III.

La lunga lettera era finita, e ancora Desiderio non sapeva se il

contenuto di quelle sedici pagine lo contentasse interamente. Certo

la notizia della prossima venuta del suo amico migliore portava una

pallida luce in quell’anima addolorata, ma non era come una volta, no,

non era come una volta. Rilesse qua e là, a spizzico, qualche periodo

senza quasi intendere il senso; pensava, o meglio aspettava che il

pensiero neghittoso si formasse a poco a poco, e solo quando si formò

tutto, fu contento di dire a sè stesso: “Coppa non poteva sapere quanta

era la mia felicità! Ora che l’ho perduta, gli dirò che io stesso non

lo sapeva bene.„

Poi il suo pensiero interrogò:

“Che faremo di Bambina? Ah! se ci fosse ancora la mia morta, che

festa sarebbe per tutti! Essa sì, saprebbe accomodare la nostra vita;

quella ragazza deve essere proprio una buona figliuola; non avendo

più la mamma, avrà tanto più bisogno di carezze; e Speranza mia era

carezzevole tanto!

Lungamente si fermò in quest’idea e solo quando il portinaio gli portò

la ciotola di latte fresco e la pagnotta della colazione, Desiderio

rialzò il capo affrettandosi a cancellare le idee melanconiche col

sorriso buono con cui era solito accogliere quel servizio.

Il portinaio brontolò:

— Ha visto che sorta di lampi, ha sentito che carambola?

— Che carambole? che partita?

— M’intendo, i tuoni! e che diluvio eh!

Ah! sì, Desiderio aveva sentito, visto e anche pianto.... ma non lo

disse; ora sorrideva per placare il suo portinaio.

— Quella lettera che ho messo sul tavolino?... ah! l’ha letta.... Lei

dormiva, e io l’ho lasciato dormire e me ne sono andato....“ma che idea

di addormentarsi appena alzato?

— Grazie, Peppino; voi siete sempre buono con me, siete accorto e

indulgente.

Peppino non tentò di meravigliarsi punto di questa sua indulgenza,

parve anzi assicurare con un brontolìo che forse era la verità, ma per

dimostrare che almeno l’accortezza era verità accertata e sacrosanta,

domandò:

— O che quel letterone di America ci ha dentro del buono? Io ho visto

subito che veniva da lontano.... se i francobolli non le servono, me li

può dare, che io ci ho la mia ragazza che ne va matta....

— Pigliate la busta, Peppino....

Peppino eseguì, senza dir _grazie_. Questa parola bassa non gli usciva

mai di bocca, avendo capito che se il decoro della sua posizione umile

poteva essere mantenuto di fronte alla superbiaccia degli inquilini

il sistema ottimo era di parlare con voce brusca ed impaziente,

malmenandone qualcuno ogni tanto.

Ma era anche verissimo che Peppino aveva il verso buono e che chi lo

sapeva prendere per quello con la debita prudenza, poteva maneggiarlo

senza pericolo.

Con i “coniugi dell’organo,„ che così venivano chiamati Desiderio e la

sua compagna, Peppino si era oramai quasi mansuefatto, al punto che

da quando la vecchia aveva lasciato il quartierino al quarto piano

per andare “più basso che a terreno„, secondo la sua espressione

pittoresca, egli si era offerto subito di salire due volte il giorno

i novantasei gradini per fare i piccoli servigi di casa al vedovo

sconsolato, per pochissimo salario. Non ci guadagnava nemmeno le

suole delle scarpe, ma al mondo ci si è per qualche cosa, anche per

far un po’ di bene al prossimo; che se Peppino per andare su e giù

tutto quanto il giorno, adoperava solo le scarpe acciabattate dei

vari inquilini, in un paio solo di quante gli eran state regalate

non gli era riuscito d’infilare il piede, ed era appunto in quelle di

Desiderio.

— Che sorta di piede ha lei? gli aveva detto riportandole al donatore

per confonderlo; lei ha dei fusi invece di piedi. Le sue scarpe non mi

vanno, _grazie tante._

Ma Peppino fu giusto; riconobbe prontamente che il vecchio Desiderio

non aveva se non i piedi che il Signore gli aveva attaccato alle

gambe, tenne a buon conto le scarpe per farne un’elemosina, e continuò

inalterabile a fare i novantasei gradini due volte il giorno.... per

tre lire di salario.

— Il latte è fresco; la pagnotta è calda calda; se la mangi subito —

ordinò Peppino.

Nel cervello di Desiderio si era affacciata un’idea, e pregò Peppino di

fargli vedere ancora la busta della lettera di Buenos Ayres.

— È in ritardo, disse dopo aver esaminato lungamente e fatto il suo

conto; ha impiegato più di 50 giorni; il mare sarà stato burrascoso.

