetendo l'uno all'altro la triste nuova, e
chiedendo o riferendo i più minuti particolari intorno all'alterco
succeduto al _Caffè Dante_, al duello che ne era seguito, e a quella
grande disgrazia.
Francesco Parabiano era morto nella notte.