Restituì la busta al portinaio e cominciò ad immollare la pagnotta

nel latte riducendola in bocconcini; pensava ancora, e nel punto di

sorbire la prima cucchiaiata, fece stupire l’attonito Peppino, dicendo

bruscamente:

— Ma se il _Sud America_ ha fatto meglio la traversata, essi dovrebbero

essere arrivati; forse a quest’ora sono qui.

Il portinaio si voltò istintivamente verso l’uscio, poi insistè con la

solita indulgenza:

— E se sono qui, li vedrà; ma intanto lei metta in corpo quella poca

grazia di Dio; io me ne vado.

Se ne andò infatti dopo essersi accertato che i suoi ordini

cominciavano ad essere eseguiti.

Desiderio, continuando a trangugiare la zuppa di latte caldo, pensava

melanconicamente al prossimo incontro col Coppa; gli pareva che,

avvisato da una lettera o magari da un telegramma — perchè l’amico

suo era sempre stato spendereccio e tanto più doveva essere ora che

sentiva il bisogno di alleggerirsi dei suoi pesos — gli pareva dunque

che, avvisato da un telegramma, egli andrebbe alla stazione centrale ad

aspettare il Coppa e la sua piccola compagna: “Dov’è Speranza? Come sta

Speranza?„ e allora invece di rispondere Desiderio si stringerebbe al

petto il testone rossigno e piangerebbero insieme.

I bocconi della zuppa di latte non passavano facilmente, perchè questa

immagine li tratteneva, ma infine passarono tutti, e quando l’organista

solitario depose il cucchiarino nella chicchera si asciugò i pochi peli

bianchi che aveva lasciato crescere sul mento e sulla faccia. Li aveva

lasciati crescere per negligenza. “Tanto, diceva allo specchio se gli

accadeva d’incontrarvi per caso la propria faccia melanconica, tanto a

che serve radersi ora?„

In quel mentre tornò Peppino trafelato.

— Sono ancora qui, era già giunto all’ultima scala quando lui mi ha

detto: “L’organista è in casa?„ E in casa, ho detto, gli ho portato

appena la scodella di latte fresco. — E lui ha detto: _fammi_ il

piacere — già, ha un certo modo di parlare quel suo amico, dà del _tu_

grosso un braccio — _fammi_ il piacere di tornar di sopra ad avvertirlo

che viene su una visita. Non mi sarei mosso, come è vero Dio, ma quel

suo amico ha un certo modo di parlare, di guardare la gente.... (Poteva

ben dire tutta la verità, tanto che male vi era?...) e di fare il

solletico nella palma della mano.

Rideva l’allegro Peppino; ma vedendo che l’organista era diventato

pallido e non trovava parole guardando verso l’uscio, si affrettò a

soggiungere con gravità:

— Ora egli viene su a poco a poco per non perdere il fiato, come ho

fatto io; la sua ragazza lo accompagna... è una bella tosa... per

quello che ho potuto vedere... Eccoli!

Desiderio si era sentito mancare le forze a queste parole del portinaio

e stentava a reggersi in piedi; quando Peppino disse: _eccoli_! il

vecchio non si mosse, come da un poco andava pensando di fare per

correre incontro all’amico sul pianerottolo, ma per istinto cercò un

appoggio, e trovò la tastiera dell’armonio.

Era rimasto un filo d’aria nei mantici che, sprigionandosi, sembrò

mandare un sospiro.

— Desiderio! gridò la voce nota del Coppa; Desiderio, sono qui.

Il Coppa, impetuoso come era sempre stato, non badò neppure allo

stato dell’amico; gli fu addosso, lo prese per le braccia e lo baciò

ripetutamente sulle guancie.

Desiderio, vinto dalla tenerezza, non parlava ancora. Peppino, rimasto

sull’uscio, continuava a dire a qualcuno di venire pure innanzi.

— Che hai? disse poi il Coppa; non ti senti bene?

— Mi sento benissimo, rispose il vecchio sorridendo; solamente sono un

po’ più vecchio di te, lo sai bene, e non ho mai avuto la tua forza. Mi

sento debole, mi sento debole tanto da poco tempo in qua...

Il Coppa guardò con occhio indagatore la faccia sparuta dell’amico, e

assicurò:

— Ti darò io un po’ di forza; ma poi aggiunse: se ancora me n’è

rimasta... chè ora comincio a dubitare d’essere stato mai forte.

Bambina! Vieni innanzi; ecco qui il mio migliore amico; è un amico

d’infanzia; abbiamo dormito in due letti accanto all’ospizio degli

orfani; abbiamo detto la preghiera insieme tutte le mattine e tutte le

sere; è anche un bravo organista e ti insegnerà a sonare.... Si chiama

anche lui Desiderio... Desiderio Diodato. Ma dove è andata Speranza?

A questa domanda, Desiderio ruppe in un singhiozzo e curvò la lunga

persona per nascondere la faccia sull’omero del Coppa.

Peppino, rimasto sull’uscio a guardare la scenetta, se ne andò in

silenzio.

I due Desiderii · 第 19 / 31 题